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[Recensione] Halo Reach: l’ultimo bacio di Bungie

Halo: Reach

  • Piattaforma: XBox360
  • Publisher: Microsoft Game Studios
  • Software House: Bungie
  • [Recensione] Halo Reach: l’ultimo bacio di Bungie

    E così, dopo tante attesa e tanto parlare, finalmente Halo Reach è disponibile, giocabile ed esplorabile in ogni sua forma. L’ultimo bacio di Bungie ai suoi fan non può che dividere o unire in commenti infastiditi o pieni di ammirazione i giocatori di tutto il mondo: il solito sparatutto in soggettiva riproposto in mille salse, o un affresco fantascientifico pieno di miti, azioni epiche e gloria?

    Benvenuti su Reach

    Abbandonato Master Chief in orbita attorno a un pianeta sconosciuto, per la seconda volta entriamo nei panni di un personaggio completamente nuovo, l’ultimo arrivato in una squadra speciale Spartan, il Noble Team. L’ora più buia è arrivata, le forze Covenant iniziano l’attacco al pianeta Reach, un nodo strategico e decisivo per le sorti dell’imminente guerra totale. C’è bisogno di ogni singolo uomo per organizzare le difese, ma nessuno sembra prestare fiducia al nuovo venuto: gli altri Noble non possono che mostrarsi diffidenti rispetto a un soldato con un curriculum secretato, ma il tempo scarseggia e il nemico avanza. Non c’è tempo per inutili dissapori.

    Sei personaggi in cerca d’autore

    La Campagna in single player è un po’ il nodo centrale di ogni tipo di esperienza, anche quelle nettamente spostate verso il multigiocatore come Halo. In questo caso, sia da soli che fino a un massimo di quattro persone possono vivere tutta l’azione dell’ultima battaglia per la salvezza di Reach. Rispetto ai due precedenti capitoli, Halo 3 e Halo ODST, Bungie si è dedicata a un finisssimo lavoro di tuning sulle armi, rendendole più estreme, più “cattive” e immensamente più piacevoli da utilizzare. Ogni modifica è stata fatta chiaramente pensando al multiplayer, ma armi come lo spara-aghi e la classica Magnum si dimostrano alleati ben più utili di quanto non fossimo abituati a pensare. Il nuovo BR (DMR), divenuto arma a colpo singolo, è come al solito il più fedele compagno che si possa avere al fianco, ma soprattutto giocando a difficoltà Eroica o Leggendaria diviene necessario usarle più o meno tutte, perchè i nemici non staranno mai a guardare.
    Ecco la prima, vera novità: l’intelligenza artificiale demandata alla gestione delle forze Covenant si comporta in modo subdolo e astuto, schivando ogni colpo possibile, aggirando gli ostacoli e approfittando di eventuali mezzi incustoditi.

    Peccato non si possa dire altrettanto dei propri compagni: il Noble Team non asseconderà mai alcuna tattica, neanche le più banali, rovinando strategie e attacchi a sorpresa, gestendo pessimamente ogni sezione di guida. Nell’ultimo livello sarete costretti a meri passeggeri su un Mangoose e, almeno nel mio caso specifico, per 5/6 volte l’IA non è riuscita a saltare un crepaccio. La soluzione è stata semplice quanto delirante: al settimo tentativo grazie a una sapiente granata ci siamo proiettati oltre il baratro, ma non oltre lo sconforto.

    Per fortuna il resto scorre senza troppi drammi, ma anche senza veri picchi epici fino alla conclusione della vicenda: il meglio è riservato per le ultime 2/3 missioni, ma chi si aspettasse la maestosità di alcune sezioni del terzo capitolo dovrà accontentarsi di qualche barlume nel buio generale, come la piacevole distrazione del livello nello spazio, omaggio ai vecchi simulatori alla X-Wing. L’esperienza in singolo glorificata da scenari fantastici (soprattutto gli sfondi, davvero perfetti) e dalla colonna sonora, che accompagnerà l’azione e la disperazione in modo davvero perfetto. Quando poi ascolterete nitidamente il tema principale di Halo sarà per salutare la comparsa di un personaggio molto importante per la saga, che, nonostante appaia per pochi secondi, renderà chiaro il quadro dei legami tra Reach e i tre episodi principali.
    Una Campagna senza picchi e con qualche problema, che va vissuta in più giocatori per dare veramente il meglio: trama, colpi di scena, narrazione e caratterizzazione dei personaggi sono degni del più stereotipato film d’azione, nonostante il finale dopo i credits sia più che soddisfacente. La brevità dell’esperienza complessiva (circa 10 ore a Eroico, morendo spesso) rende Halo: Reach più compatto e meno dispersivo e, considerando la pochezza della storia che va a raccontare, ciò non è necessariamente un male.

    Coraggio… fatti ammazzare!

    La modalità Sparatoria (Firefight) era stata una delle poche valide implementazioni in Halo ODST: un esperimento riuscito e un’ennesima occasione di cooperare con tre amici per fronteggiare orde infinite di Covenant, barricati in scenari appositamente creati per garantire i giusti ripari e il recupero di munizioni ed energia.
    Ispirata chiaramente all’Orda di Gears of War, non può che essere la scelta obbligata per chi considera i titoli della serie Halo come occasioni di divertimento fianco a fianco, magari con lo schermo diviso a 4 giocatori e un’infinità di avversari pronti a bloccare il contatore del punteggio rovinando il nostro record. Interamente riveduta e corretta, Sparatoria è sempre composta da turni e set, con infinite possibilità di personalizzazione (davvero di tutti i tipi, compreso  il Firefight Achievement, che ci ha mostrato come ottenere gli obiettivi di Sparatoria in 40 minuti).

    Azione senza sosta e senza pietà, coinvolgente e diretta anche se la caccia al punteggio è sempre minata dai tempi necessari per totalizzarne uno appena decente: un sistema più efficace di moltiplicatori o bonus l’avrebbe resa ugualmente serrata ma anche più soddisfacente nelle partite mordi e fuggi, ad ora impensabili.
    Se il team è affiatato, l’adrenalina che si prova a resistere per un paio d’ore è comunque impagabile.

    Un monumento a tutti i vostri peccati

    Il nome di uno degli obiettivi più complessi di Halo Reach ci porta dritti dritti al punto caldo: il multiplayer. Dimenticate tutto quello che sapete sul multi di Halo: azzerate che fino febbraio scorso alcuni intrepidi giocatori frequentavano le arene virtuali di Halo 2, un gioco del 2004. Dimenticate l’esperienza del Matchmaking di Halo 3, perchè tutto quello che funzionava è stato mantenuto, e tutto ciò che era perfezionabile è stato cesellato per offrire quella che ad oggi è senza dubbio la migliore esperienza multiplayer su console. Partendo dalla personalizzazione più spinta, che prevede decine di pezzi di equipaggiamento sbloccabili ma da acquistare con i Crediti, la valuta con cui vengono premiate le nostre prestazioni online. Le sfide settimanali e giornaliere (che garantiscono moneta bonus al completamento di obiettivi nell’arco di un determinato periodo, come uccidere 150 avversari in totale o realizzare 30 assistenze), sono ispirate da CoD ma portate ai livelli di profondità hardcore esplorati solo da Bungie, con infinite medaglie per le azioni più disparate, come uccidere durante un volo in jetpack o realizzare lunghe serie di uccisioni.

    Reach non è più impacciato e lento a paragone col titolo Infinity Ward, ma riacquista tutta la furia devastante del multiplayer sociale (è ancora possibili giocare persino online in split screen a 4: dettagli molto sacrificati, ma piacere impagabile) perchè più veloce e complessivamente più bello da vedere (nonostante le scalettature siano un problema ancora evidente). La nuova gestione della scelta dell’abbinamento mappa/tipo partita, che consente di votare tre alternative possibili, rende più varia e interessante l’attesa tra un match e l’altro.
    Una nota di disappunto per il nuovo sistema di gradi e promozioni, che rinuncia alla perfidia di Halo 3 (per es. in Lone Wolf il livello poteva abbassarsi a seguito di continue sconfitte) e garantisce a chi gioca tanto di crescere con costanza. Questo va a influire in modo diretto sui possibili abbinamenti con giocatori di pari livello: prima si giocava sempre con quelli, oggi può capitare qualsiasi cosa.

    La gestione degli equipaggiamenti è un’altro aspetto estremamente curato di Halo: Reach. Se in Halo 3 non dovevamo far altro che procuraci una qualche diavoleria (come le mine o la rigenerazione ad area), ora è possibile scegliere un classe, abbinado alcune armi di partenza a un oggetto specifico. Tra questi il chiacchieratissimo jetpack, davvero fondamentale e perfettamente gestibile, che permette un approccio completamente diverso a modalità come il Capture the Flag o Team Slayer. Torna lo scudo a bolla, così come l’invisibilità e l’invulnerabilità, ribattezzata Armor Lock e utilissima per garantirsi secondi determinanti: nel corso delle prime partite la palma dell’oggetto più bizzarro va all’Ologramma, un astuto sistema per ingannare gli avversari e costringerli a sparare su una nostra copia.

    La decisione di inserire delle esecuzioni quando un nemico è di spalle e non si aspetta la nostra presenza è ancora poco valutabile: il colpo in sè causa la morte immediata, ma l’animazione dura qualche secondo e lascia esposti al fuoco di eventuali avversari. Una nuova variabile da tenere sott’occhio.

    Addio Bungie, e grazie per tutto il pesce

    E così l’ultimo titolo dell’Haloverso gestito da Bungie è arrivato. Nonostante qualche elemento perfezionabile, soprattutto sulla campagna in singolo (unico aspetto criticabile di tutto il lavoro), Halo: Reach è un’esperienza completa e inarrivabile allo stato attaule. L’amore, la cura per il dettaglio e il supporto che finora la software house ha saputo dare al marchio sono encomiabili, così come l’abilità nel creare una serie di miti moderni ampiamente fruibili da chiunque.
    Ora arrivano nuove sfide, progetti che ripartono da zero e un po’ di tristezza per un binomio che sembrava inscindibile. Ma la vera sfida, quella di creare il più perfetto intrattenimento sociale videoludico, è vinta: e allora, per l’ultima volta, grazie.

    Inside The Game

    • Il miglior multiplayer disponibile su console
    • Ampia varietà strategica grazie agli equipaggiamenti
    • Fondali molto evocativi e colonna sonora impeccabile
    • Acquisto obbligato per i fan

    Outside The Game

    • IA dei compagni patetica
    • Campagna in singolo mediamente scialba
    • Qualità grafica media migliorata. a tratti ballerina
    Voto:

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    13 Di risposte a “[Recensione] Halo Reach: l’ultimo bacio di Bungie”

    1. Pablus scrive:

      Beh, alla fine pensavo andasse molto peggio. Tre stelle non sono poche e quanto scritto sopra penso giustifichi il voto finale.

    2. Dollmasterz scrive:

      le tre stelle più cpmbattute della storia!!!bella rece massimo!

    3. Dollmasterz scrive:

      massimo è normale che non mi si veda l’immagine di copertina?

    4. revng scrive:

      Bella recensione Massimo!
      A mio parere nel Muliplayer un’altra nota negativa, ma che potrà essere corretta in futuro, sono le mappe che non mi hanno per nulla soddisfatto: a parte quelle già giocate nella beta di cui solo Powerhouse (mi pare si chiami così) è giocabile, le altre mappe non mi hanno assolutamente soddisfatto al primo impatto, mentre una introduzione fondamentale, ma che non hai citato è lo scatto che cambia completamente l’azione di gioco e aggiunge velocità ai movimenti di Halo (ora un uomo con il Martello o la spada non deve più per forza camperare!).

    5. Pinuzzo85 scrive:

      Pienamente d’accordo ;)

    6. @ dollmasterz_ho dei probelmi tecnici, c’era ma è sparita: l’ho rimessa ;)
      @rvng: grazie e hai ragione: la corsa è un’aggiunta molto importante :)

    7. PandreoL scrive:

      Bellissima Rece :_)

      le ultime 3 righe mi hanno regalato un po di pelle d’oca! :_)

      /salute

    8. ViewtifulMax scrive:

      Gran bella rece, Max.
      Sono d’accordo in toto sulla campagna, sul resto non so, non ho mai messo piede nel multiplayer di Reach.
      Ma non possiamo organizzare una serata al devasto online? ;)

    9. grazie, mio viewtifuloso omonimo :)
      Nel forum, sezione fps, ci mettiamo un po’ d’accordo: in questi giorni ci sono un po’ sempre :)

      Puoi andare qui http://www.insidethegame.it/forum/showthread.php?2267-Halo-Reach&p=29801#post29801

    10. Fatality T scrive:

      buona recensione

      quella del live non farla nemmeno XD

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