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Recensione Child of Eden [Giocare in un sogno]

Child of Eden

  • Piattaforma: XBox360
  • Publisher: Ubisoft
  • Software House: Q Entertainment
  • Recensione Child of Eden [Giocare in un sogno]

    Vedere la musica in forme geometriche perfette. Meduse, balene, mante, fiori, farfalle, petali e atomi fluorescenti fluttuano nello spazio attraversano fiumi e galassie di colori. Aiutare una fenice a cadere e risorgere dalle ceneri cibernetiche della corruzione. Inseguire un’immagine, una donna, l’ultimo bagliore di una terra perfetta, la terra dell’ Eden. Immergersi nella musica, vedere il battito ritmico dei bassi esplodere con un tocco.
    Non stiamo parlando di un trip allucinogeno e non siamo sotto l’effetto di un acido. Siamo in piedi nel nostro salotto e nel contempo voliamo in un viaggio onirico, parto dalla mente di Tetsuya Mizuguchi.
    Child of Eden si presentò all’E3 2010 con un trailer e una dimostrazione che lasciarono l’intero pubblico sbigottito, davanti a un prodotto che da li a poco sarebbe stato eletto il migliore. Perché non ha molti fronzoli, non ha grosse pretese, tranne quella di risvegliare l’immaginario del giocatore, ucciso dagli show tv, dalle mode e da Facebook. Intrattenere con la forza della semplicità. Colori, suoni, immagini e movimento. Pastelli a cera, un flauto, un centinaio di fogli di carta pieni di disegni stilizzati da appendere al frigorifero e nascondino. Era quello che facevamo noi da bambini e oggi, da adulti, possiamo tornare a giocare a quel modo.

    Innamorarsi di un I.A.
    11 Settembre 2019, Lumi è il primo essere umano a vedere la luce in una stazione spaziale. Gli esseri umani sono in fuga da un pianeta morente, alla ricerca di risorse in grado di salvarlo o di un posto dove ricominciare. Lumi ha testa piena di racconti sulla terra, sulla bellezza del mare, dei verdi prati, delle vette vertiginose, ma non ha mai potuto toccarle, annusarle e assaporarle. Conosce solo l’aria fredda e asettica dello spazio. Impara ad esprimere tutto ciò che è attraverso la musica e i messaggi che invia agli abitanti rimasti sul pianeta. Alla sua morte i suoi ricordi e tutto ciò che ha scritto vengono memorizzati in un archivio informatico.
    Anni dopo, decidono di ricreare un mondo virtuale, l’Eden, capace di riprodurre le bellezze del pianeta terra. Lumi viene ricreata virtualmente all’interno di quel mondo, sfruttando i suoi ricordi. Ma un terribile virus colpisce l’Eden che rischia di scomparire insieme al suo unico abitante.

    Un filmato introduce brevemente la romantica storia alla base di Child of Eden, mettendo nelle nostre mani la salvezza del mondo virtuale e la I.A. di Lumi.
    Come tutta la produzione, anche i filmati presenti nel gioco seguono il filo onirico impostato dal suo creatore. Lumi ha le fattezze di una bella ragazza vestita di bianco e i suoi movimenti sono accompagnati da brezze leggere, esplosioni ad acquarelli e ritmi sussurrati.
    Innamorarsi di Lumi e delle atmosfere di Child of Eden è un rischio che dovrete correre.

    Perché Child of Eden?

    Plot narrativo, tavolozze di colori, musica ipnotica e belle ragazze dalla pelle lattea a parte, il gioco ha qualche lato oscuro. Il titolo viene definito come “sparatutto multisensoriale”, una definizione che potrebbe generare diversi punti interrogativi sopra le nostre teste. Scrolliamoceli di dosso e apriamoci ad un esperienza di gioco diversa.
    Non c’è da preoccuparsi, non morde e non trasmette malattie particolari, ma una schermata sinistra e deviatamente comica ci mette in guardia rispetto a tutt’altro tipo di rischi. Il gioco, potrebbe provocare crisi epilettiche.
    Superiamo il momento di sgomento e dopo una risata sommessa cominciamo a giocare. I comandi sono intuitivi, esistendo soltanto due opzioni di fuoco più una speciale. Ci rendiamo subito conto di quanto l’esperienza di gioco, senza Kinect, risulti alquanto noiosa. Siamo ben lontani dalle azioni frenetiche o umoristiche stile House of the Dead o Point Blank, ma ci troviamo a contatto con un titolo che vuole proporre un esperienza capace di coinvolgerci a pieno e giocarla con il pad equivarrebbe a dimezzare il valore del titolo.
    Abituarsi al sensore Microsoft e al suo funzionamento non è facile. Fino ad oggi nessun titolo ci spinto ad affrontare il problema e in tutta onestà si può incappare in diversi inconvenienti. Anche un giocatore esperto potrebbe perdersi in un bicchier d’acqua. La presenza di due fuochi, uno utile ad annientare una minaccia specifica, porta al naturale istinto di inseguire un idea utopica. Alzare entrambe le braccia per sfruttare entrambi gli spari. Errore! Non siamo nel laboratorio di Iron Man e il creatore del Kinect non è Tony Stark! La sindrome da spot colpisce tutti. Di riflesso ci sforzeremo di fendere l’aria con colpi decisi, proprio come nelle pubblicità, portando a casa la lussatura di entrambe le clavicole e poco divertimento. In realtà semplici movimenti fluidi, rilassati e veloci bastano ad attivare i comandi.
    Accettato questa realtà, diventa tutto più semplice. Seguite il breve tutoria, in modo da rendere meno traumatico l’impatto Kinect e risparmiare i soldi per le spese ortopediche.

    Il titolo comprende solo cinque livelli, fortunatamente ben studiati, dotati di un design originale e unico. I punteggi e i premi sbloccabili a fine livello permetteranno di acquisire punti per accedere a quelli successivi, oltre che componenti importanti per sbloccare l’accesso all’Eden, feature speciali e trofei per il punteggio del vostro account. La rigiocabilità è assicurata, il gameplay non annoia e superato lo sgomento del primo impatto arriveremo a godere più a fondo dell’esperienza, suscitando in voi la voglia di riviverla.

    Di cosa stiamo parlando?

    Child of Eden ha messo a dura prova la mia capacità di giudizio. Va al di là dei normali canoni e schemi e proprio per questo si rende speciale ed unico a modo suo. E’ quello che si definisce un cult-game. Un titolo coraggioso, perché diverso da tutto ciò che c’è oggi sul mercato e lontano dalla richiesta del giocatore medio. Non parliamo di un normale sparatutto su binari, ma di un esperienza sensoriale. Un momento di gioco fatto per essere arte. Non per vendere copie ma per intrattenere, coinvolgere e lasciare un segno nella storia del video-game.
    Child of Eden ci riesce. Capace di distrarre il giocatore dalle preoccupazioni quotidiane, non è mai frustrante, anche quando l’energia finisce e si deve ricominciare il livello, non sviluppa la sindrome da stress da trofeo, ma lascia solo il piacere del puro intrattenimento. Quando si spegne la console è capace di lasciare un po’ di amaro in bocca, perché in fondo, un’altra immersione in quel mondo la si sarebbe fatta volentieri, grazie ad un immaginario delicato e ad uno stile musicale non da tutti, ma che risulta fantastico nel collettivo dell’esperienza offerta. Senza contare che è il primo titolo a soffrire in assenza del sensore Kinect dando finalmente un valore reale all’invenzione di casa Microsoft.

    Non possiamo non citare Rez, la pietra miliare che ha gettato le basi per creare ciò che oggi può essere considerato un ottimo prodotto. La prima di Tetsuya Mizuguchi fu la vera rivoluzione, un capolavoro inatteso che difficilmente poteva essere migliorato. Il gioco che stringiamo oggi fra le nostre mani può considerarsi un upgrade o secondo alcuni una mera imitazione in chiave moderna. Come però suggerisce l’adagio, la verità sta nel mezzo e possiamo quindi definire il ritorno sul palco di Tetsuya come una ridefinizione di quella rivoluzione, il cui scopo è sfruttare una tecnologia che nel 2001 era solo fantasia.
    Child of Eden
    , nonostante il progenitore Rez, entra di diritto nell’olimpo dei cult-game, un pezzo pregiato per intenditori, per gli amanti del video-game, della musica e del fantastico. Un portale verso gli albori del gioco che merita per tutte queste ragioni e per molte altre il giusto riconoscimento di opera d’arte.

    Inside The Game

    • Onirico
    • Unico
    • Un cult game
    • Un motivo per usare Kinect
    • Arte interattiva

    Outside The Game

    • Cult-Game molti potrebbero non amarlo
    • I puristi capiranno che non è Rez
    Voto:

    Da non perdere

    Come valutiamo i giochi

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    4 Di risposte a “Recensione Child of Eden [Giocare in un sogno]”

    1. hiei86 scrive:

      e intanto mi dicono che la versione ps3 costerà 19,99€ al lancio

    2. Pablus scrive:

      il prezzo giusto direi :)
      Bravo Alex!

    3. @NtonIo scrive:

      Complimenti per l’esordio, Alessandro.

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