Dove l’anime son sospese… [Recensione di Limbo]

Limbo

  • Piattaforma: XBox360
  • Publisher: PlayDead
  • Software House: PlayDead
  • Dove l’anime son sospese… [Recensione di Limbo]

    «Or discendiam qua giù nel cieco mondo»,

    cominciò il poeta tutto smorto.

    «Io sarò primo, e tu sarai secondo».

    Così si apre questa nostra breve ma appassionata disamina. Abbiamo voluto addossare l’onere introduttivo al Sommo Poeta, che così faceva parlare il suo “Maestro” allorché, nel Quarto Canto dell’Inferno della Divina Commedia, i due si apprestavano a percorrere il Limbo.

    Questo luogo, a dispetto della confusa e faziosa vulgata odierna, ha sempre fatto parte di quelle verità dogmatiche proposte dalla Chiesa Cattolica e strenuamente difese dalla sua Tradizione. Non rileva la presunta “abolizione” imputata all’attuale papa Benedetto XVI, dato che il suo non fu un pronunciamento in materia di Fede – ambito in cui nemmeno lui può in alcun modo apportare modifiche o anche semplici “smussamenti”.

    Senza però addentrarci in poco opportune disquisizioni teologiche, basti evidenziare come il Limbo abbia da sempre indicato quel luogo in cui finiscono, dopo la morte, tutte le anime non battezzate. Rinviamo ogni disputa a riguardo alle sedi più indicate, nonché a redattori più competenti – non il sottoscritto, quindi.

    Per dovizia d’informazioni, approntata una celere e superficiale ricerca su Google, il sottoscritto ha inoltre cercato altri rimandi al vocabolo in questione. Per via della scarsa lena dello scrivente, ahinoi, l’unico altro risultato degno di nota riguarda la celebre danza di origine caraibica. Compreso non esser questo il contesto appropriato, lo stesso ha preferito chiudere il browser e limitarsi alle sue modeste conoscenze/capacità.

    Ma in fondo, l’unica cultura di cui bisogna immancabilmente disporre per saper leggere un’opera come questo Limbo è quella del buon degustatore di opere. E badate bene: avrei potuto essere più specifico – e ne avrei avuto ben donde – riferendomi ad opere di stampo videoludico. Ed invece no, perché il palato cui alludiamo deve essere abbastanza preparato per recepire sapori che non possono rimanere confinati ad un settore specifico.

    Assimilare Limbo non significa semplicemente “giocarlo”. Significa studiarlo, significa soprattutto amarlo. Sì, perché la corretta percezione di questo titolo è necessariamente proporzionata al grado di amore che sarete disposti ad elargirgli. Al di là degli enigmi e di ogni altro pretenzioso sospetto, non c’è altro modo per essere “toccati” da questo allucinante viaggio.

    E i limiti di un bieco settorialismo da provinciali emerge prepotentemente all’atto di redigere una recensione mediante criteri e strutture fortemente ancorati ai classici schemi della critica di tutti i giorni. Anche volendo forzare tale processo, ci si rende conto di come Limbo sfugge nettamente a categorie trite e ritrite come “trama”, “gameplay”, “grafica” e via discorrendo.

    Per progetti fuori dal comune necessitano chiavi di lettura altrettanto irrispettose delle convenzioni ampiamente assodate. Conseguentemente, non vi diremo se il gioco sia bello o sia brutto, né se le meccaniche appaiano incisive o meno. Cercheremo di farvi capire, nei limiti delle nostre possibilità, per quale ragione Limbo vada testato come e più di altri giochi. Sperando di non aver disatteso le aspettative dei nostri lettori, inoltriamoci in questa difficile trattazione.

    Il nostro piccolo alter-ego virtuale altro non è che un bimbo, così come ce ne sono tanti. Non sappiamo perché si trovi lì, né come ci sia finito. Già qui, nelle primissime, immediate battute, si manifesta quella propensione, spiccatamente votata al surreale, che permea l’intera opera di PlayDead. Guardatosi intorno, circondato da un’ambientazione ed un’atmosfera che definire oniriche è dire poco, il piccolo comincia ad intraprendere il suo percorso. Nessuna domanda, neanche una parola.

    Eccoci quindi scaraventati in pasto ad una realtà troppo avulsa dai soliti schemi per farsi anche solo una vaga idea di ciò che sta succedendo. Non è dato sapere perché proseguire, ma il bimbo sente l’insopprimibile esigenza di andare avanti, e noi insieme a lui. Dobbiamo affrontare ostacoli, tanti! Ma solo questa strana “forza” che ci spinge ad andare “oltre” riesce a traghettarci da un punto all’altro, costituendo un ausilio fondamentale al fine di barcamenarci in mezzo alle tremende insidie posteci dinanzi.

    Talvolta è l’astuzia la valvola da aprire, altre invece la pura abilità. Non si tratta di essere bravi o meno, quanto di comprendere l’esatta possibilità che si cela dietro quella specifica scelta di game design. Perché, a livello meramente pratico, è questo Limbo: una serie di invettive ai designer tutti, chiamati a raccogliere questo monito al fine di perfezionare al meglio il loro operato.

    E che questo non debba rimanere un silente grido inascoltato, lo si intuisce ancor più nell’armoniosità dell’espletamento di tali scelte, sempre funzionali e meritevoli di un certo plauso. La scienza, nonostante tutto, sembra essere l’ospite più gradito.

    Quasi a voler lanciare un monito ben più nobile, gli sviluppatori danesi hanno inteso coniugare il carattere palesemente visionario di Limbo a leggi precise della Fisica. Come a volere far convivere il fisico col metafisico, in una lodevole ricerca tesa alla conciliazione di due realtà che, in quanto tali, non si escludono reciprocamente. Non a caso la cura riposta su quest’aspetto è piuttosto evidente, a cagione di una progressione che non può fare a meno del ricorso a certe meccaniche. In altre parole, senza una buona Fisica, vano sarebbe stato gran parte dello sforzo profuso dagli sviluppatori.

    Il senso di appagamento da cui si viene investiti, successivamente alla risoluzione di quel determinato punto, è davvero indescrivibile. Tanto quanto l’amarezza per essersi lasciati sopraffare dall’impazienza, delegando ad altri un “compito” che a noi e noi soltanto spettava – ed è proprio per questo che il vostro prode redattore ha chiesto aiuto in un particolare punto: affinché potessi discutere a riguardo con cognizione di causa (dannata inversione gravitazionale!).

    Ma Limbo è ancora di più. Un viaggio nei meandri introspettivi di coloro che quello scenario l’hanno pensato e poi creato, in cui la cura per i particolari denota uno spropositato interesse nei riguardi di questo (come piace definirlo a me) sognante mondo. Interesse che si traduce in fiducia verso i suoi mezzi e le sue potenzialità. Un proclama ad un settore che chiama sé stesso a migliorarsi: il Videogioco è di più, dategli solo la possibilità di dimostrarlo!

    Ed è soltanto dopo aver maturato tutto ciò che si riesce a leggere tra le righe di un’opera che può prestarsi a svariate interpretazioni. La nostra? Beh, la nostra passa attraverso gli occhi di un bimbo, unica parte “illuminata” di un esile corpicino totalmente avvolto dall’oscurità, che osserva un suo coetaneo dall’altra parte di un fossato. Distanti perché posti a qualche metro di distanza l’uno dall’altro, i due comprendono in un sol lampo di essere molto più vicini rispetto a quello che avevano creduto.

    E sarà bello pensare che, qualora fosse vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, dove c’è riconoscenza la perseveranza viene premiata (così come recita l’Obiettivo che descrive il completamento del gioco). Mantenere integro quel bagliore di luce, allora, sarà la sola via di salvezza alla quale sarà giusto aspirare in vista di un mondo in cui il nostro, personalissimo ed inalienabile premio ci attende al varco.

    Inside The Game

    • Tutto

    Outside The Game

    • Niente
    Voto:

    Capolavoro

    Come valutiamo i giochi

    Questo post è stato scritto da:

    - ha scritto 79 articoli su Inside The Game.

    Contatta l'autore

    Commenti

    Commenti

    10 Di risposte a “Dove l’anime son sospese… [Recensione di Limbo]”

    1. Bellissimi i pregi e i difetti! :) Direi geniali!

    2. Inquietantissimo…..un po’ ricorda i vari esperimenti della tale of tales….

    3. Redwind scrive:

      Gran bel titolo, e gran bella rece.

    4. Ho molto apprezzato la demo. Molto molto bello, forse rigiocabilità pari a zero ma come dicono a Oxford e Yale… ‘STI GRAN TURBO CAZZI!!! :D

    5. Alucard scrive:

      Forse visivamente parlando è il gioco più affascinante che abbia visto quest’ anno.

    6. cr4sh scrive:

      mio subiterrimo!!!!

    7. @NtonIo scrive:

      Il francesismo in salsa anglofona del buon Massimo ci sta tutto! :P

      La quasi inesistente rigiocabilità di Limbo non può essere eretta a pretesto per un mancato acquisto. E’ vero, 1200 MP sono oggettivamente troppi, ma se ne spendono molti di più per stronzate prese pure usate o dai rivenditori esteri.

      Indi per cui acquistatelo, giocatelo, vivetelo e amatelo! Tra l’altro per gli “achievements-hunter” sarà necessario almeno un secondo giro per certi Obiettivi… ;-)

    8. Dexter scrive:

      Il mio primo acquisto non appena tornato dalle vacanze!

      Sul prezzo sono con @nto: meglio 1200 MS Points per Limbo o circa 70 euro per l’ennesimo PES?

    9. Fucktotum scrive:

      Faccio l’avvocato del diavolo (ma anch’io sono dei “vostri”). PES si rivaluta tutto l’anno e dura 365 giorni, Limbo no.
      Vedere sopra per la mia risposta vera :D

    10. Dexter scrive:

      @Max: avvocato anche lei qui (non ci fare caso, parlo con il tuo sdoppiamento di personalità)! Quello che lei dice è vero, io per primo giochiccio a PES (o FIFA) quasi tutto l’anno, ma sempre consapevole che a Novembre dovrò sborsare altri 70 pippi per la nuova uscita, con squadre aggiornate e “sensazionali innovazioni di Gameplay”. Ben vengano giochi come Limbo e i suoi 15 euro, fosse costato 60 forse l’avrei preso comunque.

      In ogni caso, egregio avvocato, parte del suo discorso è molto condivisibile.

      Turbocazzuti sauti!:D

    Trackbacks / Pingbacks


    Rispondi