“Il pregiudizio che il videogioco sia una tecnologia dannosa è duro a morire“. Con questa semplice affermazione di Matteo Bittanti sarebbe possibile sintetizzare i fiumi di parole che troverete in questo pezzo e in tutti quelli che seguiranno. Continuamente ci dobbiamo confrontare con costanti pregiudizi su quanto pericoloso sia il videogioco, fin troppe volte classificato tra i cattivi maestri e inchiodato alla croce della violenza. Insinuazioni, dati astrusi e scarsa conoscenza del tema come linee guida di una produzione “giornalistica” che ormai ha una tradizione consolidata. Come nel bellissimo articolo apparso su La Repubblica in cui si è tentato di dimostrare “scientificamente” che i videogiochi di guida inducono i loro utenti ad essere incoscienti, spericolati e negati nelle fasi di parcheggio (?). Articolo che si conclude con un bel parallelo tra i videogiochi e le droghe, giusto per instillare un po’ di terrore a qualche genitore con figlio affetto da videogiocosi.
Francamente il sottoscritto si è rotto di incassare passivamente ! Si è rotto di leggere con quanta ignoranza e superficialità il mondo della disinformata informazione tratta i videogiochi e noi videogiocatori. Quindi è ora di dire basta e rispondere a tono. E quindi offese libere ? Nemmeno per idea, sarebbe come scendere al loro livello. Quello che faremo insieme è analizzare realmente a fondo questa triste Caccia alle Streghe aggiornata per il nuovo millennio. Capire dove è nata, come si è protratta nel tempo fino a noi e solo alla fine del processo tirare le somme.
La pietra videoludica dello scandalo
Gli attacchi al mondo dei videogiochi sono stati una costate quasi matematica fin dalla nascita dell’industria videoludica. Il primo vero caso di attacco mediatico contro i videogiochi lo troviamo nel 1976, appena 4 anni dopo la fondazione di ATARI e in piena fase di lancio dell’industria. Un periodo fortemente legato ai cabinati e ben poco alla fruizione domestica. Infatti Home Pong, la prima console ATARI, era stata lanciata da poco più di un anno e i contendenti stavano affilando le armi, in particolare: Channel F della Fairchild, Odyssey 100 di Magnavox e Telestar di Coleco (tutti usciti nel 1976). Insomma il glorioso periodo delle Sale Giochi. Nello stesso anno abbiamo anche un’importante vittoria di un’altra categoria di giochi, ovvero i Flipper. Infatti nel 1976 fu finalmente eliminato l’esilio dei Pinball dallo stato di New York, atto fortemente voluto negli anni ’40 dal sindaco La Guardia per combattere il gioco d’azzardo. Pregiudizio che portò un’intera categoria di giochi ad essere distrutta e bandita dalla città per oltre 30 anni. Questo il background ma quale fu il “fattaccio” che scatenò le ire dei benpensanti?
Death Race di Exidy Games. Penso che buona parte di voi non abbia mai sentito parlare di questo gioco, anche perché non ha mia avuto una grande diffusione e tra i videogiocatori di quegli anni non ebbe particolare successo rispetto a quello che offrivano altri sviluppatori come appunto ATARI e Midway. Il cabinato vedeva il giocatore ottenere punti investendo con una macchina il maggior numero possibile di Gremlins. La polemica nacque quando alcuni comitati di genitori apprensivi videro sullo schermo non mostriciattoli fantasiosi bensì persone. Proprio per questo Death Race venne accusato di insegnare ai giovani ad investire le persone. Ora che avete letto questo riguardatevi il video all’inizio…fatto?…impressionante vero. Ma cosa si ottene con tutte queste polemiche su Death Race ? Esattamente il contrario di quello che speravano i comitati genitori. Ovvero il cabinato cominciò ad essere maggiormente provato, anche solo per curiosità verso questo malvagio istruttore di guida, creando delle ottime basi di lancio per Death Race II. Giusto per inquadrare meglio il contesto sappiate che il numero di cabinati prodotti da Exidy furono appena 500. Sono passati 36 anni da questi fatti e ancora ci dobbiamo confrontare con le critiche di allora e trovo molto significativo che il pezzo apparso su Repubblica.it non si discosti molto dagli attacchi al malvagio cabinato.
Piccoli censori crescono
Dal 1976 sono stati tantissimi i videogiochi ad entrare in rotta di collisione con l’indice puntato della società benpensante. Infatti dopo il “successo” comunicativo contro Death Race il procedimento di assalto al videogioco è rimasto pressoché inalterato fino ai giorni nostri, provocando anche fenomeni di censura o purtroppo la più dolorosa auto-censura.
Una delle principali fonti di polemica contro i videogiochi fu l’introduzione del sangue in alcune produzioni di fine anni ’80, poi divenuti dei classici a cui si sono ispirati molti altri titoli successivi. Anche se il sangue sembrava una cascata di mattoncini LEGO ecco montare subito l’indignazione sociale. Leggende narrano di teneri pargoli rimasti traumatizzati da sessioni di gioco a Splatterhouse, colpiti da attacchi di vomito e terribili incubi. Una vera piaga sociale scatenata nel 1988 dalla satanica Namco per distruggere un’intera generazione di piccoli virgulti. Una di quelle storie che si affianca agli alligatori nelle fogne e alla sicura cecità che colpisce i lustratori di mazza, ma abbastanza concreta da bandire il gioco dai teutonici territori di Germania. In quel periodo vi fu anche un altro terribile fatto che venne portato sulle ali dell’informazione (quella con i minuscola) in tutto il mondo, ovvero il terribile Mortal Kombat di Midway. Il gioco venne infatti incautamente regalato dal senatore Lieberman al frutto dei suoi lombi, rimanendo profondamente sconvolto da tale “violenta oscenità”. Il suddetto senatore quindi, dimenticandosi chi aveva comprato il gioco, decise di portare il caso alla pubblica attenzione per porre un freno a questi programmatori di violenza. Purtroppo però la corte dei benpensanti si rese conto che impedire a Midway di sviluppare giochi simili voleva dire andare contro quella piccola cosuccia che è la libertà di espressione. Battaglia giuridica che avrebbe creato dei notevoli problemi non solo ai videogiochi, ma anche a cinema, fumetti, televisione, etc… Stranamente in queste riflessioni non vengono mai inseriti i libri. Nessun genitore/senatore denuncerebbe una casa editrice per aver pubblicato libri come “Tropico del Cancro” di Henry Miller in cui alla terza pagina vi è un’interessante disquisizione sugli organi di riproduzione maschili nel regno animale. Ma sono sicuro che accadrebbe tranquillamente se la stessa identica disquisizione venisse espressa da un personaggio tridimensionale…il Duca per esempio.
Ma tornando al sangue, se infatti è comprensibile la sua eliminazione nelle versioni per SNES del già citato Mortal Kombat e di Wolfenstein-3D (id software), certo non si può assolutamente comprendere la rimozione di qualunque simbolo o riferimento al Nazismo nello sparatutto di id software. Il setting in una prigione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale giustifica ampiamente la presenza di Svastiche, ma questo non deve essere sembrato ovvio in Germania visto che nel 1994 ne vietò la diffusione sia su PC che Jaguar. Per questo su SNES si optò per una completa rimozione di qualunque simbolo ed una patetica trasformazione di Adolf Hitler in Staatmeister attraverso l’eliminazione dei baffetti. Ma questa non sarà purtroppo l’unica volta che i videogiochi, ed in particolare quelli di id software, finiranno sul banco degli imputati per ostinata esistenza.
Il 1 Dicembre del 1997 il quattordicenne Michael Carneal entrò alla Heath High School con un fucile a pompa, una carabina ed una pistola calibro .22 facendoli passare per un progetto d’arte che stava portando avanti. Appena entrato Carneal estrasse la pistola scaricandola su un gruppo di preghiera. Il conteggiò finale fu di tre ragazze morte e di 5 persone ferite. Dopo un’analisi psichiatrica il ragazzo fu dichiarato affetto da una forma grave di schizofrenia e curato di conseguenza. Carneal si trova tutt’oggi in carcere dove sta scontando l’ergastolo. E i videogiochi cosa c’entrano in tutto questo ? Due anni dopo i parenti delle vittime decisero di intentare una causa multimilionaria (ben 33 milioni di dollari) contro due siti pornografici, i produttori e distributori dei film: Natural Born Killers e Basketball Diaries…e gli sviluppatori di alcuni videogiochi, in particolare id software per Doom, Wolfenstein e Quake. Per coronare il tutto vediamo che furono supportati legalmente da un avvocato preciso, ovvero Jack Thompson…ma questo simpaticone lo lascio per dopo. Pur comprendendo il dolore trovo comunque assurdo che i genitori delle vittime preferirono gettarsi contro tutto e tutti, senza riflettere un minuto sulla facilità con cui un ragazzino di 14 anni sia potuto entrare a scuola con un simile arsenale. La tipica ipocrisia americana. Ovviamente il caso fu respinto in quanto: “E’ troppo distante il passo tra sparare a dei personaggi su uno schermo e sparare a persone reali in una classe“. Ciò non bastò per l’avvocato Thompson il quale imperterrito continuò a ribadire che l’abilità di Carneal a sparare doveva essere imputata all’uso di videogiochi.
Sempre del 1997 è il celeberrimo caso che investì (ma come sono simpatico XD) il diavolo su gomme, ovvero sua malvagità Carmageddon. Il gioco di corse della Stainless Games ci immergeva in assurde corse di macchine dove era possibile vincere anche normalmente, ma era possibile distruggere gli avversari e investire i passanti per fare più punti. Un gioco che ebbi modo di provare abbastanza a suo tempo per capire che era divertente fino ad un certo punto, con difetti alquanto evidenti per altro. Carmageddon provocò reazioni indignate: “insegna ad investire le persone” gridavano; in pratica lo stesso film su Death Race. Come abbiamo già visto difatti la sovraesposizione mediatica portò le vendite del gioco ad impennarsi nonostante le varie limitazioni imposte. In molti paesi (tra cui il nostro) si preferì rilasciare una versione “ammorbidita” dove si investivano zombie dal sangue verde, nulla che una buona patch non potesse risolvere. In Germania invece preferirono dei robot senza fluidi vitali…de gustibus. Voglio proprio vedere cosa si inventeranno quando (forse) uscirà Carmageddon: Reincarnation; qualcosa circa l’istigazione all’incidente, o sull’incapacità dei suoi giocatori di saper parcheggiare…sti benpensanti non sono mai stati troppo originali.
Ma chi è questo Jack Thompson ?
Ben poche persone nel mondo hanno saputo dimostrare il loro odio verso i videogiochi come il buon vecchio Jack “Paladino” Thompson. Una vita dedita a combattere quello che lui definiva “l’oscenità nella cultura moderna“…e i nostri cari videogiochi erano protagonisti in questa sua visione. Infatti fu sempre pronto a gettarsi in prima linea contro i produttori di quelli che definiva “simulatori di omicidio” con particolare riguardo a tutte le produzione id software e Rockstar Games. Resteranno negli annali le sue strenue battaglie contro la summa di tutti mali della società americana, ovvero Gran Theft Auto. Thompson tentò sempre di bloccare ad ogni uscita i vari capitoli della serie Take-Two per vie legali; celebre la sua analisi su GTA IV definito: “Il più grande attacco contro i bambini dai tempi della poliomelite“. Furono tantissime le aziende che finirono sotto le sue accuse, sorte che toccò persino a Sony e Microsoft per aver osato portare i titoli Rockstar sulle loro console domestiche. Durante una serie di omicidi in Alabama ad opera di alcuni teenagers accusò GTA di essere la causa di questi fatti. Le indagini dimostrarono che vi erano ben altre motivazioni per questi efferati crimini. Ma udite udite il momento più alto della sua campagna contro i videogiochi arrivò quanto nel 2006 denunciò Midway ed il suo Mortal Kombat: Armageddon. Per il sangue ? No. Per le mosse brutali ? No. Per le donnine discinte ? No. Perchè con l’editor di gioco Create a Fighter era possibile modellare un personaggio che gli somigliava, per questo accusò Midway di guadagnare attraverso l’illegale utilizzo della sua immagine. BAGGIANALITY !!!
Dopo tutto questo ecco che l’8 Giugno del 2008 il giudice Tunis radiò Thompson dall’albo degli avvocati infliggendogli anche una multa di 43.675$ con queste motivazioni: “Cattiva condotta reiterata, totale mancanza di rimorso anche lieve circa i suoi comportamenti inappropriati. Thompson ha creato un modello di comportamento per colpire duramente, ampiamente, ripetutamente e volontariamente in maniera da creare difficoltà, distrazione e angoscia a coloro che egli considera in opposizione alla sua causa. Egli non procede secondo le linee guida di comportamento professionale appropriato, ma usa invece altri mezzi disponibili per intimidire, molestare, o portare pubblico discredito agli uomini che egli percepisce opporsi a lui.” Ovviamente ciò non ha impedito a Thompson di continuare la sua crociata contro il mondo, infatti dal 2009 ha un contenzioso aperto contro Facebook perché non ha rimosso alcuni post poco delicati sulla sua persona. Nemmeno Reptile riesce a produrre tanto veleno.
La cosa triste è che per anni è stato considerato come un vero pilastro contro quelli che ormai erano stati ribattezzati: Videogiochi Violenti.
Pensate che sia finita quì ? Dobbiamo parlare della strage alla Columbine, dell’omicidio Pakeerah, meglio conosciuto come caso Manhunt e di tanti altri momenti in cui il videogioco si è trasformato in capro espiatorio. Restate su ITG per la seconda parte…







Come al solito pochi commenti agli articoli “lunghi” … che però spero invece che siano letti
Questo in particolare è un articolo importante in un momento in cui le paure (crisi economica mondiale su tutte) abbassano le autodifese… anche quelle dei videogiocatori.
Invece bisogna stare molto attenti perchè, sempre più subdolamente (questa volta nascosti da una ricerca sui videogiochi di guida) la stampa non specializzata propone argomenti di discussione agghiaccianti relativamente ai videogiochi.
Ho trovato questa prima parte molto interessante, tra l’altro include spunti ed esempi che non conoscevo nemmeno. Diciamo che l’unica cosa davvero utile che la generalista fa a questo proposito è cementare gli appassionati a difesa di un hobby innocuo
Grazie per i complimenti, questo è solo l’antipasto settimana prossima arriva un altro pezzo molto consistente.
Purtroppo ignoranza e superficialità corrono mano nella mano nei campi della disinformazione. Per questo bisogna rispondere con forza e intelligenza, i commenti offensivi (come quelli che ho letto su Facebook) non aiutano.
Spero che questi articoli possano servire a qualcosa.
Servono servono…
Continua così