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Gears of War 2, come colpire al cuore [recensione]

  • Piattaforma: XBox360
  • Publisher: Microsoft Game Studios
  • Software House:
  • Gears of War 2, come colpire al cuore [recensione]

    Quanti giochi sono passati sotto i ponti da quando posai i miei occhi per la prima volta su Gears of War… Da quando, cioè, mi resi conto dell’immenso potenziale delle console next gen: grafica da urlo, immediatezza e giocabilità altissime, possibilità di infinite partite in multiplayer, tutto in un unico, grande titolo.

    L’uscita del secondo capitolo non poteva passare in sordina, perchè nonostante Marcus, Dom, Baird e Cole siano tra i personaggi più stereotipati mai visti, mi sono affezionato alle loro vicende e alla loro guerra contro le orde di locuste che cercano di affossare (nel vero senso della parola), la resistenza umana con ogni mezzo disponibile.

    Tutto ciò che ci si potesse lecitamente attendere dal seguito di un titolo di grande calibro è stato inserito per creare un action/shooter di pregevole fattura, curato in ogni dettaglio e dannatamente coriaceo: più modalità multiplayer, sistema di matchmaking intelligente e versatile (anche se soggetto ad attese esasperanti che speriamo vengano al più presto limitate), uno sfavillante restyling dell’Unreal Engine 3 che comporta migliorie evidenti soprattutto in termini di deformazioni di superfici organiche (per farsi un’idea basti vedere il livello che, per non rovinarvi la sorpresa, chiamerò “Geppetto nella balena”), di avversari presenti su schermo contemporaneamente o di grandezza e profondità dell’area di gioco e tanta, tantissima azione pregna di epicità.

    Insomma, ogni aspetto che può essere notato anche dopo una fugace occhiata è stato cesellato a dovere, anche per mantenere fede alle mille e più promesse dell’amato/odiato game designer del gioco Cliff Bleszinski (per inciso, a me sta simpatico grazie alle risate che ci facciamo con AKirA ad ogni sua uscita in video, fatta di frasette come “there are some bad guys and you’ll need to kick their asses“, uno dei modi più originali per descrivere la trama di uno shooter…), ma quello che qui più mi preme sottolineare sono i dubbi riguardanti uno degli aspetti di norma più sottovalutati dalla critica: la narrazione.

    Lo sviluppo della trama è stato affidato da Epic a Joshua Ortega, autore del bestseller ((Frequencies)), purtroppo ancora privo di traduzione italiana, così come di un buon numero di fumetti Marvel e DC.

    E’ quindi naturale che la narrazione sia evidentemente migliorata rispetto al primo episodio, in cui avevamo semplicemente un’enorme e impersonale minaccia e il solito manipolo di eroi tutti d’un pezzo e privi di esitazioni, ma è altrettanto vero che siamo di fronte a dei bellissimi colpi di scena creati ad arte (sempre per non spoilerare, ma per far capire a chi abbia già vissuto la campagna, vi cito i personaggi di Thai e Carmine, per non parlare del toccante ricongiungimento di Dom e Maria) seminati però sull’arido terreno del banale pop corn movie americano.

    Eh si, perchè a fronte di questi eccezionali picchi, di passi avanti narrativi c’è carenza non solo tra le fila dei Gears, ma in tutto l’universo videoludico.

    Non è possibile che nel 2008 il primo motore immobile di ogni plot sia la sparizione/rapimento/cattura della solita donzella in difficoltà: era un grande tema per gli albori dei videogiochi, ma diamine è dall’Iliade che si affronta ogni minaccia per “salvare” una fanciulla!

    Titolo adulto non significa solo smembrare, sanguinare e massacrare a tutt’andare: significa dare profondità alle motivazioni, ai caratteri e in definitiva alle “persone” che ci viene chiesto di interpretare, composte non solo dal coraggio di piazzare una granata in gola a un mega pescione (scusate, qui ho spoilerato), ma anche di una esistenza al di là del campo di battaglia.

    In Gears of War 2 il tentativo c’è, ed è un piccolo passo avanti in un genere che spesso offre come unico spunto quello del distruggere tutto ciò che si muove: ma se vogliamo davvero che il nostro passatempo preferito venga considerato un genere di intrattenimento paritario rispetto ad altri, non è sull’estetica che ci si dovrebbe concentrare, ma sulla narrazione.

    Più si procede con titoli nuovi o innumerevoli seguiti e più la selezione naturale porterà i giocatori a scegliere quei giochi capaci di artigliarli al divano grazie al connubio tra sviluppo della trama e gameplay: il prossimo titolo davvero epocale non potrà prescindere da questo aspetto.

    Inside The Game

    • Tecnicamente eccelso, buona trama

    Outside The Game

    • Troppa lag in multiplayer
    Voto:

    Capolavoro

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    10 Di risposte a “Gears of War 2, come colpire al cuore [recensione]”

    1. Pablus scrive:

      Molto interessante.
      Ho sempre amato quei giochi che mi davano la sensazione, una volta terminati, di aver chiuso l’ultima(?) pagina di un libro tutto particolare.

    2. templaR scrive:

      come non quotare gli ultimi 2 paragrafi (escluse le 2 righe finali che nn considero paragrafo ^^ )

    3. Peppe scrive:

      Devo assolutamente provarlo…in ogni caso "geppetto nella balena" va a piazzarsi subito accanto a "fermaporte di kyoto"!

    4. Killy77 scrive:

      Mah, io mi sentirei un po’ preso per i fondelli se nel 2008 dovessi giocare a un titolo completamente incentrato sul salvataggio della fanciulla, ma mi sembra di capire che GoW 2 non sia cosi’. Certo poi che alla fin fine in generale chi gioca a questi titoli non lo fa mica per la trama. Conosco fin troppa gente che skippa tranquillamente sui filmati. Alla visione di un amico che su PS2 giocava a FFXII premendo il pulsante per saltare i video, gli dissi: COSA DIAVOLO STAI FACENDO PAZZO!

    5. Fucktotum scrive:

      Sono d’accordo Killy, però è proprio questa categoria di giocatori che poi causa un abbassamento netto della qualità della trama nei Vg.
      E’ vero che in GoW2 la storia della fanciulla è solo una componente, ma nell’ottimo Dead Space uscito qualche giorno fa ciò che spinge Isaac a lottare per la vita è anche e soprattutto la ricerca della fidanzata.
      E’ giustisimo che chi voglia saltare i filmati abbia modo di farlo (spesso non ci è nemmeno concesso, almeno nel primo playthrought), ma per me non si sfugge: se agogniamo a una considrazione maggiore sotto il profilo "culturale", un po’ di sforzo siamo costretti a farlo anche noi, pretendendo più qualità narrativa! ;)

    6. Killy77 scrive:

      Io sono un po’ dell’idea che su certi aspetti videoludici bisognerebbe davvero affondare il coltello nella piaga invece di considerare come secondari gli aspetti legati alla storia. Personalmente sono dell’idea che per quelli che sono i volumi d’affari e l’attuale esplosione del mercato videoludico, per vedere trame davvero interessanti anche in titoli come questi, bisognera’ aspettare almeno 10-15 anni. Per quel giorno la diffusione dei videogames dovrebbe aver raggiunto un certo grado di saturazione e il fotorealismo dovrebbe essere alla portata di tutti gli sviluppatori. A quel punto si spera che una fascia di videogiocatori piuttosto ampia s’interessi piu’ alla trama visto che la grafica sara’ quasi tutta uguale. Naturalmente la mia e’ solo un’ipotesi.

    7. Killy77 scrive:

      Sai che bel finale sarebbe quello di Dead Space se alla fine del gioco lui si toglie il casco e si vede che porta il rossetto? Magari poi ci si rende conto che era uno scienzato gay e che doveva salvare il suo uomo. Questo si che sarebbe un finale memorabile :D

    8. Fucktotum scrive:

      In pratica sarebbe il finale di Metroid (il primo, quello per Nes) in chiave "nuovo millennio": al tempo un sacco di gente rimase scioccata dal fatto che Samus fosse una donna…Altri tempi :D :D :D

    9. s3ccoR scrive:

      Gow1 ho avuto la possibilità di giocarlo per un pò in cooperativa con George al mus, purtroppo non avendo la xbox nn ho potuto gustarmelo.
      Spero di poter provare questo secondo capitolo :D

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