The Walking Dead: Episode Two – Starved for Help [Recensione]

The Walking Dead: Episode Two - Starved for Help

  • Piattaforma: PS3, PC, XBox360
  • Publisher: XBLA PSN Steam
  • Software House: Telltale Games
  • The Walking Dead: Episode Two – Starved for Help [Recensione]

    The Walking Dead: Episode Two – Starved for Help, arriva giusto in tempo per risollevare le sorti di un’estate videoludica che, per me, non ha ancora preso il via. Il videogame a episodi sviluppato da Telltale Games è stata una vera e propria sorpresa e ha contribuito a trasportare, con successo, la fortunata serie anche su console. So già quale domanda frulla nelle vostre menti nerd: cosa potrà valutare, un recensore, di una saga che esce a episodi, la trama?!

    Il Motel dalle finestre che ridono

    Il mio omaggio a un cult del cinema horror italiano, nasce dalla precisa volontà di far arrivare all’avventore del blog ITG un messaggio ben preciso: The Walking Dead non è un survival horror come tanti, ma una vera e propria opera di terrore psicologico.

    Le trame, le personalità, i personaggi e il loro passato, il nuovo ordine sociale e il bisogno di adattarsi al collasso di quella vecchia per sopravvivere al mondo popolato da erranti, sono elementi che sfondano il banale concetto di horror, affondando nella carne degli strati più intimi della psicologia umana. Non abbiate paura, non si parla di un’opera psichedelica d’autore alla David Lynch, anche se questo dispiacerà a molti altri, ma per quello c’è Alan Wake, ma di un’avventura resa complessa dalle situazioni inumane e dalle tragedie a catena che continuano a susseguirsi nel corso della storia. La tanto desiderata e rassicurante “normalità”, oscilla in fulminei momenti di sangue, disperazione, lutto, fughe nella notte, demenza cannibale e continua ricerca di un codice morale in grado di calzare al nuovo status del mondo zombie.

    Il bisogno di cibo, di una soluzione capace di fare a meno di risorse ancora più limitate come energia elettrica, benzina e la paura di trovare nel prossimo non un nemico, ma una bocca in più da sfamare e un possibile peso in più sulla coscienza, sono il plot di questo Starved for Help. Il protagonista è chiamato a prendere decisioni sempre più determinanti per il proseguo della storia e per le sotto-trame tracciate fra i comprimari. Essere un leader odiato ma giusto o umano e discusso per alcune decisioni che, nella vecchia società, avrebbero meritato un encomio ma, forse, inutili per allontanare il pericolo in questa. Il gruppo incapperà in un vero trip di follia e una brutta verità promette di essere il centro di un importante rapporto per il protagonista.

    Starved for Help, abbraccia in pieno l’idea di orrore che, in questi ultimi anni, è stata accantonata per fare spazio a splatter movie da vomito nel cestino dei pop-corn. Nonostante un comparto tecnico poco pregiato, The Walking Dead, mescolando musiche, dialoghi intelligenti, sviluppi intriganti ed espressioni facciali tutto sommato espressive, riesce a confezionare un’avventura horror di livello.

     Sono morto, ma tornerò a succhiarti le budella come spaghetti!

    The Walking Dead, sin dalla prima uscita, si trascina difetti che potrebbero minare la fruibilità dell’avventura. In primis la mancata localizzazione in italiano. Il linguaggio utilizzato dai protagonisti non è particolarmente complesso, ma nemmeno colloquiale e grazie alla presenza dei sottotitoli si viene a capo di ogni dialogo. I problemi potrebbero sorgere per chi non è abituato a sentire ronzare l’inglese nelle orecchie. Il sistema di decisioni, spesso a tempo, impone una comprensione fluente di quanto è stato detto e delle risposte che compaiono a schermo. Difetto che continuerò a ricordare in ogni recensione, non per essere pedante, ma a beneficio di nuovi adepti di questa stupenda serie.

    Il titolo soffre della “sindrome Heavy Rain” e lascia poco spazio a enigmi e puzzle tipici da punta e clicca o da avventura grafica – fate voi –, spesso veramente semplici e intuitivi. Difficilmente vi ritroverete “bloccati” in un punto, indecisi sul da farsi. I quick-time event, o una sorta, sono ben sviluppati, non sono ingombranti e contribuiscono a creare tensione all’interno delle parti concitate, sapientemente distribuite nel gioco. Paradossalmente, la bellezza di questo titolo, sta nella trama, nel sistema di decisioni dinamico e nella faccia horror della quale abbiamo ampiamente parlato poco sopra. Il gioco, per alcuni, potrebbe essere interpretato come una serie tv giocabile, più che come un videogame dotato di un’ottima trama e la giusta terrificante atmosfera.

    Continua …

    Inside The Game

    • The Walking Dead
    • Horror Psicologico
    • Avvincente

    Outside The Game

    • No italiano, non fruibile per tutti
    • Sindrome Heavy Rain
    • Punta e clicca al guinzaglio
    Voto:

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    7 Di risposte a “The Walking Dead: Episode Two – Starved for Help [Recensione]”

    1. Bortolo scrive:

      Io personalmente mi sono innamorato di questo gioco, purtroppo sono una persona che non capisce praticamente nulla di inglese ma ho trovato una patch italiana per il primo capitolo a questo indirizzo http://www.crybiolab.it/CrybioLab/TheWalkingDeadINITALIANO.html grazie a questi bravi ragazzi sono riuscito a gustarmi appieno il primo capitolo e sono in attesa della patch per il secondo ^^ spero di essere stato utile.

    2. Alucard scrive:

      Arrapante quanto la serie televisiva!

    3. s3cco scrive:

      Devo dire che mi incuriosiva il gioco, ho guardato un video di youtube e non sembrava male… dopo questa recensione ho capito che non mi sbagliavo. Me lo accatto.

    4. Pablus scrive:

      Grazie Kal-El. Mi manca ormai l’ultimo tassello di questa trilogia per cascarci completamente ma la tua recensione fa pendere sempre più la bilancia verso un acquisto di fine estate. Si sa qualcosa sull’uscita del terzo capitolo? :)

      • hiei86 scrive:

        in realtà è una pentalogia :) il terzo episodio uscirà dopo metà agosto

      • Ormai sono rimasto catturato anch’io e non vedo l’ora di poter giocare al prossimo episodio, sperando anche d’incappare in qualche maggiorazione punta e clicca e fruendo degli espedienti narrativi sviluppati fino a ora.

        Utipia? Forse, ma sono con il nostro Dollo e ammetto che il digital delivery e l’indie stanno sfornando meglio delle grosse case.

        Mi fa più gola questo che un Gears 3, lo ammetto. Infatti non l’ho ancora comprato e se capiterà sarà a prezzo super d’occasione.

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