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Recensione Shadows of the Damned [Suda e Mikami alla conquista dell’Inferno]

Shadows of the Damned

  • Piattaforma: PS3, XBox360
  • Publisher: Electronic Arts
  • Software House: Grasshopper Manufacture
  • Recensione Shadows of the Damned [Suda e Mikami alla conquista dell’Inferno]

    È sempre bello quando due creatori di videogames si alleano per dare vita a qualcosa di nuovo ed esaltante.

    È bellissimo poi, quando due guru dei videogames si alleano per dare vita a qualcosa di ancora più esaltante.

    È strabiliante infine, quando Suda 51Shinji Mikami si alleano per dare vita  a Shadows of the Damned!

     

    Something is wrong in Hell

    Shadows of the Damend inizia in medias res, un po’ come tutti i lavori di Goichi Suda. Segue un breve filmato introduttivo e interattivo che fa da tutorial, e poi in meno di dieci minuti siamo già negli Inferi pronti a devastare demoni su demoni.

    La grande forza del nuovo titolo di Grasshopper Manufacture è l’accessibilità e il suo sapore old school! La trama è importante solo fino ad un certo punto, dato che il gioco si preoccupa maggiormente di divertire il giocatore tramite le folli battute tra il protagonista Garcia Hotspur e il meraviglioso teschio parlante che lo segue, Johnson! In ogni caso, la missione che li vede coinvolti è una delle peggiori che si possano immaginare: Fleming, il re degli Inferi, si è invaghito della bellissima Paula, ragazza misteriosa che Garcia ha trovato (sentite questa) in un cassonetto e che ama alla follia. Il rapimento ad opera del Demone è dunque presto organizzato, e starà al giocatore liberare la ragazza dalle grinfie dei più spietati mostri dell’Inferno.

    Ad aiutarvi ci saranno una manciata di alleati: il già citato teschio Johnson è il protagonista assoluto del gioco, dal momento che le sue battute, il suo modo di parlare, e il doppiaggio squisitamente british lo rendono similissimo a Weathley di Portal 2, quindi capirete che per noi è stato amore a prima vista! Johnson può trasformarsi in armi devastanti, torcia, moto e chi più ne ha più ne metta! Ma dove potrebbe andare un eroe videoludico senza il fidato negoziante che si incontra un po’ ovunque? Ecco allora che nei posti più impensabili troverete Cristopher, mezzo uomo e mezzo demone, che sarà pronto a vendervi beni di ogni tipo, da munizioni per le armi ad alcolici di vario genere (sì… negli Inferi la vita si ricarica con gli alcolici…)

    A fare da cornice a questa storia assurda e strampalata, troviamo una delle più belle realizzazioni degli Inferi che mi sia mai capitato di vedere! Paesini in rovina, paludi interamente fatte di carne, torri piene di insidie e sexy club gestiti da demoni mezzi nudi saranno solo alcune delle varie location che vi capiterà di attraversare. E a rendere tutta l’esperienza più coinvolgente, le musiche di Akira Yamaoka (quel signore dietro al sonoro di Silent Hill) daranno il colpo di grazia a chi cerca un concentrato di follia videoludica giapponese.

     

    Gameplay here, gameplay there

    Il vero tallone d’Achille dei giochi diretti da Suda51 è un altro però: il gameplay. Sono personalmente innamorato di No More Heroes, ma è indubbio che il 90% della magia di quel titolo scaturisca dalla caratterizzazione dei personaggi e dalla storia assurda, perchè se dovessimo valutare il gioco sotto  il solo profilo tecnico beh, ne uscirebbe con le ossa rotte! Fortuna che Shadows of the Damned non soffre dello stesso problema, e che la direzione artistica di Shinji Mikami si faccia prepotentemente sentire nel corso di tutta l’avventura.

    Come impostazione di base siamo ad una inquadratura over the shoulder che ricorda il mitico Resident Evil 4 (o il meno esaltante Resident Evil 5), con la differenza che si potrà sparare in movimento e cambiare le armi con la semplice pressione di un tasto, eliminando di fatto qualsiasi inventario e rendendo il gioco molto più frenetico! Non mancano poi decise virate dal gameplay classico in favore di esperimenti più o meno riusciti: avrete a che fare con l‘Hot Boner, un’arma talmente grande che non permetterà a Garcia di muoversi costringendolo ad un mini-game quasi in prima persona, puzzle enormi che modificheranno l’intera area di gioco, labirinti che non sfigurerebbero nell’Alice di American McGee (di cui vi linko la recensione del titolo ad opera del nostro Fucktotum) e, soprattutto, fasi sparatutto in 2D in stile DeathSmiles!

    Insomma, nonostante la longevità si attesti su una media di 6-8 ore (e non ci sia poi altro da fare, essendo impossibile ricominciare il gioco con i poteri già acquisiti), gli sviluppatori hanno davvero fatto di tutto per rendere l’esperienza del giocatore quanto più varia possibile, riuscendoci in maniera egregia! Non è però tutto oro ciò che luccica, e a fronte di idee assolutamente geniali, la realizzazione tecnica in più di un’occasione lascia a desiderare. Siamo lontani dalle limitazioni classiche dei giochi di Suda, tuttavia Garcia appare un pochino troppo inchiodato nei movimenti, e afflitto da un leggero aliasing che vorremmo vedere sempre di meno nei titoli HD.

    In ongi caso il nostro consiglio è di non lasciarsi spaventare da questi piccoli difettucci che in nessun modo minano l’esperienza di gioco! Appena messo piede nell’Inferno avrete voglia solo di scoprire quali siano le vere intenzioni di Fleming e quale nuova grottesca battuta ci regaleranno JohnsonGarcia.

    Kid has cojones!

    L’incredibile bravura di Goichi Suda di confezionare videogiochi che abbiano soprattutto un’anima prima ancora di muscoli a livello tecnico, permette a Shadows of the Damned di elevarsi svariati gradini sopra altri esponenti del genere, simili per impostazione ma poveri di spessore e profondità (penso ad esempio ad un Dark Sector). Il superlativo doppiaggio inglese (per fortuna lasciato immacolato anche nell’edizione italiana) riesce a catturare il giocatore nella follia collettiva in cui sono inseriti i personaggi, che risultano incredibilmente caratterizzati e colmi di emozioni! Non mancano siparietti comici resi fantastici proprio dal lavoro svolto dai doppiatori, ed ecco che una noiosissima fiaba di ben 5 minuti diventa uno dei momenti più esilaranti del gioco, in cui Garcia si cimenta nella lettura (non proprio impeccabile) della storia di uno dei primissimi boss del gioco,Elliot il Corvo:

    Questo è solo uno dei momenti che rendono Shadows of the Damned un vero piacere da giocare! La cornice creata da Suda 51 è un capolavoro raramente incontrato all’interno di un videogioco, e come sempre il neo principale è rappresentato da un gameplay non all’altezza della caratterizzazione dei personaggi, ma in questo caso assolutamente sufficiente grazie alle sapienti mani di Shinji Mikami. Il nostro consiglio? Assolutamente da provare, a patto che vi piacciano titoli dichiaratamente assurdi, che fanno della comicità e del grottesco il loro punto di forza… Tutti i fan di Goichi Suda invece dovrebbero correre a comprare in duplice copia Shadows of the Damned, che risulta essere probabilmente il titolo più completo del maestro giapponese.

    Garcia ci regalerà altre avventure in futuro, ne siamo certi! Così qui ad Inside the Game, oltre al ritorno di Travis Touchdown, abbiamo iniziato ad incrociare le dita anche per una nuova scampagnata negli Inferi.

     

    Obiettivi e Trofei

    Completando una partita intera di Shadows of the Damend mi sono portato a casa circa l’85% dei trofei disponibili (l’quivalente di circa 800 punti di gamerscore per intenderci). Gli achievements sono tutti legati al superamento dei livelli e a determinate uccisioni con le varie forme di Jhonson (le varie armi). Tuttavia, l’impossibilità di portare in una nuova partita i progressi ottenuti nella precedente fa sì che i trofei legati ai collectibles debbano essere necessariamente completati nel giro di un’unica avventura. Allo stesso modo, finendo il gioco a difficoltà Normale non si sblocca anche l’obiettivo per il livello Facile, costringendo i cacciatori di gamerscore a dover concludere l’avventura tre volte, una per ogni livello di difficoltà.

     

    Inside The Game

    • La vena creativa di Suda51
    • JOHNSON!
    • Abbastanza longevo
    • Divertente come pochi altri
    • Finalmente giocabilità all'altezza
    • Colonna sonora stellare
    • Doppiaggio di altissimo livello

    Outside The Game

    • Qualche scalettatura di troppo
    • Una volta finito c'è poco da fare
    • Non si può ricominciare il gioco con i progressi precedenti
    • Movimenti dei pg ancora troppo inchiodati
    Voto:

    Interessante

    Come valutiamo i giochi

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    27 Di risposte a “Recensione Shadows of the Damned [Suda e Mikami alla conquista dell’Inferno]”

    1. Josh scrive:

      Io mi ci sono sballato! Tra questo e Alice il mio Luglio è artistico come non mai! :)

      • bell’accoppiata, non c’è che dire :)

      • Alex scrive:

        Beh immagino quanto possa essere divertente spendere 70 euro per comprare Alice..bah, capisco i gusti son gusti, ma davvero questo mondo gira alla rovescia.

        Per il resto, non so davvero definire questa recensione. Forse perchè effettivamente è davvero un pò troppo un’esaltazione di un prodotto che secondo me non vale “il prezzo del cartellino”. Bisogna infatti prendere in considerazione il fattore, non trascurabile, money, rapportato alla longevità. Soprattutto bisogna tener conto della totale assenza di un reparto multigiocatore e l’impossibilità di rigiocarlo con le stesse caratteristiche, cosa che lo rende assai frustrante.
        Bella recensione si, ma forse un pò troppo di parte a mio avviso e che non analizza a fondo, ma si limita ad esaltare le “poche” cose buone che questo titolo offre.
        Ah, vorrei ricordare che un rapporto simile al protagonista con il suo teschietto fluttuante, Johnson, lo si ritrova anche in Splatterhouse quindi non è una gran trovata originale, per le ambientazioni..beh, come fate a dire “una delle più belle realizzazioni degli Inferi che mi sia mai capitato di vedere” quando l’ambiente che circonda il personaggio e scarno ed alle volte ridotto all’essenziale?? Bah..
        Ovviamente le mie non sono polemiche, ma semplicemente “consigli” che spero una mente aperta e matura prenda come tale.

        • Dollmasterz scrive:

          ti ringrazio per il commento alex, e ti rispondo subito:

          viviamo ormai in una situazione in cui a farla da padrone sono titoli in stile Call of Duty che, per quanto spettacolari e longevi grazie all’online, offrono campagne per giocatore singolo ridicole a 70 euro.

          Piuttosto però che giocarmi l’ennesima campagna militare tutta marines e HUAAA preferirei cento volte di più finire shadows of the damned ad ogni livello di difficoltà, perchè per la prima volta dopo tanto tempo abbiamo un titolo che presenta una sua anima ben definita e non una accozzaglia di livelli messi lì solo per attirare il cliente. Il doppiaggio, l’ironia presente nel titolo, gli scambi di battute tra i personaggi (scusami ma per niente avvicinabili da splatterhouse) sono un perfetto esempio di “gioco che ha qualcosa da dire”. Non so se sei familiare con Goichi Suda, ma siamo esattamente nello spettro delle sue produzioni medie, e come la recensione (secondo me poco esaltata a dire il vero) sottolinea, questo è un gioco che solo i fan di Suda dovrebbero acquistare in doppia copia….tutti gli altri dovrebbero provarlo, a patto di accettare l’umorismo grottesco di garcia e johnson.

          Parli di livelli scarni, ma ambientazione non significa “cura nella realizzazione delle textures”, significa proprio ambientazione! E che ti piaccia o no, tanta varietà nel rappresentare l’inferno difficilmente si incontra in un videogioco! Il paesino iniziale, la palude fatta di carne e sangue, le verdeggianti pianure delle fasi in 2d e soprattutto il castello della rottura (che ti ricordo si chiama così perchè una rottura pronunciare il suo vero nome), le strampalate storie dei vari boss trovate nel libro delle favole sono proprio un esempio di quanto carattere abbia il gioco, ancora prima dei muscoli.

          La mancanza dell’online poi è tutto di guadagnato. Capisco l’implementazione multigiocatore in titoli che risulterebbero ancora sensati con l’online, ma prodotti quali shadows of the damned o il tuo già citato splatterhouse risulterebbero forzati oltre ogni dire e, ti assicuro, rappresenterebbero un punto negativo per il gioco.

          Quindi, per me, shadows of the damned è molto meglio di tanta mondezza uscita quest’anno, non è il gioco del millennio, non è il gioco dell’anno, ma è un ottimo gioco di suda51 impreziosito da una caratterizzazione dei personaggi veramente fantastica, un doppiaggio assolutamente all’altezza e un feeling unico.

          Ovviamente non costringiamo nessuno a comprarlo.

          P.S. Non capisco il riferimento ad alice, mi sembra dettato più da pregiudizio personale che da un’analisi del gioco…

    2. Josh scrive:

      Dai su su ragazzi! I gusti sono gusti! E quelli di chi compra Call of duty sono brutti! :P
      Chiaramente scherzo eh! Però credo veramente che il panorama che circonda questo settore sia veramente in una fase splendida, proprio perchè così amplio e vasto! Io sinceramente non sono un tipo da pum pum pum e rataatatataaaaaaaaaa! Però capisco ed apprezzo chi ci si diletta! Francamente aspettavo Alice e Shadows of damned dai primi video! Sono 70 euro a copertina e glie li do volentieri Alex! Perchè ci sto passando questo nottate calde calde e mi stanno piacendo da morire! Ehi non sono perfetti e forse non due capolavori ma sono proprio come li volevo e come me li aspettavo! Poi però capisco che non possono piacere a tutti e accidenti, sono contento di questo, ci mancherebbe che diventassero due titoli di massa! Ecco così non mi piacerebbero più! ;)

    3. Alex scrive:

      Il fatto che viviamo in una società in cui vengono sfornati sempre più titoli dalla dubbia longevità, per non dire altro, non è una giustificazione, al contrario, dovrebbe essere uno stimolo alla continua ricerca di un compromesso, del giusto equilibrio, perchè esiste, vedi ad esempio Castlevania: Lords Of Shadow.
      Una recensione, a mio avviso, dovrebbe proprio rendere conto di ciò ed essere il più possibile oggettiva, anche perchè non molti hanno 70 da “buttare” ad un gioco e la scelte quindi dovrebbe essere ben ponderate, in questo entrano in gioco appunto le recensioni.
      Shadows è un titolo a mio avviso mediocre, che ha avuto un voto alto solo perchè c’è dietro le fila Mikami e Co. e che sarebbe potuto essere interessante se si fossero incentrati sulla longevità anche perchè, onestamente non so te, ma io non mi esalto a rigiocare un gioco millemila volte.
      La bellezza di un titolo non consiste nel giocarlo infatti 200 volte a livelli di difficoltà al limite dell’assurdo, quello lo vedo come una sorta di pavoneggiamento, come a dire: “Visto che bravo che sono, l’ho finito in ultra hard/ must die” “Ma no bravoooo”..
      Anche perchè le emozioni che si provano alla prima non si ripetono, il resto è solo cornice.
      Un pò come quando vedi un film, potrai rivederlo anche 200 volte, ma non sarà mai come la prima.
      Come ho letto e son d’accordo: è un peccato costatare come alcune brillanti intuizioni dal punto di vista stilistico di SOD non siano supportate da un comparto tecnologico all’altezza, fatto di livelli piuttosto vari stilisticamente, ma brevi, semplici e lineari, interazioni fisiche pressochè inesistenti, texture poco definite, con ulteriori problemi, sia nel caricamento delle stesse, che nella gestione dei check point che bloccano completamente la console in attesa del termine delle operazioni di upload dei filmati di intermezzo..e c’è anche altro quindi non è tutto rose e fiore come lo descrivi.
      Per ciò che concerne Splatterhouse, da ciò che hai scritto deduco tu non l’abbia provato a fondo poichè la parte più interessante è proprio data dal rapporto tra il protagonista e la maschera e in alcune parti fa sbellicare.
      Per il resto non sono neanche d’accordo con il discorso che fai circa un online o una campagna coop che “stonerebbe”..sai, una volta mi dissero, in risposta alla possibilità di poter sparare in movimento in RE4: “Eh, ma non sarebbe giusto, in questo modo si stravolgerebbe l’intera saga..” un pensiero ridicolo dettato da semplice affezione a qualcosa che oramai era arretrata. Ora io sono dell’idea che la possibilità, in questo caso di sparare in movimento, la vorrei poi se TU, affeccionados, non vuoi usufruirne sono cavolacci tuoi, perchè debbo privarmene io??
      Una recensione, infine, dovrebbe consigliare non esaltare, pensa se, dopo aver letto ciò andassi a prenderlo e ci rimanessi deluso.Con chi dovrei prendermela, con chi ha scritto la recensione o sulla mia ingenuità che mi sono fidato a scatola chiusa??

      • Dollmasterz scrive:

        Eh no, qui non siamo d’accordo! Una recensione deve trasmetterti le impressioni dell’autore che ha giocato il gioco, le emozioni che ha provato, il feeling del titolo.

        1)Per vedere se il genere ti interessa basta youtube, di video la rete è piena zeppa!

        2)Allo stesso modo la rete è piena zeppa di pareri di altri recensori. Il mio parere è una goccia in un oceano, e come ci sarà uno scontento che comprerà il gioco per via della mia recensione, ti assicuro che ci sono già stati altri che, lasciandosi convincere, hanno invece apprezzato l’acquisto.

        3)Il mondo grazie a Dio è ancora vario, e io personalmente non condivido il tuo parere sul ricominciare un titolo. Venendo da un passato prettamente arcade fatto di leaderboards, per me ricominciare un videogioco con livello di difficoltà più elevato è una sfida, non una perdita di tempo inutile.

        4)Il voto della recensione è due stelle e mezzo su quattro. Dove la vedi tutta questa esaltazione? Quel voto significa che il gioco in questione è INTERESSANTE. Nessuno si strappa i capelli, per quello ci sono altri giochi (il da te citato castlevania ad esempio, cui diedi 3 stelle e mezzo, dal momento che è un capolavoro).

        Infine, sei convinto che il gioco non sia come io lo dipingo. Ma una recensione è prima di tutto un parere personale, quindi se posso essere messo in discussione io, perdonami ma anche la tua opinione non è infallibile. Cosa pretendi? Che io ammetta di aver sbagliato a giudicare un gioco che io considero interessante e che, per me, è esattamente come l’ho descritto? Davvero non capisco.

    4. Master of Disguise scrive:

      Alex sostiene semplicemente che una recensione debba essere oggettiva, aldilà dei gusti personali del recensore, cosa giustissima fino ad un certo punto, e tu Dollo mio hai detto giustamente che A TE è piaciuto, e che hai fan di Suda piacerá (io l’adoro), anche se tecnicamente non esce proprio ben messo se non grazie a Mikami, e di stare perciò attenti a comprarlo…

      Dunque non vedo dove tu abbia toppato…:)

      Avete tutti e 2 ragione, serve solo un punto d’incontro…

    5. Una recensione, in qualsiasi ambito, non può e non deve essere oggettiva. E’ la base della critica, del ”giornalismo” di un certo livello e non. Se esistono delle firme (in tutti i campi, dalla critica d’arte, di cinema, di VG) è proprio perché quella firma deve essere riconoscibile solo dal corpo, senza guardare in fondo. Seguire un critico è anche questo, conoscerne gusti e affinità. Il mio discorso è molto generale e non si focalizza sul gioco di Suda-Mikami, ma pretendere ”oggettività” è un pelo ridicolo.

      Su RE4 e 5: vero che ”pesa” la mancanza del movimento mentre si spara, ma pensiamoci bene! Con dei ganados tanto lenti e ”stupidotti” inserire un afeature del genere avrebbe stravolto del tutto il gioco, rendendolo ancora più easy e piatto di quello che è il quinto capitolo. ;) Discorso diverso sarebbe stato cambiarne del tutto level design e impostazione, in quel caso ben venga lo sparare muovendosi.

    6. Per quanto riguarda il multi online, esistono giochi che non lo richiedono e per cui stonerebbe. Prendi Bioshock 2, perché pretenderlo a tutti costi? Non serve, non aggiunge nulla, è noioso, mal costruito e priva il single di risorse in fase di sviluppo.
      Suvvia, siamo davvero diventati dei videogiocatori tanto superficiali?

    7. Alex scrive:

      Non era mio intento fare dell’inutile polemica, semplicemente discutere, civilmente, esponendo un proprio parere. Io ritengo, come ha riassunto Master of Disguise, una recensione come un parere oggettivo.
      “La recensione è un breve testo valutativo e interpretativo di un’opera letteraria, scientifica, artistica, come film, opere teatrali e musicali, di cui analizza gli aspetti contenutistici ed estetici. È scritta in terza persona e non eccede né in difetti né in pregi.”
      “In genere le recensioni sono destinate ad un vasto pubblico e fungono da ausilio nella scelta di determinati eventi artistici o letterari, fornendone un sunto, una critica ed a volte una votazione.”
      Non critico la recensione che ritengo scritta molto bene, semplicemente, il mio consiglio,è di analizzare anche quelli che sono i lati positivi descrivendo quindi il gioco a 360 gradi, perchè chi legge abbia un’idea più precisa del prodotto.

      • Dexter scrive:

        Per spiegare meglio il mio punto di vista, credo che una recensione non solo vada scritta con occhio critico, ma anche LETTA con occhio critico. Nel senso, titolo X che ha parametri oggettivi di eccellenza, è un simulatore di lancio delle caccole. A me piacciono questi simulatori? No, passo avanti. Titolo Y, FPS, nel suo campo eccelle in tutto. Se non è un genere che amo, non lo comprerò a prescindere. Sta al lettore individuare genere di elezione e soprattutto autore della recensione più in linea con i propri gusti. Ad esempio so che, nome a caso, Francesco Serino (Jabba) ha gusti e ”filosofia” del videogioco vicini ai miei, bene, terrò in ampia considerazione il suo giudizio e le sue impressioni su un determinato gioco. ;)

    8. Dexter scrive:

      No, ma ci mancherebbe, anzi il dialogo, il dubbio, la critica, il dirci ”fa cagare” va sempre bene, siamo aperti a tutto e qui per questo.
      Semplicemente, come anche le tue definizioni riportano, la recensione è una ”critica”, intesa come parere soggettivo su un determinato prodotto.
      Ovvio che ci siano dei parametri oggettivi da seguire, ma sono sempre e comunque in continua evoluzione. Altrimenti avremmo copie carbone di recensioni varie sparse per il Web. ;)

    9. Per concludere, mi pare che gli aspetti positivi e negativi siano chiaramnete indicati in Inside The Game/Otside The Game in calce alla recensione. ;)

    10. Hizaki scrive:

      Con la scusa dell’oggettività si arriva ad avere testi comuni, uniformi ed omogenei. E a dirla tutta non credo possano esistere pareri oggettivi. Per fare una buona recensione devi metterci molto di tuo, non devi guardare il gioco con gli occhi della massa ma neanche con quelli dell’elite. Semplicemente con i tuoi, cercando di analizzare tutti gli aspetti del videogame. Una buona recensione di Duke Nukem non può trascurare le magagne tecniche ma non può neanche essere incentrata su quello. Deve assolutamente descrivere bene il fattore nostalgia, l’appeal che può avere sugli hardcore, e tutto questo non si può fare tentando di essere oggettivi ma semplicemente vivendo il gioco e descrivendolo per intero. E infine sono daccordo con Dex: è importante conoscere il critico di turno per poter capire meglio ciò che scrive ed avere una ampia idea di ciò che sta descrivendo ed analizzando. Il critico non dovrebbe preoccuparsi troppo di chi andrà a leggere il suo articolo ma piuttosto di essere chiaro ed esauriente e soggettivamente oggettivo :D

    11. Alex scrive:

      Non sono assolutamente d’accordo con Hizaki, una recensione non deve essere una visione di un prodotto con gli occhi della massa, dovrebbe anzi trascendere il semplice “mi piace, perchè è bello” e addentrasi nel profondo, sviscerare il gioco e descriverlo in toto, sia nel bene che nel male.
      Prendendo appunto il Duca come esempio, il fatto tu possa essere un fan non giustifica una recensione che ne descriva esclusivamente i lati buoni, ma da “recensore”, dovresti elencare con criterio anche tutte le parti negative che il titolo mostra, senza nasconderle o proprio non vederle affatto.
      Concordo quando mi dite che una recensione vada letta anche con occhio, ovvio, ma al tempo stesso una recensione potrebbe aiutare nella scelta. Recensione e lettore non sono due entita a se stante, anzi le recensioni hanno un gran peso nella scelta di un prototto, se così non fosse a nessuno interesserebbe se quel gioco ha preso 5 anziché 9.
      Posso dire che un genere non mi piaccia, ma è possibile che di tanto in tanto, qualche software house sforni un piccolo capolavoro in grado di farmi cambiare idea e in questo anche la recensione aiuta. Io non ragiono a reparti stagni, ovvio ci sono generi che prediligo, ma può capitare che mi compri un gioco che magari fa parte di uno di quei generi che non mi scompiffera più di tanto, magari leggendo la recensione ho cambiato idea su quel titolo.
      Una recensione la vedo un pò come un faro nel buio, in molti casi capace di indirizzare un giudizio. Non dico che questa recensione sia brutta, GIAMMAI, ma che a mio avviso un pò di parte, anche perchè se dici “Il nostro consiglio? Assolutamente da provare, a patto che vi piacciano titoli dichiaratamente assurdi, che fanno della comicità e del grottesco il loro punto di forza…”
      mi sembra un pò più di un semplice “interessante”..Io sto cercando un gioco che una volta finito mi invogli a rigiocarlo, ma a quanto ho letto in questo c’è veramente ben poco..

    12. Josh scrive:

      In tutto questo ripeto..gran bel gioco! Suda is backkkkkkk!!! :)

      • Master of Disguise scrive:

        Non so Andrea, davvero, il parere soggettivo in una recensione è sempre ben accetto, ma purché quest ultimo non vada ad influire su quello che sará (a mio avviso ormai inutile) il voto finale.

        Come l’esempio diHiza, Duke Nukem va trattato come un qualsiasi altro Fps, evitare i fattori come nostalgia, storia del podotto, del personaggio etc se non per sottolineare una parentesi personale e/o rivolta ai fan assidui della serie.

        Se DNF in se come gioco è mediocre, io lo valuterò come tale, non do un voto piú alto di ció che.si merita solo perché la serie è storica, questo lo diró a parte, dirò che.i fan dovranmo tenerne conto, valorizzare il gioco aldilá della sua intera mediocritá.

        A mio parere DNF è un gioco da 6, e storico o meno resta un 6, che x i fan può essere d piú, ma oggettivamente rimane tale…secondo il mio modesto parere eh :)

    13. Dexter scrive:

      Io non ho mai parlato di voti, mi riferivo semplicemente al ”taglio” che una recensione deve avere. Fosse per me i voti andrebbero aboliti del tutto.

      Comunque ho già spiegato il mio pensiero in più post: sono fermamente convinto che chi faccia questo lavoro con “oggettività” (che, bada bene, è diversa da un giudizio lucido ed obiettivo, quello è necessario) ci abbia capito ben poco. ;)

    14. Master of Disguise scrive:

      Sí, sì, io ho capito ció che volevi dire :) diciamo che in taglio personale per un recensore è una cosa d’obbligo, un valore aggiunto se vogliamo, solo che il gusto personale non deve infuire ció che il prodotto offre, non deve scadere nell’idolatrare o nell’affondare un gioco solo perché non segue il proprio “canone” ..:)

    15. Aurenar scrive:

      La recensione del Dollmasterz redazionale non sembra faccia acqua da qualche parte. A qualcuno potrà anche non piacere Damned ma è inconfutabile che sia uno dei POCHISSIMI giochi a brillare autenticamente di luce propria. Io, personalmente, lo metto in quella piccola nicchia in cui trovano posto Mirror’s Edge, Twin Sector, Assassin’s Creed, Ninja Gaiden e pochi altri.

      Definite capolavori i soliti CoD e un Lords of Shadow…Mai come in questa generazione i deja-vu sono all’ordine del giorno e dunque ben vengano giochi come Damned!

      Come al solito la qualità di un titolo è ridotta ai fattori “longevità” e “multiplayer online”. Due cose di cui, personalmente, farei sempre a meno di valutare. Damned non sarà ricordato come un brutto mod di CoD (Homefront), un clone di Devil May Cry/God of War con i Belmont (LoS), la brutta copia di Gears of War (Quantum Theory).

      In definitiva Damned NON è un gioco perfetto e Doll l’ha sempre fatto presente durante TUTTA la rece. Ma è un gioco UNICO, che fa il verso ad altri giochi ma non è clone di nessuno! Non merita 70 euro e D1? BENISSIMO, aspettate, prendetelo 15 euro usato e GODETE COME I PROCI! :P

      Poi tornerete da Doll e gli direte “Avevi ragione da vendere, c@%$o!!!” XD

    16. io ci sto giocando ora e mi piace molto. Lo trovo originale e provocatorio, estremo ma intelligente. Posso dire? Il primo lavoro di Suda a piacermi. :)

    17. Tuquo76 scrive:

      anche io ci sto giocando ora, molto divertente! originale, almeno a livello di gameplay, nn lo è, nn amo molto le tamarrate, avrei preferito un un’atmosfera molto più drammatica e seriosa(nn sarebbe stato un gioco di suda), cacchio però gli enigmi oramai ce li dobbiamo sognare solo di notte? cmq mi sta piacendo!

      • Certamente niente di nuovo a livello di gameplay (un po’ Alan Wake, un po’ Dead Space e Resident Evil). L’originalità che apprezzo è quella di ambientazioni/avversari, che mi ispirano molto e spingono a massacrarne sempre di più :D

    18. Kamina scrive:

      Appena finito.
      Il gioco mi è piaciuto e nella mia personale scala dei giudizi gli darei un bell’otto.. tuttavia vedendo il finale e la passione della ragazza di Garcia per i coltelli non posso che scrivere un gigantesco e sonoro:Mah!

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