(Dis)Informazione estesa o la sindrome dell’uomo arrivato [Malleus Scriptores]

(Dis)Informazione estesa o la sindrome dell’uomo arrivato [Malleus Scriptores]

L’estate è sempre stato un periodo di leggerezza per il mondo dell’informazione, sia essa cartacea o televisiva. Servizi e articoli con tutto il gusto del dejà vu che sembrano cambiare solo nella data per non sprecare troppo strumenti desueti come il Dizionario dei Sinonimi e dei Contrari oppure la tanto amata/odiata Wikipedia. Quindi ecco fiumi di informazioni sull’importanza di bere liquidi, di evitare le ore più assolate, di mangiare molta frutta e verdura…il tutto enunciato accademicamente dall’esperto (nutrizionista/medico/metereologo) di turno. La fiera del già visto, del già sentito, dell’usato garantito. Questa è solitamente l’informazione italiana in questo periodo dell’anno. E’ pur vero che la crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo impone ben altri tormentoni come Spread, BTP, Bund (rigorosamente tedeschi) e tutto un altro modo di vedere i Monti; ma ogni tanto nelle pieghe della crisi qualcosa si infiltra sempre. Tutto materiale che resta nell’alveo degli argomenti che ormai si sono stratificati nella stampa, sono stati assimilati e (chi più chi meno) compresi…eppure c’è sempre il pioniere che decide di avventurarsi verso lidi sconosciuti con la curiosità e l’apertura mentale di un KV-1 lanciato contro l’argomento.

Di cosa sto parlando ? Lettori curiosi! La mia riflessione di oggi si basa su quanto abbiamo potuto apprezzare nella cosiddetta STAMPA. Prima di partire per la tangenziale della moralizzazione facciamo una piccola deviazione tipicamente accademica e teorica. Nei vari anni che hanno visto la mia figura vagare tra le stanze dell’Università di Firenze ho potuto apprezzare e studiare ogni ambito della comunicazione e dell’informazione umana; per questo ho avuto modo di dilettarmi anche su quello che solitamente viene attribuito al più nobile esponente dell’informazione ovvero il giornale. Ecco una delle ultime definizioni su cui ho studiato:

“Il giornale è da sempre il mezzo a cui è stata dedicata più attenzione e più rispetto in quanto antesignano di tutti i media, il più antico e, in molto Paesi, il più diffuso prima dell’avvento della televisione. La specificità del giornale è data non solo dall’informazione ma dall’approfondimento della stessa e, anche adesso che questo monopolio è stato intaccato dalla televisione e dai new media, al giornale è accreditata un’informazione più estesa, meno superficiale, più completa e riflessiva sui fatti del giorno a livello nazionale, e un’informazione più tipicamente di servizio a livello locale.”

Quindi ecco quello che l’informazione canonicamente definita giornalistica dovrebbe essere: estesa, completa, riflessiva e non superficiale. Estesa verso tutto lo scibile umano. Completa verso ogni aspetto dell’argomento trattato. Riflessiva verso i lettori ed il fatto stesso. Non superficiale…ripetiamolo insieme come un mantra…non superficiale.

Da quando l’ignoranza è diventata un punto di vista?” [Scott Adams]

Eppure quello che abbiamo visto ultimamente viola ampiamente questi dati caratteristici dell’informazione stampata. Li viola in maniera estremamente ridicola. Cadendo non su alti concetti filosofici, raffinate definizioni finanziarie o astrusi cavilli assicurativi ma su elementi reperibili con due click su Google…quando proprio non si vuole entrare negli oscuri meandri di una certa enciclopedia libera. Giusto per scoprire le carte mi riferisco al ridicolo pezzo di Loretta Napoleoni pubblicato su il Venerdì di Repubblica e al moralisticamente imbarazzante pezzo di Angelo Aquaro sempre su Repubblica. Il mio intento non è certo quello di colpire Repubblica, per altro un giornale che leggo con piacere da anni, ma di analizzare l’ignoranza assoluta che molti giornalisti (e di rimando i giornali su cui pubblicano) dimostrano su argomenti quali high-tech, videogiochi, console, fumetti, etc…In pratica un profondo conflitto con quella che può essere considerata una certa cultura nerd che piano piano sta conquistando ampissime fette di pubblico. In fondo è semplice biologia, i figli di oggi saranno i genitori di domani e sicuramente mio figlio nascerà dentro un contesto estremamente gamers friendly (ma su questo abbiamo un Akira papà pronto a renderci edotti sull’essere genitori al tempo dei videogames XD).

L’articolo di Loretta Napoleoni è un coacervo di pura ignoranza messo in colonna. Infatti non solo costruisce un pezzo semplicemente giustapponendo qualche dato di vendita ma riesce a sbagliare in quasi ogni sua parte:

  • Steve Jobs ha perso una S nel cognome (per ben due volte)
  • La Sony ha smesso di produrre Walkman per colpa degli iPhone
  • L’iPhone ha reso obsoleto l’iPod
  • L’iPhone è un unico prodotto senza alcuna distinzione di generazione
  • Sony ha venduto sia PSP che Nintendo DS…come ora vende PS Vita e Nintendo 3DS
  • Comunque sono tutti dei gadget portatili per i video giochi

Facendo finta di non notare la gigantesca sviolinata verso Apple e l’elevazione dell’iPhone a nuovo marchionimo capace di identificare qualunque Smartphone…sì anche Android e Windows Phone…il resto è un sunto di pressappochismo e totale ignoranza sull’argomento. Anche perché il dato di vendita presentato nell’articolo vede una semplice somma di tutti gli iPhone, senza alcuna diversificazione fatta sulla generazione. Infatti a leggere i dati: Samsung ha il 25,4% del mercato, Nokia arriva al 22,5% e il 24,1% è nella mani di Apple (dati aggiornati ad Aprile 2012 che non tengono conto degli ultimi modelli di Nokia e Samsung usciti, come gli ultimi Lumia e sopratutto i 10 milioni di Galaxy S III venduti). Ma torniamo sul nostro videoludico pianeta; secondo l’esperta il Nintendo DS è un prodotto di Sony, spia rossa sulla non conoscenza di un’azienda come Nintendo che esiste dal 1889, conta circa 4.500 dipendenti e fattura (2012)…spiccioli più spiccioli meno…8 miliardi di dollari. Persino la Regina Elisabetta, nota nerd britannica, non avrebbe fatto un tale sfondone…anzi lei gioca pure con la Wii e ascolta la musica sul suo obsoleto iPod. Ma anche l’assurdità che vede una Sony costretta a chiudere la produzione dei Walkman nel 2010 per colpa degli iPhone, senza nemmeno porsi una domandina circa i problemi che ha avuto (sul fronte delle vendite) un prodotto basato sulla tecnologia della registrazione magnetica su nastro all’interno di un’evoluzione tecnologica che ha visto l’arrivo prima dei CD-ROM e poi del formato MP3. Tutti errori evitabilissimi con pochi secondi di web search, ma comprendiamo che gli esperti possono sentirsi sminuiti da tali pratiche: “Ciccia è il GPS che chiede a me le indicazioni” [cit.].

Ma questo non bastava, ecco che poco dopo mi tocca leggere un altro incredibile pezzo di sofisticato giornalismo nostrano che dimostra l’incredibile capacità di esprimere due stupidaggini in un unico periodo. “Neil Gaiman: è il papà di Batman e forse anche della follia di un fuoricorso di neuroscienze“. Il papà di questa immensa [censored] è come ho già detto Angelo Aquaro. Certo non parla di videogiochi ma rientra perfettamente nel contesto che stiamo prendendo in esame. Infatti non solo da la colpa della strage di Denver all’autore di Batman ma sbaglia persino l’autore! Se fossimo dentro l’universo criminale di CSI avremmo una scena con un bell’interrogatorio del tipo:

Good cop: <<E’ lei l’autore di Batman ?>>

Neil: <<Certo che no! Magari lo fossi>>

Bad cop: <<Come fa ad esserne così sicuro ? Conosco i fumettisti come lei…sempre pronti a gettare kina negli occhi!>>

Neil: <<Beh, penso che il non essere nato sia un…come lo chiamate?…ah…si…un alibi di ferro>>

Good cop: <<Come non era nato ?!?>>

Neil: <<Si, io sono nato nel 1960, Batman è stato pubblicato la prima volta nel 1939>>

Purtroppo la cronologia non mente mai, neanche quella del nostro browser purtroppo. Semmai la colpa doveva essere attribuita agli autori Bob Kane e Bill Finger, come anche la pagina di Wikipedia normalmente ed esattamente cita. Chissà perché tra tutti gli autori che hanno collaborato al fumetto, ai film, ai videogiochi o ai vari cartoni animati proprio Neil Gaiman ? In compenso il resto della stampa italiana non è stata da meno facendo supposizioni assurde sulla strage di Denver. Infatti c’è chi ha detto che la maschera antigas indossata da James Holmes era un omaggio al cattivo Bane e non al fatto che ha usato dei lacrimogeni durante l’assalto o che si sia dipinto i capelli color arancia per assomigliare al Joker…peccato che il colore sia sempre stato verde in qualunque sua apparizione. Un dettaglio che qualunque fan (anche solo del film The Dark Knight) non avrebbe mai sbagliato.

La cosa divertente (si fa per dire) è stata la reazione dello stesso Neil una volta informato del pezzo di Aquaro: “Mi sembra una follia, do la colpa del massacro ai giornalisti italiani“. Un tweet che con una battuta seppellisce di qualche metro un giornalismo italiano sempre più colmo di tuttologi e meno di qualità.

In tutto questo cosa salta fuori se non una gigantesca mancanza di umiltà. L’umiltà di saper ammettere, sopratutto a se stessi, di non sapere una cosa, di mettersi un attimo ad indagare laddove la nostra mente non ha la padronanza delle parole. Ma il giornalismo italiano (e non solo) molte volte dimostra i tipici tratti della sindrome dell’uomo arrivato. Colui che sa, che ha raggiunto il suo obbiettivo, che non ha bisogno di altro…una monade perfetta e completa. Per questo vediamo tanto pressappochismo su temi che a molti di noi stanno a cuore. Vediamo persone pagate per dire strafalcioni che porterebbero il prof di italiano ad apporre un bel 4  rosso sul tema. Persone che non hanno nemmeno l’onestà di scusarsi per quello che hanno scritto…tanto sono solo videogiochi, fumetti, cellulari…e poi siamo in Italia, al massimo possiamo sempre dire di essere stati fraintesi. Qualche giorno fa ho tentato di mettermi in contatto con Loretta Napoleoni per chiedere un suo commento, una sua considerazione o una (apprezzabile) ammissione di colpa, al momento non ho ricevuto risposta e non penso nemmeno che la riceverò.

Ma tanto noi cosa ne sappiamo ? Siamo solo vili scribacchini di videogiochi. Quindi umilmente vi chiedo perdono e mi rimetto a parlare di processori, engine grafici e i vari COD, sperando che il mio gratuito impegno possa essere realmente utile a qualcuno e non solo a me stesso.

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Commenti

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3 Di risposte a “(Dis)Informazione estesa o la sindrome dell’uomo arrivato [Malleus Scriptores]”

  1. templar scrive:

    più che questione di umiltà, direi questione di professionalità… e professionalità non vuol dire primeggiare nel proprio campo, vuol dire conoscere i propri limiti e cercare di fare al meglio il proprio lavoro entro questi.

  2. Bell articolo Daniele!
    Complimenti!

  3. BlackSilver scrive:

    Quando ci vuole vi vuole XD

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