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Videogiochi violenti nel mirino in Venezuela

Videogiochi violenti nel mirino in Venezuela

L’Assemblea Nazionale venezuelana, dopo aver dato un’approvazione di massima a settembre, sembra pronta a varare una legge che vieti la fabbricazione, importazione, distribuzione, vendita e utilizzo di videogiochi (e giocattoli) violenti.
Il tutto (tanto per cambiare) per tranquillizzare i genitori, terrorizzati dalla possibilità che il passaggio dalla finzione alla realtà sia troppo breve in un paese meraviglioso, ma purtroppo flagellato dal crimine violento.
Di idea opposta gli oppositori del Governo, che ritengono si tratti di un semplice capro espiatorio per l’incompetenza del Presidente Chavez nel fronteggiare il problema reale. Basti pensare che dal 2005 non viene più rilasciato il documento che attesta il numero degli omicidi, che, stando al Ministro della Giustizia, nel solo 2008 sono stati 7900, cinque volte quelli del Texas (che ha più o meno lo stesso numero di abitanti del Venezuela) . In soldoni, 21 ammazzati al giorno.

Molti Paesi si sono preoccupati di “dare una regolata” alla marea di titoli violenti che ormai il mercato offre. Chi lavandosi le mani con un bollino (USA & friends), chi decidendo di volta in volta cosa proibire (Australia con  la sua censura “a pezzetti”: il livello uno puoi vederlo, la scena d’inframezzo sessuale…no!), chi, in ottemperanza a leggi specifiche, vieta principalmente una serie di contenuti (Germania per i contenuti che riecheggiano il Nazismo).
Nessuno però lo ha fatto con la fermezza promessa da Chavez e compagni: il divieto è totale e arriva a coprire persino l’utilizzo (se ci pensate, da noi neanche per le droghe pesanti…): sarà l’equivalente del nostro CODACONS a stabilire su quali prodotti cadrà la mannaia con multe salatissime: fino a 128.000 dollari!
Tra le altre previsioni, il Governo obbligherebbe i media a sensibilizzare sul pericolo videogames violenti e promuoverebbe la vendita, la ditribuzione e l’utilizzo di videogiochi capaci di insegnare il rispetto per l’avversario.

Tutto questo disastro è iniziato grazie al Sig. Jose Alboronoz che, pur conscio che il problema necessiti di rimedi che seguano profili diversi, è caduto nel solito luogo comune:  per limitare il numero degli omicidi è essenziale spezzare il legame tra videogame e violenza.
Il problema è che questo signore è il portavoce di un partito (PPT: Patria para Todos) e che l’idea abbia ormai preso piede anche tra i banchi socialisti, trincerati al secco diniego verso “i frutti malati del capitalismo”.
La sostanza è che la Costituzione venezuelana [art.78] prevede che la legislazione debba tutelare bambini e adolescenti, e questo è ciò che costoro pensano di fare.
A chiosa di una vicenda così surreale, non si possono che usare le parole di Thomas Sanchez, un oppositore di Chavez: “è curioso che i seguaci di Chavez, che perseguita i suoi oppositori politici, pretendano di insegnare ai nostri figli l’importanza del rispetto”.

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3 Di risposte a “Videogiochi violenti nel mirino in Venezuela”

  1. AKirA scrive:

    Che gran cazzata. In Venezuela la situazione del crimine è dovuta ai videogiochi? Perchè i ragazzini venezuelani che compioni crimini nelle gang hanno i soldi per giocare ai videogiochi???? Ma che robba davvero senza senso :(

  2. deLa scrive:

    probabilmente secondo la loro visione dei fatti i suddetti bambini finiscono prima una missione a GTA e poi escono in strada a sparare.
    Giusto….stronzi noi che non ci siamo arrivati prima :|

  3. Fucktotum scrive:

    In effetti questo è più o meno quello che il suddetto signore ha dichiarato mostrando sequenze di GTA ai suoi “colleghi” ;)

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