Sky. Il cielo, la terra. Luna e misteri. Maree e luci soffuse sotto cui si scaldano i cuori degli innamorati in abbracci indimenticabili… ma che cazzo sto dicendo?
No, non è Sky cioè la traduzione in inglese di ciò che sta sopra le nostre teste: su Xbox 360, dal 27 Ottobre, arriva la TV di Murdock con tutta la sua offerta o quasi. Video on demand, serie TV eanche dirette, per esempio delle partite di calcio di Premier League, come avevamo già annunciato nel post relativo alla Press Conference Microsoft dell’E3 2009.
Ovviamente per ora il servizio sarà disponibile nel solo Regno Unito. Non sappiamo quando vedremo anche nel Bel Paese tutto questo ben di Dio.
Riscrivo un concetto già espresso, per quanto mi riguarda, sulle pagine di questo blog. Per me è questo il futuro dei videogiochi. Per me è questo quello che dovrebbe avvicinare i “casual” alle console. Servizi in più che NON sono assimilabili al videogioco ma sono comunque fruibili tramite una console Microsoft, Sony o Nintendo. Non dei titoli ludici che rasentano l’indecenza per quanto riguarda le interazioni ma che si comandano facendo volteggiare braccia e gambe nel salotto di casa.
Sinceramente non vedo l’ora di vedere la Serie A e il calcio italiano dal mio divano tramite Xbox 360 senza pagare l’abbonamento a Sky che mi servirebbe solamente per vedere le partite e non tutto il resto. Ormai penso che ci siamo vicini, spero che in un annetto il servizio sia esteso a tutto il resto d’Europa.




Mi sa che per le partite devi pagare lo stesso, a prescindere dal mezzo. Però avere un decoder-console-dvd player-stereo unico sarebbe una buona cosa…. non fosse che va sostituita ogni tot anni
Si certo che devi pagare ma… al posto di pagare per tutto il pacchetto paghi solo per l’evento partita
beh, l’idea non è malaccio……funzionerà?
L’attacco ai "casual" game era evitabile, secondo me. Anche perché non mi pare si centri il punto. Nessun non giocatore comprerebbe una console perché ha Sky, suvvia.
Salve Federico e… che dire, grazie innanzitutto per il commento (direi che è un onore averti tra noi, speriamo di leggerne altri in futuro).
Non capisco però perchè l’attacco ai casual era evitabile… soprattutto non capisco perchè era evitabile sulle pagine di un blog come Inside The Game dedicato soprattutto a chi i videgiochi li mastica “seriamente”.
Al di là di questo non sono neanche molto convinto che un non giocatore non comprerebbe una console perchè ha Sky (conosco moltissima gente che, quando mi chiede consiglio per comprare o meno una console, si informa se la stessa legge i dvd, ha i film in hd ecc: ho un collega che ha comprato una ps3 per leggere i blu ray, ad esempio, nonostante ormai il prezzo dei lettori di questo tipo sia sceso così come alla notizia di Facebook sull’Xbox molti facciano più che un pensierino all’acquisto della macchina Microsoft).
Torno invece sul concetto di “attacco” evitabile: innanzitutto non vedo un grande attacco ai casual (ecco il perchè delle virgolette). Ho espresso un opinione su ciò che da tempo ho individuato (nei miei articoli e nei miei post) come videogiochi non videogiochi.
Mi spiego meglio: per me WiiSport è un videogioco solo nel senso letterale del termine: le interazioni “uomo macchina” disponibili in un simile titolo sono molto limitate e la strada che Nintendo ha intrapreso sembra proprio favorire questo trend di semplificazione dei controlli = semplificazione del gioco. Trovo scandaloso (qui attacco seriamente) che il tennis di Wii Sport possa essere paragonato ad un altro gioco di tennis comandabile via pad perchè le possibilità offerte (intese non solo come tennisti presenti, campi ecc ma anche e soprattutto come possibilità ludiche; escludo totalmente il lato tecnico che non mi ha mai interessato) non sono davvero sullo stesso piano.
Per me Wii ha aperto una nuova epoca, appunto: quella in cui i videogiochi sono andati a prendere un target e un pubblico totalmente estraneo al mezzo fino ad ora (e su questo siamo tutti d’accordo). Ma la console Nintendo, invece di avvicinare questa gente al mondo dei videogiochi ha avvicinato i videogiochi a loro, facendo sparire spesso e volentieri la profondità e la complessità tipica di un medium molto differente (per intenti e per storia) dagli altri concorrenti nel mercato dell’entertainment.
Personalmente non sono un nostalgico e accetto di buon grado i cambiamenti ma, un game designer abile, avrebbe utilizzato wiimote e nunchuck non solo per abbattere la barriera che separa me da mio padre (il joypad), ma anche per far divertire mio padre con un videogioco e non con un surrogato semplicistico dello stesso.
E’ chiaro che quanto io vado predicando sia onestamente impossibile: chi non ha mai approcciato un videogioco e comincia con wii di certo non potrebbe misurarsi con la complessità tipica chessò di un Fallout 3.
Questo però non significa che all’utente che invece ha comprato Wii ma vuole anche “videogiocare seriamente” (cioè con un livello di interazione maggiore, non certo con una difficoltà maggiore) questa possibilità sia completamente negata. Un game designer intelligente sarebbe riuscito a soddisfare entrambi i target (e i giochi più riusciti su Wii fanno proprio questo: es Mario Kart Wii).
Voglio dire che il rischio è quello di non ricercare neanche più di far contento TUTTO il pubblico ma andare solamente ad accontentare chi non ha mai videogiocato. E questo è uno sbaglio non solo “contenutistico” e artistico (e qui divento il nostalgico che non sono
) ma anche economico.
Perchè nessun videogiocatore “serio” (uso sempre questa parola estendendo il suo significato al di là di quello letterale) ha minimamente voglia di giocare a titoli in cui la facilità nei controlli è stata anche tradotta in una minore interazione, da cui scaturisce una buonissima dose di noia. Nessun videogiocatore come me spende un euro su un titolo per Wii (ed ecco che l’attach rate si va assottigliando sulla macchina Nintendo mentre cresce su Microsoft e Sony).
E’ un discorso lungo che non si esaurisce con un commento e la sua risposta. Spero tu abbia voglia di leggere questo mio pezzo sull’argomento che contiene comunque qualche altra riflessione http://www.insidethegame.it/2009/09/11/casual-gaming-quando-labito-non-fa-il-monaco-column/
Per il resto ti saluto e spero di leggere una tua risposta!
Mi raccomando, consglio a tutti di clikkare sul blog di Federico al suo link. Lui è un Game Designer e dice un sacco di cose interessanti oltre che far luce su un mondo e su un lavoro che, da amanti del videogioco, non si può e non si deve ignorare!!!!
Tutto credo che derivi dal (legittimo) considerare i videogiochi come il tipo di esperienza che storicamente sono.
) sulla dicotomia casual/hardcore. Lo sono perché ritengo che spesso sia più una forzatura che viene dal marketing che altro. Capisco molto bene chi ricerca esperienze complesse (li capisco meno, a dire il vero, quando magari si incantano di fronte a gioconi-kolossal senza accorgersi che il gameplay alla fine non è tanto più profondo di un Wii Sports) ma davvero il problema è che stiamo parlando di giochi, e la profondità di gioco scelta da Wii va in un’altra direzione, quella dello schermo come semplice commodity, più che come fulcro dell’azione. Il lavoro dei game designer si è focalizzato più sull’esperienza sociale di interazione anche fisica che su quello che accade a schermo (in questo senso, occhio anche a quel che sta facendo Will Wright). Che chiaramente a un hardcore abituato a un certo modo di giocare può sembrare una cazzata, ma vi garantisco non è così. Non facciamo passare il messaggio che perché titoli del genere sono all’apparenza semplici, allora gli sviluppatori non hanno lavorato bene. Il lavoro è stato solo diretto in modo diverso. Che, come ogni cosa, può piacere o meno, ovvio.
Chiariamo innanzitutto che sono d’accordo nel considerare Wii un’esperienza, sotto certi aspetti, se non sprecata almeno sottosfruttata.
Detto questo sono piuttosto contrario (e purtroppo incline a infervorarmi un po’ troppo
la distinzione c’è e si vede.
Un gamer vero non si fa incantare da un blockbuster perchè la grafica e i dettagli ridondanti lo compiacciono per 10 minuti, ma poi se il gioco non è profondo si stufa subito, mentre un casuale può divertirsi ugualmente.
E’ come prendere un inglese e un italiano, e dar loro un piatto di pasta fatto in inghilterra: l’inglese lo apprezzerà, l’italiano no. Perchè l’italiano ha mangiato pasta per tutta la vita e sa riconoscere quando è fatta da cani, mentre l’inglese non può sapere che la vera pasta è un’altra.
Un hardcore non trova grandi differenze tra premere un tasto e muovere il polso, è concentrato sul gioco e per lui i controlli sono dei semplici mezzi. E soprattutto si accorge subito delle "falle" dei giochi: io quando ho giocato al bowling della wii ho capito dopo 2 minuti che non serviva fare un vero movimento da bowling, ma che bastava fare un movimento semicircolare microscopico del controller e il risultato era lo stesso. E la Wii perde tutta la sua "magia" quando scopri che i movimenti che dovrebbero essere il centro dell’esperienza ludica sono in realtà inutili. Tolte quelle, i giochi diventano dei banali arcade.
Appunto certi titoli come mario galaxy sono riusciti bene, ma perchè erano dei giochi che anche con un controller standard sarebbero stati belli.
Il joypad (e ancora di più mouse+tastiera) è una barriera d’entrata per potenziali videogiocatori: uno che non ha mai giocato si trova in mano dei tasti che non ha idea a cosa servano, e se non ha voglia di perderci troppo tempo lascia proprio stare. la Wii si è rivolta a queste persone, "gioca, non serve imparare niente, devi solo muoverti". Ed è un mercato enorme. Ma chi la barriera dei tasti è abituato a non considerarla più nota per prima cosa la semplicità del gioco.
Come tecnologia sarebbe interessante, perchè un RTS in cui comandi le unità con le mani sarebbe un titolo epocale. Ma essendo un genere complesso e poco intuitivo, non rientra nell’offerta Wii
Spero che Federico risponda al tuo commento. Io posso solamente dire che con l’esempio della pasta hai centrato il punto. O almeno, hai centrato il mio punto
Daunt, che dire, non hai mica torto (anche se Wii sport, con la versione resort, ha fatto dei passi avanti non da poco – in questo senso Nintendo probabilmente ha messo il piede nel motion control prima ancora che la tecnologia fosse matura, per esserci prima degli altri). Il discorso del controller che fai, per me è più che pertinente.
Da designer sono assolutamente convinto che il divertimento non stia solo lì e che sia sbagliato ragionare solo ed esclusivamente in funzione della tecnologia e del sistema di controllo. Ed è verissimo che chi è abituato a interazioni più complesse si accorga subito dei limiti di quelle semplici che ha proposto Nintendo (anche se poi vedo tanti giocatori di vecchia data fare OOOH per Natal di Microsoft sulla base di una tech demo visibilmente confezionata ad hoc, e qualche domanda me la faccio).
Il mio punto è (insisto) su una divisione che secondo me non ha ragione di essere e sul fatto che, volenti o nolenti, exergame come WiiFit (ne cito un altro giusto per variare) sono eccellenti veicoli per avvicinare le persone al medium perché portano il gioco dentro attività della vita quotidiana. Molti di loro si accontenteranno, altri inizieranno ad appassionarsi al mezzo e chiederanno di più. E questo per me è un bene. Ci deve essere spazio per tutti se vogliamo che il medium maturi.
Poi, per quanto riguarda la delusione personale per Nintendo, che come dice un mio amico "ci ha lasciato all’autogrill" credetemi, sfondate una porta spalancata. Questo non mi impedisce di divertirmi giocando a tiro con l’arco o a ping pong con gli amici non gamer. That’s all (o almeno credo).
Grazie per la bella discussione, comunque, credo che sarà spunto per un post bello articolato
Dimenticavo, non vorrei sollevare flame, ma un paio di nomi di giochi osannati dal pubblico e dalla critica e sofferenti di un gameplay che va dall’inesistente al ridicolo li avrei anche
Spiego meglio la questione della distinzione: non mi piacciono le contrapposizioni da curva sud vs. curva nord tra hardcore gamer e casual gamer (in questo ho sbagliato probabilmente a giudicare Akira, che in realtà non la mette proprio così), ma è ovvio che esistano delle differenze di approcci (ci mancherebbe). Poi non mi piace la polarizzazione: tra hardcore e casual esistono infinite sfumature di grigio, e per questo credo che la dicotomia tenda a estremizzare un po’ tutto.
Quello che dico è che c’è spazio per diversi approcci e modi per divertirsi, e Nintendo questo lo ha capito molto bene (anche se non riesce completamente ad accontentare tutti, ma ho fiducia nel futuro, diciamo). Tutto qua.
@Federico Fasce: si effettivamente non sono un ultras da curva. Io sinceramente gioco dove c’è un bel titolo: casual o hardcore che sia. Punto. Trovo però che la distinzione ci sia… anzi in verità secondo me non c’è … però per motivi diversi, totalmente opposti direi, ai tuoi.
Per me i giochi per Wii tipo WiiFit, semplicemente, non sono videogiochi. Un casual game lo individuo in Guitar Hero (come detto su friendfeed). Braintraining non è un videogioco. E’ la settimana enigmistica interattiva.
Detto questo però voglio i nomi, senza flame: quali sono i giochi osannati che hanno un gameplay dall’inesistente al ridicolo?
Te ne cito uno che trovo particolarmente odioso (per come sia il nulla vestito di grafica). So che genererà polemiche a non finire, but still: Assassin’s creed.
Per quanto riguarda i giochi che citi, hanno in realtà tutte le caratteristiche che definiscono un gioco, almeno stando alle definizioni accademiche comunemente accettate (Rules of Play, per citare un libro fondamentale). Per me sono videogame in tutto e per tutto, con i loro limiti, che possono, ci mancherebbe, non piacere.
Per ora nessuna polemica, io sono abbastanza d’accordo su AC.
Di lui resterà nella mia mente solo la prima tranche di gioco, prima di accorgermi della pochezza e ripetitività dei compiti da svolgere per “divertirmi”.
Addirittura avanzo dubbi sull’imminente seguito, che temo si discosterà di poco da quella formula.
Accademicamente… ok. Nessun problema coi dizionari. Io trovo però, e qui andiamo in un discorsone talmente ampio che dovremmo scrivere un nuovo post e una nuova serie di commenti, che l’accademia poco abbia a che fare con qualcosa che nel nome è già scritto l’intento “gioco”. Esiste un’accademia per il risiko o per il gioco dei soldatini? No, o almeno, non credo che esistano pippe mentali molto auliche sui succitati passatempi.
(just my 2 cents e… io un libro ancora non l’ho scritto quindi sicuramente ne so meno di tutti coloro che critico
).
Io lotto molto per la cultura del videogioco (intesa come: lotta per far conoscere a chi crede che i videogiochi siano traboccheti del demonio il loro reale e più nascosto significato). Ma sono un po’ contrario a vestire di troppo “serio” qualcosa che in verità ha il principale scopo di divertire e far passare del tempo. Insomma, non me ne volere, ma sono un po’ contro i “ludologi” e la ludologica, nonostante abbia letto molti libri dell’omonima collana trovandoli molto istruttivi. Per me però chi parla e vive di videogiochi dovrebbe passare meno tempo a studiarli in università e più tempo a giocarli. Dopo una sana dose di Gears of War, probabilmente, guarderebbero Brain Training sotto un’altra luce
Spiace, ma non sono d’accordo. Come per tutti i media, uno studio del linguaggio e di come funziona è quantomeno doveroso, a prescindere dalla funzione (che peraltro, nel caso del gioco, non è necessariamente l’intrattenimento. Ovvero: il gioco diverte, ma è un effetto, non sempre un fine). Ovviamente sono punti di vista
(Ah, per studiare i giochi è necessario giocarli, esattamente come per studiare la letteratura è necessario leggere i libri
)
/quote: (Ah, per studiare i giochi è necessario giocarli, esattamente come per studiare la letteratura è necessario leggere i libri
).
Questo mi piace.
Il problema di ciò che leggo invece, spesso e volentieri nei pareri di chi si definisce un accademico o un super espertone o un cervellone ecc del videogioco … è tutto il contrario. Gente che sa scrivere, che ha studiato, che segue il mercato, che legge molto ecc… tutta gente però che l’ultimo videogioco “novità” che ha finito risale al 15 18. Io personalmente se non finisco un videogioco neanche ne parlo per paura di dire una sciocchezza…