Dirty Sexy Games: videogame di genere [esiste?]

Dirty Sexy Games: videogame di genere [esiste?]

Oggi mi pongo e vi pongo, come sempre, una questione che riguarda quella che possiamo definire cultura nerd, richiamando alle menti di molti il famigerato youtuber.
Nel nostro campo, però, si tratta di cultura videoludica. Sempre parte di quella nerd, più sconfinata e complessa.

Facendo un parallelo con il cinema e trincerandomi neutralmente fra le fila delle game-wars, mi sono ritrovato a chiedermi se, come per l’arte cinematografica, esistano i videogiochi di genere.

Cosa sono?

Bah, bella domanda. Considerando che non sappiamo nemmeno se esistono.
Nel cinema, i film e i registi di genere, che coincidono spesso con personaggi che del mestiere ne fanno un’arte, sono identificabili in quelle produzioni che vengono curate fino in fondo dal creatore. In questo modo hanno una firma, un imprinting, se volete, ben preciso. Sono, come dicevo, contraddistinte da peculiarità che, merito del regista un po’ deus ex machina e quindi un po’ divino, ne fanno arte, genio, follia, qualcosa che rimarrà per sempre nel tempo.

David Lynch e penso a Dune o a Fuoco Cammina Con Me; Fratelli Coen e penso al Grande Lebowsky o a Crocevia Della Morte; Tarantino e penso a Pulp Fiction o a Bastardi Senza Gloria. Avete capito la solfa.

Questi hanno inventato qualcosa che poi, per la critica, diventa un genere e di genere. Qualcosa che è loro e non è sempre facile da capire a pieno. Né per chi opina né per i fans o addirittura i detrattori.

Esiste questo fenomeno nel mondo videoludico?

Esistono case o ideatori capaci di lasciare un imprinting ben preciso, sfornando, di volta in volta, qualcosa di memorabile?

Allora rifletto. Valve e vedo Half-Life e Portal; Quantic Dream e volo a Fahrenheit o a Heavy Rain;  thatgamecompany e penso a Journey e al discusso Flower; LucasArts, ma è più rispettoso dire Tim Schafer, e guardo a Monkey Island e Dott -vediamo chi riconduce l’acronimo al game-; parlando di geni, come appena fatto, e quindi di registi e personalità, potrei citare Kojima, perché no?!

Avete ricapito la solfa. Lascio altri esempi a voi. Sono qui per parlare e non per arringare da despota e scusate se a volte sembro tale. Non è mia intenzione impormi, ma la mia passione prende spesso il sopravvento e colpisce tutto con forza.

Arriviamo però al punto. Esistono videogame di genere? Esiste una differenza quindi fra giocatori di genere e di massa? Li distingue la loro scelta videoludica, ovvio, ma come deve prepararsi la stampa, o gli
opinionisti, a questo? Dobbiamo essere più severi e fondare un sistema di valutazione che tenga conto di questa differenza?

Perché in fondo, a essere onesti e meno partigiani, quel CoD da hard-core gaming che tanto definisco becero e che, alcuni, contestano in mia compagnia, vende e diverte una bella massa e qualche volta strappa qualche sessione in multiplayer pure a noi che vogliamo elevarci a giocatori di genere!
Ci fiondiamo pure a comprare quell’Assassin’s Creed dallo sviluppo pigro e capitalistico che, in fondo, ci diverte e ci intrattiene con il gameplay e quella sua trama. In soldoni, non si può certo dire che siano spazzatura fatta male!

Cari lettori e sommo popolo videoludico! Ci serve la vostra opinione e vi chiamiamo a raccolta per nuovi momenti di filosofia videoludica. Possiamo parlare di videogame di genere? C’è serie A e serie B? Ci sono videogame da intenditore e da bietolone? Indie è qualitativo e tripla A è speculativo?

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6 Di risposte a “Dirty Sexy Games: videogame di genere [esiste?]”

  1. Beh caro Ale… direi che la domanda è più che appropriata ma non esiste una risposta soddisfacente.

    Il punto è che dalla nascita del web il mash up, cioè proprio la commistione di idee e generi, ha conquistato sempre più “fan” ma soprattutto sempre più autori. Ormai non esiste invenzione dal nulla, esiste sempre qualcosa nato dalle ceneri di qualcos’altro mischiato con una terza parte.

    Tipo un cocktail.

    Prendi Dishonored. Bioshock, mischiato a Thief mischiato a Prototype. E’ un gioco Stealh? Mah. Allora è un FPS? Anche no. Allora è un avventura. Sicuramente si come normale terminologia ma… profondamente non come genere videoludico.

    Insomma ormai assistiamo ad un’eterna fusione nella fusione… e tra gli esempi che tu hai fatto già vedo qualcosa di simile. Half Life non è certo un’invenzione a livello di genere videoludico, anche se è un capostipite di un nuovo genere per molti altri motivi.

    Just my 2 cents

  2. Pablus scrive:

    Io penso che il GENE e il GENERE dovrebbero e spesso vanno a braccetto.
    Per Gene intendo quella marca indelebile che un prodotto fatto con qualità e amore quasi artigianale porta iscritta nel codice, trasformandosi poi in Videogioco e quindi esperienza che segna le nostre ore passate davanti il Video.
    Per Gene intendo quella etichetta che è, o dovrebbe essere come un’indicazione messa su un medicinale o nello scaffale di una libreria: Aiuta ad orientarsi nel chaos delle offerte e a scegliere secondo gusti e aspettative.
    Da videogiocatore e amante del cinema ho esplorato diversi generi e amo da sempre la sopresa a dosi moderate.
    Per spiegarmi meglio: Mi va benissimo che il genere venga rispettato ma se si esce un poco dal seminato e si mischiano le carte perchè no. Il risultato è direttamente proporzionale al GENE o al GENIO che si è messo all’ opera e ha realizzato il gioco che sto provando.
    Per rispondere alla tua domanda: I generi esistono ed esisteranno da sempre mentre il GENE X è molto più raro ainoi ma solo chi sa scavalcare l’etichetta del genere può trovarlo. Insomma è un bel serpentone digitale dalle mille teste per me. Io direi che assaggiare pietanze videoludiche diverse non guasta mai. Vedi poi che magari cambi pure gusti… :)

  3. Pablus scrive:

    Mi sono perso due lettere alla quinta riga. Vedere voce: GENERE :)

  4. Il videogame è un genere di intrattenimento molto particolare e difficilmente integrabile. Come un film racconta (meglio: potrebbe raccontare) una storia come fanno molti film, ma ha l’indubbio vantaggio del metterci nel ruolo di protagonista/Deus ex machina della vicenda narrata. Fino al nostro arrivo in game infatti, la situazione è sempre ingestibile e solo un miracolo può salvare capra e cavoli. Questo è l’intrinseco svantaggio del gioco rispetto al film: senza di noi non è niente. Per questo dobbiamo essere fichi, anzi I PIù fichi di quell’universo narrativo: non abbiamo protagonisti limitati, handicappati, malati mentali (VERI, non i pazzerelloni affascinati alla Bullestorm/Gears) o privi di uno scopo/direzione. Queste varianti narrative hanno reso il cinema quello che è, cioè il calderone in cui convivono “Il Mio Piede Sinistro” “Memento” “Vacanze di Natale” e “Spider” e in cui l’utente finale sceglie quello che vuole vedere e lo spettro delle emozioni che vuole vivere. Entrambi i mezzi devono vendere di più e quindi essere dati in pasto alla gente, ma la salvezza del cinema è la libertà di decidere di seguire le vicende di una casalinga cecena che ha perso il gatto sullo sfondo della guerra. Finchè il videogiocatore non è pronto ad accettare che un protagonista può fallire, morire o avere dei limiti diversi dall’energia/caricatore, il videogioco non riuscirà mai a vedersi elevato ad Arte. Perchè quello che è capitato coi finali di Mass Effect 3 è la dimostrazione che questa guerra la stanno vincendo i biNbiminkia :)

  5. Kal-El scrive:

    Indubbiamente film e videogame hanno delle variabili che li separano e che li rendono così diversi da poter, ognuno a modo suo, dare un contributo, piuttosto che un altro, all’interno di una storia.

    Con un videogame c’è un immersione che è quasi fisica, perché tu entri con “un avatar” dentro la storia.

    C’è a mio parare una separazione che rende l’immersione differente. Con Ico, Fahrenheit, MGS, Journey o altri, si ha un tipo più, a mio dire, di genere, rispetto a COD o FIFA o Assassin’s Creed o Gears. In questi ultimi, si ha un intrattenimento, più che una vera e propria immersione e con il passare del tempo – vedi l’involuzione di Splinter Cell con Conviction – molti titoli volgono sempre più verso l’intrattenimento che, non è spazzatura, ma coinvolge sempre meno aspetti videoludici e capacità del videogiocatore.
    Sembra tutto un tutorial, un corridoio, dove il giocatore è un cretino che non è capace di procedere. QUindi viene preso per mano e tutto non implica particolare impegno.
    POi, per fortuna, in un Assassin’s Creed o in un Gears o in un COD, salta fuori la necessità, del giocatore, di divenire abile per procedere. Che sia in multy o single. Allora io parlo di intrattenimento di ottimo livello.
    Conviction è na presa per i fondelli. Tanto quanro Resident Evil 5. Un corridoio.

    Gli altri citati sono, senza dubbio, più immersivi non solo per la storia, ma anche per l’impegno e l’attenzione che il giocatore deve impiegare per giocare.

    QUindi l’esempio con il cinema. Per godersi un film di Lynch, non metti lo stesso impegno e la stessa ottica di immersione che mette lo spettatore per “I mercenari” o un qualsiasi film di MIcheal Bay!

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