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Infinite Space: la fantascienza su Nintendo DS [Recensione]

Infinite Space

  • Piattaforma: Nintendo DS
  • Publisher: Sega, Halifax
  • Software House: Nude Maker, Platinum Games
  • Infinite Space: la fantascienza su Nintendo DS [Recensione]

    Un giovane, la sua voglia di fuggire da una realtà che lo limita, il non avere delle radici, o forse non conoscerle e infine un mondo vasto e inesplorato, tutto da scoprire insieme a decine di compagni di viaggio; alcuni destinati a un incontro fugace, altri pronti ad accompagnarlo verso l’infinito e oltre. Un canovaccio classico che più classico non si può, quello del viaggio di crescita e formazione incontro a un fato più grande, usato e abusato da centinaia di produzioni videoludiche. Nel caso di Infinite Space per Nintendo DS però la ricerca di originalità entro i binari prestabiliti porta Platinum Games nello spazio, con risultati altalenanti.

    Mugen Koro (questo il titolo giapponese del gioco) fa parte di quella rosa di titoli sviluppati da Platinum Games per Sega a partire dal 2008 ed è fondamentalmente uno dei pochi veri tentativi di portare nell’ambito JRPG una fantascienza senza compromessi. Eliminati i fronzoli che facevano sì che il genere rimanesse ancorato agli stilemi fantasy del genere, Infinite Space non ha paura di arrivare lì dove pochi sviluppatori orientali si siano spinti prima, con una trama che, fermo restando il canovaccio iniziale, guarda forse più all’occidente che non in casa propria.

    Il protagonista è come già detto il tipico ragazzo “speciale”: Yuri, che lavora come tecnico sul proprio piccolo pianeta, ma sogna le stelle, e riesce a raggiungerle già dalle prime battute del gioco. Dopo aver incontrato Nia, prorompente trafficante intergalattica, il nostro si vede consegnare la propria prima astronave, grazie alla quale può abbandonare il pianeta natale e andare in cerca di avventure contro pirati e governi corrotti, seguendo le tracce di un antico e misterioso oggetto lasciatogli dal padre.

    I punti cardine del genere ci sono tutti, insomma, ma è particolare il modo in cui verranno portati avanti: i colpi di scena non sono mai troppo prevedibili e la caratterizzazione degli oltre 100 personaggi che si incontrano nel corso dell’avventura è sempre di un certo spessore, anche quando, per esigenze di narrazione, si limita ad esprimersi attraverso un paio di battute: Yuri naturalmente cresce e spesso e volentieri si trova a essere più spietato di quanto non credesse egli stesso e il giocatore con lui, in un insieme di belle sorprese e momenti di tensione per una trama che strizza l’occhio più a “Le guide del tramonto” di Arthur C. Clarke che non a Gundam.

    Prima di approfondire il gameplay mi si permetta di levarmi immediatamente un sassolino dalla scarpa, sfatando un mito costruito da altre recensioni: Infinite Space non è assolutamente un gioco difficile; non sono complicati gli scontri, ne lo è orientarsi all’interno dei vari mondi, ma, e qui casca l’asino, nulla viene spiegato delle varie meccaniche, ne’ sul manuale di istruzioni, ne’ nello scarnissimo tutorial presente, rendendo di fatto impossibile capire come utilizzare al meglio le varie funzioni prima delle 10-15 ore di gioco.

    Una scelta che risulta ovviamente incomprensibile e ingiustificabile, specialmente se riguarda un prodotto che possiamo tranquillamente considerare di nicchia rispetto a tanti altri, e quindi ancora più bisognoso di educare il giocatore e prenderlo per mano.

    Per proseguire nel gioco è necessario spostarsi da un pianeta all’altro e frequentarne le taverne per innescare gli eventi che portano avanti la trama; nel corso degli spostamenti la nave del protagonista è soggetta ai classici incontri casuali con navi avversarie, che si svolgeranno in una schermata separata.

    La flotta disporrà inizialmente di tre possibilità: un attacco normale, una schivata e il fuoco di sbarramento; ognuna di queste azioni corrisponde a un costo che viene scalato dalla barra d’azione posta al lato dello schermo, la quale si riempie in tempo reale con una rapidità che dipende dallo stato di affaticamento dei motori della nave stessa, parametro dipendente dalla distanza percorsa sulla mappa prima del combattimento.

    In seguito a queste tre opzioni se ne aggiungono altre tre (assalto all’arma bianca, attacco con i caccia e armi anti aeree per difendersi dai caccia), oltre a una serie di attacchi speciali che cambiano a seconda delle posizioni dell’equipaggio.

    La flotta può essere organizzata secondo tre linee e ogni nave ha una propria portata di attacco, che fa sì che quelle nelle posizioni più arretrate siano meglio difese ma abbiano più difficoltà a portarsi a una distanza dal nemico utile per scaricare l’intero arsenale.

    Ogni nave è personalizzabile con una serie di moduli che ne aumentano determinate statistiche, rendendo di fatto possibile, una volta compresi gli effetti di queste sui risultati in battaglia, creare l’armata perfetta per ogni occasione. Alle statistiche dei veicoli si affiancano quelle dei personaggi, che sarà necessario sfruttare al meglio destinandoli alle posizioni più congeniali secondo una tabella di capacità che lascia pochissimo spazio alla sperimentazione: perchè mettere un personaggio con uno scarso valore di artiglieria ai cannoni, quando so che invece sarebbe ottimo al radar o in infermeria?

    Esiste anche un sistema di combattimento all’arma bianca (fortunatamente poco sfruttato), basato sulla statistica corrispondente della ciurma e su un rapporto del tipo sasso-carta-forbici; peccato che non avendo idea di cosa utilizzerà l’avversario prima che lo faccia il tutto diventi spesso e volentieri un discorso squisitamente aleatorio e non sarà difficile ritrovarsi sconfitti per caso con il triplo degli uomini dell’avversario.

    Purtroppo la lunga e ostica curva d’apprendimento non coincide necessariamente con una effettiva profondità di gioco: Infinite Space non permette quasi mai grosse varianti nell’approccio ai combattimenti, nel corso dei quali basterà spesso e volentieri impostare la schivata, allontanarsi fino al riempimento della barra d’attacco, mettersi alla portata dell’attacco nemico e attaccare dopo quest’ultimo, ripetendo la sequenza fino allo svenimento.

    Nonostante tutti i problemi evidenziati comunque, Infinite Space è capace di dare grandi soddisfazioni: come accennato la personalizzazione delle navi è una questione ampia e complessa, che si riflette direttamente sul modo di combattere e di viaggiare tra i pianeti; trovare l’assetto ideale per una specifica battaglia o per affontare le scaramucce di tutti i giorni da la sensazione di essere veramente il comandante della propria flotta, costruita con lavoro e sudore e in grado di affrontare i pericoli coraggiosamente e nonostante le sbavature.

    Altro punto di merito è il character design di Sawaki Takeyasu (personaggi) e Junji Okubo (mech design), affascinanti e vari i protagonisti del gioco rimangono impressi per i dialoghi, le azioni e l’aspetto, che non sempre segue pedissequamente i cliché, ma cerca di andare oltre. Lo stesso dicasi per i mezzi, che seguono i confini della fantascienza occidentale e sembrano creati apposta per contravvenire al design sci fi orientale. Non sempre all’altezza della situazione sono purtroppo le grafiche in 3D: le possibilità del Nintendo DS vengono probabilmente messe a dura prova, complice anche l’indubbia ampiezza dell’avventura, ma evidentemente non è abbastanza, e troppo spesso navi, colpi e spazio si risolvono su schermo con un ammasso di pixel.

    Stupisce per l’ottimo livello la colonna sonora del gioco, composta da Masafumi Takada, ex compositore feticcio di Suda51 in Grasshopper. Takada abbandona le pretese elettroniche e crea un commento sonoro degno di una space opera a puntate: epico, potente, classico ma che non disdegna incursioni nei territori delle sonorità anni ’70/’80 (pensateci, l’epoca d’oro di un certo tipo di cinema fantascientifica), in un miscuglio che risulta godibilissimo anche nelle cuffie del proprio Ipod.

    D’altro canto il signor Takada è uno dei “nuovi dei” dell’OST da videogioco, in grado di stupire e creare brani eccezionali in qualunque produzione si trovi a lavorare.

    Una produzione di luci e ombre, insomma, esattamente come l’immagine di Yuri (come Gagarin, finezza non da poco) che accompagna il giocatore sullo schermo superiore. Un gioco pieno d’atmosfera e di indubbio fascino, con meccaniche interessanti viziate da una certa ripetitività, pressapochismo nella realizzazione e con l’enorme colpa di dover essere svelato poco a poco e nel peggiore dei modi. Consigliato a chi ama il genere, naturalmente, e a chi abbia la costanza di mettersi a raffinare un blocco di carbone finchè non diventi un piccolo, piccolo diamante.

    Inside The Game

    • Bei personaggi
    • Ampia e soddisfacente personalizzazione
    • Ambientazione originale

    Outside The Game

    • 15 ore per imparare le basi?
    • Grafica in 3d non proprio eccezionale
    • A volte ripetitivo
    Voto:

    Interessante

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    7 Di risposte a “Infinite Space: la fantascienza su Nintendo DS [Recensione]”

    1. Dollmasterz scrive:

      non sai quanto attendevo questa recensione!!!

    2. Ahia….:)
      spero sia all’altezza delle aspettative!

    3. Pablus scrive:

      Bella recensione.
      Ha il merito di funzionare da Tutorial e ottima intro per chi si vuole avvicinare al gioco nonchè far tornare sui propri passi chi lo aveva mollato dopo poco, come il sottoscritto.

    4. Master of Disguise scrive:

      Tanto per sapere, ma il gioco è tradotto in italiano o solo in inglese.?

    5. ViewtifulMee scrive:

      @Paolo: l’intenzione era anche quella di condividere una serie di piccole scoperte per riuscire a dare almeno una vaga infarinatura a chi vuole giocarci…
      @Master of disguise: il gioco è tutto in inglese

    6. Master of Disguise scrive:

      Ecco lo sapevo…vabbè che lo capisco, ma non voglio perdermi pezzi di trama e gameplay purtroppo…grazie per la risposta!

    7. Pablus scrive:

      Mi sono nuovamente messo in viaggio tra pirati Spaziali :)

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