Gli anni in cui sono stato un giocatore di Magic: The Gathering (ovviamente insieme ad AKirA) sono stati meravigliosi.
Erano i favolosi ’90 e mentre Kurt Cobain faceva capire ai giovani quanto dovessero essere incazzati col mondo, Claudia Schiffer faceva strabuzzare gli occhi a quasi tutti gli uomini e la cocaina invadeva i mercati del narcotraffico, io mi incazzavo per una landa che non arrivava, avevo occhi solo per il mio Time Walk e mi drogavo solo e soltanto col gioco della Wizards of the Coast.
Dal giorno in cui ho deciso di disintossicarmi ho giocato non più di 3 partite nell’arco di 10 anni, continuando a pensare che dopo il più grande gioco di tutti i tempi, gli scacchi, proprio Magic e il poker si contendessero la piazza d’onore, almeno nella mia testolina bacata.
Poi ecco che, guidato non so bene da cosa, decido di scaricare la demo di questo MtG: Duels of the Planeswalkers che, pure se dannatamente imperfetto, risveglia in me tante belle sensazioni.
Spiegarne il gameplay sarebbe lungo e palloso, quindi andiamo di estrema sintesi: il videogame cerca di ricreare gli scontri del gioco di carte, basati su due o più maghi che si fronteggiano a colpi di incantesimi ed evocazioni, ognuno con un costo di energia (mana) variabile a seconda dell’efficacia della magia stessa.
La prima cosa che si nota nel titolo sviluppato da Stainless Games (scaricabile da Xbox Live per 800 Microsoft Points) è che più che la simulazione di Magic sia più vicino a un arcade: solo mazzi prefissati, nessuna possibilità di personalizzazione o rielaborazione degli stessi, il tutto in un contesto dedicato più al neofita che al veterano.
Questo può far pensare si tratti solo di un titolo promozionale per il fratellino “cartaceo”: impari a giocare con facilità e sei pronto per spendere miliardi in carte…ma non credo sia così.
Fermo restando che, oltre ai già annunciati DLC che aggiungeranno mazzi e carte, ESIGO che esca un patch che nei limiti delle magie presenti mi faccia costruire il mazzo che preferisco, a me questo DotP piace parecchio: discreto single player (e ottima IA del nostro avversario), multi cooperativo o competitivo, la bella variante del 2 vs 2 (detta Two Headed Giant) o del tutti contro tutti in 4, simpatiche anche le sfide (in cui veniamo messi davanti a una partita già iniziata, con un solo turno per vincere, in sostanza un puzzle game da risolvere); a fronte di una presentazione visiva un tantino scarna (nessuna animazione degli scontri tra creature ad es.) e di una colonna sonora monotona, di sostanza almeno ce ne è abbastanza.
La gestione a turni è molto rilassante, perfetta per quei momenti in cui ci si vuole riposare dopo furiose sessioni a titoli più frenetici e movimentati, e per fortuna i tempi morti sono ridotti a quelli essenziali, resi necessari dal fatto che la struttura stessa del gameplay è mutuata da un gioco di carte, soggetto quindi a pause dovute alla sua stessa natura.
In ogni caso quindi mi sento di consigliarlo all’amante di Magic (a patto di non aspettarsi una simulazione) ma soprattutto a chi ne è completamente a digiuno, almeno per farsi una prima idea delle meraviglie nascoste in un “semplice” mazzo.




Che belli i tempi di Magic… e questo gioco ha un effetto nostalgia su di me assurdo, mi sto divertendo davvero tanto a giocarci! Certo la mancanza di anche un “minimo” di customizzazione per il mazzo è un grandissimo difetto. Diciamo che la parte più divertente era proprio creare il mazzo da zero e vedere, partita dopo partita, se funzionava.