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Recensione Halo 4: bentornato Master Chief!

Halo 4

  • Piattaforma: XBox360
  • Publisher: Microsoft Game Studios
  • Software House: 343 Industries
  • Recensione Halo 4: bentornato Master Chief!

    Abbiamo atteso a lungo il ritorno di Master Chief, nonostante ci siano stati dati in pasto un paio di spin off nel corso del tempo. Halo ODST e Reach però, mancavano del personaggio principale, del vero motore dell’azione della saga, dell’eroe entrato (chissà perchè…) nell’immaginario collettivo anche se solo come “contenuto” di un’armatura avveniristica.
    Bungie ha lasciato l’arduo compito di una nuova trilogia a 343 Industries e questi ragazzi ce l’hanno messa davvero tutta per raccogliere la pesante eredità. La domanda è facile, la risposta molto meno: missione compiuta?

    WAKE UP, JOHN

    Chiunque possa dirsi anche solo alla lontana fan dell’Haloverso al solo sentire queste 3 parole ha deciso che Halo 4 sarebbe stato un capolavoro. Master Chief e Cortana stavano vagando alla deriva nello spazio e Bungie si dilettava con i suoi esperimenti, ma tutti chiedevano a gran voce un ritorno della coppia. L’escamotage narrativo da cui tutto parte è il primo testimone della mediocrità della trama portante della Campagna, che viene portata avanti su un doppio binario narrativo. Da una parte abbiamo il mistero del pianeta Requiem e dei suoi abitanti, dall’altra la sottotrama del deterioramento delle funzioni base di Cortana, ormai fuori garanzia e sull’orlo della follia.

    Non nego che fino a quando non ho sbloccato il filmato aggiuntivo (collezionando i Terminali sparsi nel gioco) non mi fosse ben chiaro in che cosa si fosse cacciato Master Chief stavolta perchè sebbene i video tra una missione e l’altra siano di grande qualità la vicenda sembra casuale e senza una direzione concreta, almeno fino al gran finale. Essendo un FPS non è che ci sia gran bisogno di una giustificazione per crivellare tutto ciò che si muove, ma dopo anni (troppi) di sparatutto sempre uguali, sempre raccontati in modo quantomeno discutibile, era legittimo aspettarsi di più. Se c’è una lezione che Bioshock ha dato al mondo è che la narrazione è SEMPRE fondamentale anche se  possiamo dare a 343 una seconda chance perchè questo Halo 4 è solo il primo tassello della nuova trilogia: speriamo le cose migliorino col capitolo due.

    Non riesco (e non voglio)  sottovalutare l’importanza e la bellezza della sottotrama di Cortana, anche perchè tocca uno dei punti che più mi sono stati a cuore nel tempo, sempre (volutamente?) poco approfondito nei vari Halo. Qual’è la natura del rapporto che lega l’IA a Master Chief? In ogni capitolo precedente Cortana è sempre stata il semplice cacciavite sonico (se amate il Dottor Who, sennò accontentatevi del solito esempio del coltellino svizzero) dello Spartan, la soluzione estemporanea a un problema immediato: una porta da aprire, un computer da violare o una comunicazione da ricevere. La Cortana di Halo 4 è un personaggio più sfaccettato, più umano e in definitiva migliore. Arrivate a finire il gioco e capirete, ascoltate quel “Non lo faccio per la razza umana…” e allora, solo allora sarete a fine corsa.

    Sia che decidiate di affrontare la Campagna da soli che optiate per qualche amico, questa  incarna esattamente ciò che ci si può aspettare da un Halo. Missioni a piedi o a bordo di veicoli, brevi incursioni dietro le linee nemiche o veri e propri scontri all’ultimo sangue si susseguono con la stessa ottusa impostazione vista in ogni FPS. Il versante esplorativo di ogni missione è fondamentale soprattutto ai livelli di difficoltà maggiori, perchè una buona ricerca garantisce sempre qualche arma bonus per affrontare meglio le minacce in cui ci si imbatte costantemente.
    Non ho scelto il termine “ottuso” per caso, perchè questo è stato il mio pensiero per tutto il corso dell’avventura, almeno sul versante gameplay. Halo 4, ma tutta la saga in generale, sono chiamati a dare un po’ di più sotto questo aspetto e non basta ingannare l’attesa con tante armi nuove (anche se si tratta sempre di versioni Prometeiche del classico arsenale, visivamente splendide) e con la versione in salsa Halo dei Pirati di Zebes così cari a Samus Aran e ai fan di Metroid in generale.

    Soprattutto sul versante Covenant abbiamo sempre gli stessi avversari (senza i Brute), da affrontare sempre nello stesso modo: il Jackal con lo scudo (sparare alla mano armata) gli Elite invisibili (granata al plasma), le dozzine di Grunt (massacrare a piacere) e tutti gli altri. È sempre bello ritrovare gli amici di sempre, ma dopo 4 giochi (e sono buono a non contare gli spin off) sarebbe il caso che gli alieni diversificassero un po’ le loro peculiarità, discorso che ci porta dritti dritti a un problema abbastanza rilevante, la loro intelligenza artificiale.

    Su questo punto non ci siamo proprio, perchè non è ammissibile che la modalità Leggendaria sia solo una lotta contro nemici dai comportamenti ultra scriptati, che si avvicinano fino a un certo punto e, appena fuori dalla loro area predefinita, si fermano e ritornano indietro. Questo dà spesso vita a situazioni surreali, in cui è sempre preferibile armarsi di armi con lo zoom (bentornato BR!) e approfittare della stupidità dell’avversario di turno che cercherà in modo maldestro di nascondersi salvo poi spostarsi nuovamente in bella vista.

    Sul fronte strettamente artistico e visuale siamo di fronte a un ottimo prodotto, curato in tanti dettagli (dalle luci alle esplosioni) e con alcune ambientazioni o momenti di regia capaci davvero di lasciare a bocca aperta: 343 ha fatto un lavoro capillare e i risultati sono davanti agli occhi di tutti. Le musiche invece scorrono via senza picchi, ma il mio terrore di non sentire nemmeno un accenno del tema classico della serie per fortuna non si è concretizzato e, anzi, viene usato proprio al momento giusto nel contesto della storia.

    Croce e delizia di ogni sparatutto, il multiplayer. Se avessi scritto queste righe dopo i primi giri sui server di Halo 4, probabilmente mi avrebbero arrestato. Il miglior figlio della gloria di Quake per velocità d’azione e curva d’apprendimento mi sembrava stuprato dalla voglia di avvicinarsi a Call of Duty, introducendo serie d’uccisioni, perk e Spartan personalizzabili nell’equipaggiamento. Per fortuna, nonostante sia evidente il tentativo di “farsi amici” tra i fan di CoD, l’impatto di queste novità non è catastrofico, principalmente perchè si sbloccano tutte abbastanza in fretta e l’equilibrio torna quasi immediatamente a farla da padrone: è vero che si possono scegliere le armi di partenza, le granate e le abilità dell’armature (quasi tutte mutuate da Halo Reach) ma a fare la differenza resta sempre e comunque l’abilità nel gestirle di ogni giocatore.

    Le mappe di gioco sono senz’altro migliori e più equilibrate di quelle viste nel canto del cigno di Bungie, anche se già si nota la tendenza dei vari giocatori a scegliere sempre la stessa per i 4 vs 4 e gli 8 vs 8: è un fatto che è sempre capitato, ma tutti eravamo affezionati alla rotazione obbligatoria di Halo 3, che garantiva senza dubbio una varietà maggiore.
    Nota di demerito per i menù del multi, veramente spogli e privi di interesse, così come per le medaglie assegnate in game quando si compiono azioni particolarmente spettacolari (multi kill, dirottamenti di veicoli, serie di uccisioni), che perdono la centralità che avevano per Bungie e diventano una mera statistica da consultare tra una partita e l’altra. Attenzione però, perchè i tempi di attesa del matchmaking sono finalmente diventati umani grazie al lavoro fatto sul netcode, che finalmente ci fa procedere spediti alla ricerca di nuovi avversari o partite.

    Ultimo punto da trattare, le Spartan Ops, ovvero una serie di missioni aggiuntive che raccontano una trama diversa, sempre da affrontare da soli o in compagnia. L’idea di rilasciare gli episodi gratuitamente ogni settimana (ogni episodio contiene 5 missioni) è sicuramente buona, così come la decisione di sostituire la modalità Firefight (le modalità Orda sono davvero abusate di questi tempi), peccato che al momento (sono usciti 4 episodi) le ambientazioni siano più o meno le stesse, la narrazione crolli al livello di una puntata di Uomini e Donne e manchi completamente il livello di sfida, dato che indipendentemente dal livello di difficoltà è possibile morire centinaia di volte senza perdere nulla: i Covenant uccisi restano morti e quindi, anche ammesso di ucciderli uno per volta, la missione prima o poi si finisce.

    Halo 4 è un buon prodotto che dura nella media del genere (diciamo 8 ore a livello Eroico, cui vanno aggiunte le Spartan Ops e il multi), ma non siamo di fronte a un capolavoro. È il classico esempio di ottimo titolo la cui anima va e viene, perchè è evidente il peso della responsabilità che 343 Industries si è addossata cercando di portare il brand verso il futuro. Il giudizio finale spetta come sempre al pubblico, ma ancora una volta ognuno è chiamato a chiedersi se deciderà di imbarcarsi o meno nell’avventura multiplayer. In quel caso, il successo e il divertimento sono garantiti, mentre se si cerca una storia o una Campagna avvincenti è necessaria qualche riflessione in più…

    Inside The Game

    • Graficamente massiccio
    • Multiplayer sempre valido
    • Netcode migliorato
    • Finale commovente

    Outside The Game

    • Gameplay molto standard
    • Scarsa IA degli avversari
    • Trama principale approssimativa
    Voto:

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    Una risposta a “Recensione Halo 4: bentornato Master Chief!”

    1. @NtonIo scrive:

      Tutto sono fuorché un fan di Halo, che reputo una delle saghe più sopravvalutate di sempre. Ma considerando il contesto ed il momento in cui questo Halo 4 esce fuori, i 343 meritano uno scroscio di applausi. Hanno dimostrato di saperci fare, e non solo. Non solo, perché ci vuole una certa “personalità” nel prendere le redini di un giostra pazza come questa e rimetterla in sesto al di là dei soliti latrati.

      Bel gioco, essenzialmente perché divertente. Nulla di così “originale”, come scritto in sede di recensione, ma d’altra parte c’era un’esigente platea da confortare. Art design di ottimo livello e gameplay piuttosto vario. Nell’insieme, lo studio di Washington è riuscito là dove Bungie ha a mio parere palesemente fallito con Halo 3. E non è poco.

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