Un’altra generazione di videogiocatori ha superato abbondantemente la trentina. Quante cose sono cambiate, alcune in meglio, altre in peggio, sicuramente in molti ancora rimpiangono le sale giochi. E no, non parlo di quelle che ancora luccicano tra le strade di alcune riviere italiane, ma di quelle fumose, spesso anche un po’ malfamate, nascoste nello scantinato di un bar o nel vicolo poco più in fondo, dopo la piazza. La sala giochi era un luogo di conquista. Spesso si combatteva per conquistare un posto davanti al cabinato più luminoso, il super delux, con schermo gigante e struttura in ferro che comprendeva sedile in simil pelle e il miglior arcade stick in circolazione. E a volte si perdeva, a volte si vinceva, molto più spesso qualche prepotente si lasciava scappare qualche ceffone. Ragazzate, nessuno rischiava nulla. Il vero campo di sfida d’altronde non era il marciapiede e nemmeno la colonnina per cambiare le monete, la battaglia che contava era quella aldilà dello schermo, tubo catodico d’altri tempi e d’altri colori, dove anche il più gracile tra gli avventori, reduce da quattro ore di matematica per gli esami di riparazione, poteva annichilire il più ganzo in una partita a Street Fighter, a Killer Instinct, o in tempi più recenti al primo Tekken, o su qualunque altro gioco in cui due giocatori potevano darsele di santa ragione per scoprire chi fosse il più forte.
Le sale giochi puzzolenti, cenere per terra e cenere tra i pulsanti. E quando il politically correct ancora non era un dogma i nostri cari cabinati uscivano dalla fabbrica con un bel posacenere incluso, nemmeno fossero delle berline turbo diesel. E quei posaceneri qualcuno li usava davvero, lasciando al giocatore successivo la fortuna di spalmarci sopra il dorso della mano, ad ogni combo un po’ di più.
E sì, c’erano anche le ragazze, per un biliardino feroce in cui spesso la ciccia del palmo della mano finiva tra la manopola da stringere e il biliardino stesso, con il successivo urlo di disperazione che richiamava attorno tutti i maschi in calore. Levis 501 sdruciti e cinte del Charro pronte a esplodere per la chioma più cotonata. Spalline travolgenti appuntivano silhoutte pennellate di fluorescenza, in costante masticata di bubblegum alla cinnammon che in forte concentrazione facevano pizzicare l’aria, ballare le punte del naso. E chiodi, giacche di pelle con stelle Mercedes a penzoloni, rivolti di spalle al mondo intero ma guardando lo schermo negli occhi: “io e te, te e io, ora te lo faccio vedere chi finisce in alto nella classifica”. Seguiva un calcetto sul lato del cabinato, forte abbastanza da lasciar trasparire la sfida ma mai brutale, questo per non rischiare di perdere la monetina appena inserita. Le sale giochi che erano anche una lista della spesa vivente, il cinema dei videogiochi, dove provare quello che un giorno forse sarebbe stato disponibile a casa, senza la costrizione di una moneta ogni tre vite. Maledetta era quella che si incastrava e richiedeva due colpi ben assestati sulla gettoniera per scendere giù. Ma la moneta che scende non sempre viene digerita dal cabinato, a volte semplicemente scompariva, in un altroquando composto da gettoni di ogni colore, triste universo parallelo di tutte le partite mai giocate. Le sale giochi con mille e più avventure, da quelle fantasy a quelle reali perchè li dentro se ne incontrava di gente, se ne sono fatte di amicizie.
Le sale giochi del pericolo, della droga spacciata dietro i flipper, delle bische con la facciata pulita di un Rampage o di un eccitante Gals Panic, dove si parla dei giochi di ruolo che rendono matti e di certo non si studia. Le sale giochi minacciate, sconfitte dalla paura e dalla tecnologia stessa che ora praticamente non ci sono più, un luogo d’aggregazione in meno, di cui è stata distrutta la parte più bella ed è rimasta quella più dolorosa, perduta. Le sale giochi che ora sono solo video poker, occhi spenti e suoni ipnotici che spingono stronzi a bruciare un intero stipendio in una manciata di possibilità prestabilite dalla fabbrica.






Quando per videogiocare ti toccava metterti in fila…
Io mi ricordo ancora la busta con dentro le monetine per i doppi a GOLDEN AXE o il cabinato di Space Harrier; unico esemplare che ricordi in cui il tasto start stava appizzato nella parte alta del cabinato.
io per provare a finire ghouls ‘n’ ghost mi portai ben più di una busta di monetine…
E cmq la cosa del portacenere e la mano zozza è più che vera, era quasi una parte essenziale dell’esperienza sala giochi!!!
Certo che vedere questi posti stracolmi di macchine da poker e’ una tristezza infinita.
E’ vero, ormai l’unica isola felice in proposito sono le sale arcade vintage negli USA oppure le sale nipponiche, che ho visitato giusto a novembre.
), dentro è pieno di macchine cambia gettoni e personale di servizio (pulizie e aiuto al cliente)e non è difficile trovare cabinati storici.
Là c’è una netta separazione: il pachinko ha sale riservate di più piani, i videogiochi sono in altri palazzi spesso divisi per piani tematici. Si può pure fumare (mi sono fottuto un bel portacenere griffato Taito
Certo, poi tirano tantissimo le macchine per la pesca miracolosa (interi piani riservati) e quei giochi dove ficchi una monetina provando a farne cadere decine, ma il videogioco in sala tira ancora moltissimo: ma è un Paese completamente diverso, meravigliosamente diverso
Beh io l’Ufo Catcher è una cosa che apprezzo. Non fa bisca ma piuttosto lunapark!
Cazzo… il posacenere taito? Argh.
Lo voglio!
Comunque sia anche io ho parecchia nostalgia ma… trovo anche che ormai il modello sia davvero superato e non ci sia assolutamente più necessità di quei posti di perdizione e aggregazione che erano le sale giochi.
Va detto anche che, sinceramente, l’unica volta che sono stato derubato a Roma è stato proprio in una sala giochi … insomma più perdizione che aggregazione anche al tempo!
..tutto vero! aggiungerei solo il brivido della scossa imbracciando il mitra del cabinato di alcuni giochi (credo fosse Operation Wolf!)..
ah, per scossa intendevo quella elettrica (mamma mia, tipo criceto impaurito!).. BbZZzzzZz..
eh si Operation Wolf…secondo solo alla super grafica e i mitra di Terminator 2!!!
Operation Wold era bellissimo anche perchè c’erano pure i cabinati per due giocatori. Grafica da urlo, ma in sala il mio gioco bellico preferito era CABAL, della SNK. Personaggi fermi in trincea, terza persona, e tanti nemici!