Indipendent Monday: Primal Fears [Recensione Indie Game]

Primal Fears

  • Piattaforma: PC
  • Publisher: DnS Development
  • Software House: DnS Development
  • Indipendent Monday: Primal Fears [Recensione Indie Game]

    Bentornati all’appuntamento con Indipendent Monday che, ancora una volta, propone un titolo diverso perché retrò e così tanto retrò da non dover fare i conti con nessun titolo tripla A ma, per sua sfortuna, è Indie e quindi … deve scontrarsi con un mercato ben più nutrito e un passato che, certamente, non gli facilita le cose.

    Primal Fears, sviluppato da DnS Development, uscito l’8 Gennaio su Steam, è un titolo Action di stampo classico, che inseguendo a ritroso le orme del genere, torna negli anni ’90 proponendo una logica e un’impostazione tipica di titoli geniali come Postal, Fallout e lo spassoso Dungeon Keeper. Titoli conosciuti e venerati dai veterani del passatempo videoludico. Insomma, se pensate di essere degli esperti e non conoscete questi titoli o non li avete giocati, non sprecate il vostro tempo appresso a Wikipedia, perché la via del gameplay è l’unico modo per rimediare.

    Kal –El, perché tanta pomposità per questo genere? Cosa avrà di speciale? Sempre con questa nostalgica visione del passato, cominci un po’ a diventare retorico, non credi?

    Alcuni di voi potrebbero pensare queste cose e ne avrebbero tutto il diritto se non giustificassi le mie macchinazioni, ma come sempre ho delle motivazioni per tornare a ieri e, perché no, guardare a oggi! Procediamo con ordine e non mischiamo troppo le carte. Parliamo prima di Primal Fears!

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    Il titolo si presenta senza troppi fronzoli, con sbadataggine e ostentando un’aria trafelata e sperduta che poco affascina. Si apre in finestra dopo aver calcolato impostazioni ottimali e aver spremuto le meningi del mio PC senza però ripagarmi con meraviglie da Tegra 4! Niente storia, niente intro, dopo l’essenziale menù principale siamo già in gioco.

    Scoprire la trama? Bisogna andare sul sito, ma, come ben sapete, anche per Slender fu così, però con la differenza che quest’ultimo era gratuito e il genere era ben altra cosa. Per farla breve, ancora una volta, ci troviamo a fronteggiare un’apocalisse batterica. Mostri, una volta uomini, imperversano per le città sfigurate e noi dobbiamo sopravvivere al contagio.

    Missioni, obiettivi da completare, shop con armi da comprare e potenziare ma … nessuna crescita del personaggio o la possibilità di attrezzarsi in altri modi. Tutto funziona molto meccanicamente e la premura di procedere nel nostro viaggio scompare al primo impatto con l’elemento survival che, forse, sarebbe meglio chiamare ass-urdival.

    La totale mancanza di una trama o di un filo che leghi le missioni è quasi imbarazzante e non da nessuna spinta emotiva al giocatore, fondamentale in titoli dalle tinte horror. Il motore grafico è pesante e discretamente performante, promettendo più di quanto possa rendere. Il design di alcuni mostri è sconcertante, approssimativo e quello di altri appare eccessivamente ricalcato da altri maestri del genere. Un unico ma prepotente bug affligge il gameplay e costringe il protagonista a sprecare colpi aprendo il fuoco in totale autonomia. Tanto risparmiare le munizioni non è importante in un survival!
    La difficoltà potrebbe essere frustrante e spesso è resa ostica dalle goffe movenze del protagonista e dalla maldestra risposta ai comandi. Il gameplay si trasforma in uno splatter di serie z e grazie a effetti audio improbabili, alcuni mostri all’attacco sono seguiti da un gioioso fischiettio da clown, ci si aspetta che il tema musicale diventi quello di Benny Hill, con conseguente scena d’equivoci inseguimenti a velocità doppia.

    La modalità co-op potremmo definirla desertica, considerato che, nonostante alcuni tentativi, non abbiamo trovato compagni d’avventura. Forse siamo stati sfortunati!

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    Tornando qualche riga più indietro, possiamo riprendere il discorso cominciato riesumando glorie passate. Fallout era caratterizzato dal gameplay ibrido, dalle esplorazioni e da una trama postatomica che, la generazione corrente, ha ritrovato in quel capolavoro del terzo capitolo. Postal era anch’esso un action, una sorta di sparatutto in terza persona, caratterizzato però da una buona realizzazione tecnica e da un contenuto ribelle e politicamente scorretto. Dungeon Keeper era un meraviglioso strategico dal carattere umoristico e scanzonato, prodotto, manco per niente, da quel geniaccio di Peter Molyneux. Tutti questi titoli erano accomunati da una realizzazione tecnica impeccabile e da un gameplay solido. La trama era poi una questione di stile e sforzo di fantasia. La loro forza stava inoltre nel proporre un gameplay che, oggi, è la base di grandi capolavori e che, già allora, era godibile e ottimamente implementato nonostante i mezzi limitati. Far Cry 3, non ha inventato nulla!

    E il moderno?

    Su ITG non abbiamo ancora una recensione, ma Hotline Miami è stato uno dei titoli Indie migliori del 2012, poiché originale, moderno e capace di racchiudere tutte quelle caratteristiche.

    Primal Fears ha pochissimo da spartire con quelle produzioni e sembrerebbe aver ignorato bellamente gl’insegnamenti di una vita videoludica. L’azione è parodistica e considerata la totale assenza di altri generi videoludici o di peculiari caratterizzazioni visive o narrative, il titolo crolla senza nemmeno la capocciata di un uccello Rovio. Il risultato finale è quasi imbarazzante, nonostante le idee e la struttura generale presagissero un concorrente di tutto rispetto per il sopra citato Hotline Miami.

    [Nota: Fate un favore a voi stessi e sprecate pochi euro su GOG.com, acquistando uno, o tutti, i sopracitati titoli!]

     

    Inside The Game

    • Ci ricorda quanto erano belli quei titoli ...

    Outside The Game

    • ... non giocati dagli sviluppatori
    • Un survival senza storia
    • Azione demenziale
    • Grafica discreta
    • Audio parodistico
    • Comandi maldestri
    • Gameplay scialbo
    Voto:

    Delusione

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