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Dirty Sexy Games: in risposta al fratello Dollmasterz [Indie games]

Dirty Sexy Games: in risposta al fratello Dollmasterz [Indie games]

Il mondo appartiene ai visionari. Tanto quanto il suo futuro, aggiungerei io.

Questa prima frase, io che non uso la pillola di Limitless, non ho idea se sia frutto del mio neurone impazzito o un ricordo sepolto sotto una libreria d’informazioni crollata dopo una serata di sbronze.

Questa mia puntata di Dirty Sexy Games nasce come risposta, perché noi siamo noti per cantarcela e suonarcela da soli, o forse solamente io, all’ultima puntata dei Pensierini di Doll.

Guardo il mercato videoludico dall’alto della mia utenza e non dalla boriosa tronaggine di autonominato esperto e al minimo sussurro di arroganza che, in coro proviene dal basso, non colgo nessuna richiesta d’aiuto.

Il videogame è rassegnato al suo status attuale di “Moda del momento”, divertimento per TUTTI e costretto quindi a incatenare i grandi alle leggi di un mercato, soprattutto quello glamour italiano, che vogliono e pretendono titoli capaci di rispondere a tali dittami.

Il volgare, becero hardcore gamer domina una Roma ormai non più in fiamme, ma costretta a scavare fra le ceneri, alla ricerca della coda di una fenice. Il videogame, è anche eco-sostenibile e vede sugli scaffali titoli che nascono addirittura sfruttando movenze riciclate – come il prossimo Watch Dog -. Saghe stealth amiche del buoi dietro e non oltre la proverbiale siepe che diventano action. Serie che si trascinano stancamente come logori canovacci da soap tv adolescenziali. FPS capaci di proliferare grazie a svilenti canoni estetici – altrimenti non sarebbero glamour all’italiana -. Titoli all’insegna della semplicità, senza fronzoli psichici, lineari e guidati.

L’indie è clamorosamente costretto ad agire nel sottobosco dell’urbana oppressione, emulando una resistenza Valve videoludica che, guarda caso, anche nella realtà ripete i passi della finzione ed emula la decisione di buttarsi in quel similare movimento.

Siamo un popolo glamour, lo ripeto, che, fino alla noia, chiederà a gran voce quel “moderne varfare” ilare per noi “intellettuali” del videoludere. The real nerd costretti ancora una volta a lottare per differenziarci ed elevarci rispetto a quei bulli hard-core oppressivi. Nascosti a forza dentro armadietti portatili e digital delivery cerchiamo di sfuggire alla tirannia di una società che vorrebbe imporre a noi, che del videogame siamo sempre stati avventori, una legge infame, sporca, corrotta.

Che cosa concludere, dopo una traslucida scivolata dentro una riflessione aulica, stralunata, lobotomizzata e incerta???

Se dovremo combattere, lo faremo in stile Gordon Freeman, pubblicizzando gli sviluppatori di quei giochi nati per essere eroici come i loro autori che, ancora oggi, mossi dalla loro passione, si chiudono in un mondo di pixel e fantasia per creare quell’immaginifico mondo nerd!.

Viva la resistenza!

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