Dirty Sexy Games: Uno scomodo realismo [i mutamenti dei nostri IP - Speciale]

Leggi il post in formato thread sul forum

Dirty Sexy Games: Uno scomodo realismo [i mutamenti dei nostri IP - Speciale]

C’è già un fraintendimento in questa discussione e non ho ancora detto nulla, ma stiamo per affrontare una scomoda verità. Sfortunatamente non sono il cosmico salvatore dell’universo Al Gore e la mia regia non può essere paragonabile a quella di Davis Guggenheim. L’argomento è controverso e si parla di realismo che entra nei videogame e fanciullezza perduta o forse sarebbe meglio dire sperduta.

Siamo cresciuti, invecchiati, timorati di Tarantino nel nome dei Wachowski dei fratelli Coen e dello spirito di Ed Wood. Insomma, la nostra formazione è colma di bombe di cultura pop e molti, come me, sono cresciuti insieme allo sviluppo videoludico, assistendo a questa corsa verso un riconoscimento più ampio e importante di questo mirabolante intrattenimento del nuovo millennio e di quelli a venire.

Discussioni al limite del deontologico, teorizzazioni darwiniane sull’evoluzione del ludico passatempo e previsioni maya sulla distruzione di quest’universo. Noi abbiamo avuto la fortuna di assistere alla rivincita dei nerd, al loro riconoscimento importante nello sviluppo sociale, economico e l’influenza terroristica social capace di trasformare il bullo in timido nerd incapace di palpeggiare fisicamente miss libido liceale.

Oggi protestiamo e invadiamo forum e discussioni faceboocchiane con domande riguardo alla presenza di contenuti maturi nei videogame. La possibilità concreta di trasformare, in vere e proprie opere degne del miglior Spike Lee, le trame di quelle che, oggi, chiamiamo Killer Application. Successi da record, da sturbo, da perdere la testa, da sballo, da strafatto trip nel nerd universo.

Halo, Max Payne, Alan Wake, Portal, Half-Life. C’è chi prende spunto; c’è chi stereotipizza; c’è chi immagina verso nuovi universi; c’è chi riedita attraverso nuove chiavi; c’è chi si addentra la dove nessuno aveva mai nemmeno pensato di guardare. I risultati sono poi contrastanti e spesso generano delle vere e proprie guerre alla difesa del proprio beniamino videoludico.

Poi fa capolino un, presunto, tentativo di stupro in Tomb Raider; arriva il crudo universo criminale di Niko Bellic – che potrebbe dare di più se Rockstar guardasse più Sons of Anarchy e Breaking Bad – e il mondo si scandalizza e c’è il bisogno di fare un passo indietro. Allora io mi chiedo? Se anche fosse?!

Perché dobbiamo limitare le trame e la profondità dei nostri IP videoludici? Perché i plot debbono comunque conservare quell’innocenza che, a un certo punto, finisce con il distruggere l’illusione della stanza empatica nel quale lo spettatore entra con il pad? Perché ci si ostina ad abbattere tutte le pareti della finzione, arrivando a spiare le telecamere, i microfoni e i carrelli che stanno dietro la produzione dello sceneggiato? Dov’è l’empatia???

Sinceramente non mi sono mai sentito gasato, energizzato, deluso, rancoroso, dubbioso o impressionato dal comportamento o dalla psicologia di un personaggio virtuale e non mi è mai capitato di entrare in empatia con uno di questi. Dal primo all’ultimo minuto di gioco mi sento sempre dentro il mondo ma conscio di essere in una simulazione, consapevole di respirare bit e assaporare pixel gusto sale quando il sudore mi riga le guance.

La strada per il nuovo IP, passa forse per gli espedienti cinematografici che solamente una trama adulta potrebbe darci? E se queste produzioni fossero già in arrivo? Se la strada intrapresa da Quantic Dream con Beyond: Two Souls – per non citare il controverso Heavy Rain – fosse quella giusta verso una nuova generazione d’intrattenimento? Se la differenza fra un qualsiasi survival e il The Last of Us visto in E3, fosse contenuta nel rapporto UMANO che emerge dalle azioni disperate dei due protagonisti e in quell’applauso scaturito, in sede di dimostrazione, al lancio di quella pietra?

Allo stesso tempo mi guardo indietro e trovo una certa discrepanza fra la realtà di una volta e quella di oggi. Le conseguenze di questo desiderio maturo, probabilmente, sono da imputare alla nostra stessa evoluzione. Come nel fumetto, non sono stati i tempi a chiamare una forzata evoluzione, ma il percorso di maturazione degli stessi lettori. Noi, giocatori ingenui di ieri, oggi, siamo sviluppatori, giudici e giuria di questi prodotti e i nostri bisogni mutano di pari passo con la nostra crescita personale. Allora mi chiedo: a 50anni, qualora dovessi videogiocare ancora, quali contenuti vorrò per il mio passatempo?

Da un altro punto di vista vedo tutti noi come in Hook, bambini sperduti che, per amore, si sono allontanati dall’isola che non c’è finendo per adattarsi al mondo reale, dimenticando come volare, esultare e battersi. Ora siamo avvocati ipnotizzati dal cellulare e dall’aggiornamento del profilo sociale-virtuale. Abbiamo paura di sognare, d’illuderci e di cadere, perché incapaci di rimetterci in piedi.

Ieri giocavo a World Cup, a Battletoads, Mario Kart 64, Banjo Kazooie, Diddy Kong Racing, The Legend of Zelda, Broken Sword ecc e tutto era pulito e divertente. È forse egoistico chiedere ai nostri figli, nipoti e fratelli minori di crescere con contenuti adulti perché, in fondo, anche noi sparavamo ai mostri? Mostri non paragonabili però a quelli di oggi.
Non è forse ingiusto privarli di un’ingenuità videoludica che, forse, potrebbe bruciare troppo presto le illusioni con le quali sono cresciuti i nostri genitori e che hanno spinto tanti uomini a realizzarsi? Quanto i nostri contenuti adulti fanno bene a loro e a noi che, ultimamente, sembriamo incapaci di emozionarci?

Mentre scrivo questo pezzo, come potete vedere, mi sento diviso in due su questa questione e potrei finire coll’attuare una soluzione Salomonica. Guardo nostalgicamente i fantasmi di vecchie console e non riesco a fare a meno di pensare alle pagine ad acquarelli di Corto Maltese e alle eroiche imprese dei bambini di Miyazaki.

Dov’è il libro dei mutamenti della nostra generazione? Qualcuno ha la risposta?

“Questo fratello della notte saluta e ringrazia …”

Questo post è stato scritto da:

- ha scritto 478 articoli su Inside The Game.

Contatta l'autore

4 Di risposte a “Dirty Sexy Games: Uno scomodo realismo [i mutamenti dei nostri IP - Speciale]”

  1. templar scrive:

    a tuo figlio piccolo impedirai di giocare a certi giochi, come tuo padre non ti faceva vedere certi film… e se a una certa età vorrà trasgredire, non ci potrai fare niente, come tuo padre non poteva farci niente se riuscivi a andare al cinema a vedere il film horror del momento o a guardare un porno di nascosto… forse ho banalizzato il problema, o forse no…

    • Gidantribal scrive:

      Non credo, dopotutto se il mondo del videogioco si è ampliato a dismisura è dovuto anche al fatto che i videogiocatori si stanno stratificando, vecchi e nuovi mescolati insieme e non sarà forse il binomio hardcore/casual gamer (termine ormai vecchio che però rende bene l’idea) che simboleggia l’evoluzione stessa del videogame?
      oggi come oggi da heavy rain a forza motorsport si trovano ad occhi chiusi prodotti per tutti i gusti. Perchè fare passi indietro?
      Concludo che oggi come oggi esiste il “PEGI” che ci informa a priori qual’è l’eta consigliata. Se proprio vogliamo giocare e proteggere i nostri bimbi dal mostrargli Kratos intento a staccare la testa di Apollo, basta metterlo a nanna, diversamente possono venire incontro gli svilupatori e impostare un blocco del cavolo per cui il profilo di un eventuale bimbo di 8 anni non potrà avviare titoli al di sopra della sua età e ovviamente bloccare la chat online. I metodi ci sono già oggi. Basta applicarli

      • La cosa paradossale è che ritengo la violenza di Kratos simile a quella dei vari carmageddon, quake o mortal kombat. Lo farei giocare a mio figlio God of War. Quello che dico … non gli farei giocare un tomb raider – ipoteticamente – adulto e con scene di stupro! Insomma, chi farebbe guardare fargo a proprio figlio? A 17 anni – anche se magari non lo apprezzerebbe – gli direi che sì, può anche guardarlo!

        Il punto è questo: voglio che i giochi diventino adulti essendomi evoluto e pretendendo di più dai loro contenuti. Quindi che mi mettano in mano una storia alla Fargo, ma nel contempo voglio che mio figlio abbia il suo Banjo Kazooie, il suo zelda e il suo Ghost Trick! Magari un Final Fantasy o un Lost Odissey. Titoli giocabili da chi, come noi, vuole mantenere la sua parte Maltese e fruibili anche per un pubblico minore!

        Quello che dico è questo: ultimamente c’è un po’ di “snobbaggine” verso questi titoli accusandoli di essere “infantili”. IO dico: c’è bisogno anche di quello!

    • Diciamo che in un certo senso hai semplificato la questione e ne hai trattata metà! :)

      Diciamo che quello che voglio dire, in breve, sta nella risposta che ho dato poco sotto.

Trackbacks / Pingbacks


Rispondi

Pubblicità




Polls

Sorry, there are no polls available at the moment.