Shin Megami Tensei Persona arriva su PSP in Europa [recensione]

Shin Megami Tensei Persona

  • Piattaforma: PSP
  • Publisher: Atlus
  • Software House: Atlus
  • Shin Megami Tensei Persona arriva su PSP in Europa [recensione]

    Il Giappone contemporaneo, un gruppo di studenti coinvolti in una faccenda misteriosa, torme di demoni che vagano per le strade, leggende metropolitane che diventano realtà…Non si tratta della trama dell’ennesimo anime che andrà ad allietare le serate degli appassionati, ma del canovaccio di Persona, RPG di Atlus che pochi giorni fa è finalmente arrivato sulle PSP europee.

    Era il 2006 quando Atlus, storica software house nipponica, rivoluzionava anche in occidente il modo di pensare gli RPG con il terzo episodio della serie Persona, riscuotendo enormi successi tra critica e appassionati. Un passo che ha portato la casa madre a dar seguito al successo con Persona 4 prima e con una versione riveduta e corretta di Persona 3 poi, entrambe giunte sui nostri lidi. Evidentemente i giocatori europei si sono dimostrati ricettivi, perchè proprio in questi giorni è approdato su Playstation Store anche il remake del primo episodio, Revelations: Persona ( rinominato semplicemente Shin Megami Tensei Persona per l’occasione) che usci in Giappone e USA ormai un annetto fa.

    Il gioco si propone come una sorta di versione director’s cut dell’episodio pubblicato nel 1996 in Nord America. Ai tempi, in parte per motivi di correttezza politica, in parte per tentare di rendere il gioco più appetibile a un pubblico anglofono, erano stati molti i tagli e le modifiche praticati sul software. Tra i vari tagli, comprendenti anche aspetto e carattere dei personaggi, la cosa più importante è stata di certo l’eliminazione di un’intera branca della storyline del gioco, la cosiddetta “Snow Queen’s Quest“. Un aspetto fondamentale, dal momento che Persona si divide in due sentieri narrativi alla metà del gioco, e a seconda di quello scelto dal giocatore finale, incontri e personaggi vengono modificati in maniera radicale.

    Doverosa quindi questa riedizione per gli appassionati, che possono godere di una nuova traduzione di alta qualità (Atlus USA è conosciuta per avere alcuni tra i migliori traduttori sul campo) di grafica e sonoro migliorati, del character design originale dei personaggi, nomi in giapponese compresi, e ovviamente della famosa “storia perduta” del gioco, qui naturalmente riproposta in versione integrale.

    L’impianto di gioco rimane invariato: la squadra si sposta su una mappa e una volta entrata in un dungeon passa a una visuale in prima persona che ricorda vagamente i vecchi RPG americani, Eye of the Beholder in primis. Una volta incontrato un avversario si torna a una classica visuale isometrica con party e avversari schierati uno di fronte all’altro.

    Il sistema di combattimento riserva le sue sorprese, specialmente per chi non è abituato alla serie. Ogni personaggio ha una posizione e ogni arma una gittata, rendendo necessaria un’organizzazione dello schieramento che ricorda necessariamente uno strategico a turni. Le particolarità che hanno da sempre distinto Persona sono però due: la possibilità di dialogare con gli avversari e l’utilizzo degli stessi Persona.

    All’inizio del combattimento è possibile non solo lanciarsi in attacchi alla cieca rivolti ai demoni di turno, ma anche tentare di intrattenere un dialogo; ogni mostro ha una propria personalità, definita con l’utilizzo di due o tre aggettivi, e ognuno dei nostri personaggi dispone di un numero di azioni che vanno utilizzate con saggezza per conquistare la fiducia e l’amicizia di chi abbiamo davanti. Che si tratti di un balletto, di una strizzatina d’occhio, di una seria discussione scientifica o di una minaccia, l’importante è che funzioni, al fine di ottenere oggetti, denaro o importantissime carte, necessarie per insegnare nuove abilità ai Persona in possesso della squadra e ottenerne di nuovi.

    Ognuno dei protagonisti del gioco infatti dispone della possibilità di invocare Persona. Il termine, preso dalla psicologia junghiana, va a indicare tutte le maschere che regolarmente un essere umano porta nel corso della propria vita, e per esteso tutte le sfaccettature della psiche di un individuo. Ogni Persona è rappresentato da una creatura mitologica, dai mostri alle divinità elleniche, e ogni Persona possiede il proprio set di abilità e caratteristiche. Per riuscire nei combattimenti è fondamentale utilizzare al meglio gli incantesimi di cui sono dotati, colpendo i punti deboli degli avversari per infliggere una quantità decente di danni, così come cambiare i Persona equipaggiati di volta in volta e crearne di nuovi.

    Questa straordinaria capacità (che ricorda molto gli stand del manga Le Bizzarre Avventure di Jojo) viene concessa ai personaggi al fine di affrontare la crisi che sta per colpire la tranquilla cittadina di Lunarvale. Una losca industria farmaceutica, la SEBEC, sembra aver aperto dei veri e propri portali dimensionali nella città, che stanno distorcendo la realtà in maniera irrecuperabile. Fulcro della vicenda è una ragazza, Maki Sonomura, compagna di classe dei protagonisti, che ritrova misteriosamente la salute dopo essere stata colpita da una gravissima malattia.

    Come già accennato, il gioco gode di un impianto di grafica e sonoro completamente rivisitato rispetto alla prima versione su Playstation; la colonna sonora è curata dall’ormai insostituibile Shoji Meguro, autore delle musiche del terzo e quarto episodio della serie, oltre che di Catherine, il misterioso gioco “per adulti” di Atlus. Lo stile ricorda un po’ quello dei suddetti episodi, che tuttavia prediligevano atmosfere più aperte e sporcate di funk e lounge, al contrario di questo Persona, dove le chitarre elettriche e accenni di drum’n'bass la fanno da padrone.

    Buona anche la veste grafica, che si limita a fare il proprio lavoro senza cercare di stupire i giocatori, nonostante un intro decisamente visionaria e affascinante.Degno di nota il charecter design del solito, bravissimo Kazuma Kaneko.

    I punti dolenti vanno cercati nel gameplay, che in parte accusa tutti i propri 14 anni di vecchiaia. I combattimenti non aggiungono originalità alla formula già consolidata più e meglio negli episodi seguenti, e i continui incontri occasionali possono destare perplessità nei meno avvezzi al genere e in chi tutto sommato ne ha visti fin troppi nella propria carriera di giocatore. Anche la trama e i dialoghi, nonostante ottimamente tradotti, mostrano una certa stanchezza e tutti i limiti di un primo esperimento (come era il gioco nel lontano 1996). Atmosfere mature, personaggi ben caratterizzati e avvenimenti anni luce distanti dal classico RPG fantasy, ma che sembrano un po’ poco per chi ha già preso in mano le due parti del secondo, eccezionale, episodio, così come il terzo o il quarto. Nota di plauso infine per l’aggiustamento del livello di difficoltà, da sempre molto alto in qualunque Shin Megami Tensei, che rende l’avventura approcciabile da chiunque abbia un po’ di dimestichezza con il genere.

    Persona è un gioco da avere? Sicuramente sì, per gli appassionati della serie. D’altro canto il videogioco vive un periodo di indagine rivolta anche al passato, e se Square-Enix si può permettere di riproporre annualmente il primo Final Fantasy per qualunque sistema di gioco esistente al mondo, non c’è motivo per cui un amante del genere si possa lasciar sfuggire una simile, grezza perla. Per tutti gli altri la questione è complessa, l’atmosfera ha il suo fascino, e il gioco richiede impegno, ma ripaga con una certa soddisfazione, pur non brillando ormai, ne’ per innovazione, ne’ per tecnica. Un’ultima considerazione va fatta in virtù dell’eccezionalità dell’avvenimento: giochi del genere raramente arrivano da noi, e il fatto che Atlus abbia accettato la sfida, portando Persona su Playstation Store per 25 euro, è un bene e il sintomo di un’apertura che va incoraggiata.

    Chissà che in futuro non venga deciso di portare simili giochi in versione UMD con cd audio e altri gadget allegati, come già Atlus fa per quanto riguarda gli States.

    Inside The Game

    • Storia affascinante
    • E' una pietra miliare del genere
    • Bella la colonna sonora
    • Character design di Kazuma Kaneko

    Outside The Game

    • 14 anni un po' si sentono
    • Solo in download
    • Grafica nella norma
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