Io sono un maledettissimo fan di Street Fighter. Si, sono un Capcom-lover, abbraccio da sempre e in pieno la filosofia dell’hadouken. Io sono un maledettissimo fan di Street Fighter maledettamente sedotto dall’ultimo capitolo di The King of Fighters. Ecco fatto, via il dente, via il dolore.
Si, l’ho detto, in appena tre giorni di gioco intenso, la più recente fatica di SNK Playmore è riuscita a stregarmi, gettandomi nella polvere di un’arena nuova, dal buon sapore e dal clima brutale. E se ancora non siete entrati nel ring di Terry Bogard & co., seguitemi e scoprite con me perché questo KOF XIII vi farà dimenticare gli errori e gli orrori dell’episodio precedente.
Il Re è tornato!
Come avrete già intuito, The King of Fighters XIII ha tutte le carte in regola per farvi dimenticare quella sgradevolissima esperienza che porta il marchio del dodicesimo capitolo, un prodotto incompleto, privo di contenuti significativi e, soprattutto, privo dell’anima che da sempre SNK mette nei suoi picchiaduro. Un cazzoto in pieno volto per il team di sviluppo che, nonostante il ritrovato strapotere del rivale Street Fighter nei cuori degli appassionati di bet’em up, non ha mollato la presa, tirando a lucido il suo bestione e piazzandoci un bel numero 13 in coda. Il risultato è un passo, non da gigante, ma da lottatore di razza: ben calibrato, vivo, vincente!
Quello di KOF XIII è un vero e proprio ritorno alle origini, non solo per l’avvicendarsi di team tradizionali della serie, ma, soprattutto, per la riscoperta di quel gameplay solido e profondo che ha fatto la storia dei picchiaduro. E’ tornata la pettoruta Mai, e con lei l’antico splendore di un franchise da troppo tempo bistrattato dai suoi stessi creatori. Essendo come già detto un giocatore di Street Fighter, devo ammettere di non essermi trovato a disagio nelle arene di KOF. A differenza di un titolo ugualmente a tre lottatori come Marvel vs. Capcom, infatti, anche il picchiaduro in questione dimentica le dinamiche “aeree” per concentrarsi sulla lotta a terra e sulla gestione strategica degli spostamenti e degli spazi tra i due lottatori. E’ vero, in questo caso, grazie alla presenza della corsa, della rotolata e di vari tipi di salto, la mobilità è molto più ampia rispetto a quella conferita ad un Ryu o Ken qualsiasi, ma le dinamiche vanno gestite allo stesso modo, con un ritmo di gioco davvero molto alto.
Come in ogni beat ‘em up che si rispetti, anche qui gli sviluppatori non ci lasceranno al nostro destino, ma hanno messo a punto un tutorial (non sempre chiarissimo e per certi versi “facilone”) e tutta una serie di prove, finalizzate a comprendere il fighting system del titolo e le tecniche specifiche di ogni lottatore. Vero cuore del gioco è infatti la capacità di costruire il proprio “dream team” di tre picchiatori, ognuno dotato di abilità proprie e differenziate che, se apprese al meglio, possono portarvi ad inanellare combo devastanti. Non tutto sarà immediato, ma con la pratica riuscirete a togliervi qualche soddisfazione anche online, e ve lo dice un vero novellino della serie.
Non a caso ho citato la componente multiplayer, vero grande difetto di questo The King of Fighters XIII. Il netcode del titolo è infatti davvero di bassa lega e mi ha impedito di affrontare partite di un certo livello. Non mi aspetto di certo la precisione e la ricerca di combo ed evoluzioni tipica delle partite offline e di uno schermo esente da lag, ma per lo meno un’esperienza che non metta a dura prova la mia pressante voglia di bestemmie. Le battaglie in rete sono infatti spesso inficiate da connessioni pessime e ballerine, un problema a cui gli sviluppatori stanno già provvedendo con la solita patch risolutrice e benedetta dal Signore.
La vera punta di diamante del titolo rimane quindi, forzatamente, la componente in single player, comunque ricchissima di opzioni e di contenuti sbloccabili. Non solo il canonico Arcade in cui portare a termine determinati obiettivi a schermo, ma anche una modalità Storia a bivi, sfide a tempo e di sopravvivenza coloreranno le vostre partite in solitaria, regalandovi meravigliose illustrazioni, due personaggi aggiuntivi (Billy Kane e Saiki) e colori alternativi per personalizzare i vostri lottatori.
Mettiamo a fuoco i pixel
Non si può parlare di KOF XIII, senza però menzionare il più “volgare” lato tecnico della produzione. Si signori miei, il lavoro svolto dagli artisti SNK è egregio, stiloso e mastodontico, per tutti coloro che non vorrebbero mai veder morire le due dimensioni. Gli sprite bidimensionali, di ottima fattura, sono stati ridisegnati partendo dai modelli poligonali dei lottatori, una tecnica che consente di mantenere un’aggiornamento dei frame molto alto e di sfoggiare allo stesso tempo le bellezze tipiche del disegno tradizionale.
Stessa cura certosina per quanto riguarda le arene, dotate di uno spettacolare effetto dinamico e di una propria evoluzione tra un round e l’altro. Forse solo BlazBlue supera KOF in quanto a stile dei ring nell’attuale generazione, in questo caso però arricchiti da alcuni cameo dei personaggi più celebri esclusi dal tredicesimo capitolo, un elemento di contorno che strapperà un sorriso ai fan più accaniti di questo brand.
Se a tanto barlume artistico affiancate poi un comparto sonoro di primissimo ordine, capirete che questo titolo non ha nulla da invidiare ai suoi illustri rivali, magari più avanzati tecnicamente, ma che non possono vantare scelte stilistiche tanto care alla vecchia guardia degli appassionati del genere. Non tanto la colonna sonora (comunque molto catchy e familiare), quanto il doppiaggio, caratterizza al meglio il valore estetico di questa produzione. Un valore solo lievemente macchiato dalla mancanza delle storiche scenette di entrata personalizzate tra determinati personaggi.
Insomma, in questo KOF XIII c’è molto di più che il bel paio di tette di Mai Shiranui. E’ il lottatore di razza che citavo a inizio recensione, assolutamente vincente, e una valida scelta per tutti gli amanti delle mazzate virtuali.






Bravo bella recensione! Bye
Più che una valida scelta, Andrè, io direi proprio che quanto a picchiaduro 2D old school non ce n’è proprio per nessuno. The King of Fighters XIII ha veramente tutto quel che si può chiedere ad un picchiaduro 2D moderno dalle radici così profonde. È vero, si potrebbe fare qualcosina di più sui fondali, ma sono proprio le meccaniche a far funzionare questo titolo come un orologio, i suoi sistemi di base: eleganti e mai pretestuosi, come invece accade sempre più spesso sia in casa Arc che in quel di Capcom.
Quello che dici è verissimo Marcuzzo.
Assolutamente.
Ma ho marcato tanto la mano sulle mie radici Capcomiane proprio per mettere un pochino in guardia il lettore. Il mio obiettivo è offuscato dal mio amore per Street Fighter. Con questo non voglio dire che sono stato di parte o poco “onesto”, solo fisiologicamente traviato.
Per me il top rimane il picchiaduro Capcom, a seguire tutto il resto. Questo KOF XIII è e rimane un leone comunque. Ci sto perdendo giornate.