Ho letto questo interessante articolo su Corriere.it: Bambole Addio, meglio i videogames. Riassumendo molto brevemente, uno studio inglese “Forget dolls: study reveals modern girls prefer video games” ha constatato che anche tra le bambine il “regalo” più bello e desiderato sono i videogiochi, fortemente e probabilmente Nintendo, rispetto alle più conosciute e classiche Barbie (in verità, bambole in generale). Un po’ la scoperta dell’acqua calda? A mio avviso si, ed ora vi spiego perché.
Mi piace molto andare a cena fuori, abitudine comune a tutta la famiglia. Da circa 7 anni credo sia impossibile andare in pizzeria e non trovare una bambina senza in mano un Nintendo DS. In fondo è storia: marketing e strategie Nintendo sono state molto aggressive verso il pubblico femminile. Console di colore rosa e prodotti come Nintendogs hanno aiutato il marchio ad affrancarsi presso un target, le ragazzine appunto, che in precedenza sembrava inarrivabile. A mio avviso, la cosa, è davvero comune da più di qualche anno, nonostante una conferma scritta tramite uno studio sia sicuramente qualcosa “in più” per coloro i quali pensavano vero il binomio videogioco=testosterone.
Attenzione: non penso e non voglio scrivere che i videogiochi siano un passatempo più femminile che maschile o una roba 50 e 50. Già il gioco online, che ormai ha preso piede nelle case/console anche di mezza Italia, è molto ristretto ad un pubblico di uomini, visto che i titoli che più tirano sono FIFA e COD (o similia). Quindi sui server è molto “complicato” trovare player come Lady Killax, vogliamo dire una su dieci? Forse anche meno. Ma l’analisi qui secondo me dovrebbe essere differente: il gioco online è per quando sei un filo più grandicello/a. Quale donna, piuttosto che uscire con le amiche, preferirebbe passare il suo tempo a fraggare su Gears? Con tutto il rispetto, si intende, per coloro le quali invece preferiscono questo secondo passatempo. Trovo però che la probabilità di una tale scelta sia abbastanza bassa, soprattutto tra le appartenenti alla popolazione italiana. Magari all’estero, questo mio rapporto inventato tra giocatori online e giocatrici online di una su dieci, sale di molto.
Chiusa la parentesi frag, apro invece quella single player. Qui mi sembra che la parità dei sessi sia stata raggiunta, appunto, da tempo. Sarebbe interessante scrivere un altro articolo (documentato) chiedendosi perché prima non era così e come si è evoluto il gaming in rosa. Probabilmente però ci troveremmo tutti d’accordo nel dire che Nintendo DS è stato l’amo, Wii l’esca… il resto è storia. Tornando appunto al single player e alle bambine/ragazze/donne, non trovo per niente sorprendente l’articolo del Corriere. E credo che, nonostante non scrivano nei forum, non siano presenti nelle leaderboard e non abbiano un posto d’onore nei nickname dei progamer, le bambine/ragazze/donne influenzino il mercato dei videogames da anni, molto più di quanto si possa credere.
L’evoluzione di certi generi, ad esempio, sembra essere guidata da una maggiore presenza femminile dietro a pennino e touch screen. Prendiamo la saga di Phoenix Wright, di Shu Takumi, e poi pensiamo all’ultimo, capolavoro, del genio giapponese, Ghost Trick. Il presupposto è che già i primi titoli fossero comunque molto graditi al pubblico in rosa grazie soprattutto al loro genere, l’avventura grafica, che non richiede particolare predisposizione al videogioco (visto che non bisogna avere i riflessi di un felino e la manualità di un onanista). Nello scrivere le trame, così come nel disegnare i protagonisti, poi, si è sicuramente pensato a bambine/ragazze/donne. In Ghost Trick c’è un esempio per ognuno degli “status” appena citati tra le protagoniste. C’è una bambina, Kamila, la padrona del cane Missile (che simpatica!!!), c’è una ragazza, Lynne, cioè la rossa protagonista e c’è più di una donna (la cattiva, la moglie del ministro della giustizia, ecc). L’osservazione, mi rendo conto, è terra terra, però rimane comunque indicativo confrontare un titolo del genere con un titolo identico di 20 anni prima, cioè di un mercato maschio centrico. Ad esempio, Monkey Island: stesso genere ma… zero donne (ok, a parte Elaine, che è la solita pulzella in pericolo).
La cosa bella del discorso, però, sono le eccezioni. I videogiochi sono un mondo così vasto, che ridurli a “femminili e maschili” è una stronzata colossale. Così come tutto ciò che ho scritto, quindi
La verità è che sono i cervelli di alcune donne e di alcuni uomini a rendere i prodotti belli o brutti. Voglio dire: mia moglie, avvocato in carriera di 32 anni e neo-mamma che non gioca mai ai videogames o quasi… a Ghost Trick c’ha giocato fino ad un certo punto e si è stancata. Ma al momento, su Diablo III, sta facendo le notti!!!! Perché? Perché a lei piace raccogliere gli oggetti, avere a che fare con mostroni cadaverici, vendere le gemme al mercante, sparare magie superpotenti.
De gustibus, non disputandum est. E se sapessi il latino scriverei in questa lingua qualcosa di simile a: “E gli stessi gusti, non dipendono certo dal sesso”



