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Videogiochi ed arte: Roger Ebert ammette di averla sparata grossa [dibattito]

Videogiochi ed arte: Roger Ebert ammette di averla sparata grossa [dibattito]

Roger Ebert ha ammesso il suo errore. Ha valutato un’intero media senza averlo mai provato, senza averlo mai “giocato” e l’ha valutato in maniera sbagliata. Fortunatamente è tempo di un mea culpa che, tutti i gamer incalliti e i difensori della cultura del videogioco, apprezzeranno moltissimo. Ma andiamo con ordine.

Lo scorso aprile Roger Ebert che, per i più pigri di voi che non vogliono leggere wikipedia, è un critico cinematografico americano stimatissimo (l’equivalente del nostro Paolo Mereghetti) aveva scritto sul suo blog qualcosa come “I videogiochi non saranno mai arte”. La frase, lapidaria, aveva gettato nello scompiglio molti sostenitori e amanti del personaggio nonchè gli amanti del cinema e dei videogiochi. Se addirittura Ebert aveva dichiarato una cosa simile le speranze di avere un riconoscimento “alto” per le nostre amate “Opere multimediali interattive” si assottigliava sempre di più. Sto scherzando, ovviamente, credo che nessuno di noi desideri davvero un riconoscimento di alcun tipo per i videogames: personalmente, finchè mi divertirò e mi stimoleranno, ci giocherò. A tal proposito direi che la frase giusta è prendi l’arte… ma puoi anche metterla da parte del nostro @ntonio con cui sono molto d’accordo. Il messaggio è il seguente: se un giorno i videogiochi saranno riconosciuti come arte… bene. Sennò… bene lo stesso ;)

Fatto questo lungo preambolo torniamo alla frase “I videogiochi non saranno mai arte”. Il magico Robert l’aveva pronunciata forse un po’ troppo di getto o quantomeno senza pensarci troppo poichè oggi sul suo blog ospitato dal Chicago Times ha scritto un post intitolato “Okay, Kids, Play on my lawn” che tradotto suona tipo “ok ragazzi, giocate nel mio giardino”. Vi consiglio di leggere il post ma come al solito, per coloro i quali non conoscano il significato della parola “leggere” ma che invece conoscono bene la parola “riassunto”, vi spiego in due righe di cosa parla.

Fondamentalmente Ebert ha ammesso che la frase incriminata sarebbe stato meglio tenerla per sè perchè, nonostante lui continui a pensarla così, è da stupidi parlare di qualcosa che neanche si conosce. Ebbene si, Robert non ha mai giocato a nessun videogioco che possa aspirare a definirsi arte. Anzi, probabilmente, non ha mai giocato a nessun videogioco, punto! Insomma la sua era solo “teoria” gli mancava la pratica… peccato però che un videogioco senza “pratica” non sia un videogioco ma qualcosa tipo “un noioso insieme di immagini, ripetitive, con cui qualcun’altro si sta divertendo”.

Beh, tutto è bene quel che finisce bene, direi anche se ho la netta sensazione che siano stati i 4500 commenti di gamers arrabbiati come una locusta in calore ad aver fatto tornare Roger sui suoi passi piuttosto che un naturale ripensamento e conseguente ammissione di colpa. Certo rimane comunque apprezzabile riconoscere il proprio errore ma, a mio avviso, la regola che è meglio stare zitti quando si ha la possibilità (evitando di parlare di cose che non si conoscono), piuttosto che aprire la bocca e dargli fiato vale anche per i guru e non solo per le persone normali.

Avete mai letto un post scritto da me su un argomento sconosciuto come ad esempio il porno? No vero? Immaginavo :)

Il motivo di questa assenza, ovviamente, non è certo perché io non sia un guru, ma semplicemente perché non ho mai visto un filmetto porno in vita mia! (ma che c’ha il mio naso… è strano… sembra allungarsi)

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4 Di risposte a “Videogiochi ed arte: Roger Ebert ammette di averla sparata grossa [dibattito]”

  1. @NtonIo scrive:

    Insomma, siamo sempre allo stesso punto. Che a sancire cosa sia Arte o meno sia un critico, seppure rinomato, poco c’azzecca. Il problema è sempre lo stesso, ossia domandarsi se davvero ci sia bisogno che “qualcuno” debba per forza riconoscere “qualcosa” ai videogiochi.

    La mia credo di averla già esposta nell’articolo che ho pubblicato qualche tempo fa, ma è chiaro che una discussione di questo tipo si presta ad un dibattito potenzialmente “senza fine” – almeno sino a quando non se ne verrà a capo.

    Di conseguenza, ribadisco, è giusto porsi delle domande, così com’è giusto che si discuta a riguardo. Ma non ci si scandalizzi se determinati riconoscimenti non arrivano. Certe cose avvengono mediante processi del tutto spontanei – se proprio devono avvenire – senza bisogno di alcuna forzatura da parte di chicchessia.

  2. Killy77 scrive:

    Veramente sul porno mi hai girato qualche link spiegandomi accuratamente perchè quell’attrice e quella scenografia sono meglio di tante altre :)

  3. Master of Disguise scrive:

    Mmmmmh…Roger o Robert??? XD

  4. strider scrive:

    È l’eco mediatica presso la società a suscitare l’interesse degli studiosi, e quindi una sana discussione sulla natura artistica del videogioco. Ma nel momento in cui Ebert giudica il mezzo unicamente per sentito dire, commette una gaffe che questo improvviso rollback non cancellerà di colpo: l’accaduto ribadisce soltanto il pregiudizievole atteggiamento delle autorità culturali nei confronti del videogame, di cui ignorano volutamente caratteristiche e potenzialità.

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