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Si stava meglio quando si stava peggio [quale futuro per i videogiochi?]

Si stava meglio quando si stava peggio [quale futuro per i videogiochi?]

Altro thread, altro argomento degno della nostra attenzione. Stavolta è stato Hanamichi ad averci sottoposto un filmato che non può certo essere liquidato con troppa superficialità, e del quale ci serviamo come fosse vox populi. D’altronde basta dare una letta ai vari commenti su YouTube per farsi un’idea di quanta presa possano avere certe argomentazioni, esposte peraltro in maniera inusuale. Ma che dire sui contenuti? Qualora non l’abbiate già fatto, concedetevi un quarto d’ora circa per la visione, dopodiché tornate a questo punto.

Disamina eccessivamente emotiva, dove cronaca e uscite di pancia si mescolano e si confondono. Certe considerazioni sono piuttosto argute, nonché palesemente veritiere. Altre mi pare risentano della stantia vulgata tanto in voga presso i forum, ambito che non ho capito se l’autore tratti con condiscendenza o meno. Fatto sta che internet è quel medesimo mezzo che permette a lui di confrontarsi e poi di esprimere in maniera seppur accattivante le sue ragioni.

Ma scrive bene uno dei commentatori: “prima i soldi non volevano farli e ora sì?“. La verità a mio parere è che troppe persone a cui sta a cuore questo settore, risentano ancora di troppe anomalie. Non li chiamo videogiocatori, nonostante molti di loro amino ghettizzarsi all’interno di questa austera roccaforte. No, noi invece non dovremmo prestarci a certe etichette, che definiscono la persona e non un’attività alla quale quest’ultima si concede volentieri, a vario titolo.

La verità è che i videogiochi stanno attraversando un periodo storico delicato, dal quale però sono passati tutti i media affini nell’arco di ogni epoca – specie i più recenti. I videogiochi, semplicemente, si stanno massificando. È un processo la cui molla è scattata almeno quindici anni fa, e che quindi coinvolge buona parte di quelli che oggi si definiscono hardcore (sic). Impostazione peraltro limitata quella sottesa alla dicotomia casual/hardcore, da sempre incentrata su elementi senza dubbio rilevanti, ma non basilari, come il grado di sfida in un videogioco.

A ben vedere oggi certe dinamiche non sono scomparse, sono solo state trasferite. In tal senso appare inevitabile il ricorso ai cosiddetti Obiettivi/Trofei, che per certi versi hanno “sostituito” il classico boss pressoché impossibile da battere, oppure il punto che solo in pochi riuscivano un tempo a superare. L’autore del video menziona inoltre la rete, e lo fa in maniera involontariamente puntuale. Un tempo ci si poteva affidare solo ed esclusivamente alla propria cerchia di conoscenze, con l’immancabile guru che aveva portato a termine buona parte dei giochi e che era una sorta di walkthrough vivente. Oggi tale cerchia si è estesa, e la sua geografia è delimitata dalle sconfinate sponde di internet. Al di là dell’oggettivo calo di difficoltà, si riscontra una domanda (e quindi un’offerta) sempre più esponenziale di guide in varie forme e a vari livelli. Su YouTube, da anni, è possibile “giocare” praticamente tutto, o buona parte. Manca l’aspetto pregnante, ossia l’interattività, con quello che tutto ciò consegue, certo. Ma in che misura una persona che ha meramente assistito a quel determinato gioco può dirsi totalmente avulso da esso, oppure conoscitore quasi quanto chi ha avuto il sistema di comando tra le mani?

Contraddittorio pure in altri termini. Per esempio, mi sfugge la critica alla Wii. Nel senso che, a parte la riproposta di schemi vecchi e quant’altro, non mi pare che colga nel segno. Ma andiamo con ordine. Questione grafica: beh, condivido in pieno la foga nel vincolare questo orpello ad una componente tra le tante, né tantomeno la più importante. Presumo dunque che in relazione alla ormai passata console casalinga di Nintendo tale problema non si ponga neppure. Discorso titoli. Qui vige la legge dei grandi numeri. PlayStation, con le dovute proporzioni, fu per la sua generazione ciò che Wii è stata nell’arco dell’ultima; semplicemente, la console con maggiore base installata. E non è vero che su PlayStation uscirono solo capolavori, perché su quella console, come su colei che le è succeduta (PS2), sono uscite pure una caterva di cagate nobiliari. Diciamo piuttosto che la media di titoli di livello fu più alta, ma aggiungiamo pure che la prima console Sony mal si presta a certi voli pindarici.

Perché fu proprio questa piattaforma a sdoganare i videogiochi e, se vogliamo, a fornire un contributo determinante ai fini della loro diffusione. Non è possibile immaginare ciò che ora è divenuta questa industria espungendo dalla sua storia quel segmento che inizia col lancio e termina col tramonto di PlayStation. Senza i vari Final Fantasy, Metal Gear Solid e chi per loro, i videogiochi non avrebbero compiuto quel salto del quale ora possiamo analizzare le conseguenze. Paradossalmente, in questo filmato si caldeggia l’ipotesi secondo cui sarebbe stato meglio non averli certi giochi: almeno saremmo rimasti come allora. Uscita, questa, tanto anacronistica quanto inconsapevole, perché essenzialmente tutto il discorso fa leva su un malcelato ma simpatico risentimento.

Peraltro trovo onestamente discutibile questa continua diatriba sul “vecchio” inappetibile alle nuove leve. Ma ragazzi, come si può pretendere che tutti ma proprio tutti riescano nella non indifferente impresa di trarre piacere da giochi usciti più di venti anni fa? È pura utopia. Né possiamo dare addosso a costoro, o tantomeno limitarli a motivo della loro anagrafe. Anche questo è un atteggiamento dettato da un settarismo neanderthaliano, per cui il libro dei pochi eletti è già stato chiuso e nessuno potrà mai vedere scritto il proprio nome al suo interno. Ma certi titoli, se lo si desidera, possono pure essere studiati, eh. David Bordwell è nato nel ’47, perdendosi quindi cinquant’anni buoni di storia del cinema. Eppure questo non gli ha impedito di recuperare, approntando un metodo che peraltro pochi praticano come lui, se non nessuno.

Anche il sottoscritto è contrariato dalla mole di elogi a titoli concettualmente ed evoluzionisticamente scadenti come la pletora di AAA usciti solo solo quest’anno, di cui cito pure qualche nome: Assassin’s Creed III, Resident Evil 6, Black Ops 2, Mass Effect 3 etc. Ma anche questi titoli sono frutto di un processo al momento inarrestabile, perché “capire come fare soldi” è l’aspirazione di un folto gruppo di persone, alle quali nove su dieci non interessa nemmeno la merce trattata, se non limitatamente a ciò che devono sapere per meglio venderla. Ma, d’altro canto, non ci si può nemmeno fermare al fatto che certi titoli abbiano divertito, oppure siano belli da vedere, perché in un’epoca dalle sensazioni artificiali, per il singolo è un impegno non da poco quello di capire cosa realmente gli piaccia.

Ho la vaga impressione che, per certi versi, il 2012 sia un po’ l’anno zero dei videogiochi. Troppo presto per potersi esprimere in maniera così secca, quindi tutt’al più possiamo congetturare. Ma titoli come Journey ci dicono che il videogioco è anche altro e può essere altro, così come a suo tempo ce lo suggerirono Space Invaders o, più avanti, certe avventure grafiche. Ma qui molto giocherà il grado di consapevolezza che noi appassionati riusciremo a maturare.

Quanti si sono per esempio confrontati col robusto fenomeno meglio definito col termine di ludicizzazione del quotidiano? Matteo Bittanti ne parla ampiamente, e da tempo, sul proprio blog – giusto per avere un riferimento nel nostro amato idioma. Attualmente il processo in atto si sostanzia in un buon numero di svariate applicazioni, tra cui tempo fa mi colpi non poco quella di Bad Trip, creazione del giovane Alan Kwan.

Insomma, la nostalgia è per chi ha deciso di fermarsi. A nessuno viene interdetto tale sentiero, ma limitarsi a dire che si stava meglio quando si stava peggio, o cose del genere, è come gettare un sasso in un stagno. L’impressione di chi scrive è che invece il meglio debba ancora arrivare, e che non è detto che tale meglio sia affatto come ce lo immaginiamo. I videogiochi, così per come li conosciamo, potrebbero anche scomparire, gradualmente. Non per essere “rimpiazzati” in senso stretto, bensì per via di un’evoluzione in una certa qual misura interna al mezzo stesso, che invece potrebbe imporsi come e più di quanto avvenuto sino ad ora. Il fatto che si tratti del settore d’intrattenimento col maggior volume di introiti potrà sì incidere o addirittura influenzare questo processo, ma non potrà in alcun modo arrestarlo. Tanto che, alla fine, chi vorrà batter cassa dovrà adeguarsi. E sapete che c’è? Ancora una volta, i cercatori d’oro lo faranno ben volentieri.

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25 Di risposte a “Si stava meglio quando si stava peggio [quale futuro per i videogiochi?]”

  1. Pablus scrive:

    Scrivo dopo aver letto queste parole, poi passerò in un secondo momento alla visione del filmato.
    Non sono un sostenitore del ritorno al passato se non inteso come passo non necessario ma formativo per chi si avvicina al mondo dei videogiochi.
    Mi piace pensare che ci sono e ci saranno sempre persone curiose di gustarsi il titolo appena uscito e provare anche magari a farsi un tuffo nei vecchi titoli apparsi anche solo a partire dal 2000.
    Il discorso poi si colora anche della forza con cui certe immagini e certa tecnologia si istallano negli occhi e nel gusto di chi gioca.
    Titoli che hanno uno stampo retrò servono proprio a creare una sorta di mini cortocircuito nella percezione di quella che definisco la resa grafica e appetibilità di un prodotto videoludico. A questa si lega poi un’altra resa, che chiamerò la resa video-ludica o anche “Magia” di certo game design. In questo secondo caso a me capita di vedere il gioco nella sua veste di giocabilità e atmosfera -si veda a questo proposito un ETERNAL DARKNESS per citarne uno-. Quello che vedo si fonde con quello che sto sperimentando. Come te Antonio anche io spero nel THE BEST IS YET TO COME e anzi, in questi anni ne ho avuto anche la riprova sul campo. Concludo con un’altra considerazione: Tanti anni fa quando ho cominciato a sentire musica diversa e a formarmi un mio gusto tutto personale degli ascolti mi sembrava ovvio andare a ripescare indietro verso gli anni 70, non chiudendo gli occhi sulla robetta dei 90 ovviamente. Magari sbaglio ma forse la questione sta anche nel modo in cui le giovani generazioni si approcciano al passato, io lo vedevo e lo vedo ancora come una bella miniera d’oro in cui si rischia di perdersi ma forse non è così per tutti.
    Ora ve saluto che devo finire il primo livello di MEGAMAN X STREET FIGHTER :)

  2. Daunt scrive:

    E’ insensato lamentarsi della situazione attuale perchè, appunto, le software house non sono enti caritatevoli e i programmatori non sono artisti ma bensì degli stipendiati che eseguono ordini. Ed è comprensibile che chi si affaccia per motivi anagrafici solo alla generazione attuale di giochi sia affetto da una tunnel vision che impedisce di apprezzare pezzi di modernariato come i giochi anni ’90, perchè i parametri di superficie come grafica, sonoro e presentazione si sono evoluti, rendendo i giochi moderni più appaganti nel breve periodo: la diminuzione della loro durata media (giustamente, le software house preferiscono vendere 3 giochi da 10 ore piuttosto che un gioco da 30 ore) fa sì che questo limite temporale dell’appagamento non sia un problema. Ora, una persona abituata ai tempi dei giochi moderni non riuscirebbe ad apprezzare un gioco pixelloso da 50 ore di gameplay, perchè non corrisponde più a quanto uno si aspetta da un videogame. E non è una colpa, si applica in tutti i campi… per esempio è normale che una generazione si disabitui a certi gusti e alcuni cibi finiscano in disuso.
    Ciò non toglie che chi ha avuto i propri standard formati negli anni ’90, supera molto velocemente l’appagamento da grafica e fuffa, e viene pervaso dalla sensazione di “già giocato” quando prende il mano un sequel (il mercato tratta per il 90% sequel), non possa ritenersi ottimista per il futuro.

  3. Allora, benvenuti a un mio personale delirio!

    Quando mi fu lincato questo video la prima volta, persi completamente la capa dopo circa 40 secondi di visione. Il tipo urlava e io avevo appena visto un bel film e sarei stato infelice subito dopo la visione del video! Quindi lo evitai.

    Poi andai a ripescarlo! Ormai ero infelice!

    Quello che viene detto nel video è … fottutamente vero!

    Sono in disaccordo su un’unica cosa. Non sono solo i videogame a diventare più facili, di poco impatto e commerciali. Anche i film e la musica tendono sempre più a divenire scialbe. Si preferisce vendere Bruno Mars o Bieber che i Pearl Jam o i Bad Religion. Come si preferisce far girare un film a Micheal Bay che a registi ben più dotati, soprattutto in italia dove fa successo Freaks – e vengono comunque sfruttati – e non una Hive Division che è 10 volte migliore della Medusa, Neri Parenti e Vanzina.

    Siamo tutti nella merda.

    Quello che coglie alla perfezione è come nel momento in cui il video game stava toccando l’apice fino ad affermarsi … è stato sgretolato e ridotto a poco e nulla!

    Ora chiunque si dice nerd, va di moda, chiunque è un esperto del mondo videoludico e bussa alla nostra porta dicendo, “hey amico, io che gioco tutti gli anni a COD e odio Nintendo perché è da bambini, so qual’è la situazione del mondo videoludico oggi e tu no! Sono un gamer di 17anni molto esperto!”.

    Beh, vaffanculo!

    Questa è la risposta esatta, vaffanculo!

    Questi elementi convinti che la trama di Halo sia fra le più originali mai sfornate sulla faccia della terra e AC il videogame più profondo e longevo mai giocato. Poi prendono in mano Fallout 3 e lo riportano in negozio dopo 2ore perché è noioso. Prendono in mano Bioshock e lo riportano in negozio perché è troppo difficile e palloso. Giocano a Portal e si lamentano perché non si spara a nessuno.

    Oh, Dio, vi assicuro che Primordia, Gemini Rue, Bastion, Sword & Sworcery e Journey valgono 50 volte tanto quello schifo al quale giocano loro che, quando possibile, viene giocato in Facile, perché, “è la prima volta che lo gioco ed è meglio giocarlo in facile”.

    Questo è il pubblico del 2012. Un pubblico che vuolve vedere tutti gli anni in top 10 Ac,Halo,COD,Battlefiel e Fifa e noi dovremmo abbassarci a escludere quei titoli dalle top, perché troppo particolarei, perché troppo poco ludici!

    Io assolutamente non ci sto e, anzi, ogni volta che troverò giusto smontare quello che “la critica” chiama capolavoro, Dio, lo farò!

    Perchè un FPS open world come Far Cry 3, uscito nella stessa gen di Fallout 3 non può avere il suo stesso voto! Non ci sto e non ci credo!

    La risposta? Penso sia, vaffanculo!

  4. Kamina scrive:

    C’è da dire che una volta i videogiochi erano difficili anche per errate scelte di design dei livelli.
    Ho ancora gli incubi quando ripenso ai vecchi livelli di Tomb raider 2, che mi costringevano ad andare PER ore avanti e indietro per la mappa con la salute al minimo, alla disperata ricerca di un cristallo.

  5. Pinuzzo85 scrive:

    non so voi, ma io continuo a divertirmi anche oggi

    [url]https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=clmxatK9P3k[/url]

  6. Killy77 scrive:

    Ho visto il video 2-3 volte e a parte il fatto che è stato realizzato divinamente, valutandolo senza l’effetto sorpresa e senza farsi influenzare dal linguaggio forte, ci si rende conto che non è affatto del tutto condivisibile.

    Ribadisco il concetto che Nintendo, Microsoft e Sony sono 3 aziende e puntano al profitto, ma evidentemente chi ha fatto il video pensa che il lavoro ti deve essere regalato e che le aziende campano sul nulla. L’industria dei videogames appartiene a quella dell’intrattenimento e in quanto tale punta ad avere sempre più persone che giocano, per più tempo e che spendano di più. Qualche problema?

    Vero che i giochi di oggi sono più facili che in passato, ma esistono comunque livelli di difficoltà ed impostazioni che permettono anche agli hardcore gamers di divertirsi, cosa che invece non succede nei primi Ninja Gaiden e in Dark Souls. Qui si potrebbero spendere ore a discutere quanto sono minchioni i bimbimikia a lamentarsi e non a spendere un minuto della loro misera vita a impostare il gioco secondo le opzioni a loro più idonee.

    Sul fatto che non si muoia, la presenza del salvataggio automatico ha reso più godibile l’esperienza di gioco, facendo si che non si debba perdere tempo ad andare in pausa e salvare la partita. Io la trovo una comodità ma certa gente ama lamentarsi a prescindere.

    Sul tema della grafica io sono un sostenitore del fatto che non ci sarebbe bisogno d’altre console in quanto quelle attuali sono già fotorealistiche, ma probabilmente con le successive tutti i giochi lo saranno e con uno sforzo minore.

    Il mercato poi oggi è sempre più vario ed ampio e chiunque può trovare pane videoludico per i suoi denti e divertirsi, da Cooking Mama a Dark Souls. Ricordiamo che il mondo è grande e non tutti hanno ore ed ore di tempo ed applicazione da dedicare ad un videogioco. Chi come me lavora, deve cucinare, pulire la casa e pensare a tante altre cose, impegnarsi anima e corpo per un videogame è impossibile e anche se lo avevo pensato, ho deciso di non acquistare Dark Souls Prepare to Die Edition nonostante il prezzo conveniente. Troppo troppo difficile per me.

    I videogiochi fino a prova contraria nascono con lo scopo di divertirsi e io stesso trovo oggi più piacevole un action RPG che uno strategico in tempo reale che richiede tempo ed applicazione per essere dominato.

  7. Ma basta con sta storia che le aziende devono campare! Pare che questi siano biafra del terzo mondo! Oh, son milionari! Non è che guadagnicchiano questi! Voi pensate che Iwata tiri a campare come facciamo noi?! Daje, su!

    Detto questo non si sta dicendo che sia tutta merda ma che c’è una riconoscibile involuzione. Il giocatore è davvero preso per mano! Splinter Cello conviction ne è un esempio! E’ facile in maniera devastante! E’ un tutorial fatto gioco.

    Il video alza MOLTO i toni per diffondere il messaggio. Questo il motivo per cui mi stette sul cazzo la prima volta, in quei 40 secondi! :)

    Però, una persona con un cervello, raschiate le esagerazioni, può arrivare al messaggio. Per me ha ragione per alcune cose. Come la facilità dei videogiochi, ma sbaglia nel citare certi titoli. Ninja Gaiden era veramente ECCESSIVO e difficile perché buggato e non per altro!

    Ritengo però che oggi, ci sono molti giochi OTTIMI e divertenti, ma non capolavori e la critica li spaccia per tali.

    Io me la piglio con Halo, AC, COD … però ci gioco! E mi diverto pure! Però, I MEMORABILI, sono altri. Il punto è che sono messi allo stesso livello o sotto quelli di OTTIMO livello.

    Fallout 3 ne vale 10 di Halo o Far Cry! Bioshock, ne vale 10 di COD!

    Faccio un esempio. Il mio personale podio, quest’anno, sarebbe Dishonored, Journey, The Walking Dead! Non lo condividerà nessuno della stampa videoludica e continuerà a compiacere LA MASSA, mettendo in cima Far Cry 3, Halo 4 e Mass Effect 3! Tutto questo perché convinta di esserne succube, quando invece la critica detta legge.

    AC 3, sarà in tutte le top 10, non ci sono cazzi!

    Verranno esclusi e penalizzati i titoli NUOVI e capaci di proporre ottimamente qualcosa di valido e premiati i soliti che, di anno in anno, aggiungono qualcosa. Far Cry 3 è da PAURA, ma è un upgrade del 2! Borderlands 2 è da PANICO, ma è un upgrade del primo!

    Vanno premiati ed elogiati quelli che hanno più meriti perché ottimamente riusciti e propositivi.

    Ripeto. Halo 4, Mass Effect 3, Cod, AC ecc sono tutti OTTIMI e divertenti da giocare, ma non sono eccelsi!

    • Killy77 scrive:

      Non ho mica detto che le aziende devono campare. Un’azienda ha come obiettivo il profitto e quello di fare sempre più soldi nel caso non lo sappiate.

      • Questa è una visione capitalistica che fa schifo al cazzo e ha condotto la società mondiale allo sfascio economico!
        Fare sempre più soldi non è un obiettivo, sono i prodotti. Fare soldi abbindolando non è motivo di orgoglio ed è il marchio di questa epoca che rifila prodotti basandosi sulle mode e sulla totale spersonalizazione della gente.
        Per me sarebbe meglio che facesse profitto chi merita e mette sul mercato un prodotto valido e non un prodotto che sia venduto bene e cool!
        A me spendere 70 euro per qualcosa che mi è stato detto che è bello e che mi fa fico dire che è bello, è da idiota.
        Poi ognuno è libero di esserlo, a patto che non si lamenti quando il sistema lo lascia in mutande, come sta succedendo oggi!

        • Killy77 scrive:

          Dimmi tu allora a cosa servono le aziende. Sei mai stato a capo di un’azienda? Prova anche solo a mettere su un piano d’impresa e vedrai a quanti grattacapi devi pensare se la tua azienda non vende. Nel caso delle grandi si va a volte di salvataggi, ma per le piccole bisogna vendersi case e macchine.
          Tutto sta nello scegliere in che nicchia o settore di mercato collocarsi e come saprai anche tu, i videogame arcade ed indie si stanno ritagliando uno spazio importante e con investimenti non allucinanti. Ma quando un titolo ti costa anche milioni di €, allora DEVI venderlo a quante più persone possibili.
          Per inciso comunque mai speso 70€ per un videogame o per qualcosa che mi hanno detto gli altri. Mi sono fatto fregare una volta sola con Doom 3, ma poi basta più :)

  8. Attenzione però su Halo 4. Rispetto a tutti gli altri specchietti per le allodole, quest’ultimo ha il non indifferente merito di aver rimesso in carreggiata una saga che col terzo capitolo si era completamente smarrita. E lo dice uno che considera Halo uno dei fenomeni videoludici più sopravvalutati della storia.

    Personalmente, in una mia top 5, Halo 4 lo premierei per il valore intrinseco all’operazione. Bungie con Halo 2, oramai possiamo dirlo, si sparò letteralmente tutte le proprie cartucce. Non aveva cos’altro dire, limitata anche da un progetto di gran lunga meno profondo di quello che molti ci hanno ripetuto sino alla noia.

    343 prende in mano le redini e che succede? Ti butta nella mischia l’Halo che Bungie non sarebbe mai stata in grado di partorire, dove quasi ogni sua componente risulta ottimamente bilanciata. Che sia il single oppure il multiplayer, Halo 4 è un titolo di alto livello. Situazione alla quale, personalmente, non assistevo dai tempi di Call of Duty 2.

    • Kamina scrive:

      Veramente Reach non era male, e Halo 4 per quanto bello ha quei tre, quattro problemucci dovuti all’instabilità del net code, che andrebbero risolti.

      Anche la campagna non è esente dai difetti, con un level design altalenante.

  9. Hizaki scrive:

    Anche 20 anni fa un’azienda aveva lo stesso obiettivo…Solo che 20 anni fa pensavano alla qualità, ora no. O forse: 20 anni fa la gente pretendeva qualità per comprare, ora no. Io posso dire che con la fine della gen 128 bit si è chiuso un ciclo e se ne è aperto un altro, vista la discontinuità col passato. Questo non vuol dire che prima si stesse benissimo e che ora sia tutto uno schifo privo di emozioni. Anche io continuo a divertirmi anche oggi e sinceramente mi vengono i brividi a pensare di dover giocare senza poter salvare…Però c’è stato un (s)oggettivo peggioramento dei giochi dal punto di vista estetico e per quanto riguarda la varietà dei generi. I generi tipicamente occidentali (sdoganati in questa gen, e questo è probabilmente un merito) sono davvero belli ma stilisticamente freddi e poco ispirati. I giochi 2D dal trionfo della fantasia pixellosa sono passati al plasticoso scialbo. Di jrpg sostanzialmente non se ne vedono più; i wrpg vengono trasformati in action; i fps trionfano e sembrano tutti lo stesso gioco con un titolo diverso…Quindi si, le cose sono peggiorate sensibilmente e la prossima generazione deve fare un paio di passi in avanti in questo senso…Ma non dimentichiamoci ciò che di buono abbiamo oggi: l’online; giochi accessibili a tutti grazie allo shopping online e alle grandi catene; poter salvare praticamente sempre e ovunque…
    Manca forse lo spirito critico: chiunque in questa generazione può sviluppare titoli scadenti che verranno considerati giochi da tripla A; ma se ci fate caso, mai come in questa generazione i voti numerici hanno perso la loro importanza. Le riviste di videogames sono morte proprio in questi 6 anni non per caso…
    Ah, un’ultima cosa… e questa posso non considerarla una mia opinione ma un dato di fatto: le console di oggi sono dei pc chiusi e scadenti…
    Quindi il THE BEST IS YET TO COME lo condivido in pieno per due motivi:
    1 ottimismo ed entusiasmo nei confronti di ciò che verrà
    2 perchè peggio di così….:D

  10. Kamina scrive:

    E’ sempre la stessa cosa Hiza.Vent’anni fa(ma eri nato?)il numero di ciofeche erano notevolmente maggiore rispetto i titoli decente, ultimo ma non ultimo uno dei motivi era che visti gli accessibili costi di programmazione, ai tempi anche i cani facevano giochi.

    I capolavori erano indirizzati ai nerd perché i nerd erano la fetta più consistente del mercato.

    Oggi la situazione è cambiata perché i casualoni hanno invaso il mercato e quindi le soft non possono permettersi di snobbarli.

  11. Hizaki scrive:

    Sono d’accordo, ma ai tempi la gente non comprava le ciofeche, oggi magari lo fa :D
    E’ vero che il mondo dei videogames era elitario mentre oggi è alla portata di tutti. Ma non è solo colpa dei casualoni. Se oggi la saga di AC è considerata da tripla A (a me non piace, ma questo poco conta) significa che la qualità media si è un pò abbassata. E che è molto più semplice fare presunti titoloni…Più semplice ma molto più dispendioso, esattamente il contrario dei tempi andati.
    Io comunque ripeto ciò che ho già detto: tutto sommato io mi sto divertendo.

    • Kamina scrive:

      Ma chi è che dice che Ac sia un titolo da tripla A?

      Tu stai confondendo i giochi pubblicizzati con i veri capolavori.

      E poi non è affatto vero che la gente non comprava le ciofeche.. i giochi su licenza per dirne una, hanno sempre venduto più di un Fear effect o di un Parassite eve qualsiasi.

      • @NtonIo scrive:

        La cosiddetta tripla A dipende dai costi per l’investimento, non dalla qualità. In tal senso qualunque Asssassin’s Creed (salvo forse quelli su console portatili) rientra a pieno titolo in tale categoria.

  12. fuckusan scrive:

    sostanzialmente sono d’accordo con Superman, anche se devo dire che anche in passato i sequel erano update,di Tomb Raider per psx ne so usciti mi sembra 5! in generale per me questa è stata la generazione che meno ho amato, tra giochi buggati, fps e tps a manetta, online e multiplayer in ogni dove, longevità a dir poco ridicola, la quasi totale assenza di quei momenti in cui ti rilassavi per risolvere un enigma tra una battaglia e l’altra, troppa frenesia! spero che in un prossimo futuro, molto vicino, quei maledetti jappi riprendono un po a fare giochi ad alto budget come si deve perchè da quando l’occidente ha la leadership sembra pure che il mercato si sia un po appiatito, quseta è una mia personale valutazione…

  13. fuckusan scrive:

    sono totalmente d’accordo con te! poi si è andato un po a perdere anche lo spirito critico, ormai nei maggiori siti abbondano recensioni populiste! sto giocando a Far Cry 3, be il due, che all’epoca apprezzai anche se noioso, sembra un gioco incompleto quasi una beta, un po come successe tra il primo Ac ed il secondo, e sinceramente un po le palle me le fanno girare!

    • Ti nomino cavaliere del videogame, diavolo!
      Sei il primo che mi segue su sta storia del buonismo della critica. Condivido in pieno la storia di Far Cry 2 che … prese 8,8/9 su molti siti e se il 3 è migliore, la differenza non può stare in 0,2 punti! Assurdo il sistema di votazioni e tutto, non ha senso!
      Non per essere paraculo, ma meglio le stelline di ITG!

      • Killy77 scrive:

        Io sono un fermo sostenitore (con tanto di prove) che la critica videoludica è corrotta a livelli pazzeschi. Troppo buonismo per certi titoli a tripla A dove le grandi software house pagano su siti e riviste per campagne promozionali. Non viene applicato poi lo stesso metro di giudizio per altri titoli magari coraggiosi, penalizzandoli secondo me volutamente per lasciare il campo libero a chi paga.
        Una volta quando lavoravo per Sky, uno dei pezzi grossi di IGN mi disse che facevano soldi ANCHE fornendo recensioni gonfiate.

        • Kamina scrive:

          Lo sostengo da anni e ogni volta ho sempre trovato il minchione di turno che affermava che non esiste la corruzione in questo settore… perfino dopo che lo scandalo Eidos.

          E dire che pr di mia conoscenza in passato hanno ribadito che TUTTI fanno come Eidos, con la differenza che quest’ultima è particolarmente brava a farsi sgramare.

          Personalmente la morte della critica videoludica l’ho notata con l’uscita della Xbox 360 e le recensioni dei giochi del lancio pubblicate da Game republic, che tra le righe avevano un nonsoché di strano.

          Se ci fate caso, anni fa, a partire dalle anteprime di un gioco, fino alla sua recensione, il destino di quest’ultimo era sempre sotto una lama di damocle.
          Succedeva che magari in fase di anteprima un gioco veniva elogiato, per poi venire stroncato dalla stessa rivista, in fase di critica.

          Questo oggi non accade più.. praticamente si conosce il destino di un gioco fin dai toni della prima anteprima.

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