Ci sono cose che non finiranno mai di sorprendermi, soprattutto ora che dall’alto dei miei 24anni, posso dire di aver visto un bel pezzo di storia videoludica. Quando sarò vecchio, potrò sedermi su un ceppo e imbracciando un ukulele raccontare la magnificenza della storia evolutiva nerdica. Max Payne, nel 2001, necessitava di un discreto pezzo di computer per “girare”, come dicono alcuni. Eppure oggi, all’irrisoria cifra di euro 2.39, diventa realtà su iPad. I profani non capiranno, lo criticheranno. Sento già le lamentele per una grafica pessima. Poveri incoscienti.
Quando il tetro messaggero di Sam Lake, strafatto di Valchiria e farfugliante riguardo “carne” e “angeli decaduti” e una possibile combinazione delle due per un macabro abito, mi ha fatto visita con la gioviale novella, mi sono fiondato, comodamente svaccato sul divano, all’App Store per acquistare e scaricare il titolo. Terminato il download, è bastato sfiorare l’icona per far partire l’applicazione e ripiombare in quel trip allucinogeno noir che è Max Payne.
Premetto che di primo acchito rimasi estasiato dal vedere un titolo storico e così importante per me, muovere i suoi passi nella tecnologia di oggi e senza particolari sforzi. Ciò che mi ha riportato con i piedi per terra sono stati i piccoli dettagli. Il titolo, nonostante non sia Crysis o Fallout 3, non è al massimo delle sue potenzialità. Le texture sono in bassa risoluzione e la caratterizzazione dei personaggi, di per sé poco fantasiosa, è ridotta all’osso, al punto che non sarà raro trovare in una stanza affollata di nemici, un sacco di cloni o la testimonianza di un parto plurigemellare da non credersi.
Questi aspetti terreni, difficilmente catturano gran parte della mia attenzione e a cospetto di cotale creazione, vengono meno. Quello che però preme sottolineare è quanto la potenza del device sia limitata rispetto alle leggende che lo vedrebbero gareggiare con una Bugatti Veyron, mentre si misura in una sfida all’ultimo pedone con il campione galattico di scacci, che giusto per perseguire uno stereotipo, è Russo.
Lo scoglio principale di questo porting, viene in luce proprio durante le fasi concitate di gameplay. Il touch dei dispositivi Apple è ottimo, ma nel caso in questione sembrerebbe sotto l’effetto della droga verde fluorescente, contro cui si batte l’ombroso Max. L’analogico virtuale che dovrebbe controllare i movimenti del personaggio, spesso non risponde ai comandi e ci lascia inchiodati a prendere una marea di proiettili.La selezione delle armi è macchinosa e difficoltosa, difficilmente riuscirete a impugnare il ferro desiderato. Questo accade sulla tavoletta, figuratevi su iPhone! I controlli impostati a schermo hanno una logica tutta loro, ma fortunatamente, devono averne intuito l’assurdità e grazie a semplici impostazioni potranno subire un rimaneggiamento. Nonostante uno smarrimento iniziale, dopo qualche momento in compagnia di Max, impareremo a padroneggiare i controlli e il gameplay prenderà a scorrere con più fluidità. Peccato che le dimensioni del tablet non siano proprio pro-gaming, lasciandomi spesso perplesso a riguardo. Come faccio a essere comodo con la tavolozza d’argilla del futuro? Back in Mesopotamia!
Volendo essere pignoli, ci sarebbe da rimproverare una conversione fin troppo fedele. I piccoli errori di localizzazione italiana e gli assurdi sbalzi audio fra romanzo illustrato e in-game, già presenti nella versione originale, sono riportati senza nessuna modifica.
Concludendo, posso dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso da questo porting, che con pochi euro ci regala un’avventura ormai mitica, un vintage-game difficilmente dimenticabile. Rivivere il noire Remedy farcito dalle battute gotiche di Sam Lake, è un vero piacere.





Aahhaha, back in Mesopotamia è fantastico! Comunque, mi par di capire che per quanto fedele graficamente, i controlli facciano un po’ caghér… Era prevedibile, tutto sommato.
Ti ringrazio, il back in Mesopotamia è stato un lampo di genio non indifferente! ehehehe
Per quanto riguarda i controlli … sì! Direi un discreto schifo! Non rendono il tutto ingiocabile, ma andando avanti nel gioco, le magagne diventano quantomeno evidenti. L’adattamento è stato sommario e lo si vede soprattutto nella selezione delle armi. Non poteva essere implementato un sistema migliore? Se si fa fatica su tablet, figuriamoci su iPhone, dove lo schermo permette una selezione delle armi praticamente utopica!
Però, ripeto, è comunque un piacere rivedere Max!
Optai per la mia entrata alla Bogart, senza guardare in faccia nessuno.