Ancora una volta ci si vede per la rubrica di Inside the Game in cui si parla di musica e videogiochi. Come promesso la volta scorsa (ve lo ricordate? No? Qui potrete rinfrescarvi la memoria) questa tarda uscita di lunedì si distaccherà un po’ dal solito stile per presentarvi una bella novità: Inside the Game ha passato per voi una serata con i ragazzi di Cou Cou, netlabel che si occupa, virtuosamente, di proporre i lavori di una serie di artisti italiani e non in ambito micromusic e chiptune: musica elettronica suonata con tutto quanto è legato al gaming, modificando e utilizzando le librerie sonore delle più svariate retro console. Abbiamo sentito cosa hanno da proporre e cosa hanno da dire, e siamo assolutamente entusiasti di presentarveli, come sono convinto che sarete entusiasti voi dopo averli conosciuti. And now for something completely different…

L’occasione per fare una bella chiacchierata è stata la serata 8 bit Party, organizzata da Lights on Carpet al Rising Love di Roma: un evento dedicato interamente alla musica 8 bit, con i musicisti legati all’etichetta romana. Un evento decisamente atipico nel panorama della vita notturna di Roma che ha portato alla console strumenti come Game Boy e Nintendo DS e un bel manipolo di artisti: innanzitutto i due fondatori dell’ etichetta J8B!t e Buskerdroid, un decano del circuit bending come Flavio (attivo anche in ambito elettropop con Le Rose), e infine Microman, geniale cane sciolto il cui retroterra musicale abbraccia tanto l’elettronica quanto la musica classica. La sorpresa? Lo scoprire che fondamentalmente nessuno di loro si è avvicinato a questo ambito passando dai videogiochi.

Ad aprire la serata è stato il set congiunto di Buskerdroid e Microman, mezz’ora di elettronica ballereccia creata servendosi di tre diversi Game Boy, al termine della quale sono riuscito a parlare con Marco, alias Microman. Dopo i saluti di rito il discorso si è spostato sulle esperienze passate: Marco ha alle spalle dieci anni di studio del pianoforte, e una predilezione per i compositori contemporanei italiani, come Einaudi. “Mi piace chi, con la musica riesce a creare un’atmosfera, facendo in modo che ogni suono sia una parte di una scena che può essere immaginata da chi ascolta – ha spiegato Microman - Suonando con un Game Boy i mezzi sono ovviamente limitati, ed è un limite che per forza di cose spinge a utilizzare ancora di più l’immaginazione”. Strumento di elezione Little Sound Dj, la cartuccia creata da Johan Kotlinski che permette di trasformare un Game Boy in un vero e proprio sintetizzatore.

“Se dovessi riassumertela in tre parole, ti direi che suonare con un Game Boy è il “tanto con poco”: ci puoi suonare e comporre di tutto” continua Marco, con una dichiarazione programmatica che riassume il miglior pensiero minimalistico, ma non solo. La versatilità del mezzo lo renderebbe un vero e proprio strumento di composizione portatile, mi spiega: “Io potrei andare in giro e buttare giù un’idea sull’autobus per poi riprenderla a casa con il pianoforte o qualunque altro strumento; l’idea per il futuro sarebbe riuscire a orchestrare i brani da Game Boy e viceversa, anche unendo insieme orchestra e suoni 8 Bit“. Inutile dire che in seguito, nel corso del suo set solista Microman mi avrebbe fatto sentire in pratica tutto ciò di cui mi aveva parlato, grazie a uno stile che unisce battiti elettronici a un tappeto compositivo di tutto rispetto.

Mentre mi perdevo in chiacchiere interessantissime fuori dal locale, dentro era già cominciato il set di J8B!t e Flavio: due Nintendo Ds equipaggiati con Korg DS-10, emulatore di uno dei più grandi sintetizzatori mai prodotti.
J8B!t nella vita di tutti i giorni si chiama Giorgia, e ha ideato e creato CouCou insieme a Buskerdroid, proprio da lì abbiamo iniziato: “CouCou l’abbiamo creata un anno fa cercando di riunire musicisti italiani ed europei che si muovono nell’ambito della micromusic“. Un progetto che in un anno ha portato alla pubblicazione di otto produzioni tra EP e compilation. A inaugurare l’etichetta sono stati i Chrono Triggers, micromusicisti francesi, paese per cui Giorgia ammette di avere un debole. Alla prima uscita ne sono seguite altre, con una selezione di artisti italiani, svedesi e da poco anche canadesi, nell’ambito del progetto di pubblicare una serie di compilation che raccolgano act provenienti dalla stessa zona geografica. Il primo passo è stato ovviamente casa nostra, con 8BITES of Pizza, che raccoglie alcuni dei migliori musicisti sulla piazza.
Curioso come una scimmia ho chiesto cosa significa avere una netlabel e che lavoro c’è dietro “Si tratta perlopiù di promozione delle uscite e degli artisti, su Facebook come su altri canali di buzz, a cui si aggiunge il definire un artwork per il disco e ospitarne il download sul sito di CouCou – dice Giorgia - Il tutto viene ovviamente fatto esclusivamente per amore; tutti i download sono gratuiti e le opere sono in Creative Commons, le rare volte che entra qualche soldo viene tutto reinvestito per il sito o per gli spostamenti in giro per serate degli artisti italiani o europei”. Mi viene anche raccontato dei tentativi di dare spazio a musicisti anche al di fuori del bel paese; tentativi che si sono spinti fino in Indonesia, in cui la scena micromusicale ha un seguito maggiore di qua.

Parlando di musica, Giorgia, o J8B!t che dir si voglia è arrivata all’elettronica prima e al Korg su Nintendo DS poi cominciando come chitarrista in un gruppo hard rock romano; e in parte è proprio dalle radici che nasce il suo atteggiamento nella musica elettronica: “Potrebbe essere simile al punk, in casa attacco la console al computer, vado in modalità live e poi sento cosa succede”. L’emulatore di sintetizzatore per DS ha un totale di 64 tracce, il che porta ancora una volta al discorso sui limiti “Il fatto di avere poche tracce disponibili e scegliere di utilizzare una gamma di suoni 8 bit è un limite, ma anche uno stimolo: è lì che ti trovi a dover inventare tutti i modi possibili per aggirare le regole e sfruttare ogni possibilità per ottenere quello che vuoi, diventa una sfida di intelligenza”.

Flavio è l’ultimo degli artisti con cui riesco a parlare, un “decano” si direbbe, della scena micromusic, al lavoro da dieci anni nella creazione di musica elettronica con oggetti originariamente creati per giocare. “E’ dal 2000 che faccio musica in questo modo – dice Flavio - Più o meno si è iniziato a parlare di chiptune e micromusic allora, quando è nato il sito www.micromusic.net. Io ho cominciato dal circuit bending, modificando tastiere giocattolo fino al vecchio grillo parlante, poi ho giocato con Little Sound Dj e Nanoloop, adesso se c’è l’occasione non mi dispiace anche provare con altro”. Anche qui il ferro del mestiere è un Nintendo DS “Oltre al Korg ci sono una serie di altri programmi homebrew per la musica, ma ovviamente non essendo supportati da Nintendo il colpo si ripercuote su tutta la scena, tecnicamente stiamo facendo qualcosa che è illegale.” Come detto, Flavio l’ha vista nascere la “scena” italiana: “eravamo una decina di persone, io, Cobol Pongide, Micropupazzo tra gli altri, e nel tempo ci hanno etichettato in un sacco di modi: siamo stati avanguardia, noise, poi musica sperimentale, adesso si parla di micromusic. Testimonianza su cd dei primi vagiti del genere è stata la compilation Bit Beat pubblicata da To Lose La Track nel 2007, in seguito alla quale i vari artisti si sono mossi parecchio per festival. Comunque – prosegue Flavio – questo genere di musica in Italia non uscirà mai dalla nicchia probabilmente; a Londra, a Berlino si sono tenuti eventi che hanno raccolto parecchie persone, ma qua finora non c’è stato modo.” Oltre alla micromusic Flavio suona elettropop con il duo Le Rose, con loro ha suonato la sera successiva al Circolo degli Artisti a Roma.

Come spiegavo in apertura, una delle cose forse più interessanti è che nessuno di questi artisti si è avvicinato al genere partendo dal videogioco: “Esiste come ispirazione culturale e non mi dispiacerebbe fare musica per videogiochi – mi dice Microman - ma non gioco” ed è più o meno la stessa risposta di J8B!t, che il DS lo usa solo per la musica “qualche gestionale a turni non mi dispiace ogni tanto” ma tutto finisce lì; e per quanto mi riguarda è una conferma interessante, quella che questo genere di sonorità ormai iniziano a slegarsi da un punto di vista prettamente ludico proprio perchè sono penetrate nel profondo dell’immaginario collettivo pop; e credo che le possibilità e i punti di sbocco del genere, musicalmente, abbiano appena iniziato a concretizzarsi: in un momento in cui sempre più persone prendono in mano una console per videogiochi, è solo questione di tempo prima che si sviluppi l’interesse a voltarsi indietro per scoprire il passato e interpretare il presente; ora che il videogioco è sdoganato, forse si può iniziare a parlare di tutto quanto fa arte e si muove intorno al videogioco, e queste persone potrebbero essere dei precursori.
Così come potrebbero esserlo i Lights on Carpet, organizzatori della serata, che si sono proposti di portare nella scena notturna romana qualcosa che possa essere diverso dal solito “Non ha senso continuare a portare le stesse serate fino alla morte, potremmo fare così, come fanno molti altri qui, però poi non si muove nulla – mi dice Sara - Il problema è che Roma è chiusa, se c’è qualcosa che tira fa un sacco di ingressi, ma poi la gente non guarda al di fuori dell’ordinario e di quello che conosce”. E proprio per questo loro cercano di portare una ventata d’aria fresca che chi sta in zona dovrebbe guardare con interesse “Arte, musica, mostre, tutto insieme – ribadisce Francesco, che, per inciso, aveva una delle magliette più belle che io abbia mai visto – Sono serate che all’estero magari farebbero parecchi ingressi, ma qui c’è bisogno che le persone siano prima abituate ed educate a guardare un po’ al di là dell’ovvio e dell’abitudine”.
Non sono parole semplici da metabolizzare, ma parlano di una realtà su cui varrebbe la pena di soffermarsi, quella che ha a che fare con quel lamento che spesso si sente riguardo al fatto che “non si sente mai nulla di nuovo” o che “in Italia non si muove nulla”: eccolo qua il nuovo; un discorso musicale fresco, intelligente e di valore musicalmente ancora prima che a livello di curiosità videoludica; un passo indispensabile per chi si interessa di nuove sonorità e di elettronica in particolare che, per inciso, nasce, vive e si muove dietro casa propria, allungano poi tentacoli e collegamenti in tutta Europa grazie agli strumenti offerti dalla rete. Diciamo spesso che le cose non si muovono, e allora forse è il caso di farle muovere: scaricate, ascoltate, diffondete e andate alle serate, se l’idea vi piace, provare non costa niente e sono convinto che sia un bell’arricchimento per chi bazzica musica e videogiochi. Io la mia parte la voglio fare:)

Qui trovate il sito ufficiale della CouCou, dove scaricare tutto quello di cui abbiamo parlato
Naturalmente sono d’obbligo i ringraziamenti, tanti e tante persone che nonostante la serata movimentata hanno trovato il tempo e la voglia di scambiare quattro chiacchiere e farlo con apertura, disponibilità e una cortesia immensa: in puro ordine di intervista, così da non offendere nessuno: Marco Microman, Sara, Giulia e Francesco di Lights on Carpet, Giorgia J8B!t (grazie infinite anche per il cd!) e Flavio. Il ringraziamento naturalmente è da estendersi a tutte le facce sorridenti e gentili che hanno accolto me e la mia “fotografa ufficiale” nel corso della serata. Siete stati, tutti, eccezionali, grandi musicisti e persone ancora migliori. Grazie.
Una menzione d’onore va a Marzia D’Amico, fotografa e amica che è stata sequestrata da me a un paio d’ore dalla serata e che ha avuto l’ardire di mollare tutto e seguirmi nell’impresa. Il suo contributo è stato determinante per portarvi una documentazione visiva della serata, visto che la signorina, solo per la gloria, si è smazzata foto sotto, sopra e dietro palco per tutta la serata. Quindi grazie, veramente di cuore per lo sforzo e l’aiuto preziosissimo, ripagato in null’altro che nuove incredibili avventure e avvertimenti all’ultimo quando si ripresenterà l’occasione. Praticamente un’eroina.






un bellissimo articolo, ringraziamo per essere stati citati, ci teniamo a specificare però che gli organizzatori della serata sono tre e non due: sara, giulia e francesco.
è stato un piacere!
a presto!
Corretto!!! Vi chiedo scusa ragazzi, nell’ansia da chiusura mi è sfuggita!! Mea culpa; un abbraccio e grazie ancora!
Beh veramente un pezzo “con le palle” di Luca… che si basa ovviamente su una band con le palle!!!
Grazie a voi e speriamo di avervi aiutato a farvi conoscere almeno un pochino di più!
ringrazio luca per l’articolo, marzia per le foto e tutta la redazione di inside the game per lo spazio e l’attenzione che ci avete concesso!
a presto e buon lavoro! =)
Quanto vi invidio!
Io ora sono in Svezia, se fossi stato in Italia non avrei esitato un attimo. Amo la musica 8bit (probabilmente, e purtroppo, sono uno dei pochi ‘compratori’ su iTunes di questo genere), ho anche avuto l’occasione di conoscere Unicorn Kid (per il quale ho un debole, devo ammetterlo) in Scozia, e ritengo che sia un’espressione musicale affascinante, specie per me che sono cresciuto con il Game Boy tra le mani.
Quindi ho quale domanda da porvi: come posso tenermi informato per quanto riguarda serate chiptune in Italia? Io vivo a Bologna, e sono sicuro che qualcosa sarà organizzato, essendo una città molto ricca di eventi in questo senso (musica elettronica).
Inoltre, avete mai considerato Electroplankton nei vostri esperimenti? Da semplice giocatore non so se considerarlo come chiptune, ma può essere utilizzato in qualche maniera interessante?
Grazie!
Ciao Marco!
Verso Bologna ti consiglio di tener d’occhio Dr. Bit. Ma confesso di non avere molte notizie di serate micromusic verso Bologna.
Al nord ci sono parecchi eventi soprattutto a Milano e a Torino.
Elektroplankton è un software divertentissimo, ma tuttavia limitato in senso strettamente tecnico per quello che riguarda la musica: mi sembra (qualcuno mi corregga se sbaglio) che non sia possibile nè salvare nè cambiare i suoni. E comunque è praticamente impossibile, almeno per me, regolarsi con le 7 note. Diciamo che è “troppo” intuitivo. Ammetto tuttavia di aver fatto piccoli esperimenti anche con quello. =P
Peccato! In ogni caso tornerò a Bologna d’estate, anche Firenze e Milano sono mete gradite. Comunque mi informerò perché una serata chiptune mi manca qui in Italia (anche se spesso noto che in certe serata di musica elettronica qualche rimando alla musica 8bit c’è spesso, seppur non con gli strumenti del caso).
Riguardo Electroplankton, effettivamente è un software difficile da padroneggiare se si vuol far qualcosa di importante.
Più che altro, mi pare più musica sperimentale che chiptune vera e propria. Qualcosa del genere:
http://www.youtube.com/watch?v=R0egv5seaoY
non è affatto male!
infatti il tipo suona completamente live e con 3 ds: su due gira electroplankton (ognuno dei quali li fa corrispondere ad un synth), mentre sul terzo gira il korg con cui fa la batteria e il terzo synth.
Il risultato finale è comunque molto bello.
Comunque non è chiptune, però è micromusic: c’è da chiarire il fatto che la micromusic racchiude dentro di se un sacco di altri sottogeneri tra cui appunto chiptune, circuit bending ecc ecc… questo giusto per dovere di cronaca =)