Le anti-recensioni di ITG: Alan Wake’s American Nightmare

Le anti-recensioni di ITG: Alan Wake’s American Nightmare

Anti-Wake no! Non l’avevo considerato…

È passato ormai un ciclo misurabile in meteore flup – non chiedetemi cosa voglia dire, sto solamente dicendo che è passato molto tempo – da quando guardai per la prima volta il trailer di Alan Wake, rimanendone completamente rapito.

Quando uscì, anni dopo, fu un momento di godimento, soprattutto pad alla mano e Li mortacci di Leopardi, responsabile, dopo decenni di tentativi postumi, della creazione del depresso emo, incapace di godersi la vigilia quanto l’attimo.

La leggenda era stata al pari del confronto con la realtà. L’opera Remedy, scritta con carta lucida prodotta a Twin Peaks, da Sam Lake, era un survival, un mistery thriller e non propriamente un horror, capace di raccontarsi convogliando i migliori mezzi di comunicazione in un’opera videoludica. Il ritmo, moderno, di un serial tv e le descrizioni pulsanti di un buon romanzo erano al servizio di una rivisitazione in chiave moderna del capolavoro di David Lynch.

Molte le contestazioni, soprattutto da parte di chi, quel serial tanto osannato, lo aveva vissuto in diretta, sentendosi defraudato di un mito scolpito nella memoria e costringendo il gioco a uno scomodo paragone. Io, poco vicino alla serie – ri-vista per intero in un secondo momento -, ho dato, alla trama, il peso di una contemporanea interpretazione, che, agli occhi di un giocatore classe ’90 o ’92, è completamente inedita, fresca e alleggerita di tutti quei momenti morti di cui, complice il tempo storico, è infarcita la serie, ma priva di alcuni personaggi cult.

Volendo azzardare un paragone fumettistico: Alan Wake sta a Twin Peaks, come Ultimate Spiderman a The Amazing Spiderman. Ovviamente non entriamo nella sfera dei gusti riguardanti la serie, ma ci limitiamo solamente a portare un parallelo ad esempio.

Tutto questo per dire cosa?

Che American Nightmare, proprio non me lo aspettavo!

Horror o Pulp alla Tarantino? No, un film di Claudio Fragasso!

Partiamo dal coefficiente anti-recensistico e scusate l’intro lunghissima. Certa stampa videoludica, ha paragonato le atmosfere e l’approccio narrativo di questo capitolo digital delivery, a capolavori in cellulosa anni ’70, dove la pellicola graffiata e il pulp tanto caro a Tarantino, ne fanno da padrona.

In realtà, come spesso capita, si sta girando attorno al letame, sperando che una diversa illuminazione ci faccia improvvisamente capire che, quell’ammasso a spirale, è un prezioso tempestato di gemme e laccato di lucente oro azteco.

Complottista? Assolutamente no! Ovviamente non era possibile stroncare un capitolo frutto di un successo ben riconosciuto, anche se il pubblico, per amore del mondo libero, non è equamente schierato a riguardo.

Il titolo ha perso completamente l’imprinting impostato per tutta l’avventura vissuta nel primo capitolo. Il cambio di location è giustificato goffamente e, nonostante un rimaneggiamento grafico gradito e ben utilizzato, siamo molto lontani da respirare il secco clima horror di massacri in terre polverose.

Mr Graffio, presentato nei video promozionali come un killer psicotico, prometteva deliranti monologhi, cruente scene di omicidio, torture psicologiche profonde e paradossi orrifici senza eguali. Non pretendevo un cattivo alla Kevin Spacey o uno filosofeggiante da Joker Ledgeariano, ma nemmeno una macchietta da succo di frutta, risata muahahata e speedy pizza!

Piatto, banale, stereotipato, così ridondante e scontato da sprofondare fra le trame copia e incolla dei libri di Fabio Volo che, non mi piace, ma invidio parecchio, perché non sarei mai in grado di raccogliere così tanti cliché e piazzarli con tale disinvoltura in una trama, riproponendoli, a ordine sparso, in ogni libro.

Le pareti della stanza illusionistica dell’intrattenimento, sono ampliate dai molti mezzi di comunicazione inseriti all’interno dell’avventura: televisioni, appuntamenti radio e pagine del libro sono ancora presenti. Peccato che i teatrini tv, lasciati come briciole da Mr Graffio e, per la prima volta, inseriti con scene live action, in sostituzione totale dei filmati in grafica, senza stonare all’interno di un videogame, non siano credibili, poiché afflitti dai medesimi difetti di sceneggiatura. Forse colpa di un attore poco capace, il quale, anche grazie all’assenza di un doppiaggio italiano salva cane – vedi Stallone e molti altri -, non riesce proprio a fare bella figura.

Le pagine del libro sono troppe e insipide, tanto quanto noiose e inconsistenti le trasmissioni radio e i dialoghi con i pochi comprimari, costringendo voi stessi a una medievale seduta di ceretta inguinale, piuttosto che procedere oltre.

L’eccessiva componente action, a cui viene dedicata anche una modalità arcade, entrata coattamente nel titolo, contribuendo a demolire il clima survival e la tensione narrativa, palpabile in Alan Wake, a favore di una moltitudine di armi e munizioni praticamente infinite. Tanto valeva intitolarlo: Alan Payne – The Fall of Alan. Persino la colonna sonora appare fuori sincrono, come se in fase di montaggio avessero scambiato la soundtrack di Fifa con quella di American Nightmare.

Senza spoilerare, le poche location sviluppate, lontane anni luce da quelle ben delineate di Bright Falls, suggeriscono una lavorazione pigra, forse abbozzata e uno sforzo creativo ai minimi storici, in linea con una trama dozzinale o addirittura assente.

Giocarlo o non Giocarlo?

Nel complesso, non possiamo dire che American Nightmare sia un titolo da cestinare, ad eccezione che sia considerato singolarmente come AMERICAN NIGHTMARE! Alan Wake, partendo dal titolo, è solo un’appendice, come se questo fosse un capitolo a parte, sviluppato in toto da un team e da uno sceneggiatore diversi, come il Titanic 2 dell’infame Asylum o analoghe produzioni ufficiose. Le ingiurie, da me indirizzate al titolo in questione, tengono conto di uno storico, di un titolo che dovrebbe fare onore al gioco da cui cancella i puntini di sospensione, per scrivere il seguito. Il titolo si prende l’onore del capostipite, senza però rispettare gli oneri e giocarlo o no è una questione di amore verso il personaggio, come d’altronde lo è stato per me.

[Nota: appunto per chi non lo conoscesse, ma è da annotare e farsi una cultura su questo trash-man del cinema]

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2 Di risposte a “Le anti-recensioni di ITG: Alan Wake’s American Nightmare”

  1. inskin scrive:

    Personalmente ho apprezzato molto Alan Wake, ma purtroppo questo American Nightmare puzzava di banale sin dai primi annunci: troppi cambiamenti e tutti nella direzione sbagliata, per puntare alla massa dei giocatori senza capire che invece la riserva di potenziali utenti che AW può ancora conquistare è tra i giocatori più smaliziati.

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