[Recensione] From Dust

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From Dust

  • Piattaforma: PS3, PC, XBox360
  • Publisher: Ubisoft
  • Software House: Ubisoft Montpellier
  • [Recensione] From Dust

    Continua la Summer of Arcade su Xbox ed eccoci arrivati a un titolo molto atteso sia per l’interesse smosso sin dall’E3 2010 che perchè rappresenta  il ritorno sulle scene di Èric Chahi, eclettico creatore del mai troppo lodato Another World.
    Un progetto ambizioso, che nelle intenzioni dello sviluppatore e di Ubisoft dovrebbe dare una rinfrescata ai god games, presentandosi come un connubio tra Popolous e Black or White, pesi massimi del genere ricordati con passione da chiunque si diletti a emulare Dio per qualche ora.
    Le ambizioni però non sempre vanno di pari passo con l’effettiva realizzazione delle proprie aspettative, tanto che From Dust si mostra subito come un prodotto capace di dividere l’utenza tra coloro che, rapiti dall’atmosfera e dalle scelte artistiche del team, non potranno fare a meno di consigliarlo e chi invece si sarebbe aspettato un gameplay più rifinito e duraturo e sono quindi pronti a stroncarlo.

    La Compagnia dell’Anèlito

    La vita non mai facile per chi ogni giorno deve lottare per la sopravvivenza in territori ostili e minacciosi. I selvaggi protagonisti di From Dust lo sanno bene, ma per fortuna hanno un asso nella manica: la forza del loro canto spirituale. Nella difficile ora della peregrinazione alla ricerca di una zona fertile e sicura in cui proliferare, ecco che finalmente qualcuno ascolta le loro preghiere e invia l’Anèlito (niente più del nostro cursore) a guidarli e proteggerli dalla furia della natura.
    In questa lotta all’ultimo uomo lo scopo del giocatore è duplice, perchè da un lato è chiamato a inviare in punti specifici delle varie mappe i suoi fedeli, mentre dall’altro è costretto a modellare il territorio e a mettere continuamente pezze allo strapotere degli elementi.

    Il tutto si sviluppa nell’arco di 13 livelli che ben presto (intorno al quarto) cominceranno a far sudare il giocatore, costantemente alle prese con sabbia da spostare, fiumi da deviare e colate di lava da gestire con sapienza. Una volta inviati i primi selvaggi a edificare il villaggio infatti, inizierà a svilupparsi la sabbia e, su di essa, comincerà a crescere una lussureggiante vegetazione. Per ogni nuovo livello/isola sarà sufficiente trovare l’uscita dallo stesso e  far fuggire i nostri piccoli amici. Molto facile a dirsi, estremamente più complesso nella pratica a causa della più classica delle variabili, il tempo. Dopo qualche livello interlocutorio in cui familiarizzare con i controlli e la scarsa intelligenza artificiale (che diventa nelle fasi più avanzate motivo di una certa frustrazione) infatti, ogni livello presenterà un conto alla rovescia: alla scadenza, una bella catastrofe (tsunami, alluvione o eruzione vulcanica) si abbatterà sul vostro villaggio spazzandolo via.

    La risposta di ogni singolo giocatore a queste situazioni non potrà che essere l’elemento fondamentale nel formare un proprio giudizio personale su From Dust: scoprire la sequenza esatta di azioni da svolgere (sia con i selvaggi che con l’Anèlito) in tempo utile può essere estremamente adrenalinico e stimolante, ma potrebbe anche frustare e innervosire il giocatore che pensava di trovarsi davanti a un gioco rilassante. Del nuovo lavoro di Èric Chiahi si può dire tutto, ma non che si presti particolarmente a ritmi compassati e gestione del territorio. In questo senso, l’aggiunta di una modalità sandbox in cui sfogare la propria creatività avrebbe impattato su un pubblico maggiore e pesa enormemente.

    Un Anèlito per domarli…

    Progredendo con i livelli From Dust vede l’introduzione di strumenti necessari per il completamento dei compiti più complessi,  dai poteri magici che garantiscono abilità decisive per un tempo limite (ad es. la possibilità di creare dal nulla la sabbia o di solidificare l’acqua) ogni volta che si completa un nuovo villaggio passando per il recupero delle pietre sacre (che riportate al sicuro possono proteggere dai cataclismi i centri abitati) e il piantare utili alberi su punti nevralgici (ad es. per frenare l’avanzata delle fiamme, che altrimenti annienta tutta la vegetazione che avete contribuito a creare). Gli attimi in cui uno tsunami si abbatte su un villaggio protetto esaltano per spettacolarità e resa estetica: la cura della fisica in generale e di quella dell’acqua nello specifico è eccellente. A patto di non preoccuparsi troppo dei dettagli, su cui il titolo è francamente deboluccio, la sua resa generale è di buon livello.

    Vero tocco di classe è la colonna sonora, composta fondamentalmente dai suoni creati dalle nostra azioni e da quelle del nostro popolo: come sempre quando si parla di sonorità tribali, un didgeridoo vale più di mille parole.
    Nonostante i tanti pregi dal lato artistico è proprio il gameplay a deludere alla resa dei fatti, soprattutto perchè minato dalla gestione militata della telecamera e della velocità di spostamento dell’Anèlito (su questo punto il giocatore PC  gode dell’indubbio beneficio dato dal mouse), ma soprattutto perchè in definitiva si riduce a una sequenza di azioni ed errori, fino a capire esattamente cosa e quando muovere. Il tutto per un massimo di 6 ore, cui vanno aggiunte però quelle necessarie a completare i 30 livelli sfida che rendono un po’ meno gravoso il prezzo pieno di circa 15 euro. Assolutamente impegnative e spesso ambientate in scenari estremamente accattivanti, le sfide richiedono concentrazione e tempismo perchè ogni secondo è decisivo per salvare i nostri fedeli.

    Nel saldo finale tra pregi e difetti, From Dust è il classico titolo di cui innamorarsi perchè creato con cura e abilità non comuni. La direzione artistica generale è impeccabile e se siete alla ricerca di un modo per sfogare le vostre crisi di onnipotenza non potete ignorarlo senza almeno un giro di prova. Potrebbe essere colpo di fulmine!

     

    P.s. nell’attesa dell’annuncio della data d’uscita su PS3, vi ricordiamo che per PC From Dust è disponibile da ieri 17 agosto.

    Inside The Game

    • Musiche e contesto di gioco affascinante
    • Un buon God Game
    • Fisica e gestione dei fluidi molto convincenti

    Outside The Game

    • Povero di dettagli
    • Incomprensibile gestione della telecamera
    • Gameplay povero
    • Rapporto costo/durata poco vantaggioso
    Voto:

    Interessante

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    4 Di risposte a “[Recensione] From Dust”

    1. Dollmasterz scrive:

      immaginavo una cosa del genere… non mi attira proprio! qualcuno ha invece provato insanely twisted shadow planet???

    2. Ho provato la demo e devo dire che mi ha fatto un’ottima impressione, anche se non mi ha fatto innamorare perdutamente: probabilmente la magagna sta nell’aspetto da god-game, mentre in realtà penso si tratti di una sorta di evoluzione di Lemmings. Di conseguenza uno ci si approccia aspettandosi un certo grado di libertà, mentre in realtà le partite sono tirate sul tempo e molto guidate. Bello però, preso per il verso giusto credo abbia molto da offrire ed è bello da vedere e sentire.

      @ Dollmasterz: io ho provato la demo e mi è piaciuta parecchio: puro gameplay metroidvania con un gran stile e piuttosto ispirato. Chi ha preso la versione completa però lamenta una durata irrisoria.

    3. Fucktotum scrive:

      io l’ho preso, recensione a breve. Cmq confermo: ITSP è cortissimo e facilissimo.

    4. brema82 scrive:

      Era da settimane che mi chiedevo se valesse la pena spendere quei benedetti quindici euro.

      Finalmente ho ottenuto la risposta: no.

      Stavo aspettando con ansia From Dust per godere di un titolo originale e rilassante, da vivere secondo i ritmi a me più congeniali, cosa che l’opera di Chahi evidentemente non è.

      Ora mi metto qui comodo comodo e attendo il pezzo riguardante ITSP.
      Non so perchè, ma credo proprio che i 1200 MP che avevo riservato a From Dust verranno dirottati verso quest’ultimo. :D

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