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Trip Hawkins: Icaro Digitale [Inside the Museum - Personaggi Storici]

Trip Hawkins: Icaro Digitale  [Inside the Museum - Personaggi Storici]

Da qualche parte del multiverso, roba da Osservatore Marvel, esisterà pure una realtà alternativa alla nostra in cui la grande scommessa digitale di Trip Hawkins abbia avuto successo. In quel particolare contesto, il visionario imprenditore statunitense dallo sguardo magnetico e il sorriso da guru motivazionale, si gode probabilmente i frutti di un impero economico paragonabile a quello di Steve Jobs… E l’intero popolo dei gamer gli è grato, perchè grazie al suo impegno, i videogiochi hanno finalmente effettuato quel salto evolutivo in grado di elevarli al pari delle più complete opere cinematografiche …

Per sua somma sfortuna, da questa parte dello specchio, le cose non sono andate esattamente per il verso giusto, tant’è che oggi il  cognome Hawkins viene abbinato solamente ad una delle epoche più oscure mai registrate nella storia di questo business.

Alla luce di questo “dettaglio” è tragicamente buffo constatare che  la carriera di Trip fosse in realtà iniziata col botto… Insomma, uno che debutta appena ventottenne tra i ranghi del settore Marketing della Apple, per poi fondare ad un solo anno di distanza una certa Electronic Arts sembrerebbe avere il Karma di Gengis Khan, piuttosto che il destino di Jake La Motta. Ed è probabilmente a causa di questa supposizione che le cose presero la brutta piega… Tra il 1982 e il 1990, Mr.Hawkins riuscì infatti ad imbeccare una  serie di vittorie commerciali tanto straordinaria da spingerlo a  ritenere che il rango di Presidente e CEO di una azienda florida come poche e destinata ad un futuro di leadership assoluta, fosse comunque riduttivo per un uomo benedetto dal tocco di Re Mida. Nell’estate del 1991, egli decise pertanto di abbandonare questa carica e sfidare il banco, tentando l’impresa definitiva: creare il sistema da gioco più potente di sempre. Una macchina dalle capacità mai viste prima che, attingendo alla promettente fonte dei “neonati” supporti digitali, sarebbe stata in gardo di trasformare in realtà l’utopistica visione di una piattaforma multimediale in grado di fondere videogame, cinema ed educazione  in un’unica esperienza interattiva.

Fu più o meno da questi propositi che nacque la 3DO Corporation e fu proprio nel tentativo di concretizzarli che Trip investì cifre ciclopiche per i due anni seguenti la nascita della stessa.  In principio, tutti i papabili partner si rivelarono piuttosto entusiasti dell’idea di supportare il lancio di questa console, ma a seguito del fallimento registrato da iniziative parallele quali l’Amiga CD32 e il CD-i della Philips, detti entusiasmi iniziarono velocemente a scemare. A pochi mesi dal debutto della macchina, Trip si trovò pertanto nella scomoda condizone di poter contare soltanto sull’appoggio di una manciata di alleati per tentare la conquista del mercato: Matsushita e Panasonic in ambito Hardware; Crystal Dynamics ed Electronic Arts in ottica software. Viziato da tali premesse, il lancio del 3DO (1994)  non  fu certo all’altezza delle ambizioni del suo vate, e ben presto ci si rese conto che la rivoluzione annunciata con tanto ardore da quest’ultimo durante la fase di sviluppo, avrebbe quantomeno tardato a venire.

3DO CONSOLE

Piuttosto che migliorare col tempo, le cose finirono tuttavia col degenerare molto più rapidamente del previsto: la mancanza di titoli di spicco, unita alle evidenti lacune concettuali riscontrabili nei famigerati Film Interattivi di cui il catalogo della console era zeppo, non tardò di fatti a sminuire la credibilità del progetto. Sicchè, quando in giro si cominciò a parlare dell’ingresso di Sony nel settore, Trip era già costretto a far l’apologia di sè stesso sulle pagine di Edge, ventilando al contempo sibillini proclami di riscossa legati all’imminente  lancio di un chip, l’M2, in grado di arricchire esponenzialmente il potenziale tecnico della sua creatura. Come alcuni ricorderanno, questa ipotetica manna dal cielo non fece neanche in tempo ad atterrare: commercialmente parlando,  il 3DO avrebbe di fatti  tirato le cuoia prim’ancora che l’add-on fosse pronto per il lancio (1996).

Deluso e sconfitto, ma non per questo domo, Trip non si perse tuttavia d’animo. Raccolti gli ultimi risparmi sopravvissuti al grande scialaquamento, egli decise di riconvertire la 3DO Corporation in una semplice third party developer (3DO Company), e per un po’ le cose andarono persino bene. Sebbene il grande sogno fosse svanito e la rivoluzione digitale divenuta una prerogativa del marchio Playstation, il vecchio leone ferito aveva trovato in franchise come Army Men la forza di ricostruirsi una dignità istituzionale. Anche stavolta,ahino,  la pacchia sarebbe però durata relativamente poco: dopo circa 7 anni vissuti a zonzo tra Saturn, PSX, N64, PC, Dreamcast, Game Cube e PS2, anche quest’iniziativa naufragò più o meno miseramente (2003), lasciando di nuovo il nostro a contemplare le rovine delle sue aspirazioni.

Benchè in giro qualcuno si diverta a dire che Trip sia impazzito per i rimorsi accumulati in tanti anni di scelte sbagliate o addirittura morto di crepacuore a seguito delle stesse, i fatti lo danno attualmente ai vertici di una piccola società indipendente chiamata Digital Chocolate, il cui scopo è quello di sviluppare software per dispositivi portatili come  PDA e i cellulari. Nel frattempo la “sua” Electronic Arts domina in lungo e largo il mondo dei videogame, e c’è da scommettere che, dietro quel rassicurante sorriso da Scientology che Hawkins continua tutt’oggi a sfoggiare imperterrito, si celi la muta amarezza propria soltanto dei più grandi giocatori d’azzardo. Quelli che hanno imparato a proprie spese che “chi troppo vuole, nulla ottiene.”

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2 Di risposte a “Trip Hawkins: Icaro Digitale [Inside the Museum - Personaggi Storici]”

  1. Bellissimo pezzo.
    Il 3DO è il perfetto rappresentante di quella che fino ad oggi è stata la generazione hardware più “difficile”, quella con più concorrenti ma dalla quale uscirono vive soltanto la Playstation e, piuttosto malconcio, il Nintendo 64.
    Ma fu anche una generazione dal quale il VG uscì profondamente cambiato, perchè tutte quelle “vittime” furono il prezzo da pagare per trovare una nuova via maestra, che poi è quella che seguiamo ancora oggi, e che ormai è ora di cambiare.

    Per quel che riguarda Hawkins, è stato tanto sforunato quanto artefice del proprio destino: va bene la sfiga e la concorrenza, ma davvero pensava di poter sopravvivere con i giochi degli Army Men? :)

  2. Céline scrive:

    Bella lì Moss.
    Matsushita e Panasonic più o meno sono la stessa cosa, Goldstar e Sanyo sono un’altro paio di maniche ( anche se sono venute un pò dopo) ;-)
    Ricordo quell’intervista su Edge di cui fai riferimento, quella rivista all’inizio era molto ben disposta verso la creatura di Trip ( se non sbaglio il primissimo Edge aveva in copertina proprio il 3DO ).
    Nella suddetta Hawkins rivelava come si era stati ad un soffio dall’accordo fra Sega e 3DO per la distribuzione dell’M2.

    Dignità e Army Men non vanno proprio di pari passo, meglio New World Computing :-P

    Come ha detto Inskin quell’epoca ha sfoltito di un bel pò il panorama di chi può distribuire console.
    Ora come ora il prezzo , solo di annessione, è molto ma molto alto e perdite sono assicurate, tant’è che solo mega-conglomerati hanno una speranza.
    O Nintendo che non vale.

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