Categorie | GamingCulture, Opinioni

Sogni di Rock and Roll [Column]

Sogni di Rock and Roll [Column]

La musica è l’arte più misteriosa che conosco.

E’ incomprensibile e sfuggevole, eppure senza neanche capirla fino in fondo riesce a toccare le corde dell’anima e a farle vibrare. Pensate ad un bambino: non conosce gli strumenti, non sa niente di armonia, eppure rimane imbambolato se una radio trasmette una canzone che gli piace e magicamente si mette a ballare o a ridere. E’ un semplice discorso di chimica e fisica, probabilmente: certe frequenze, ascoltate dal nostro timpano, producono determinate reazioni. Questa visione toglie però tutta la poesia alla musica, quindi preferisco ritenerla magica, piuttosto che calcolabile.

I videogiochi sono sempre stati legati a doppio filo con la musica: non c’è praticamente alcun titolo senza una minima colonna sonora. Con gli anni, gli artisti della musica nei games stanno diventando importanti e rispettati, perché al crescere  dell’industria crescono i budget e la qualità delle loro creazioni.

Oggi però sembra che sia la musica a volersi legare ai games con titoli come Guitar Hero e Rock Band, veri spartiacque tra il passato e il futuro del medium interattivo. I videogiochi musicali sono infatti una vera e propria rivoluzione, soprattutto economica. Parlando di numeri, il miliardo di dollari incassato in tutto il mondo dal terzo episodio della saga inventata da Harmonix è davvero significativo. Negli anni Ottanta, l’intero settore non valeva una cifra simile. Ora, un singolo prodotto ha infranto questa barriera, dimostrando la potenza di un’idea semplice ma riuscita,  quella di avverare un sogno ricorrente in chiunque abbia mai preso in mano uno strumento: imparare a suonarlo fino a raggiungere la celebrità.

I videogiochi musicali sono questo: un simulatore di celebrità. Non li chiamerei infatti simulatori di strumenti musicali, perché trovo addirittura riduttiva questa definizione: la bellezza di imbracciare la chitarra di plastica non sta solo nel sentire i miglioramenti giorno per giorno, e quindi nell’imparare a “suonare” virtualmente, ma soprattutto nel premiare il giocatore con l’emozione che probabilmente prova una rock star, davanti ad un pubblico di fan scatenati. E’ emblematico che questo tipo di videogiochi siano diventati popolari in un momento storico nel quale imperversano i reality show, anch’essi simulatori di celebrità televisiva.

Inoltre, quelli che stiamo vivendo, sono gli anni di myspace, facebook e dei blog: “tutti sono qualcuno, tutti sono in vetrina”, per citare un artista musicale fan dei games come Caparezza. Ma Guitar Hero e Rock Band non hanno solo il merito di rendere divertente e non faticoso l’accarezzamento dei sogni di Rock and Roll: il merito più grande di questi titoli è di essere realmente il paradigma del videogioco trasversale. Sono adatti a tutti i tipi di pubblico, da chi non ha mai visto un videogioco in vita sua all’hardcore gamer: grazie ai livelli di difficoltà scalabili singolarmente per ogni strumento e all’altissimo grado di sfida e perfezionamento richiesto dalle modalità più difficili, i videogiochi musicali mettono d’accordo chiunque. Mentre una partita col proprio vecchio a Wii Sport infatti risulta limitante per chi è abituato a titoli più complicati, una suonata in compagnia non si rifiuta mai. Inoltre è la musica stessa ad essere trasversale, come notato in apertura di column, il che rende il nucleo centrale di questi prodotti assimilabile per chiunque: “guardare” qualcun altro giocare ad un videogioco musicale equivale comunque all’intrattenimento fornito nell’ascoltare una canzone, a parte gli “sdeng” degli errori commessi.

Da questa riflessione scaturisce un’osservazione ovvia quanto mai importante: il gradimento di Guitar Hero o Rock Band non dipende più da come è programmato il titolo o dall’interazione, bensì dalle specifiche canzoni. E’ infatti evidente che chi è appassionato di musica dance o di musica pop esclusivamente italiana, troverà ben poco interessante suonare virtualmente brani rock che normalmente nemmeno degnerebbe di un ascolto.

Ma questo i giganti dell’industria dei videogiochi l’hanno capito e la parola d’ordine ormai è differenziare l’offerta per genere musicale e non per interazione: Guitar Hero Metallica e Rock Band Beatles sono solo l’inizio, chissà che un giorno non vedremo anche un’edizione dedicata a Vasco Rossi disponibile solo in Italia. Allo stesso modo le riviste di settore dovrebbero smetterla di occuparsi di questi titoli con i canoni tradizionali della critica videoludica. Grafica, giocabilità e innovazione non hanno più alcun senso in una recensione di uno dei prossimi giochi di queste due serie; bisognerebbe parlare di qualità dei suoni, tracce incluse e durata complessiva: praticamente gli stessi elementi con cui si giudica un disco.

E vista l’alleanza stretta tra le major dell’industria musicale (che hanno trovato finalmente un nuovo canale sicuro per vendere i loro prodotti senza investire quasi nulla) e Activision o Electronic Arts, posso spingermi anche oltre con la fantasia: se il mercato dei videogiochi continuerà ad ingigantirsi con i ritmi odierni raggiungendo sempre più persone, tutti i titoli musicali dovranno figurare in una apposita sezione creata ad hoc su Game Pro del futuro, perché rappresenteranno un settore nel settore. Dei videogiochi a misura di disco, cioè un sogno di rock and roll avveratosi.

[Articolo originariamente apparso su Game Pro, come Column chiamata "Boom Headshot: C'è del cervello nella rete"]

Questo post è stato scritto da:

Simone "AKirA" Trimarchi - ha scritto 760 articoli su Inside The Game.

Contatta l'autore

7 Di risposte a “Sogni di Rock and Roll [Column]”

  1. Evito la solita filippica contro GH/RB, che come sai a me proprio non piacciono; pogo però l’attenzione su una frase:”Mentre una partita col proprio vecchio a Wii Sport infatti risulta limitante per chi è abituato a titoli più complicati, una suonata in compagnia non si rifiuta mai”
    Questo è l’aspetto che a me risulta più incomprensibile: hardcore gamers che si sdilinquiscono per Guitar Hero e insultano Wii Sports.
    Perchè parliamoci chiaro: togliendo a GH la chitarrina di plastica resta ben poco, altro che limitante.
    Non è possibile scegliere un colpo, crearsi uno stile o una variante, non c’è interazione, niente. E il tutto sarebbe riproducibile persino senza la console: una chitarrina di plastica che riproduce la musica e illumina i tasti da premere sarebbe più che sufficiente.
    E allora?
    Allora non sono “simulatori di musica” ma più semplicemente dei giocattoli, divertenti per carità (per il sottoscritto non più di 5 min., ma tant’è), a volte persino esaltanti, solo che il paragone con Wii Sports è inattuabile, perchè GH e RB non sono videogiochi.

    PS: l’arrivo di SingStar: Vasco Rossi quindi è tutta colpa tua, eh?
    Grazie, ne avevamo proprio bisogno… :-)

  2. Cazzo. Stavo rispondendo a questo commento e poi ho chiuso inavvertitamente la pagina!

    argh!

    Avevo già scritto il solito papiro ma tant’è, dovro riscriverlo.

    Il punto è che tu dici “Poca interattività = no videogioco”. Per me questo non è esattamente vero e potrei dirti che videogioco è tutto ciò con cui ci si intrattiene con una TV o schermo.

    Altrimenti dobbiamo mettere nel calderone dei NON videogiochi anche

    Fl0w, Flower, Hattrick, Wii Fit, Brain Training… o no?

    Io rispetto la tua opinione… ci mancherebbe.

    Ma ho solo scritto ciò che è vero sulla mia pelle: una volta “assimilate” le meccaniche di Wii Sport (ci vuole circa un quarto d’ora), fare un colpo perfetto tutte le volte al tennis o fare sempre strike al bowling ecc… è elementare. Questo perchè il gioco è stra limitato.

    E forse qui tornaiamo al discorso del tuo “Problema” col multiplayer e con la sfida… si perchè proprio di questo si tratta, proprio per questo secondo me GH / RB si può giocare tra hardcore e casual: perchè il suo livello di sfida è adatto a chiunque. A chi si vuole impegnare e a chi è imbranato ma si vuole comunque divertire.

    Se a Wii Sport mi voglio impegnare, invece, dopo quel famoso quarto d’ora ho finito di “scoprire cose”, non posso più migliorarmi.

    Sono perfettamente al corrente che in GH è un miglioramento effimero: in fondo si sta solo seguendo un tempo con gli occhi premendo dei tasti in un ordine preciso (se si imparasse il pattern a memoria, probabilmente, sarebbe anche più facile)… però in un modo o nell’altro rimane “divertente”. Come ho scritto nell’articolo, ti deve piacere il pezzo che suoni, ovviamente… sennò è come giocare a pallone e gradire il surf.

    E alla fine questa è la cosa importante: entertainment. Divertirsi. Intrattenersi. Su questo… Guitar Hero è più videogioco di molti altri più blasonati titoli ;)

  3. Loseven scrive:

    Guarda, Akira, non è necessario che il pezzo ti piaccia. Almeno per me, è importante che la chart sia divertente. Delle tracce presenti in GH o RB, probabilmente meno del 2% è riuscito a farsi spazio nel mio ipod. Questo perchè non amo molto i generi “dominanti” del gioco, hard rock e metal. Eppure, a suonare tutti quegli assoli di chitarra elettrica velocissimi mi diverto. Prendi i Dragonforce, per fare un esempio: fanno cagare, penso sia condivisibile; eppure in Guitar Hero sono uno dei gruppi più azzeccati. Forse dico questo perchè sono stato un giocatore hardcore; probabile che non funzioni allo stesso modo per un casual, che si diverte a suonare quella canzone perchè è QUELLA canzone, a prescindere dalla complessità/facilità del brano. Però vabbè, volevo tirare i miei 2c.

  4. Io come sapete sono scarsino soprattutto perchè se metto il tasto arancione ho bisogno di brani tranquilli sennò fallisco.
    Però devo dire che mi trovo a metà tra i vostri due pareri: da una pate quando completo un solo “difficile” mi esalto anche se la canzone non mi piace poi molto, dall’altro godo proprio a fare un bel brano che amo da anni…sono un guitar hero transgender? :D

  5. Loseven scrive:

    Volevo segnalarvi una chicca, un po’ OT ma nemmeno troppo:

    http://www.youtube.com/watch?v=QoexLYthWfQ

    Un tracciato custom di Trials HD a tema “Rock Band”. Geniale.

  6. Come dicevo questo tipo di giochi NON ha necessariamente bisogno di uno schermo, e a ben pensare neanche di una console.

    Guitar Hero ha bisogno di una console ed uno schermo tanto quanto ne ha la versione XBLA di UNO!; piacevole anch’essa quanto vuoi, ma è solo la versione digitale di un “gioco”, ben poco paragonabile a Wii Sports, che invece è un “videogioco” e non potrebbe essere altrimenti.

    Peraltro, restando su Wii Sports, io non l’ho mai visto così tanto limitato, ma sarà bene che eviti di giocare con te a bowling, visto che a quanto pare sei in grado di fare tutte partite perfette.. :-P :-)

Trackbacks / Pingbacks


Rispondi

Non sei un utente Inside The Game? Iscriviti ora!

Pubblicità

Polls

La migliore droga del mondo dei videogiochi è...

View Results

Loading ... Loading ...