Niente è più attuale di GTAIV. Malgrado le critiche, malgrado tutto, il gioco Rockstar continua la sua ascesa per divenire a tutti gli effetti un classico generazionale. Buona parte delle console vendute quotidianamente nel mondo sono destinate d’altronde a far girare almeno una volta (probabilmente per sessanta ore di seguito ma comunque una volta) questo titolo, un capolavoro anche solo per il suo tanto discusso protagonista.
E no, non parliamo di Nico Bellic, lui è soltanto un uomo dal destino molto speciale, noi parliamo di lui, anzi, di lei, di Liberty City, delle sue strade, dei suoi ponti, dei suoi spettacoli di cabaret, dell’acqua salmastra che a volte fa puzzare tutta Algonquin, della nebbia che non vedi un cazzo e figurati i proiettili. Dei bordelli, delle gang, delle famiglie che chissà dove sono finite, avranno paura di mettere il naso fuori di casa. Liberty City, tornando a noi, non è altro che la città più realistica mai creata in un videogioco, il modellino che da piccoli abbiamo sempre sognato, in cui inoltre è persino possibile vivere. Per i ragazzi degli anni ottanta altro che sogno…

Trinità Impossibile
Liberty City è perfetta e vive, pulsa, ha carattere da vendere grazie allo specchio che gli Houser, (Sam e Dan, i mitologici creatori della serie) hanno piazzato proprio davanti a New York, creandone una copia distorta e irriverente. Liberty City è una città grande quanto l’intero stato di San Andreas in cui abbiamo vissuto con C.J, ricordate? Los Santos, Las Vuenturas, San Fierro, messe insieme sono comunque più piccole di questa tentacolare metropoli, il luogo dove non una ma ben tre storie diverse si intrecciano in cerca di riscatto, vendetta e opportunità. Tre volti, tre uomini, tre giochi, tre storie criminali in cui immergersi dalla testa ai piedi, prima come Nico Bellic, poi come biker nei panni di
Johnny Klebitz l’ebreo, infine assieme a Luis Lopez l’ispanico, intraprendente ragazzo in cerca di riscossa attraverso i locali più alla moda della città.
Una trinità impossibile, parafrasando la missione forse più importante (certamente non la più bella) tra quelle che i tre protagonisti condivideranno, creata da una Rockstar sempre più fiduciosa nei propri mezzi, in grado di esplodere ancor più fragorosamente oggi che nell’aprile 2008 in cui arrivò nei negozi. È grazie a questo tempo che il progetto GTAIV è maturato, scrollandosi lentamente di dosso quella sottile linea di tristezza che ha dettato inconsciamente il mood dell’avventura di Nico, la più lunga delle tre ma anche l’unica che subisce nel suo epico itinerario molti cali di ritmo. Ma non è un mistero che durante la lavorazione di questo titolo ben due ragazzi del team hanno perso la vita, eventi che per forza di cose hanno segnato la scrittura del gioco, di cui ancora una volta sono responsabili Dan Houser e Rupert Humphries.
Crimine molto organizzato
Ma le nubi si sono lentamente diradate. Se Lost & Damned e Johnny Klebitz ci hanno fatto riassaporare la brutalità di Liberty City, ora The Ballad of Gay Tony si assume l’onere di riportare la serie verso quel pizzico di follia da cui è sempre stata contraddistinta, eccetto ancora una volta GTAIV. Tornare tra le vie della famosa città dopo circa nove mesi d’assenza è già di per sé un’esperienza eccezionale, la sensazione è quella di essere a casa, solo che tutto è visto da un punto di vista completamente diverso e pian piano, quelle che erano soltanto vie di passaggio, diventano luoghi di quotidiana amministrazione, mentre nel frattempo Liberty City ci svela lentamente nuovi scorci che sono sempre stati li, ma di cui probabilmente non ci eravamo mai resi conto.
Seratina simulator
Nei panni di Luis Lopez potremo finalmente gettarci a testa bassa nella vita notturna di Liberty City, muovere un po’ il culo nelle discoteche, cercando di fare colpo sulle ragazze e improvvisando dispendiose gare di bevute a suon di champagne. Nei locali di Tony il gay potremo anche lavorare come buttafuori, attività molto divertente e confezionata in modo addirittura sorprendente, priva finalmente di quell’aspetto un po’ arrabattato tipico dei mini giochi Rockstar. La stessa cosa accade alle altre attività che potremo svolgere nel tempo libero, come partecipare o soltanto scommettere nella cantina adibita a vero e proprio “Fight Club”. La lunghezza dell’espansione è simile a quella di Lost & Damned (otto ore di gioco ma moltiplicate per quattro se Luis entrerà nel vostro sangue), condita con gare di parapendio, guerre per lo spaccio di droga e tantissime missioni “aeree”, in cui la vostra bravura nel guidare gli elicotteri verrà messa davvero a dura prova. A testimonianza dell’aspetto più ludico di questa espansione troviamo la possibilità di accedere alle missioni già completate per cercare di battere il proprio punteggio esattamente come in Chinatown Wars (Il recente episodio per Nintendo DS ora in dirittura d’arrivo su PSP). The Ballad of Gay Tony rappresenta una nuova fantastica porzione di vita alternativa gentilmente “offerta” dalla Rockstar, consigliata sia a chi ha amato GTAIV che ai detrattori di Nico e Roman.
Assieme a Lost & Damned è il miglior motivo per tornare a scorazzare per le strade di Liberty City. O forse, più semplicemente, il puzzle mancante di un gran gioco divenuto finalmente capolavoro.






Non avendolo ancora acquistato, questo DLC dall’esterno mi pare un po’ un passo (indietro, se vogliamo) che riporta il serioso ma credibile GTAIV verso i lidi più folli e giocosi di San Andreas, quasi che Rockstar volesse tornare a dire la propria sul free roaming "estremo" dopo aver visto i buoni risultati di Prototype e inFAMOUS…sbaglio?