Inside The Game non capisce Sony, questo l’ha espresso Renato “inskin” Rossi nel suo post omonimo: “Io Sony non la capisco” relativo alla Demo di Little Big Planet.
Ci consola un fatto: neanche gli istituti di censura o chiunque venga citato negli spot del colosso nipponico tende a capire fino in fondo il messaggio, a volte scanzonato a volte semplicemente provocatorio, delle pubblicità di Playstation e affini.
Proprio pochi giorni fa il nuovo “TV commercial” destinato alle televisioni degli Stati Uniti è stato rinviato al mittente che ha dovuto modificarlo, immagino spendendo soldi, per una lamentela arrivata nientepocodimenochè dal governo nigeriano.
Vi embeddo qui sotto lo spot censurato dicendovi che, il problema, è in una frase: “You can’t believe everything you read on the internet. Otherwise, I’d be a Nigerian millionaire by now”. In questa ventina di parole il Ministro del’informazione e della comunicazione ha trovato un “attacco alla reputazione e all’immagine della nazione”, impuntandosi fino al punto da costringere Sony ad una rettifica e alla messa in onda di un nuovo spot che non contiene quella scandalosa frase.
Non è la prima volta, dicevo in apertura, che alle pubblicità elaborate dai creativi Sony succede qualcosa di simile. Anzi, diciamo pure che il marchio Playstation ha un dono raro nel procurarsi guai con la gente suscettibile. Religiosi di tutti i tipi e associazioni dei genitori sono letteralmente il babau delle idee sonare in fatto di marketing: tutte destinate ad essere cancellate dalla mannaia della censura. Aggiungo che, alcune volte, la bacchettata è più che meritata, ad esempio il video qui sotto non è mai andato in onda…
… ma sarà un vero spot? Dopo l’episodio accaduto a Little Big Planet relativo ad una citazione del Corano, di certo, mi viene in mente di difendere a spada tratta Sony. Ma ogni tanto credo che lo facciano anche un po’ apposta per far parlare addetti ai lavori e non (io, in fondo, ne sto parlando ora e sto facendo “pubblicità” all’argomento che vedete nel titolo, oggetto dello spot): ad esempio lo spot per i “10 anni di passione” del marchio Playstation del 2005 mi sembra fatto apposta per attirare le ire della stampa, soprattutto quella generalista. Si tratta di una foto (la vedete qui sotto) che in verità, come avrete modo di leggere sul Corriere della Sera, più che dai giornali è statacriticata dal Vaticano in persona che ha costretto l’azienda giapponese a ritirarla.

Certo però è bello il mondo della creatività e della pubblicità. Se rinasco vorrei avere un cervello come il chi ci lavora dentro. No, dico sul serio, non sto scherzando. Io, persona che non viene nemmeno sfiorata da temi religiosi, trovo questa foto geniale. Cazzo, veramente geniale. Anche se creata per essere censurata, così come quella del secondo video postato, che ho addirittura pensato essere un fake ma che trovo molto meno intelligente.
La storia ovviamente non finisce qui e vi sfido a fare una ricerca su internet per trovare una storia davvero lunga di episodi simili accaduti a Sony (ma anche Microsoft ha la sua buona lista di spot censurati).
Sapete cosa mi fa venire in mente questa faccenda, cosa ne deduco? Che i creativi migliori del mondo, forse, sono presenti nel mondo dei videogiochi perchè è quello il settore dove trovano i migliori stipendi visto che gli altri mercati dell’entertainment stanno ormai rappresentando “il passato” di questa intera industria.
A chi sarebbe venuta in mente una pubblicità come quella qui sotto se non a dei geni? Almeno questa non ha nessuna storia di censura nel curriculum; strano perchè la protezione animale avrebbe anche potuto avere da ridire




Nell’ambito dei brand come PSP e gaming in generale ogni tanto c’è bisogno di stupire, soprattutto rivolgendosi ad un pubblico giovane (e non solo). Stupire significa percorrere sentieri non batturi, questo può in alcuni casi essere rischioso visto che per scioccare c’è bisogno di utilizzare degli stereoitipi e stravolgerne altri.
Nel caso della Nigeria è evidente come si sia toccato un paese che non ha bisogno di altre "etichettature" (dovrei conoscere meglio il detto "sarei un ricco nigeriano" per dire di più).
Altra strategia potrebbe essere quelladi creare un bad buzz (un rumore negativo) che non fa altro che contribuire al rumore attorno al brand
Andrea
spiegazione riguardo alla Nigeria: ha a che fare con la tipica truffa via email, nella quale un’eminente personaggio nigeriano chiede all’utente un conto per appoggiare i propri miliardi, in cambio ovviamente di ricompensa. La cosa buffa è che in effetti dev’essere entrata parecchio come faccenda nella cultura pop, se persino tra me e un caro amico gira lo scherzone del tipo: "oh, tanto a me me scrive il re della Nigeria!"
davero???? oh fammici parlare che se vuole gli presto il mio conto :O