XBLIG: i tesori nascosti di questa generazione [Xbox Live Indie Games]

XBLIG: i tesori nascosti di questa generazione [Xbox Live Indie Games]

Chi ha buona memoria ricorderà che un paio di anni fa il buon AKirA ci propose la top ten degli Xbox Live Indie Games di Gamasutra; lo scorso luglio fu la volta di Doll di parlare dei giochi indipendenti con un pensierino appositamente dedicato; ora è venuto il momento anche per me di parlare degli XBLIG.

Partiamo da una premessa doverosa: questa per il sottoscritto è stata una generazione di console piena di soddisfazioni: fra Heavy Rain, L.A. Noire, Alan Wake, i giochi di ruolo Bethesda e quelli Bioware, il videogame 2.0 di LittleBIGPlanet e Banjo Kazooie: Nuts & Bolts, Super Mario Galaxy e gli Wii Sports, i giochi zen di ThatGameCompany e persino i remake HD di Ico & Shadow of The Colossus, anche un videogiocatore un po’ out e con la puzza sotto il naso come il sottoscritto, che non ami FPS, RTS e online gaming come il sottoscritto, nel complesso non ha avuto proprio nulla di che lamentarsi.

Però senza nulla togliere a questi titoloni che tanto mi hanno dato, non posso esimermi dall’ammettere che alcune autentiche ed inattese sorprese in questa generazione sono giunte dalla “nicchia sempre meno nicchia” degli indie games, ed in particolare da alcuni tra quei titoli fatti in casa, mal pubblicati e poco pubblicizzati che sono gli Xbox Live Indie Games.

Benchè infatti dopo una breve fase d’innamoramento Microsoft abbia infine relegato gli XBLIG ad uno scaffale poco visibile del suo negozio online, preferendo concentrarsi su attività potenzialmente più remunerative come la Game Room, le caratteristiche proprie del Live Arcade  (come il sistema di catalogazione, le descrizioni fatte dagli autori e soprattutto la presenza di immagini e demo per tutti i titoli, a differenza di quanto avviene sul PSN/SEN) e il numero sempre maggiore di sviluppatori indie che decidono di tentare la fortuna anche su console hanno permesso a questa caotica e poco accessibile vetrina di divenire comunque un ricettacolo di giochi di ogni genere e qualità all’interno del quale, cercando con sufficiente pazienza, è possibile scovare autentici gioielli misconosciuti, alla loro prima uscita sul mercato o alla ricerca di una seconda occasione per una visibilità che il congestionato universo indie su PC non ha saputo concedergli.

Come risultato, c’è un approvvigionamento di titoli è pressochè continuo rispetto a quello settimanale dei vari online stores, benchè questi non vengano evidenziati quasi per niente da Microsoft sul Live Arcade; peraltro, questa pioggia continua e poco controllata di giochi ha riproposto il problema già affrontato da Apple nel suo AppStore di fare in modo che i titoli più validi non vengano immediatamente soffocati e sommersi dai giochi-spazzatura che comunque mensilmente invadono il catalogo degli XBLIG. Quella che si è venuta a creare quindi è una situazione simil-bancarella, in cui il videogiocatore appassionato e smaliziato deve perdersi -non senza un certo piacere- nel catalogo a spulciare titoli vecchi e nuovi alla ricerca di piccoli gioielli misconosciuti. Inoltre, sapere che dietro gli XBLIG c’è nella maggior parte dei casi una sola persona rende il rapporto con il gioco per certi versi più “intimo” spingendo in alcuni casi a cercare e seguire l’autore su Twitter, quando non a contattarlo direttamente.

Se a questo aggiungiamo il prezzo più che amichevole della maggior parte dei titoli presenti, il risultato è che il giocatore elargisce MS Points con il cuore più leggero perchè lo percepisce più come un premio che si riconosce direttamente all’autore, che non come una spesa inevitabile per continuare a giocare. Una politica questa che sembra funzionare eccezionalmente bene per i videogiochi, almeno a giudicare dai risultati a sei zeri di operazioni quali i vari Indie Bundle che ormai escono con cadenza periodica e che, proprio in base a questo principio, generalmente si propongono al giocatore con la formula “pay what you want“.

Un sistema perfetto quindi? Ovviamente no.

Come abbiamo detto, una grossa fetta dei titoli presenti tra gli XBLIG sono ampiamente trascurabili, andando dal semplice ciarpame informatico fino ad autentici plagi di titoli più o meno recenti, mentre il sistema di valutazione da parte degli utenti introdotto da Microsoft sembra premiare più questi ultimi che non quei titoli in cui lo sforzo creativo è palese.

Inoltre su ogni acquisto pende la remota ma pesantissima spada di Damocle della (assurda) necessità di una connessione al Live per poter giocare; un limite che in pratica conferisce una data di scadenza agli XBLIG presenti sui nostri HDD: qualora prima o poi il Live della 360 dovesse fare la fine di quello della prima Xbox (chiuso ufficialmente nell’Aprile 2010), ci troveremmo con una console piena di giochi regolarmente acquistati e scaricati ma inutilizzabili. Speriamo quindi che già con il passaggio alla prossima generazione Microsoft abbia il buon senso di ‘sbloccarli’, e magari di farceli trovare direttamente sulla dashboard della nostra Xbox720 nuova fiammante…

Terminato lo sproloquio di rito, è ora di passare in rassegna alcuni dei migliori e meno noti titoli che sono stato in grado di scovare in questo sempre più numeroso e caotico catalogo. Enjoy!

- Ancient Trader (4Kids Games, disponibile anche per PC e iPad):
Uno strategico a turni che vi vede nei panni di un antico navigatore intento a commerciare via mare con l’obiettivo di migliorare i propri mezzi e conquistare i tre oggetti necessari per sperare di poter battere il mitologico Ancient Guardian, il tutto fra pirati, kraken, leviatani, tesori sommersi ed un numero variabile di commercianti concorrenti intenti a cercare di batterci sul tempo. Il gameplay risulta piuttosto semplice da acquisire nonostante le variabili siano sufficientemente numerose da mantenere il gioco vivace  ed interessante fino allo scontro finale, ed il sistema è evidentemente ispirato a giochi da tavolo come Carcassonne e I Coloni di Catan, come dimostrato anche dal sistema di combattimento messo in scena proprio come un gioco di carte e basato sulla morra cinese. A guarnire il tutto una splendida grafica completamente disegnata a mano sullo stile degli antichi cartografi, che rappresenta l’autentico valore aggiunto per un gioco forse poco innovativo e non troppo complesso, ma concepito e soprattutto realizzato benissimo.

- Cursed Loot (ex-Epic Dungeon, Eyehook Games):
Rogue-like atipico che, pur presentandosi in un’affascinante veste pixel-based molto retrò, si prende alcune libertà rispetto al genere di riferimento implementando una componente ‘action’ che lo rende ben più agile della media, alcuni inserti interessanti che ricordano i libri-game ed un sistema di livellamento che in modo piuttosto moderno permette di superare i limiti della singola classe di appartenenza. Anche negli aspetti più classici Cursed Loot si sforza di essere originale o quantomeno funzionale, ed il risultato è un gioco ben bilanciato ed estremamente curato, perfettamente godibile anche per chi non ha vissuto l’epoca degli 8bit a cui s’ispira con evidente amore.

Titolo assolutamente brillante, che unisce in maniera inedita e geniale puzzle e platform games mettendoci nei panni di un piccolo robot trivellatore in grado di assorbire blocchi di materiali differenti e riutilizzarli per riuscire a giungere al termine dei livelli. Nel farlo però il giocatore deve tener presente tanto il numero dei blocchi (che possono essere impiegati soltanto a gruppi di quattro) quanto prestare attenzione alle caratteristiche dei materiali che li compongono; oltre a questo il piccolo robot acquisisce nuove capacità lungo il gioco. Più complesso a dirsi che a giocarsi, Blocks That Matter è un titolo permeato di genialità nel gameplay e di humor nella trama, ed è pieno di riferimenti metareferenziali e citazioni di altri giochi che non mancheranno di far sorridere chi videogioca da una vita.

- Dead Pixels (CSR Studios, disponibile anche per PC):
Ennesimo pargolo nato dall’ondata di revival sugli zombies che ha invaso i nostri schermi negli ultimi 2 anni, il gioco di CSR Studios affronta però l’abusata tematica in modo assolutamente interessante, distaccandosi nettamente dagli innumerevoli shooter top-down che hanno intasato il catalogo XBLIG dopo l’incredibile (e immotivato… :) ) successo di I MAED A GAM3 W1TH Z0MB1ES!!!1. Dead Pixels infatti si presenta come un classico arcade a scorrimento laterale con tanto di multiplayer per 2 (in locale), graziato però da componente RPG per cui dovremo gestire armi, munizioni e provviste, commerciare, esaudire piccole quests e fare punti esperienza, il che dona un’inedito spessore alla semplice sopravvivenza ad ogni costo. A guarnire il tutto un centinaio tra armi, munizioni ed oggetti, diversi tipi di zombies, una città generata proceduralmente e due modalità extra, oltre ad uno stile grafico 8bit evidentemente ispirato al NES (a cui devono essersi ispirati anche nel settaggio della difficoltà..), a cui l’autore ha furbescamente aggiunto evidenti rimandi ai film d’exploitation (per intenderci un po’ quello che hanno fatto Rodriguez e Tarantino con Grindhouse o, rimanendo in ambito videoludico, la SEGA con The House of the Dead: Overkill). Un gioco tosto, ricco di stile, profondità e con un promettente seguito in sviluppo.

- Walketh & In the pit (PlayItLoud & Studio Hunty):
Associamo questi due titoli perchè hanno un essenziale punto in comune e in realtà ne abbiamo già parlato in passato qui su ITG: si tratta infatti di due esponenti del misconosciuto genere degli audiogames, ovvero giochi la cui componente visiva è minima (Walketh) o nulla (In the pit) ed è l’audio il fulcro del gameplay. Benchè quindi l’impianto di gioco sia simile, i due titoli differiscono per l’impostazione: Walketh è sostanzialmente un dungeon crawler in cui dovremo esplorare, combattere e scoprire tesori e passaggi segreti, mentre In the pit ci mette nei panni di un mostro tenuto appunto in un pozzo, che senza farsi scoprire deve riuscire a trovare e divorare le terrorizzate vittime donategli da un sadico carceriere. Benchè Walketh abbia un gameplay leggermente più complesso, che lo rende quindi un po’ più longevo, inspiegabilmente gli sviluppatori non hanno sfruttato l’audio direzionale, cosa su cui invece si basa In the pit, il che rende imprescindibile provare entrambe i titoli per avere un’idea complessiva delle potenzialità del genere. Il fascino principale di questi giochi sta ovviamente nella loro impostazione atipica e, a fronte di strutture semplici e relativamente ripetitive, non si può fare a meno di stupirsi per la facilità con cui l’udito e la deprivazione visiva possono far uscire letteralmente un gioco dalla stretta cornice dello schermo.

- Flotilla (BLENDO Games, disponibile anche per PC):
Autentica mosca bianca nel panorama degli XBLIG, Flotilla è un interessante strategico spaziale a turni con un’accenno di avventura testuale, accenno che si esplica pressochè completamente nelle strane scelte che saremo portati a prendere durante le nostre peregrinazioni tra i pianeti. Si tratta in realtà di poco più che un divertissement, visto che il vero fulcro del gioco sta tutto nel sistema di combattimento, ma nonostante questo i testi, i personaggi ed i quesiti proposti sono sufficientemente brillanti ed assurdi da strappare più di un sorriso, e nel contempo creare un’atmosfera complessiva surreale che richiama quella di “Guida galattica per autostoppisti“. Il combattimento, dicevamo, è il vero cuore di Flotilla: si tratta di battaglie a turni tridimensionali, rappresentate con pochi poligoni ma eccellente scelta cromatica, che per struttura ed interfaccia richiamano quelle di Homeworld, e in cui la gestione del movimento nelle 3 dimensioni rispetto agli avversari ha un ruolo di rilevanza assoluta, rendendo gli scontri una sorta di ‘balletto’ spaziale in cui prendere la giusta iniziativa ha tanta importanza quanto prevedere la prossima mossa del nostro avversario. In realtà in Flotilla non c’è molto di più, ma considerando che la durata media di una partita è di circa mezz’ora, il tutto si rivela eccezionalmente ben bilanciato offrendo un piacevole e tutt’altro che banale intermezzo.

-Soulcaster & Soulcaster II (MagicalTimeBean, disponibili anche per PC):
Nuovamente accoppiamo due giochi, stavolta semplicemente perchè ben poco cambia nel concept dei due titoli della serie, anche se la qualità offerta merita l’acquisto di entrambe i capitoli. Ennesimo gioco di questo articolo con grafica 8bit e concept brillante ed originale, Soulcaster rappresenta un interessante intreccio di dungeon crawling/rogue-like e tower defense, in cui ci troveremo nei panni di un mago in grado di evocare gli spiriti di tre diversi guerrieri dalle caratteristiche antitetiche e complementari, spiriti che andranno dinamicamente disposti lungo i livelli nel tentativo di opporre la miglior difesa possibile nei confronti delle ondate di nemici. Ovviamente gli spiriti saranno potenziabili negli immancabili negozi lungo i livelli, aggiungendo ulteriore profondità del titolo, che assieme al suo seguito e ad Escape Goat rappresentano degli autentici gioielli di concept.

-Escape Goat (MagicalTimeBean, disponibile anche per PConline è possibile provare alcuni livelli custom):
Come anticipavamo poco fa, terzo gioco di MagicalTimeBean e terzo titolo a comparire in questo articolo, segno che il ragazzo ci sa fare. Ancora una volta frutto dell’incrocio di due generi, Escape Goat è un puzzle-platform meno fresco di Soulcaster (stavolta il richiamo a Solomon’s Key è evidente ed immediato) ma in cui a farla da padrone è il level design, assolutamente eccezionale. Le capacità della nostra capra (…sì, il titolo va preso letteralmente) e del suo topo (…don’t ask…) vengono mostrate tutte in una manciata di livelli iniziali, ma soltanto per lasciare mano libera all’autore rispetto al design dei livelli, la cui complessità cresce di pari passo con la capacità di uscire dagli schemi, fino a creare autentici congegni che affascinano mentre giocando e ragionando se ne comprende comprende la fine meccanica.

Rimanendo in tema di platform e level design, non possiamo non citare i due capitoli di Platformance, altro gioiellino di pixel art 8bit style che ha la sua principale caratteristica nella struttura, che si dipana in un unico, articolatissimo livello racchiuso in un’unica schermata; un’opportuna funzione di zoom consente poi di ingrandire il personaggio principale e la zona attualmente percorsa per poter giocare senza perdere troppe diottrie. La visuale complessiva resta comunque sempre richiamabile (e giocabile) in qualunque momento tramite la pressione del tasto dedicato. Basilare nel concept, Platformance fa leva contemporaneamente sulla nostalgia per i vecchi e difficili platform 8bit alla Pitfall e sull’inspiegabile, irresistibile fascino dei vecchi giocattoli di abilità meccanici come il Tomy Tricky Traps.

- Megacity (ColePowered, disponibile anche per PC, iPhone e iPad e giocabile gratuitamente online):
Proseguiamo con un puzzle ‘puro’, ma ancora una volta caratterizzato da un concept originale e divertente. In Megacity dovremmo disporre su un tabellone scorrevole delle “tessere” rappresentanti le diverse strutture che compongono un’area cittadina; in primo luogo dovremmo disporre i quartieri residenziali, dopodichè qualunque altra struttura andrà ad influenzare il valore in punteggio di questi: una discarica ad esempio penalizzerà tutte le case attorno, mentre una stazione di polizia aumenterà il punteggio delle strutture residenziali presenti sulla sua stessa riga e via così, il tutto con l’obiettivo di accumulare sufficienti punti sulle diverse colonne per far scorrere il tabellone. Molto più difficile a dirsi che a giocarsi (e in questo senso non lasciatevi spaventare dal tutorial fin troppo prolisso), Megacity è un piccolo gioiello di rompicapo da cui staccarsi diventa più difficile man mano che il gioco prosegue ed emergono nuove strutture e nuove distribuzioni del punteggio in grado di stravolgere la partita per come è stata gestita fino a quel punto, costringendo il giocatore ad una pianificazione e ri-pianificazione rapida e continua, non troppo diversa da quella a cui il cervello è costretto da un Tetris qualunque.

- DLC Quest (Going Loud Studios, disponibile anche per PC e Mac):
Valutare DLC Quest per il suo valore ludico è pressochè inutile: si tratta di un blando action-adventure brevissimo e piuttosto semplice. Il vero fulcro del gioco Going Loud sta infatti nello spirito dissacrante con cui affronta tutti gli stilemi del videogioco moderno, a partire dai DLC citati nel titolo: il nostro personaggio dovrà pagare (solo virtualmente, per fortuna…) anche solo per poter svolgere alcune azioni base, mentre avanzando compariranno anche ‘conenuti extra’ perfettamente inutili come un cappello, a schernire dichiaratamente il mercato degli utilissimi costumi alternativi. Ecco, tutto il gioco è una continua presa in giro di ciò che il videogioco era ed è diventato specie in questi ultimi anni, e se è vero che una risata allunga la vita, DLC Quest vale pienamente l’euro che costa.

- Kodu Game Lab (Microsoft Research, disponibile gratuitamente anche per PC):
Concludiamo questa piccola rassegna con un non-gioco: si tratta infatti di un ‘linguaggio visuale per la programmazione e la condivisione di videogiochi’. In pratica Kodu ci fornisce una serie di strumenti e librerie, e la possibilità di creare e gestire le interazioni fra gli oggetti fino a creare semplici giochi. Per fare un esempio concreto, per prima cosa possiamo creare il terreno di gioco modificando quello base in modo non dissimile da un god-game, alzando montagne o creando laghi e disponendo alberi e quant’altro; una volta fatto questo sceglieremo dei nemici, li disporremo sul terreno, ne decideremo i pattern di movimento e le interazioni fra loro, il terreno ed il protagonista; infine selezioneremo un avatar per il giocatore, le sue facoltà di movimento e d’interazione con l’ambiente. Già soltanto così si può creare un piccolo Space Invaders, ed il bello è che tutto è avvenuto tramite joypad, senza scrivere mezza riga di testo e solamente utilizzando i tanti menù radiali che Kodu ci mette a disposizione. Una volta creato il gioco, potremmo poi darlo in pasto agli altri utenti e vedere cosa ne pensano. Sicuramente limitato e non apprezzabile da tutti, Kodu è comunque un’ottima idea ben realizzata, nata sotto l’entusiasmo degli annunci della concorrenza (il primo annuncio era stato fatto da MS per far fronte al crescente entusiasmo verso i primi video di LittleBIGPlanet) e rimasta alla fine poco più che un esperimento interessante e piacevole, che si è perso nel marasma dopo la discutibile decisione di Microsoft di relegarlo tra gli XBLIG, proprio per il suo essere unico e diverso rispetto a quanto normalmente propone il Live Arcade.

 

 

 

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