Sommarietààààà, un elemento imprescindibile!
Mentre Brotherhood aveva il sapore, occludi arterie e oleoso di una gustosa pastasciutta fritta, Revelations pare una triste lasagna riscaldata al microonde.
La trama di Desmond diventa sempre più sottile, marginale, perdendo la forza acquisita con gli ultimi capitoli, quella che ci ha portato a pensare che finalmente, saremmo stati assassini in un mondo moderno. Poi questo, il Revelations ottuagenario, saggio, riflessivo, che non lascia scampo a un pensiero scalciante, il quale, desideroso di uscire, gratta con le sue unghie la superfice viscida del nostro cervello e rivela un punto di domanda: non sarebbe stato meglio scoprire solo in seguito, come in un cliffhanger hollywoodiano, di essere Desmond Miles, intrappolato nell’animus???
Supposta Rossa, andiamo nello sfintere della domanda!
Parliamo del motivo principe, la papilla gustativa che accende il desiderio incontenibile di Ezio, Costantinopoli, della lama uncinata e sommariamente riassunto da un poco enigmatico sottotitolo: Revelations.
Inseguendo le rivelazioni che dovrebbero portare alla conclusione della saga di un vegliardo Ezio e alle pagine apocrife dell’indimenticabile Altair, frotte di fans, hanno assalito i punti vendita di tutto il globo; costringendo l’indice di Stan Smith a spostare l’indicatore dell’allarme terrorismo, sulla banda arancione.
Quanto vale realmente lo spiegamento di forze nerd sul campo di battaglia? Non sarò ingenuo, nessuno spoiler, capisco che alcuni, presi dai molti titoli e da un’incombente vita da portare avanti, potrebbero non aver ancora giocato il titolo. Io stesso ho da poco acquistato e concluso l’avventura.
Quello che posso dire, giocando fra il lusco e il brusco, è che fin dalle prime battute si riesce a intravedere la ”sottile” trave adamantina, ponte di collegamento fra i ricordi genetici del buon Desmond, sempre più somigliante a un meno emo-cromatico Jack Johnson.
Messer Auditore, nutrendo il mio biafrico orgoglio patriottico, ruba la scena all’americano, qualcosa che in un film non si vedrà mai, e lo fa senza perpetuare i soliti stereotipi, tranne che per la breve comparsa di un mandolino, strimpellato a mala pena dal buon Ezio … Ci hanno fottuto ancora, penso io!
La storia imbastita per l’assassino di mezza età, parallela a una più appassionata conclusione delle avventure di Altair, m’impone una feroce ribellione, un lungo cammino alla ricerca dello scalpo degli sceneggiatori Ubisoft, incapaci di regalare la grandezza sperata a un personaggio carismatico e a una saga ormai leggendaria.
Più mi addentravo nelle sincronizzazioni, più la supposta spingeva dentro le mie viscere anali, più potevo sentire odore di fisting omo-sex, in un’incornata a π/2 che in fondo, appare sempre più giustificata dal mio consenso, donando maggior sadismo al sorriso beffardo e malvagio del settore marketing Ubisoft. La leggenda di Ezio Auditore non viene celebrata, se non da un abbigliamento sempre più complesso, pesante e adatto ad una sfilata pret a portè, ma non al mimetismo di un assassino illuminato.
Viviamo in una costante caccia al tesoro, costretti alla ricerca delle conoscenze nascoste di Altair e patiamo perennemente la mancanza di un villian ben delineato. La legge è perfettamente chiara: la grandezza di un eroe si misura dalle dimensioni del suo batac … nemico! In Revelations, i templari, non hanno un ruolo caratterizzato e quando lo fanno, trovano banalità e stereotipi rivisti “ah ah ah, il mio piano è semplice nella sua genialità! Voglio un oggetto segreto che non conosco, nascosto dietro una porta che non so come si apre, quindi ti faccio ballare e …” soliloquio inutile sulla società, le masse e il mondo … wow, non si era mai visto!
Ubisoft gioca la carta della nostalgia riproponendo Altair, quasi a voler salvare un plot che non sa dove dirigersi, perso nelle sue stesse ambizioni e palesemente alla ricerca di una conclusione che possa chiudere il ciclo, con la speranza di rinascere in quello nuovo, tanto atteso con la terza incarnazione della saga.
Desmond e la sua storia scadono palesemente in secondo piano, dissolvendosi improvvisamente, in un’uscita di scena da puzza di zolfo e fumo nero. L’isola cibernetica, riporta alla memoria infantili anime digitali e da un momento all’altro ci si aspetta di scorgere un Digimon, fare capolino da un monolite siliceo. Tutto ciò rimane solo pura fantasia, a farci compagnia c’è un imbolsito, quanto losco compagno d’animus.
Tutto il mondo è paese …
Tralasciando le pinzillacchere grafiche, possiamo rimproverare a Ubisoft, di non aver implementato elementi nuovi capaci di rinfrescare l’aria, in uno stanzino che ormai puzza di umido e stantio, riportando alla memoria di alcuni, i maleodoranti spogliatoi di una palestra sovraffollata. Fra Costantinopoli, Roma e Venezia non vi è alcuna differenza. Banditori, cortigiane, curatori e quant’altro, affollano ancora le strade, hanno solamente un nome, una lingua e maschere differenti. Tutto il mondo è paese!
Costantinopoli non ha nulla della città d’oro di cui ci parla la storia, non ritrova caratterizzazioni all’interno delle missioni. Ci si trova palesemente in un ambiente artefatto, dove il giocatore non riesce a entrare, assottigliando il muro d’illusione fra noi e il titolo, come se l’Xbox fosse l’animus e il gioco a schermo il ricordo di un’esperienza sbiadita.
Revelations assume le connotazioni tipiche del cinepanettone: cambia la location, arrivano gli stereotipi, ma la sostanza non cambia. Se lo avessero chiamato “Ezio Auditore va a Costantinopoli”, sarebbe stato più onesto!
Il minestrone amarognolo di carrube e tenerumi – la pasta con i tenerumi a me piace … poi con una grattugiata di ricotta salata … – rimane ancora una volta senza sale! Il sistema di combattimenti, nuovamente, non viene modificato, ma allungato con la possibilità di fabbricare e utilizzare bombe, riducendo il tutto ad una prova del cuoco improvvisata, che ci costringe a vestire i panni di provetti alchimisti, in contemplazione di fronte a uno scaffale del brico center bizantino.
La soluzione bombe, viene spesso – per non dire sempre – forzata da elementi di gameplay completamente fuori dalla logica. Cercherò di non spoilerare, portando un esempio: perché se travestito da menestrello sono invisibile, nonostante una calzamaglia generosa con il pacco dell’assassino latin lover, ma se rubo le vesti di una guardia, con tanto di maschera, vengo sgamato al primo sguardo??? Sarebbe come se tutti riconoscessero Batman, ma non Superman, che si nasconde dietro un fottuto paio di occhiali …
Perché dovete usare le bombe, ecco la risposta! In un episodio di Spongebob e nel suo fantastico mondo sottomarino, tutto questo avrebbe senso!!!
La routine e covoni di fieno!
Ezio è diventato semplicemente più indaffarato e i compiti secondari cui prestare attenzione, sono diventati sempre più onerosi e meno utili ai fini di una trama completamente estraniata da queste meccaniche. A questo pro, intervistiamo l’interessato!
Cos’è quel barbaro tentativo d’inserire un elemento strategico nelle sue avventure, Messer Auditore?
“Parola mia che ho perso letteralmente le staffe quando mi hanno parlato di quella possibilità. È stato organizzato tutto all’ultimo istante, le azioni sono legnose ed io stesso ero parecchio impacciato, mentre imbastivamo certe scene. Come si può credere che nel centro di una città possa partire una vera e propria rappresaglia, una guerra, con tanto di trincee e barricate, senza che questa possa espandersi per l’intera città? È un assurdo, siamo assassini, dovremmo agire nelle tenebre, usando inganno e astuzia!”
Ormai è in pensione, ma quanto è stato complicato scalare le vette di Costantinopoli, saltare fra le intricate cripte e gestire il covo di assassini?
“Molto, senza contare che i cittadini di Costantinopoli non facevano altro che rimproverarmi “come farà alla sua età”, quest’ aspetto mi è stato fatto pesare parecchio. È stata una bella avventura, ma sono felice di essere arrivato all’ultimo atto. Non ne potevo più di uccidere grassi capidistretto templari supersorvegliati e convertire le loro torri – violando la logica – in nostri covi, dandogli fuoco. Gestire le tane degli assassini è un lavoro da call center, questi ragazzi si ammazzano di lavoro e non riescono a farsi una vita, senza contare che sono eterni tappabuchi completamente rimpiazzabili e non riescono ad avere un ruolo di peso nella vicenda. Ancora oggi soffro dei lancinanti dolori dati dai traumi da salto della fede. Cadere sul fieno? Don’t try this at home!”
Lo sfogo di Messer Auditore, porta a galla diversi candelotti di sterco, che galleggiano nei liquami della mente dell’utenza affezionata di AC, chiedendosi a cosa serva ogni sforzo secondario. Le imprese aggiuntive sono una fastidiosa appendice, che se portate a termine, rendono l’intera avventura, un cocktail da discoteca: eccessivamente annacquato e decisamente costoso!
Per questo motivo, dopo aver saggiato scampoli di gameplay secondario, soprattutto l’orrenda feature “difendi-lo-stramaledetto-covo-degli-assassini-oddio-quanto-è-fatto-male-questo-elemento-strategico”, ho deciso di abbandonare del tutto ogni sfida e concentrarmi esclusivamente sulla storia.
Cosa mi è rimasto di veramente nuovo? La lama uncinata e le bombe! Mi hanno reso entusiasta? No, mi sono abituato e rotto i maroni, come due preziosi vasi della dinastia Ming, dopo pochi minuti!
RED: Retired, Extremely Dangerous!
Basta un attimo e la mia avventura videoludica viene invasa dal breve assolo di chitarra elettrica che annuncia la fine della realtà come la conosciamo, ora si che nulla è reale e tutto è lecito. Appena mi rendo conto di poter far lanciare un Altair 60esse da un dirupo, mi si accende una lampadina, lo vedo fermarsi trafelato, abbassare il cappuccio e guardare verso la camera con occhi spiritati “sono Johnny Knoxville e questo il vecchio assassino parkour, benvenuti a Jackaaaaaaaas!”.
Vedere un Altair 60enne che corre, salta e uccide orde di assassini, mentre fugge da Masyaf, mi ha illuminato il cuore di gioia e speranza. Un elemento così trash, non mi cascava fra le mani da anni. Come hanno potuto lasciare che qualcosa di così idiota, cadesse nel vuoto? Non potevano dare al vecchio assassino un’età simile a quella di Ezio? La mia delusione è diventata un gorilla silenzioso quando ho scoperto che, l’Altair ottantenne, poteva solamente camminare! Non avete idea!
Conclusioni!
La mia parentesi Revelations volge al termine. Dopo aver finito l’avventura, non solo sento di aver malnutrito la mia voglia di sapere, ma ho la consapevolezza di essere stato defraudato di qualcosa: tempo! La trama, nelle sue battute finali, non raggiunge picchi d’intensità strabilianti e le rivelazioni sono relative esclusivamente alla condizione iniziale in cui si trova il protagonista nascosto, Desmond.
La possibilità di esplorare gli asettici recessi della mente di Desmond è realizzata alla bene e meglio, con una modalità in soggettiva che non regala nulla al giocatore. La trama, infatti, non si arricchisce di elementi profondi, ma si preoccupa solamente di puntualizzare alcuni concetti poco chiari. Il gameplay è semplicistico, troppo, quasi una pessima imitazione delle asettiche atmosfere di Portal, riprodotte in chiave animus e riproposte al pubblico con scampoli di polvere, illuminata da raggi di sole cibernetico. Insomma, un’imitazione da bancarella cinese!
Il finale di questo capitolo, sarebbe stato grandioso e avrebbe avuto senso, se avessimo vissuto le avventure narrate da AC, come cronache di un assassino e non come i ricordi di Mr. Miles, come dicevo in apertura. Pensateci, non sarebbe stato assolutamente improbabile, fondamentalmente il 90% del gameplay è dedicato alle avventure di Ezio e Altair e se avessero impostato il tutto, come una caccia alle fondamenta del clan degli assassini, l’intera avventura sarebbe stata giustificata! Un cliffhanger con i fiocchi se al termine di Revelations, avessimo scoperto di aver vissuto per quattro capitoli solo dei ricordi, intrappolati nel genoma di Desmon, in mano agli assassini, alla ricerca della Mela e dei segreti dell’ordine! WOOOOOW!
Chiudendo, vi lascio a una domanda, una questione che assilla la mia mente da giorni: per un ipotetico film, nei panni dell’assassino, ci vedreste bene Bradley Cooper – Face in A-Team – o Christian Bale – il Batman di Nolan -?




Divertentissima antirecensione! Ci vedrei bene Bradley Cooper solo per la sua cafonaggine Kal! Per il resto ancora devo giocare il titolo quindi attendo prima di esprimermi
Ti ringrazio, anche se avrei voluto farla più stringata, come quella di COD, e più umoristica, ma proprio non ci sono riuscito … la prossima volta ricorrerò all’ossigeno puro, la vita secondo Jim docet!
Bradley Cooper mi ha conquistato dopo Limitless, per questo ho pensato a lui, ma Bale è sempre Bale … per me sarebbe un Ezio perfetto!
Troppo lunga.. poca voglia di leggere…
Posso dire solo che per tutta una serie di motivi, che vanno dalla trama poco coinvolgente all’ambientazione che tra tutti gli Assassin’s creed, quella di Revelation è quella che mi piace di meno…
Poi c’è anche il fattore immedesimazione, e devo dire che immedesimarmi in un cinquantenne che sembra essersi dimenticato l’uso del rasoio da barba, mi risulta molto, molto difficile…
Lunga, sì, lo so … ossigeno puro next time!