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Ecco come TV e videogiochi possono convivere [column]

Videogiochi e Tv

Videogiochi e televisione non sono mai andati d’accordo. Anzi si può tranquillamente affermare che i due media sono in posizioni antitetiche. Non solo perché il primo è tutto l’opposto del secondo per quanto riguarda il condizionamento delle menti: mentre il videogiocare stimola l’attività cerebrale lo stesso non si può dire di trasmissioni “cult” come il Grande Fratello. Ma anche e soprattutto perché o si guarda la televisione o si accende la console. Questo presuppone una vera e propria concorrenza nello stesso mercato, quello dell’intrattenimento, dove l’ex nicchia dei videogiochi è diventato un gigante da 40 miliardi di dollari l’anno.

La televisione generalista, invece, sembra destinata a morire se il trend continua ad essere quello degli ultimi quindici anni: un calo d’ascolti continuo. Niente ascolti, niente investimenti pubblicitari e quindi “fine delle trasmissioni”. L’abbassamento dello share, inoltre, è critico nelle fasce d’età più giovani, che ormai la TV non la accendono proprio. Social network e, appunto, videogiochi stanno prendendo il sopravvento. In questo senso è evidente come l’impatto di internet abbia messo in seria crisi i principali mercati dell’intrattenimento, non solo quello televisivo: musica e cinema tremano appena intravedono un mulo dispettoso o un’adunanza di utenti dedita al file sharing. I videogiochi invece si sono da subito schierati con la grande rete, espandendo i propri confini e continuando seriamente ad invadere il tempo libero di milioni di persone.

Esiste però una differenza sostanziale tra la reazione dei colossi musicali e cinematografici e quella dei network televisivi. I primi due si sono presto alleati con i videogiochi (mentre solo da poco sfruttano a loro favore le potenzialità di internet, dopo averlo a lungo temuto e boicottato), vendendo musica o licenze cinematografiche alle software house. Attualmente c’è addirittura una sinergia tra questi tre “mondi”, come testimoniano titoli come Rock Band o un progetto come Avatar. La televisione, invece, ha rivestito il ruolo di ammazza draghi; i videogiochi sputavano troppe pericolose fiamme sui bambini di mezzo mondo: bisognava fermarli!

La demonizzazione del medium videoludico è stata infatti costantemente caldeggiata dalla televisione. Le condanne tout court provenienti dal piccolo schermo hanno colpito gli spettatori a tutto volume; il target della TV generalista è troppo “influente” per lasciarselo scappare: in fondo si tratta di genitori sempre più spaventati. Chissà che non convincano i figli a sostituire Mario con Bonolis.

L’attacco a Carmack dopo Columbine è solo la punta dell’iceberg; in quell’occasione interi network televisivi americani fecero fuoco all’unisono verso i videogiochi. Il messaggio era chiaro: la colpa della strage era di Doom. Come nella più classica caccia alle streghe, bisognava trovare un capro espiatorio. Niente di più facile. Archiviato il caso Fox News Mass effect, l’attacco più recente arriva da una maga della televisione: nel Marzo 2008 la famosa psicologa Tanya Byron di BBC3 ha proposto una regolamentazione simile a quella delle sigarette per i videogiochi. Costei vorrebbe scrivere sulla scatola di Ninja Gaiden 2: “Nuoce gravemente alla salute”.

Ciò di cui la graziosa conduttrice non si è accorta è che anche l’atteggiamento della televisione verso i videogiochi sta lentamente cambiando, seguendo la classica perla di saggezza “Se non puoi combatterli, fatteli amici”. Quindi mentre lei propone di equiparare nicotina e pixel, da qualche anno ormai i satelliti si stanno riempiendo di canali specifici per videogiocatori: dalla mattina alla sera la programmazione di Xleague TV, in Inghilterra , o Giga TV, in Germania, parla esclusivamente di novità, tendenze, recensioni e riflessioni dal mondo dei videgiochi. Ma il piatto forte è la competizione, gli Sport Elettronici, una chiave di volta con cui l’interattività sembra aver fatto breccia nei cuori degli autori televisivi.

Più che nei cuori, nei portafogli: spettacolarizzare una sfida videoludica costa pochissimo. Si pensi alla differenza tra il riprendere un match di boxe e una partita di Counter strike: nel secondo caso tutto ciò che è necessario viene generato gratuitamente da un computer e può essere ripreso da infinite angolazioni. Difficile pensare invece ad un incontro, Tyson contro Holyfield, senza l’apporto di un regista, cinque telecamere, altrettanti operatori, ecc. Senza questi costosi mezzi il morso all’orecchio sarebbe sfuggito, lo spettacolo non si sarebbe visto.

In Corea del Sud l’hanno capito dal 2001: nel paese asiatico esistono ben tre canali dedicati esclusivamente alle sfide multiplayer (OnGameNet, MBCGame e GomTV), con un’attenzione particolare (se non esclusiva) a Starcraft. Per sottostare alle dinamiche della televisione, i giocatori sono stati trasformati in personaggi, come i nostri calciatori: escono con le veline, girano spot e film, scrivono libri.

E’ possibile quindi conciliare videogiochi e televisione, entrambi i media hanno da guadagnarci. A patto di non svilire i primi, piegandoli agli schemi spesso banalizzanti del piccolo schermo. E’ un’operazione che ha richiesto molta intelligenza e numerosi tentativi falliti (l’italiano Game Network ne è un esempio) ma che sta alimentando i palinsesti internazionali ormai in maniera costante.

Il trucco dei creativi della televisione è stato semplice: far percorrere a Master Chief la stessa strada del Poker alla texana. Da gioco a spettacolo, passando per le emozioni dello sport.

Da Game Pro 14 di Luglio 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete

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9 Di risposte a “Ecco come TV e videogiochi possono convivere [column]”

  1. Gold Jok3 scrive:

    ottimo articolo
    sarebbe bello un giorno vedere canali televisivi che trattano videogiochi e lo fanno con lo stesso interesse con cui trattano il calcio

  2. Gold Jok3 scrive:

    ovviamente parlo dell’Italia

  3. Pinolo scrive:

    grande finalmente posso leggere la tua column!! qui a Monaco trovo solo Edge inglese ;)

  4. Pinolo scrive:

    Finalmente posso leggere la tua column! qui a Monaco trovo solo Edge inglese!! :D

  5. AKirA scrive:

    Meglio Pino… meglio!

  6. i-Xbox.it scrive:

    Io preferirei che rimanessero distinti i due mondi. Oggi le case di produzione pensano a come guadagnare sui videogiocatori facendo giochi belli da giocare, se un domani dovessero entrare nella meccanica televisiva il loro obiettivo potrebbe cambiare decisamente.

    Mi interssa di più fare un gioco e vendere 10 milioni di copie oppure fare un programma godibili per un miliardo e mezzo di persone che guarda la tv?

    E’ uno scenario lontano e che forse non si verificherà, ma le TV se entrano nel mondo dei videogiochi non credo si limiteranno a rimpendere un torneo di Street Fighter o di FIFA cominceranno forse a pretendere contenuti che vadano bene per loro…

    staremo a vedere cmq ;)

  7. AKirA scrive:

    Forse non hai capito bene il senso dell’articolo. Qui non si tratta di case di produzione che poi si mettono a fare TV (cosa che comunque stanno già facendo), al limite loro farebbero da sponsor. Si tratta di TV, che fa la TV, ma che parla di videogiochi. Non ti piacerebbe una trasmissione in TV sulle ultime novità videoludiche, con presentazione del gioco x, intervista al programmatore y, reportage dall’evento z ???

  8. Dont scrive:

    Ottimo articolo, veramente bello da leggere.
    E chissà se in Italia prima o poi questi due mondi si fonderanno per creare quel perfetto connubio che avvantaggerebbe sia noi che loro. Io, e son sicuro anche molti di voi, lo spero vivamente, sperando che qualcuno non rovini tutto questo, come è stato rovinato il calcio.

  9. NICKI scrive:

    Davvero un bel artico akira ;)
    Anchio vorrei tanto un bel canale dove tratta di videogiochi e news ogni giorno….ho guardato delle volte Game Network quando l’ho trovavo ed era abbastanza bello…adesso c’e ancora quel canale?

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