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Silent Hill: Shattered Memories, ritorna l’orrore [Recensione]

Silent Hill: Shattered Memories

  • Piattaforma: PS2, PSP, Wii
  • Publisher: Konami
  • Software House: Climax
  • Silent Hill: Shattered Memories, ritorna l’orrore [Recensione]

    Non esiste un tipo solo di paura, e questa è una lezione che il cinema, nel corso di un centinaio di anni, ha imparato alla perfezione: dal terrore esagerato dei film della Hammer, al disagio evocato dagli splatter passando per la strisciante angoscia hitchcockiana per arrivare agli abissi della follia sondati da Lynch, esistono centinaia, migliaia di modi e argomenti per spaventare a morte.  Il videogioco ancora non ha esplorato tutte le possibilità e le occasioni offerte dal genere, e ancora sta portando avanti quelli che possono un po’ essere definiti i primi tentativi nella scoperta di questo terreno vergine, terreno su cui sicuramente questo Silent Hill: Shattered Memories, disponibile per PSP, Nintendo Wii e Playstation 2, si muove bene e riesce anche, un poco, a innovare.

    Il primo passo per approcciare Silent Hill Shattered Memories è quello di tornare indietro nel tempo di circa dieci anni: nel 1999 usciva il primo Silent Hill, la risposta made in Konami a Resident Evil, e i videogiocatori di tutto il mondo scoprivano un universo di terrore morboso, psicologico e strisciante, contrapposto agli zombie d’assalto di Capcom.

    Con questo nuovo episodio la serie torna alle origini, almeno nominalmente, dal momento che Shattered Memories si pone come remake del primo capitolo della saga con protagonista Harry Mason, scrittore in cerca della figlia di 7 anni, dispersa a Silent Hill.

    Nonostante le premesse in comune però i due giochi hanno ben poco a che spartire dal momento che per questa versione riveduta e corretta gli sviluppatori di Climax hanno deciso di imboccare la strada dell’innovazione a 360 gradi: via le vecchie meccaniche, gli snodi narrativi e gli ambienti, che fanno posto a una versione della cittadina americana inedita e più inquietante che mai.

    Il primo e più evidente cambiamento si ritrova nelle meccaniche di gioco dal momento che in questo capitolo gli orrori che abitano la provincia non possono essere affrontati in nessun modo; negli ultimi capitoli i giocatori avevano assistito a una sorta di deriva per cui i protagonisti del gioco erano in grado di utilizzare le tecniche più disparate per liberarsi delle aberranti creature che si trovavano di fronte, compreso il prenderle a pugni fino a farle stramazzare a terra, e se da una parte non era da poco l’oggettiva soddisfazione di poter finalmente riempire di mazzate i mostri che abitano la cittadina, d’altro canto bisogna ammettere che il risultato di tale scelta stilistica era di snaturare non poco l’atmosfera di impotenza su cui fa perno la saga.

    In Shattered Memories si fa tabula rasa di tutto questo, come già accennato Harry posto di fronte alle creature ha una sola possibilità: quella di scappare più velocemente possibile e sperare di non essere raggiunto; nessuna alternativa.

    La scommessa, c’è da dire, riesce e il risultato porta alla creazione di alcune delle più frenetiche sequenze mai viste in un videogioco: quando Silent Hill si trasforma e viene ricoperta dal ghiaccio, che costituisce il passaggio dalla realtà all’incubo in questo episodio, il giocatore viene assalito dal terrore e si può solo scappare senza avere il tempo di guardarsi intorno finchè la situazione non torna alla normalità. Nessun’altra azione è permessa, ne’ tantomeno è possibile fermarsi per capire dove ci si trovi o dove si stia andando, in una situazione di urgenza totale e assoluta che riesce pienamente a comunicare un senso di impotenza e spasmodico terrore.

    Una volta terminata la fuga, sempre relegata a una sequenza ad hoc, non finisce però l’incubo, sostituito da un inquietudine strisciante e morbosa: tutta la città è piena di oggetti e ricordi che possono essere scoperti utilizzando il cellulare di Harry, ed è in quello che raccontano la vera innovazione narrativa del gioco. I sentimenti che aleggiano a Silent Hill sono tutti legati a storie piccole e inquietanti: da un litigio in famiglia che potrebbe aver a che fare con un tradimento a una prostituta costretta a vestirsi come la figlia del proprio cliente, passando per una possibile violenza sessuale o la storia della morte accidentale di un ragazzo, il realismo è la vera innovazione del titolo.

    Un realismo cattivo e aspro, velato ma senza mezze misure raccontato tramite SMS e messaggi vocali che suggeriscono una situazione di calma apparente sotto la quale, come in quel capolavoro che è Twin Peaks, si nasconde l’orrore quello vero, quotidiano e banale.

    L’effetto, si può immaginare, è travolgente: la ricerca di Harry Mason passa in secondo piano e a conquistare il giocatore sono gli anonimi protagonisti di queste minuscole, agghiaccianti perle.

    A guidare Harry nella cittadina arriva la seconda innovazione a livello di gameplay: un cellulare con funzioni di mappa, blocco per gli appunti, macchina fotografica e, ovviamente telefono. Nessun hud ingombrante, quindi, dal momento che lo schermo è sempre libero e qualunque questione “amministrativa” può essere svolta dal telefono. Un altro motivo di innovazione legato al mezzo si trova ancora una volta nell’aspetto narrativo: Silent Hill è piena di cartelloni e messaggi con numeri di telefono da chiamare per ascoltare brani di conversazione, storie e dialoghi che contribuiranno a calare il giocatore nell’atmosfera generale. In questo senso è importante anche la presenza di uno psicologo, che interromperà il gioco in determinati momenti per porre domande sempre più imbarazzanti al giocatore; domande le cui risposte saranno utilizzate per tracciare un profilo psicologico che il gioco stesso si premurerà di utilizzare contro il personaggio: i mostri e le creature da anonimi si trasformeranno nel peggiore incubo dell’utente, e così alcune ambientazioni si modificheranno a seconda delle risposte date; un tocco di classe non male.

    Grafica e sonoro sono quelli a cui gli appassionati sono abituati: luoghi cupi e “non musiche” ambientali che propongono un mix di rumori meccanici e note allungate e dilaniate che non possono non fare atmosfera. La ruggine e il sangue degli episodi precedenti sono sostituiti da neve e ghiaccio, veri protagonisti dell’incubo che avvolgerà il personaggio: tormente, fondali imbiancati e personaggi secondari congelati nella routine quotidiana fanno da sfondo al terrore, per un risultato di sicuro effetto.

    Una produzione, insomma che sembra prediligere il comparto narrativo, volendo dare in mano al giocatore un ambiente, delle storie, un’atmosfera in cui la storia di Harry Mason è quasi solo un pretesto.

    Un gioco veramente terrificante che si staglia su decine di altri tentativi che vogliono con effetti speciali riuscendo grossolanamente. Silent Hill: Shattered Memories è vero, le situazioni realistiche ed è proprio per questo che riesce a fare paura, a far star male; un traguardo non da poco, specialmente se sorretto da un gameplay che rende il viaggio piacevole da giocare e da affrontare e che da l’idea di essere il mezzo migliore per proporre le situazioni che gli sviluppatori si propongono di raccontare.

    Un piccolo, riuscitissimo capolavoro come non se ne vedevano dal secondo episodio della serie; un gioco, forse l’unico, capace di entrare dentro e rimanerci dopo una partita, finchè non si riaccende la luce e si va a scuola o al lavoro; e anche lì, sotto il sole, il dubbio che l’incubo non sia ancora finito riesce a presentarsi alla mente, ed è un grandissimo risultato.

    Inside The Game

    • Una città piena di segreti inquietanti
    • innovativo nei "non scontri"
    • atmosfera terrificante che resta dentro

    Outside The Game

    • Su PSP non è facilissimo farsi catturare dall'ambiente
    • divisione un po' troppo netta tra gli incontri con i nemici e la "normalità"
    Voto:

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    5 Di risposte a “Silent Hill: Shattered Memories, ritorna l’orrore [Recensione]”

    1. Killy77 scrive:

      Aspettavo da tempo un survival horror dove bisogna scappare e basta in perfetto stile Survival Horror e il fatto che questo avvenga anche a livello facile e normale e’ senza dubbio un bene. Peccato non arrivi anche su X360 e PC, ma questo e’ sicuramente un gioco di prima categoria.

    2. Dollmasterz scrive:

      mamma mia davvero!!! ormai survival horror come questi non se ne fanno proprio più, basta pensare a quell’aberrazione di resident evil 5

    3. Pablus scrive:

      Un motivo in più per riaccendere il WII, dopo aver spento la luce :)

    4. ViewtifulMee scrive:

      E’ effettivamente quello che mancava, forse più dal punto di vista narrativo che da quello puramente di gioco….a questo punto però non posso non chiedermi perchè cavolo non abbiano tenuto Climax per il prossimo episodio…ne dobbiamo vedere uno molto bello ogni 10 anni, di Silent Hill?

    5. Kyle Hyde scrive:

      Io anche se non l’ho finito ci ho giocato. Devo dire che il fatto di non poter sconfiggere i mostri come negli altri Silent Hill mi ha lasciato davvero di stucco, ma in modo positivo, in questo modo si sente di più la pressione del momento, soprattutto quando ci si nasconde per non farsi prendere dai mostri, che tensione! Comunque a me è sempre piaciuto di più Silent Hill che Resident Evil, anche perchè il 4 non mi sembrava più survival horror, ma solo un gioco di sparatoria (figuratevi che io non gioco a giochi tipo Silent Hill perchè penso di avere troppa paura, Resident Evil 4 non mi ha proprio spaventato), ma non posso commentare sul 5 visto che non l’ho mai visto.

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