Vivere Giocando [Tom Taylor, Lim Yo-Hwan e Alessandro Avallone]

Vivere Giocando [Tom Taylor, Lim Yo-Hwan e Alessandro Avallone]

Tom Taylor ad oggi deve ancora compiere 22 anni. E’ un ragazzo apparentemente timido e introverso, cappellino da baseball sempre in testa e aria stralunata. In realtà la grinta non gli manca ed è un vero e proprio leader, un trascinatore, un’eccellenza. Guadagna circa 150.000$ dollari l’anno, ma i soldi non sono tutto nella vita; la celebrità è molto meglio e a Tom non manca neanche quella.

E’ così conosciuto che in America gli hanno dedicato numerosi servizi televisivi, come una puntata della serie di documentari “True Life” di MTV; inoltre il suo viso da bravo ragazzo, è stato stampato su 175 milioni di bottiglie di Dr. Pepper e Diet Dr. Pepper, una notissima bibita gassata a stelle e strisce che per la prima volta utilizza una partnership con un’atleta per sponsorizzare i suoi prodotti. Ma Tom di atletico ha ben poco e nonostante il suo fisico prestante potrebbe indurre qualcuno a pensare che non se la cavi male negli sport, la sua celebrità deriva da un’attività sedentaria e considerata, storicamente, da sfigati: i videogames. Prima che il mondo conoscesse il suo nome e il suo volto, infatti, Tom era famoso grazie al suo nickname Tsquared, che significa semplicemente “T al quadrato”. Qualunque americano che abbia preso parte ad una partita con lui su un server di Halo, si ricorderà di un avatar più in gamba degli altri letteralmente impossibile da “fraggare”. Per chi non avesse mai messo piede nell’Arena virtuale, un Frag è semplicemente un punto negli sparatutto in soggettiva: un contatore che tiene conto di quante volte si è riusciti ad eliminare gli avversari e che quindi rappresenta tutto per i patiti di “Sport Elettronici”.

Tom Taylor infatti non è un atleta, è un cyber-atleta ed è solo la punta dell’iceberg di una scena in piedi da dieci anni che ha trovato negli Stati Uniti d’America, nella Germania e nella Corea del Sud i teatri giusti per riempire palazzetti dello sport e studi televisivi. Tom è stipendiato dalla Major League Gaming, cioè dal più importante circuito professionistico americano di sfide di videogiochi o,appunto, di Sport Elettronici. Mentre una vittoria sul divano contro un amico ad un simulatore calcistico rende solo ebbri di soddisfazione personale, la Major League Gaming (MLG) permette a ragazzini di poco più di vent’anni (e in tantissimi casi più giovani) di diventare star strapagate che hanno la prerogativa di saper usare benissimo un joypad e l’Xbox 360, console sulla quale si tengono la maggior parte dei tornei di un certo livello. Le sfide della MLG vengono giocate “live” davanti a migliaia di appassionati e sono trasmesse in diretta televisiva su ESPN il più importante network sportivo americano. Ma che gli americani fossero “console oriented” c’era da aspettarselo; questo “passatempo” in verità è nato dieci anni prima sul PC e la vera patria di giocatori strapagati e famosi è la Corea del Sud.

Nel 1998 Blizzard Entertainment, una software house famosa soprattutto per videogiochi di strategia e per la serie Diablo (ed ora diventata artefice del fenomeno più importante nella storia del medium videoludico: World of Warcraft, un mondo virtuale e persistente con 11 milioni di giocatori abbonati), diede alle stampe un RTS futuristico chiamato Starcraft, uno dei primi giochi simili ad avere una modalità online per gli scontri singolari o di gruppo. Si tratta di una specie di partita a scacchi, solo ambientata nell’universo di Starship Troopers: ogni giocatore controlla una base e delle truppe tramite le quali deve surclassare l’equivalente esercito dell’avversario.

Nemmeno gli stessi programmatori californiani (Blizzard ha sede ad Irvine) potevano pensare che Starcraft sarebbe diventato il vero primo Sport Elettronico della storia, disciplina inamovibile dei World Cyber Games (WCG), le olimpiadi dei videogiochi. E sicuramente non avrebbero mai potuto immaginare che in Corea del Sud potessero nascere ben 3 reti televisive dedicate esclusivamente a partite di Starcraft e ai tornei professionistici Starleague, Ongamenet e MBCGame. Neanche con la palla di vetro avrebbero potuto prevedere che Lim Yo-Hwan, meglio conosciuto come SlayerS_’BoxeR’, sarebbe arrivato a guadagnare circa 500.000$ tra premi dei tornei, ingaggi televisivi e sponsor, solamente giocando a Starcraft.

Questo invece è ciò che è successo e nonostante ora Lim si sia praticamente ritirato dai circuiti professionistici perché “troppo vecchio” (ha 28 anni), passerà alla storia come il Cyber Atleta più famoso e più pagato di sempre, l’unico che oltre ad apparire in spot televisivi e sui cartelloni pubblicitari, abbia anche dato alle stampe un libro sulle sue strategie, divenuto un best seller in patria. Proprio come Totti e il suo “Mo Je Faccio er Cucchiaio” e l’equivalenza tra calciatori italiani e Pro Gamer coreani non è poi così impossibile: anche loro escono con le veline, inventano linee di abbigliamento ed hanno DVD riepilogativi che mostrano le migliori giocate in carriera in edicola.

Ed è così che si chiamano i giocatori professionisti: Pro Gamer, e nonostante America e Corea siano terre lontane e diverse, anche in Europa c’è la possibilità di vivere giocando, almeno finché i riflessi reggono. La Germania, con stipendi ovviamente molto inferiori alle grandi cifre decantate poco sopra, è il paradiso del Vecchio Continente in tal senso. Lì esiste un campionato professionistico da circa 500.000 giocatori (la Electronic Sports League, meglio conosciuta come ESL) le cui finali si tengono di solito in fiere come quella di Lipsia o Colonia; niente televisione in diretta, piuttosto web streaming, ma chissà che non sia solo questione di tempo.

Altrimenti bisogna viaggiare in lungo e largo per guadagnarsi la “pagnotta” come giocatori, investendo sulle proprie capacità e tentando di tenersi a galla con i soli premi dei tornei, di solito comunque abbastanza cospicui (il primo premio per le olimpiadi sono circa 20.000$). Così ha fatto Alessandro Avallone, di Genova, in arte “Stermy”. L’unico videogiocatore professionista tricolore; unica persona su circa 60 milioni a poter affermare che i videogiochi non solo gli fanno bene, ma portano anche alla ricchezza (nel 2005, la sua migliore annata, ha guadagnato sui 150.000$).

Nei tempi che stiamo vivendo, fatti di crisi e precariato, quella del videogiocatore professionista probabilmente non è la strada più facile da battere, ma almeno il divertimento è assicurato.
Articolo apparso per la prima volta sul numero 2 di Blog Magazine dell’Aprile 2009.

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5 Di risposte a “Vivere Giocando [Tom Taylor, Lim Yo-Hwan e Alessandro Avallone]”

  1. FATALiTY T scrive:

    ottimo articolo , T2 sta facendo tantissimo per il net-gaming a livello mondiale

  2. rjT scrive:

    bellissimo articolo complimenti simone

    (cmq per le tv di sc, cè anche GOMtv che ha nata da poco e che ha commentatori inglesi e poi boxer a quanto mi risulta sta ancora giocando a pieno ritmo :) )

  3. AKirA scrive:

    Sarà tornato perchè quando ho scritto l’articolo non era in attività… Però boh, po esse pure che ho sbagliato! ;)

  4. s3ccoR scrive:

    Anche io sapevo si fosse ritirato.
    Cmq non pensavo girassero così tanti soldi nella MLG!

  5. Mariooooooo scrive:

    E’ per questo che adesso gli americani fanno cagare a CS asd

    Bell’articolo comunque!

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