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Giappone, sui videogiochi è giro di vite [approvate nuove leggi sulla censura]

Giappone, sui videogiochi è giro di vite [approvate nuove leggi sulla censura]

Lo scorso mercoledi, il governo giapponese ha ratificato nuove misure punitive contro i produttori di manga, anime e videogiochi i cui contenuti siano giudicati inadatti ai minori di 18 anni. Nel paese del Sol Levante esistono già delle severe regolamentazioni che oltre a restringere l’ accesso a publicazioni violente o sessualmente esplicite, arrivano a sancirne la censura o il bando integrale, ma le istituzioni locali hanno deciso di stringere ulteriormente la vite nei riguardi delle industrie citate sopra. Secondo il quotidiano Mainichi Daily News, “solo i manga e gli anime che esaltano ed incoraggiano atti sessuali illegali saranno soggetti ai nuovi provvedimenti, e la libertà di parola non sarà violata”.

Nonostante le rassicurazioni, il pubblico giapponese e le case produttrici si dicono allarmate da provvedimenti che a loro parere, denotano unicamente la volontà da parte del governo di controllare ciò che i cittadini leggono o guardano. In particolare, vengono contestati la cancellazione dei riferimenti ai “minori virtuali” presenti nella prima stesura delle leggi in questione (non approvate in un precedente consulto parlamentare), ed il fatto che altri media quali cinema, televisione e fotografia siano esenti dalle misure appena approvate.

Si tratta di una parziale vittoria per Shintaro Ishihara, governatore di Tokyo, letterato di fama e convinto assertore di una totale revisione nei contenuti delle opere giapponesi destinate al mercato di massa. A tratti definito “razzista”, Ishihara ha pubblicamente condannato la crescente presenza di omosessuali in televisione nonostante uno tra i suoi grandi mentori, Yukio Mishima, lo fosse. Il romanzo che lo consacrò tra i grandi della letteratura nipponica, “La Stagione del Sole”, suscitò scandalo nel 1955 per il suo esplicito ritratto delle abitudini giovanili nel secondo dopoguerra: parlava di delinquenza e sesso, ossia lo stesso tipo di contenuti che un passo per volta, Ishihara cerca di censurare ad oltre 40 anni di distanza dal suo romanzo.

Ciò non significa che al politico tokiense manchino i sostenitori. Nel corso di un’ intervista, un cittadino dichiarava che “Ishihara da voce a sentimenti che molti giapponesi sentono, ma non osano esternare”.

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11 Di risposte a “Giappone, sui videogiochi è giro di vite [approvate nuove leggi sulla censura]”

  1. Killy77 scrive:

    Per me questo tizio fa bene, ho visto troppi manga violenti venduti a ragazzini di 10 anni.

  2. Hizaki scrive:

    Beh dovrebbero censurare il venditore allora, Killy!
    E poi comunque le parole di un omofobo non vanno mai prese in seria considerazione. Pensa se noi italiani avessimo un presidente del consiglio omofobo cosa far….doh :(

  3. @NtonIo scrive:

    Questo è un estratto di quanto ho scritto altrove in merito alla vicenda:

    “E’ innegabile, ahinoi, che sussistano elementi per dirsi perplessi in merito ai sopra menzionati provvedimenti. Anzitutto viene dato per scontato che tutti dispongano del dovuto buon senso per comprendere cosa sia osceno e cosa no, specie in un Paese dove, inutile negarlo, il concetto di oscenità sembra davvero lasciato al caso.

    Altra componente potenzialmente oggetto di critica è la scelta del destinatario di questa legge. Quanto fino ad ora espresso, infatti, si rivolge solo a manga, anime e videogiochi, estraniando completamente ambiti come quello televisivo, cinematografico o fotografico. Mossa questa che, in tutta onestà, getta un velo di discredito sulle buone intenzioni di chi ha proposto il disegno di legge.

    Sì perché, qualora s’intendesse tutelare i più piccolini (sacrosanto e nobile proposito), si dovrebbe metterli a riparo da più fronti. Per intenderci: inutile andarci piano con un videogioco quando poi lo stesso fruitore, giovane e facilmente influenzabile, ha accesso a cose tremende attraverso altri canali.

    In più, altro aspetto da non sottovalutare – e che maggiormente affascina il sottoscritto – è il seguente: qual è oggigiorno la percezione che si ha in Giappone nei riguardi dei videogiochi? Perché da un lato sembra si voglia conferire dignità al mezzo sottoponendole al dibattito politico, mentre dall’altro lo si “marginalizza” insieme ad anime e manga (anch’essi evidentemente “vittime” di questa stessa percezione) rispetto a settori ben più consolidati come cinema e TV, per esempio.

    Allorché ci chiediamo: a vantaggio di chi (e per chi) certe misure?

    Dopodiché possiamo anche discutere sulla validità di certi modi operandi, dove ognuno, stiamone certi, avrà sicuramente da dire la sua…”

  4. @Hizaki: perchè a berlusconi stanno simpatici i gay? :)

  5. Pinuzzo85 scrive:

    li ama

  6. Hizaki scrive:

    Ero ironico Akira :D

  7. Hizaki scrive:

    Per rispondere alla domanda finale di @ntonio: il populismo becero paga almeno per una certa parte di popolazione.
    Io non sto qui a dire che tutti possono fare tutto, ma una cosa è una restrizione imposta magari in base all’età di chi fruisce dell’oggetto in questione, un’altra è la censura che, almeno a mio parere, e sempre e comunque sbagliata e da condannare.

  8. Alucard scrive:

    “Casualmente”, in questi giorni è stato approvato anche il decreto anti-lolicon. STanno ammazzando la cultura giapponese moderna, ve lo dico io.

  9. @NtonIo scrive:

    Hizaki, quello che mi domando io a mo’ di pura curiosità è questo: perché ogni qualvolta qualcuno tenti di “incanalare” le possibilità, subito ci si strappa le vesti al grido di “CENSURA!!!”?

    Oltretutto si parla di materiale rivolto ad un pubblico di “minorenni”. E’ forse una questione ideologica quindi, quella che si fa forte del mortificante motto del “vietato vietare”?

    Non so se consciamente sia questo il punto, ma a volte sono davvero tentato di credere a proprio a questa di versione…

  10. Hizaki scrive:

    Incanalare le possibilità è giusto. E’ giustissimo che il pubblico minorenne non debba aver accesso a pubblicazioni di un certo tipo. Trovo corretto che un minorenne non fumi ma non puoi togliere le sigarette dal mercato (oddio forse ho sbagliato esempio, visti i danni che provocano). Insomma incanalare va bene, ma censurare il tutto o una parte del tutto non credo sia corretto nei confronti di chi ha la maturità per fruire di quel tipo di materiale. Quello che vorrei capire è perchè i bollini, perchè il corrispettivo nipponico del pegi non basta più? Forse ora farò un tuffo nella banalità, ma che questa sia una misura per aumentare il consenso popolare?

  11. Strider Hiryu scrive:

    L’ interrogativo di Hizaki è più che pertinente. Non è una questione di “vietato vietare”, dal momento che in Giappone esistono già dei regolamenti restrittivi negli stessi ambiti d’azione del nuovo provvedimento. È una limitazione della libertà dei fruitori più maturi a tutela di tutti gli altri, ma non per via di un’ improvvisa presa di coscienza su ciò che è moralmente accettabile: scandalosamente, la nuova legge non si preoccupa nemmeno di stabilire dei paletti in quel senso, configurandosi come uno specchietto per le allodole. Serve solo a tranquillizzare l’ Occidente, a convincere il resto del mondo che il Sol Levante non è un’ oasi di perversione.

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