“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.”
Vorrei sinceramente essere l’autore di queste righe, che però sono state scritte da Josè Saramago. Posso (e ho potuto) farle mie però soprattutto perchè questo viaggio mordi e fuggi non è stato il primo, ma il terzo nel Paese del Sol Levante. Nonostante quindi le emozioni straordinarie di una prima volta si siano un po’ perse, il Giappone era e resta la terra promessa di ogni videogiocatore che si rispetti, una sorta di meta ambita e difficile da raggiungere, se non altro per i costi che il viaggio comporta.
Anche se in fondo sono passati pochi anni dal “primo contatto”, mai come stavolta si può dire che di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Gli status di Facebook dei vostri amici non sono più pieni di richieste di aiuto per il Giappone funestato dallo tsunami, ma le conseguenze di quei giorni terribili colpiscono ancora i nostri amici nipponici e proprio questa era una delle cose che volevo vedere con i miei occhi. Il mondo oggi ha dirottato la sua attenzione su altre criticità, ma in tutto il Paese i problemi sono assolutamente vivi: dal dramma delle radiazioni e delle scarse informazioni date ai civili delle zone più attigue alla centrale di Fukushima fino alle richieste di risparmio energetico che toccano Tokyo e Kyoto, in cui i cittadini sono “costretti” a uscire dagli uffici alle 17, come ha testimoniato la coppia di amici con cui ho trascorso la prima serata nella capitale.
Le radiazioni non sono divertenti, non danno superpoteri e non trasformano in super mutanti pieni di muscoli: sono killer invisibili che, nel caso “migliore” ti ammazzano piano piano. Non mi vergogno a dire che quando i suddetti amici mi hanno invitato a consumare la birra prodotta vicino a Fukushima e la carne di maiale proveniente da quella terra funestata per dare il mio contributo alla ricostruzione, l’ho fatto controvoglia e non senza una certa ansia crescente.
Ora però basta con le cose tristi perchè la dignità, la fermezza d’animo e la voglia a guardare al futuro con ottimismo sono lezioni importanti che ho imparato in questo viaggio, perchè il Giappone ha subìto una botta terribile ma è ben lungi dal piegarsi. Andiamo a vedere un po’ di cose divertenti allora, partendo dai nostri amati videogiochi!
Le sale giochi nipponiche sono una follia. Musica assordante, luci che invitano all’epilessia e cabinati pazzeschi dappertutto, spesso suddivisi su più piani tematici: questo è quello che aspetta l’ingenuo viaggiatore che spera di passare qualche ora spensierata. Dieci minuti all’interno e si rimpiange il silenzio che ci accompagna sempre, persino nelle metropolitane dell’ora di punta. A ben guardare, già solo l’esistenza di sale arcade è bizzarra, considerando che nel resto del mondo si tratta di luoghi ormai vuoti se non sepolti nei bei ricordi. In Giappone invece si gioca a casa, si gioca sui portatili e giustamente si va pure in sala, dove si può persino fumare (attenti, solo in alcune!) e dove non c’è il più classico personaggio del nostro immaginario: il molestatore rompiballe che ha funestato i pomeriggi di tutti.
Esattamente come per gli otaku più infervorati, il luogo migliore per esplorare questi luoghi di perdizione è Akihabara, passata ben presto da polo di acquisto di tecnologia a costi ridotti a equivalente nerdico de La Mecca. Ogni 5 metri un negozio di videogiochi, ogni 7 uno che vende gadget di ogni tipo. Se la vostra droga sono i retro games, c’è Super Potato per un’overdose massiccia.
Se invece abusate di robot assortiti, c’è Mandarake in cui, oltre ad aver lasciato cospicui ammontare di risparmi, ho pure scroccato una proibissima foto:
Un tale interesse verso il proprio divertimento e l’evasione comporta chiaramente delle reazioni da parte dello straniero in visita: sarà pure il futuro, ma un futuro in cui si guarda il mondo costantemente attraverso lo schermo del proprio gadget tecnologico preferito (molti iPad, meno iPhone di quello che pensereste, tanti marchingegni sconosciuti e nemmeno una PS Vita a scapito di qualche dozzina di PSP/3DS) non è granchè. Ovunque, a qualsiasi ora e anche nei momenti meno opportuni persone di tutte le età esplorano il mondo , inviano mail, sfogliano foto senza minimamente preoccuparsi di ciò che gli capita attorno. Socialità si quindi, ma solo a distanza di sicurezza, ovvero dietro ai pixellosi schermi di qualche aggeggio. Valga come esempio l’apposito cartello sotto la metropolitana di Tokyo, che ricorda i terribili pericoli in cui si può incorrere mentre si cazzeggia con un touch screen:
Dopo questa bastonata, una bella carota è d’obbligo: un popolo che omaggia un eroe di fantasia (anzi, L’eroe di fantasia, almeno da questa parti) con una cosa del genere merita la nostra sempieterna gratitudine:
Senza contare poi il Museo D’Arte Ghibli (attenzione! Loro lo pronunciano Gibli…!), un luogo da sogno in cui potete piangere di gioia fanciullesca ad ogni angolo (tassativamente senza fare foto o video). Nel mini cinema interno viene mostrato in esclusiva (cioè o qui o niente) il seguito (20 minuti) de Il Mio Vicino Totoro, chiaramente bello da far male. Una struttura incredibile, piena di sorprese e di amore verso i bambini. Di diritto nella Top 10 delle cose da fare prima di morire.
Il viaggio sta per chiudersi, ma era impossibile tornare in Giappone senza aver mai fatto un salto nella culla di tutti noi, quella Kyoto dove la più straordinaria fabbrica di creazioni videoludiche, Nintendo, ha mosso i primi passi. Città strana e molto diversa dall’attuale capitale: niente grattacieli e una sobrietà più diffusa, nonostante anche qui i famosi contrasti tra immagini dal prossimo futuro e visioni di un glorioso passato siano frequentissime.
Nella maggior parte dei casi Kyoto non offre molto di più che una distesa inutile e grigia di palazzine, che di tanto in tanto si aprono su tempi e santuari capaci di lasciare a bocca aperta anche l’ateo più convinto:
È tempo di chiudere questo primo Fuck-reportage dal Giappone, con la speranza di aver trasmesso un minimo la bellezza di un Paese che abbiamo conosciuto in mille sfaccettature grazie al cinema, ai videogiochi e ai migliaia di fumetti sbranati in gioventù. E ora… musica!












Un gustoso e sinceramente sentito omaggio traspare da codeste immagini e parole.
Spero di teletrasportarmi quanto prima nel regno Mandorlato e gustarmi tutto il possibile e oltre!!!
purtroppo il teletrasporto non ci è ancora consentito… il volo aereo è la parte più molesta in assoluto, insieme a certi banchetti che vendono bizzarre rape dal fetido odore
quanto sei bello
Invidia pura, Massimo, invidia pura. Ma nel modo più cordiale che tu possa immaginare
NO, quest’uomo va bastonato come una pentolaccia!
Scherzi a parte, bellissimo pezzo ”appassionato”, tanta invidia da una parte e sorriso dall’altra, perché non troppo tra le righe traspare quanto ci tenessi a questo viaggio. E non mi riferisco alla meta (dove sei già stato più volte), ma dal’esigenza di uscire un po’ da questo Paese. Mia sensazione personalissima.
ed è parecchio vero, perchè guardando il resto del mondo ti indigni per ciò che in fondo basterebbe poco per cambiare se davvero lo si volesse
Beato te che sei riuscito a farti questo viaggio dei sogni, si perchè anche il sottoscritto brama un giretto nella terra del sol levante nonostante la totale estraneità alla lingua giappa. Onore a te per averci deliziato sia con le parti più di svago, sia ricordandoci che in Giappone al momento non è tutto rosa e fiori.
posso dirti che in Giappone l’inglese è parlato poco e male (moooolto peggio di Satoru Iwata per Nintenderci
), quindi sareste pari: si riapprezzano altri modi di comunicare, primi fra tutti i sorrisi. Chiedi un’informazione e si fanno in quattro per provare a darti aiuto. Per aver chiesto sulla metropolitana se quella fosse la direzione giusta, un tipo prima mi ha detto “sì”, poi si è riavvicinato con l’iPhone perchè aveva scovato grazie a un’applicazione un tragitto più veloce da consigliarmi
Complimenti Fucktotum per il viaggio e per il reportage.
Mi ha rivegliato tantissimi ricordi perchè anch’io ho avuto la fortuna di andarci una volta (lo scorso settembre, ma il Real G era smontato, SGRUNT =_=)
invidia a mille perchè davvero non passa giorno senza che voglia tornarci!
Io ho visto solo Tokyo e dintorni…com’è Kyoto? La consigli?
Kyoto è imperdibile sotto il lato storico/tradizionale perchè è veramente piena di tempi e santuari indimenticabili (ma c’ anche questa… http://www.youtube.com/watch?v=7YtQbgM4epM), mentre sotto aspetti più “cittadini” è assai più moscia della capitale. Io ho lasciato il cuore a Nara che è lì vicino, quindi non posso che consigliare una scampagnata in zona
Per quanto riguarda il caro Gundam, nel mio secondo viaggio l’avevano appena smontato e il Museo Ghibli era chiuso proprio nei giorni in cui ero lì… immagina la goduria di questa volta, in cui il robottone è ormai fisso ad Odahiba (con tanto di G-Caffè alle spalle) e sono riuscito a superare indenne la procedura per prenotare la visita al museo
ARRRGGGGHHH!!!! Maledetto!! Quando sono andato io ad Odaiba mi son beccato uno strano temporale che rovesciava alberi ed allagava le metro…tornati fradici in albergo abbiam saputo che era..UN TIFONE
(il tifone Roke, per la precisione)
però essendo settembre sono stato al TGS, almeno quello ^_^
cmq il Real G è solo un’ennesima scusa per tornare là. Da come ho capito anche per te non è stata la prima volta.
non so, è davvero l’unico posto in cui sia stato e verso cui senta un bisogno quasi viscerale di tornare.
Grazie per Nara e Kyoto, la prossima volta li visito di sicuro ^_^
se non ci sei andato ti consiglio Kamakura: a solo 50 km di treno dalla capitale, ospita una serie di templi zen collegati in una sorta di “via crucis” zen nei boschi. Durante il percorso si trova questo complesso di templi, davvero maestoso
[url]http://en.wikipedia.org/wiki/Kenchō-ji[/url]
ed alla fine si arriva in uno dei vari Daibutsu in giro per il Giappone ^_^
Curiosità, quanto sei stato? E quanto ci vuole per vedere con un minimo di calma Kyoto?
sono stato una fin troppo breve settimana, Kyoto secondo me (proprio per vdrla bene) richiede max 5 gg a seconda della passione per i templi/santuari. Se non ce l’hai già ti consiglio la guida Lonely Planet “Giappone” che pur costando 35 euro è veramente esaustiva a tutto tondo!
Mi sono sempre domandato quanto sia rimasto di quel Giappone pronto a suicidarsi per onore, in quel suo essere un po’ barbaro e un po’ nobile. Non è sarcasmo il mio. E’ solo che certe pagine dell’Hagakure mi commossero; commozione che si mutò in amarezza a leggere ciò che pare oggi il Giappone sia diventato.
Leggere, per l’appunto. Perché di questo misterioso Paese tutto ciò che possiamo trarne noi che lo “viviamo” da qui è comunque filtrato. Senza contare che quando si parla di ‘tendenza’ è facile essere fraintesi. Sono convinto che molti giapponesi avvertano ancora un forte senso del pudore, e non solo in presenza di altri, ma è innegabile che negli ultimi 20/30 molti di loro siano riusciti a sfornare perversioni davvero atipiche.
In questo senso non so se siamo noi ad orientalizzarci o loro ad occidentalizzarsi. Propendo più per la prima, perché la nostra cultura, di base, diverge un po’ da certe cose.
Tutto ciò senza assolutamente nulla togliere alla cordialità di cui in tanti mi hanno parlato, ma come detto prima, è facile cadere nell’equivoco quando si parla di media. In linea di massima penso che, al cuore, il Giappone sia un Paese dal potenziale enorme. Va incanalato, né deviato né trasformato. Ma ci vorrebbe una corrente forte, che riesca nel duplice intento di incanalare, per l’appunto, e al tempo stesso esaltare certe peculiarità specifiche. Un tempo questa corrente c’era, ma poi si è deciso di svuotarla dall’interno. Pazienza.
Intanto grande Max, non fosse altro che mi hai dato la possibilità di soffermarmi su un argomento che non toccavo da tempo. A buon rendere.