Un vaccino contro i giochi elettronici e un antidoto contro l’ignoranza [Aldo Cazzullo e il mestiere del genitore]

Un vaccino contro i giochi elettronici e un antidoto contro l’ignoranza [Aldo Cazzullo e il mestiere del genitore]

Sono un po’ un coglione. Scusate, apro un post importante con una parolaccia, non è nel mio stile, ma… nel dare visibilità all’articolo dell’emerito giornalista Aldo Cazzullo intitolato: “Troviamo un vaccino per i giochi elettronici“, mi sento davvero stupido. Si, stupido, perché certe cose dovrebbero rimanere nel limbo di dove vengono create (come la cacca… e il pagarone non mi sembra neanche tanto offensivo): in questo caso il post sarebbe dovuto rimanere sul blog di Io Donna, altro emerito giornale Femminile del Corriere della Sera. Nessuno avrebbe dovuto leggerlo, commentarlo, linkarlo. E invece noi gamer siamo permalosi, se ci tocchi i nostri “giochini” scattiamo all’unisono e ci buttiamo sull’osso come iene. Chissà che non il Cazzullo non abbia ragione. Ah, scusate, quasi dimenticavo: per chi non l’avesse capito, quando ho scritto emerito ero ironico. In entrambi i casi.

Premessa, importante. Aldo Cazzullo è su wikipedia. E’ un giornalista per uno dei più importanti quotidiani italiani. E’ uno scrittore. Tutte cose che, probabilmente, io non sarò mai. Premessa importante parte seconda: in questo articolo esprimerò opinioni in maniera forte e decisa: ciò che penso, veramente, senza spingere sul pedale di eventuali freni inibitori.

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Aldo Cazzullo si è dimostrato una persona ignorante, così come chi cura il suo blog su Io Donna (siccome oggi sono cattivo vi faccio anche notare che c’è un typo non corretto: chi ha notato l’url? http://blog.iodonna.it/aldo-cazzullo/2013/01/26/troviamo-un-vaccino-per-i-giochi-eletttronici/ eletttronici si scrive con due T :) ) che gli ha concesso voce e spazio per scrivere ciò che gli pare senza alcuna censura o correzione. Ci sono tante cose nell’articolo che non vanno e su tantissime di queste si è scagliato nei commenti il popolo dei videogiocatori. Trovo però che molti dei commenti di insulto o di risposta siano fuori luogo: spesso dicono “io ho x anni, magari x figli, e sono cresciuto bene anche se videogioco, ho una famiglia, una vita, mi piace anche il cinema ecc ecc”. Non mi sembra la maniera giusta per approcciare una risposta in difesa del medium interattivo; purtroppo si potrebbero citare esempi, tanti, di gente che con i videogiochi si è rovinata ma, non per questo, dovremmo quindi credere che siano per forza negativi.

Il mezzo non è mai assimilabile con il risultato: posso usare un libro per ammazzare una persona, fisicamente, o ispirarmi alla Bibbia per fare una strage. Ha sbagliato chi ha prodotto il testo in maniera dura e appuntita o chi ha pubblicato in milioni e milioni di copie il libro più venduto dell’umanità? Certo che no. E’ semplicemente squilibrato chi ha commesso un delitto. Punto.

Detto questo l’ignoranza dell’articolo e del giornalista/scrittore viene invece dimostrata nell’utilizzo della lingua italiana. Ci sono due frasi che mi hanno colpito anche se, lo ammetto, la prima è molto opinabile.

“La vera piaga dell’infanzia e dell’adolescenza di oggi sono i giochi elettronici. Alcuni sono violenti, razzisti, orribili.”

Questa frase contiene due errori, abbastanza macroscopici, e nessuno di essi riguarda la parola “piaga” (veramente triste usare un termine così a senso unico verso un’espressione dell’ingegno umano, i videogiochi, che è arrivata ad essere esposta nei musei… ma lasciamo perdere). Il primo riguarda la parola infanzia: non esistono videogiochi creati per un infante o adatti ad esso. Il sostantivo “infante”, infatti, significa (cit Wikipedia) “dal latino infans, ovvero colui che non ha ancora l’uso della favella, individua un bambino in tenera età“. Sono padre di un bambino che tra poco compierà un anno: è tutta la mia vita e, lasciatemelo dire con grandissimo orgoglio, penso sia davvero avanti rispetto ai suoi coetanei :) Praticamente già cammina! Per quanto io lo stimi, però, non credo che riuscirà ad imparare a padroneggiare un videogioco, per quanto semplice, prima di imparare a parlare… Mi sembra quindi inutile porre alcuna questione sull’argomento: probabilmente il Cazzullo avrà voluto stressare il concetto e rafforzare la sua tesi usando la parola infanzia. Scorretto da parte sua, molto scorretto!

L’altro errore è nella parola “razzisti” che, sinceramente, mi lascia spiazzato. Sicuramente esistono videogiochi che sottendono una certa forma di “razzismo”, magari anche fomentandolo. Sinceramente (scusate l’ennesimo avverbio) non me viene in mente neanche uno, però, diciamo che esistono mi fido del Cazzullo. Ma visto che l’aggettivo è utilizzato accanto a “violenti” e ad “orribili”, che possono sicuramente indicare più di un videogioco, non si riesce a capire dove si voglia andare a parare. Non esiste mica il gioco in cui bisogna ghettizzare gli ebrei o insultare le persone di colore… Cioè mica è un genere videoludico, quello razzista!

Da ciò che vi ho raccontato, deduco quindi che il Cazzullo non si è informato riguardo all’argomento prima di scrivere il pezzo. Ripeto: non esistono videogiochi per l’infanzia e non esistono videogiochi razzisti.

Scommetto però che questa breve digressione vi avrà annoiato, passiamo alle cose serie! La chiusura del pezzo.

” (…) Senza che noi genitori si disponga di un manuale, di un antidoto, di un vaccino per respingerli, o almeno per somministrarli a piccole dosi.

Da questa frase, non c’è da fare deduzioni, c’è solo da incazzarsi come un’ape: il Cazzullo non solo è un ignorante ma, dato il pubblico a cui si rivolge, è in perfetta malafede!!! Ci vorrebbe un antidoto contro la sua ignoranza, altro che contro i videogiochi! Ma cosa significa ciò che ha scritto? Manuali per genitori su come crescere i figli, dall’età infantile in poi, ne esistono a bizzeffe e parlano di come superare le notte insonni, di come far da mangiare, di come riuscire a superare i traumi della separazione della mamma, del rientro al lavoro, del primo bagnetto, ecc ecc. Secondo lui dovrebbero stampare un manuale su “Come proteggere tuo figlio dai videogiochi”? Oppure “Come educare tuo figlio allo studio”. O ancora “Come riuscire a non far vestire tua figlia come una t..ia?” O anche “Come non far dire le parolacce a tuo figlio”… avete capito l’antifona? Esiste forse un manuale per insegnare alla gente ad essere un buon padre?

Altra cosa: oltre a lui, chi lo comprerebbe un simile testo? Un cretino completo visto che… BASTA NON COMPRARGLIELI I VIDEOGIOCHI se non vuoi che vi entri in contatto! O sono scemo io e non ho capito niente?

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Ma ovviamente fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo e non si può dire “no, non puoi avere la playstation perché ho letto su Io Donna che è una piaga”. Il proprio pargolo continuerà a chiederla, con insistenza, visto che la hanno i suoi compagni, così come il telefonino, facebook ecc… e cosa fa il genitore a quel punto? Compra senza leggere le istruzioni. Acquista senza pensare alle conseguenze. Regala girandosi dall’altra parte.

Scusate, volevo dire, questa è una cosa che farebbe un PESSIMO genitore. Un genitore che ha bisogno di un antidoto, parola importantissima nell’articolo e nel titolo (vaccino: è la stessa cosa), per impedire che suo figlio faccia una cosa che ritiene “sbagliata”. Quindi, io che sono padre da un anno ecco cosa ho imparato leggendo il Cazzullo: mio figlio tra qualche anno amerà la Nutella come se fosse una droga… devo assolutamente trovare un libro o una medicina per IMPEDIRGLI di mangiarla perché io NON HO TEMPO DI STARE VICINO A LUI E DI INDICARGLI QUALE E’ LA GIUSTA STRADA DA SEGUIRE.

La verità? Sempre la stessa: un figlio lasciato da solo con una console è un figlio che avrà bisogno, presto, di un aiuto. Perché non potrà mai capire da solo che non può giocare tutto il giorno, visto che è ciò che è abituato a fare. Non potrà arrivare a dosarsi, perché prova piacere dal divertimento dei videogiochi e non capirà mai perché dovrebbe farne a meno… sempre che quanto ho scritto abbia un senso. Ma c’è di più: un figlio lasciato da solo con una console è un figlio che ha bisogno di un buon padre e di una buona madre. Persone che abbiano la sensibilità e la cultura di imparare, con lui, a giocare, se necessario. Persone che si prendano la briga di controllare quali sono i videogiochi ai quali il proprio bambino dedica così tanto tempo: se vanno bene per la sua età, se gli insegnano qualcosa di positivo e in che modo, se sono adatti alla famiglia in cui è venuto al mondo. Ecc, ecc e ancora ecc

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Ma perché ho usato la parola videogiochi? Perché ho fatto il gioco del Cazzullo spiegando qualcosa di BASILARE nel comportamento di qualunque genitore riferendomi ai videogiochi? Un infante/bambino/adolescente lasciato solo con QUALUNQUE divertimento pensate che sia meno in pericolo se lasciato da solo con la console? Controllate le librerie dei vostri genitori, magari ci sono libri come il Mein Kampf, le memorie del Duce oppure “Porci con le Ali”: pensate sia positivo lasciare vostro figlio libero di leggerli tutti da solo? Vogliamo passare alle vostre videoteche? Avete in casa film come “American History X“? Oppure l’Odio? Capolavori di film, sia chiaro. Adatti a bambini? Direi di no! E quindi? Lasciamo un bambino da solo a vedere qualunque film? Direi di no. Ma passiamo alla TV? No dai, troppo facile… è evidente per tutti capire che lasciare nostro figlio davanti a Maria De Filippi sia un cazzo di crimine! E invece passiamo allo studio dai: Baudelaire e i poeti maledetti? Vogliamo far leggere ai bambini quanto sia bello suicidarsi senza spiegargli cosa questi maestri della letteratura avevano veramente da dire (scusate, qui ho banalizzato, ma non posso e non voglio scrivere un papiro… e già quasi ci sono)? Vogliamo continuare con Internet e un PC? Lascereste vostro figlio da solo con youtube?

Ma di cosa stiamo parlando. Perché, mi chiedo, perché, ho dovuto ribattere ad un articolo così pessimamente scritto? Un articolo in cui c’è scritto anche che i videogiochi (…) Come una droga, li allontanano dallo studio, dalla lettura, persino dalla tv.

Egregio signor Aldo Cazzullo, ascolti il mio consiglio: la prossima volta si informi, veramente, prima di scrivere cazzate perché ne vale della sua reputazione che, in questo caso, ha davvero subito un’impennata negativa da ogni punto di vista, soprattutto da quello più importante…

… quello del buon genitore!

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36 Di risposte a “Un vaccino contro i giochi elettronici e un antidoto contro l’ignoranza [Aldo Cazzullo e il mestiere del genitore]”

  1. Master of Disguise scrive:

    Articolo mostruoso Simo, e davvero ci sarebbe fin troppo da commentare.
    Punti focali tipo definire i giochi “razzisti”…cosa inconcepibile, assolutamente campata per aria, cercare anche solo uno spunto di discussionr con certi “giornalisti” che io neanche definirei tali, è impossibile, sono persone assolutamente banali, persone che i videogiochi li hanno visti al massimo con un binocolo, non sanno di cosa parlano e fanno i saccenti in un campo non loro.

    Senza soffermarsi poi sul fatto che un articolo simile sia finito su “Io Donna”…ma cristo santo! Non è decisamente il posto in cui parlarne.
    Hai fin troppe ragioni in tutti i punti di vista del tuo discorso, lasciare un ragazzino di neanche 10 anni a trastullarsi fra CoD e Battlefield per intere giornate, per citarne due a caso, non è ovviamente salutare…ma la vita di un genitore non è affatto semplice.

    Il sistema Pegi è un ulteriore passo falso del mercato, restrizione buttate a caso, e peggio ancora restrizioni e classificazioni di cui tutti se ne fottono beatamente.

    Definire i giochi elettronici una piaga si commenta da se, è un mercato, come il cinema e la musica, ma come dico sempre, un mercato piuttosto attaccabile da ogni bigotto che si rispetti.

    Alla fin fine fa incazzare molto sentire certi estremismi, farebbe bene discuterne, se a parlare e scrivere fosse qualcuno che capisce e conosce ciò di cui parla, in questo casp purtroppo non si può, e spero che il signorino legga come la pensiamo…

    Per il resto complimenti Akira…ottimo articolo come ogni volta :)

  2. Gidantribal scrive:

    L’articolo è davvero un manifesto dell’ignoranza umana, il fatto che la comunità videoludica abbia linciato pubblicamente Cazzullo è la goccia che ha fatto traboccare in qualche modo il vaso. Nell’ultimo anno se ne sono sentite di tutti i colori riguardo la diffamazione sui videogiochi e Cazzullo da grandissimo ignorante in materia qual’è non ha perso tempo per mettersi sulla tastiera ed andare in contro al mare di bigotti quanto lui scrivendo quello che a una certa categoria di persone piace e vuole leggere.

  3. Hizaki scrive:

    Cazzullo è quello che ha detto recentemente che in italia mancano liste ambientaliste alle prossime elezioni…E’ un ignorante anche nel suo settore…

  4. Dario G. scrive:

    (Premetto che sono arrivato a questo articolo tramite un link su Ludomedia, quindi questo commento lo trovate anche sulla pagina di I.t.G. su Ludo)
    Prima di leggere la vostra risposta posto quello che ho scritto ieri dopo aver letto l’articolo di Cazzullo:
    “Non mi sembra dica cose totalmente sbagliate. Sicuramente si focalizza su certe cose per attirare più genitori possibili (specialmente quelli meno avanzati tecnologicamente e/o meno informati), però non si può negare che l’idea di fondo sia corretta.
    Ormai chi gioca (almeno fino alla fine delle scuole superiori) non fa altro nel tempo libero, al massimo fa sport ma principalmente per essere presentabile.
    E vogliamo scommettere che se si legge qualcosa sono libri di genery fantasy o fantascientifico guarda caso trainati da film e videogiochi?”

    [l’utente Vincenzo Polverino che aveva postato l’articolo di Cazzullo ha scritto come risposta: “si ma pensare sempre che i videogiochi siano rischiosi è una cantilena continua .”]

    Alchè io ho scritto:
    “Il problema è che non se ne occupa mai una fonte neutrale, chi scrive per una rivista come “IO Donna” comperata probabilmente da molte mamme non potrà dire “i videogiochi sono la manna dal cielo che mancava a noi nati negli anni ’70”. Chi invece scrive per una rivista di videogiochi non dirà mai certamente “i videogiochi che mi danno da mangiare grazie alle recensioni che scrivo su di loro sono una piaga per la società”.
    Una fonte neutrale dovrebbe dire: “come tutte le attività che si possono svolgere nel tempo libero, l’abuso è dannoso” (non amplio perchè ora non ho tempo! xd).

    Ora ho letto l’articolo scritto da Akira e purtroppo, per quanto da videogiocatore mi senta di condividere i pensieri da lui espresso, da studente di ingegneria non posso che ribadire che la frase di Cazzullo “(…) Come una droga, li allontanano dallo studio, dalla lettura, persino dalla tv.” non la trovo sbagliata!
    Personalmente non posso negare che parte dei miei attuali insuccessi all’università siano derivanti dal poco studio perchè capita che a volte invece di studiare io giochi, al tempo stesso però non posso essere relegato nella mischia degli ignoranti o dei semplici perditempo, ho sempre letto fin da bambino, sono sempre stato considerato da amici (coetanei e non) e parenti una persona di cultura eppure mi rendo conto che se non mi fossi fatto prendere negli anni dai videogiochi, il mio voto di maturità classica sarebbe potuto essere più alto dell’86 che alla fine ho preso (voto dignitosissimo e di cui vado fiero, però solo perchè adeguato all’impegno messoci, non al potenziale), così come non sarei così indietro con gli esami.
    Trovo troppo semplice relegare il tutto ad un “serve autocontrollo” e educazione. Io sono educato, timido e così tanto abituato a sottostare all’autorità che nonostante non abbia fatto mai niente di male in vita mia quando vedo un poliziotto od un carabiniere mi irrigidisco perchè “so di non poter fare un qualsiasi errore” (prendete questa frase per quello che è, magari deriva tutto da un trauma infantile! XD ).
    Certamente da una persona che come lei Akira è cresciuta, ha guadagnato e sta guadagnando con il mondo dei videogiochi non ci si poteva logicamente aspettare un articolo di impronta diversa, sarebbe stato innaturale ed incoerente con quello che è la sua vita da 17 anni a questa parte.

    Solo ecco, sembra la solita storia italiana, come per la meritocrazia, tutti la vogliono e la richiedono a gran voce, ma guai se per essa proprio coloro che l’han voluta dovessero non passare un test di ammissione o un concorso…!

    Detto questo torno a giocare orgogliosamente con PC ed XBOX 360! ;)

    Da parte mia comunque nessuna polemica essendo, voleva solo essere IMHO!

    Saluti

    Dareios90

    • Fucktotum scrive:

      Quindi basta vivere in una grotta per andare bene all’univ? Sai perchè il discorso non fila? Perchè la gente prendeva 86 (adattato ai propri tempi… io presi 42 mi pare) e andava male a scuola anche quando i videogiochi non c’erano e il tempo si “perdeva” comunque in altri modi. Non tanti anni fa ad esempio io e il caro Akira abbiamo perso tempo all’università giocando a… Tresette. Diciamo che il problema non è mai stato nella storia il “come perdere tempo” (posto che questo sia il caso in questione, il mio commento sul blog di Cazzullo era appunto focalizzato sul fatto che sono MOLTI di più gli adolescenti che si lobotomizzano di tv, ma la tv dà da mangiare al caro Cazzullo e quindi diventa addirittura affiancata a studio e lettura come cose da cui i videogiochi allontanano). L’opinione non funziona nel caso del “giornalista” perchè semplicemente non sa quello di cui parla ma lo fa lo stesso spaventando donne/mamme talmente cerebrolese da “informarsi” tramite una pubblicazione che si chiama “Io donna”.

    • Ti chiedo scusa in anticipo ma la tua frase “da studente di ingegneria non posso che ribadire che la frase di Cazzullo “(…) Come una droga, li allontanano dallo studio, dalla lettura, persino dalla tv. non la trovo sbagliata!” dovrebbe farti davvero riflettere sulla tua forza di volontà e sulla tua voglia di laurearti.

      Ho 34 anni, ne avevo 26 quando mi sono laureato in Ingegneria Elettronica (vecchio ordinamento): ci ho messo 7 anni (abbastanza, direi) e ogni mio fallimento agli esami mi faceva male, malissimo… ma non mi sono mai abbattuto a tal punto da dare la colpa a “qualcosa” o “qualcuno” che non fosse il sottoscritto. Altrimenti… se non fosse dipeso solo da me ma da fattori esterni, avrei abbandonato!

      E, fidati, nella mia carriera universitaria non tutto è stato rose e fiori. Ma, nei momenti in cui volevo studiare (notare il VOLERE, non il DOVERE, cosa che con me non ha mai funzionato) non c’era distrazione che tenesse. Non uscivo, non andavo ai concerti, non giocavo dalla mattina alla sera a Starcraft, non mi distraevo col tresette in biblioteca, ecc ecc.
      Nei momenti bui, invece, bastava un “Aho Simò, annamo a vedé il Luna Park (ore 11 di mattina e… è tutto vero)” per farmi chiudere il libro. Cioè bastava la scusa più STUPIDA e INUTILE… quella di cui poi ti penti.

      Morale? Gli antichi hanno ragione, da sempre:

      Homo Faber Fortunae Suae
      http://it.wikipedia.org/wiki/Homo_faber_fortunae_suae

      Soprattutto quando di adolescenziale o di infantile, mi spiace, ma non hai più granché… stiamo parlando del periodo universitario.

      • Dario G. scrive:

        Non mi sono spiegato evidentemente! ;)

        Non stavo dando la colpa ai videogiochi per gli insuccessi o fatti simili, riportavo solo una testimonianza della loro “potenza”, facendo capire (magari non siete voi Akira, Fucktotum ed altri che dovete capirlo, ma è questo l’articolo in cui sto commentando, quindi mi rivolgo a voi! ;) ) che non colpisce solo lo stereotipo del ragazzo che marina la scuola e che va alla salagiochi o al bar, ma anche chi ad esempio si nutre dei libri di Valerio Massimo Manfredi e non disdegna (anzi) di leggersi l’Armata perduta e l’Anabasi per vedere quanta veridicità storica ci sia nel romanzo del suddetto autore.
        Spero non mi abbiate reputato così stupido da dire “se vado male è colpa dei videogiochi”!
        Al massimo uno dei pensieri che mi vengono quando non passo gli esami è: “Mannaggia a me che ho perso tempo anche dietro ai videogiochi invece di studiare a fondo”.
        Certo, non posso negare che senza i videogiochi sarei probabilmente stato meglio, difatti quando ancora non avevo un pc che mi consentisse cavoleggiare da solo in camera mia, ma “solo” una console in salotto e quindi non sempre accessibile, spesso ho perso tempo leggendomi l’intero libro di storia o semplicemente altri libri che non fossero quelli di scuola!
        Quindi sicuramente se si vuole perdere tempo i mezzi e i metodi se ne trovano!

        Ripeto quindi che sicuramente l’articolo di Cazzullo è stato scritto coi piedi e senza testa, però in termini meramente pratici, è più difficile “staccarsi” da un videogioco che non dalle micromachines!

        Saluti

        Dareios90

        • Pinuzzo85 scrive:

          bel correttore :D

          ha senza H XD

        • BlackSilver scrive:

          Dario posso arrivare a cogliere quello che stai dicendo ma ti riporto il mio esempio. Mi sono laureato in Comunicazione con lode e sto concludendo uno Master di I° livello con alto profitto in termini di risultati (certo non siamo ai livelli di ingegneria per complessità) eppure nonostante abbia gioca per ore ed ore su PC, PS3 e 360 i giochi non sono mai stati un freno per quello che volevo fare. Neanche una calamita (per quanto forte ed affascinante) talmente forte da inficiare i miei risultati. Semplicemente ho imparato ad organizzarmi il tempo per dedicare il giusto spazio ad ogni aspetto.

          Sull’ultima affermazione non sono molto d’accordo, alle volte ho trovato molto più difficile staccarmi da un libro che da un videogioco, ma non per questo mi è venuto voglia di usare RR Martin come scusa.

          • Xenorik scrive:

            Non so perché, ma il testo del mio post è stato copiato 2 volte :)

          • Dario G. scrive:

            Ciao Black!

            Premetto che ho difatti detto:

            “è più difficile “staccarsi” da un videogioco che non dalle micromachines!”

            Invece di dire “da un libro”, perchè anche per me la lettura è un’attività importante, quindi se sto leggendo non mi passa neanche per la testa di mettermi a giocare.
            L’aver posto un gioco fisico come termine di paragone era solo per riportare la questione verso i ragazzini, che sicuramente apprezzeranno di più un videogioco che non i soldatini di plastichi (coi quali io ho passato interi pomeriggi sia ben chiaro!).

            Quello che volevo far notare con la mia esperienza, era il mettere in evidenza, che, purtroppo, non tutti sono come te, come Akira o come FuckTotum, c’è chi come me, nonostante non sia mai stato considerato un poco di buono o un ignorante (anzi, grazie alla lettura coetanei ed persone più grandi mi hanno sempre considerato di più), si ritrova a perdersi facilmente tra i meandri del tempo dietro a videogiochi.
            Sicuramente la base di partenza di questo fenomeno è la poca forza di volontà, però non si può negare che i videogiochi ci mettano del loro per attrarre!
            Ripeto, non accuso i videogiochi, solo mi “oppongo” a chi risolve il tutto ad una questione di stampo “simil-capitalista/darwiniana”, del tipo:

            “io tizio, ho forza di volontà e resisto all’impulso di cazzeggiare, ergo tu dario, devi morire perchp non resisti a tale impulso quindi sei inferiore perchè non hai caratteristiche atte a farti sopravvivere!”.

            Ovviamente ho esagerato, ma era per far capire il tipo di discorsi che aleggiano in giro, discorsi che vengono fuori anche con una persona a te cara, ad esempio con la mia ragazza.
            Lei è come te/voi, ha moltissima forza di volontà, quando c’è da studiare studia per ore e giorni interi, quando c’è da videogiocare lo fa senza sentirsi in colpa perchè sa di aver fatto prima il suo dovere e senza soprattutto dover sentire eventualmente i suoi genitori attribuire eventuali bocciature agli esami perchè videogioca.
            Sicuramente è una situazione ottima e i suoi genitori fanno bene a far così, ma io le ho posto spesso il quesito:

            “Come si sarebbe comportata tua madre se non avesse avuto una figlia con una indole e forza di volontà come la tua ma una più simile a me?”

            LA sua risposta è stata:

            “Ovviamente si sarebbe comportata diversamente, avrebbe impartito una diversa educazione o perlomeno avrebbe avuto un differente approccio”.

            Mia madre (e le sue sorelle/mie zie) la pensano diversamente, sarà che vengono dal sud mentre la madre della mia ragazza è di Roma, ma per loro, che tu sia uno svogliato o uno che ci mette l’anima in quello che fa, non ti si lascia mai a gestirti da solo confidando nel buon senso, ti si da comunque una grossa occhiata e si interviene anche quando a detta di altri non sarebbe necessario.

            Tutto questo per dire che boh, evidentemente sono nato sbagliato io, quindi lascio a voi i lavori più importanti e danarosi! XD

  5. Hanamichi scrive:

    Premetto che mi fa malissimo dirlo, e che mi spiegherò meglio domani mattina,ma sento di doverlo dire:

    “I videogiochi,tutti,sono solo una perdita di tempo”

  6. Pinuzzo85 scrive:

    bell’articolo simo :)

    ma glielo hai mandato ha lui come risposta? sarei curioso di una eventuale replica.

  7. Ashe scrive:

    Ciao a tutti, ci sono alcune considerazioni che vorrei aggiungere :)

    Innanzitutto che, come evidenziato dai recenti rapporti ESA e ISFE, (rispettivamente le associazioni dei produttori di videogiochi USA e EU)la maggior parte dei genitori gioca con i propri figli. Inoltre la maggior parte dei videogiocatori ha un età piuttosto elevata rispetto al luogo comune che spesso ci viene presentato dagli organi di stampa, infatti l’età media dei videogiocatori risulta essere di 30 anni circa (sia negli USA che in Europa).
    http://www.isfe.eu/industry-facts
    http://www.theesa.com/facts/index.asp
    Possiamo considerare veritiera l’affermazione che i videogiochi rubano tempo ad altri generi di intrattenimento, tra questi soprattutto la televisione. Le motivazioni sono tante,la complessità del medium data dai fattori che include (interattività, coinvolgimento e sociabilità ad esempio) è sicuramente uno degli elementi che contribuisce alla maggiore attrattività dei videogiochi rispetto ad altri media.

    Affermare che i videogiochi facciano del “male” è una posizione banale e ormai superata da studiosi afferenti a diversi campi di ricerca. Rappresenta la reazione degli anni ’60 e ’70 ai media di massa, che si chiedevano esclusivamente quali fossero gli effetti dei media, senza considerare cosa le persone facessero con i media. Per approfondire queste considerazioni consiglio alcune letture:
    http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/culturaconvergente.htm
    http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788842097716
    Un altro luogo comune su cui però ho indagato poco è il declino della “lettura”. A mio parere è cambiato il modo di leggere, mi sembrerebbe poco fondato affermare che “non si legge più” in una società che vive la maggior parte del suo tempo online, che naviga negli ipertesti, condivide idee e ricerca le informazioni di cui necessita (fondate o meno che siano).

    Veniamo alla parte costruens :D
    I videogiochi hanno degli effetti, che non sono necessariamente negativi. Personalmente condivido la posizione di Sherry Turkle (ricercatrice di studi sociali del M.I.T.) sul fatto che i videogiochi siano il mezzo attraverso cui la nostra generazione ha assimilato un nuovo paradigma culturale, in due parole: i videogiochi hanno insegnato ai giovani (e probabilmente lo faranno ancora per un po’) a rapportarsi con la tecnologia, a fare i conti con la molteplicità dell’io e ad approcciare ad un nuovo modo di risolvere i problemi.
    http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.1173237187
    http://books.google.it/books/about/Videogiochi_e_cultura_della_simulazione.html?id=GwKCAAAAMAAJ&redir_esc=y
    Spero di non essermi dilungato, mi interessava lanciare alcuni spunti che a mio modo di vedere spesso mancano nella discussione sui videogiochi :D

    • Non ti sei dilungato.

      Devo dire che certe cose che hai citato qui su ITG le abbiamo dette e ridette ma è sacrosanto ribadirle e linkarle così da far informare tutti con documenti rilevanti e autorevoli su un argomento, ahimè, troppo spesso frainteso

  8. LauraJR scrive:

    Ho quarantadue anni. Sono donna. Appartengo alla categoria delle mamme casalinghe, quindi a un trend molto sottovalutato intellettivamente parlando. L’articolo di Cazzullo si prende gioco delle lettrici, considerandole sceme e più ignoranti di lui. Io non ho più molto tempo, ma quando ne trovo, preferisco giocare con mio figlio (8 anni) alla wii U, piuttosto che leggere giornali femminili o presunti tali.
    Mi ha colpito la citazione di “Porci con le ali”. L’ho aperto per sbaglio da ragazzina. La prima riga è una serie di “cazzo” buttati lì senza senso. Magari ci fossero state le console quando ero piccola!!! :-D

    • Grazie mille peril tuo commento LauraJR… fa davvero molto piacere per me (e aggiungo per noi) un punto di vista simile.

      Beh, la citazione di Porci con Le Ali è lì semplicemente perché, come accaduto a te, è qualcosa che proviene dal mio passato e dalla mia esperienza. Fortunatamente però ero abbastanza “grandicello” da non rimanere completamente shocckato dopo averlo letto “rubandolo” dalla libreria. In ogni caso, se ne ho parlato ora a 34 anni, è anche perché certe cose mi sono assolutamente rimaste dentro di quel libro, e non parlo di ricordi positivi.

    • Hizaki scrive:

      Ottimo intervento!
      Ma comunque le console c’erano anche allora eh ;D

  9. Killy77 scrive:

    Non dovremmo lasciarci prendere dal trollagio di una testa di cavolo come quella dell’autore dell’articolo.
    Non perderò tempo a ribadire certi concetti, ma ringrazio Akira per il pezzo esaustivo che mi riprometto di leggere appena torno a respirare.

  10. Ashe scrive:

    Dimenticavo… Accostare videogiochi e droga o parlare di addiction/dipendenza senza avere delle basi culturali per poter argomentare le proprie affermazioni è un atteggiamento molto superficiale e scorretto, a mio modo di vedere.
    Per approfondire questi concetti consiglio questo saggio http://tinyurl.com/d66lefw in cui gli autori fanno riferimento alla teoria della seduzione di Baudrillard.
    Anche Sherry Turkle, che si occupa da un punto di vista psicologico oltre che sociologico del problema dell’identità, affronta il problema della dipendenza nella sua ricerca sui MUD.
    Ritengo che siano letture interessanti che ci permettano di andare oltre gli stereotipi e le banalizzazioni su argomenti quali videogiochi e violenza o videogiochi e dipendenza. :D

  11. @NtonIo scrive:

    Della Turkle mi sono accostato al suo ‘Insieme ma soli’, lettura così densa di spunti che va assaporata con calma (tanta). Tuttavia proprio la Turkle mi pare metta ampiamente in discussione la fruizione indiscriminata di qualunque tecnologia che, interagendo con l’uomo nei modi più svariati, ci modifica e quindi ci cambia. Il clamore per l’articolo di Cazzullo mi sembra sinceramente eccessivo, per l’esatto motivo per cui viene tanto criticato, ossia la mancanza di un approfondimento serio e circostanziato. Così per com’è potrebbe benissimo essere letto come una serie di considerazioni personali, su cui si può essere d’accordo o meno, senza stare troppo a chiederci se siano frutto dell’esperienza o di distratte consultazioni.

    Tuttavia, Ashe, sollevi un punto non da poco. Perché se scrivi un articolo del tenore di quello redatto da Cazzullo, le possibilità di essere letto anche solo per essere demolito sono moltissime. Se invece ti approcci all’argomento con la competenza di una studiosa come la Turkle o chi per lei, beh, la tua opera, per quanto meritoria, resta confinata agli addetti ai lavori. Basti pensare che in Italia il libro è stato pubblicato dall’editore Codice, piuttosto specifico ed oculato riguardo a libri che tratta.

    Di conseguenza ritengo che i primi a dover “aggiustare il tiro” siamo proprio noi, in particolare chi si occupa fare informazione. Capisco perfettamente, ed in parte non posso che condividerla, l’esigenza di “stare sul pezzo”, ma talvolta bisognerebbe soffermarsi un po’ di più sull’altro lato della medaglia. Capisco un Thompson, che molto abilmente si rivolgeva alla stampa in funzione di operare cambiamenti concreti in ambito legislativo, ma qui mi pare si tratti davvero di un fuoco di paglia, un’uscita che vale tanto oro quanto pesa.

    Ecco perché citi bene la Turkle, ma aggiungo che lei approda a conclusioni che persone come Cazzullo troverebbero estremamente confortanti; solo che lo fa con la professionalità e soprattutto la curiosità che sempre a persone come Cazzullo sembrano mancare del tutto (almeno limitatamente ad articoli di siffatto tenore). Attenzione dunque a non offrire pugnali a chi non simpatizza troppo per ciò che a noi piace.

  12. Xenorik scrive:

    L’uomo che ha voglia di perdere tempo, trova sempre qualcosa da fare per distrarsi.

    In questo i videogiochi non sono diversi da altre forme di intrattenimento.

    Il fatto più preoccupante è l’ignoranza e persistenza di questa ignoranza riguardo a tale medium. Come per i cartoni animati o i fumetti, ci sono persone che si lamentano di certe “scelte stilistiche” applicate a prodotti per bambini, quando lo sbaglio è proprio il catalogarli sommariamente come prodotti per bambini o al massimo per ragazzi.

    Per esempio in Italia non è ancora stata adeguatamente recepita la concezione secondo la quale una storia a fumetti può rappresentare non solo dei topi/paperi/gatti/cani parlanti e le loro fantastiche e rassicuranti avventure, ma può affrontare temi molto più maturi, troppo maturi per un pubblico di bambini. Esattamente come un libro o come un film.

    Stesso discorso per i “cartoni animanti”. Noi siamo tutti consci della differenza che c’è tra un anime come Pokemon e Neon Genesis Evangelion, ma tantissimi genitori, che troppo spesso non si informano e utilizzano la tv non per stare insieme ai figli, bensì per levarseli di torno, non la colgono. Ma la cosa più drammatica è che non si interessano, vivono la questione superficialmente e si accontentano di input come quello dell’esimio signor Cazzullo. Quindi il primo vero problema sono i genitori disinteressati al bene del proprio figlio, non i prodotti, la cui colpa è principalmente quella di essere storicamente catalogati come “roba per bambini”.

    Il secondo problema sono i servizi d’informazione, che invece di far leva sull’ignoranza e sulla “scazzataggine genitoriale”, gridando “al rogo, al rogo!”, dovrebbero aiutare a diffondere l’idea che videogiochi, fumetti e cartoni animati sono solo dei mezzi come altri per comunicare qualcosa, potenzialmente qualsiasi cosa. E quindi che i vari messaggi possono essere indirizzati a tanti pubblici diversi da quello dei bambini. Questo almeno in un mondo ideale.

    Purtroppo la realtà è diversa e l’informazione, passatemi il termine, è un’altra delle puttane del dio denaro.

    L’unica cosa che potremmo fare noi poveri informati (e appassionati) è almeno iniziare a instillare il dubbio in quelle persone che hanno un’opinione superficiale sull’argomento.

    Anzi, sapete che faccio, io inizierò partendo con un piccolo esperimento fattibile con soggetti che solitamente non hanno un’opinione approfondita sull’argomento: i miei genitori.

    No, non ho intenzione di fagli giocare a un gioco, questa sarebbe una missione impossibile visto che non riescono neanche a tirare dritto in un rettilineo in Ridge Racer (storia vera), però posso provare a fare leggere loro un manga di un certo tipo e chiedere poi il loro parere. Sto pensando alle opere di Jiro Taniguchi, che affrontano temi anche piuttosto profondo con un’ambientazione a loro familiare: la realtà. Sono curioso di fare questo esperimento, giusto per vedere se ai loro occhi almeno i fumetti inizieranno ad acquistare più rispettabilità. Per i videogiochi è ormai troppo tardi, almeno ci provo con i fumetti.L’uomo che ha voglia di perdere tempo, trova sempre qualcosa da fare per distrarsi.

    • Dario G. scrive:

      Permettimi di dissentire su questi punto:

      “Per esempio in Italia non è ancora stata adeguatamente recepita la concezione secondo la quale una storia a fumetti può rappresentare non solo dei topi/paperi/gatti/cani parlanti e le loro fantastiche e rassicuranti avventure, ma può affrontare temi molto più maturi, troppo maturi per un pubblico di bambini. Esattamente come un libro o come un film.”

      Veramente mi sembra che è stato il fumetto italiano uno dei precursori del noir, ad esempio con la nascita di Diabolik nel 1962, pensato proprio per dei lettori adulti, difatti ha quel tipico formato per esser messo comodamente in tasca.

      Pensiamo altrimenti a Tex Willer, Zagor, Dylan Dog, Martin Mystere ecc, vi sembrano fumetti per bambini!?!?

      Domanda stupida, personale e che forse troverete provocatoria (chiedo sia a te che agli altri):

      Avete provato a leggere dei fumetti che non siano dei manga?!?!
      Solo io a 23 anni ancora mi diverto a riprendere i vecchi Tex, Zagor, Diabolik oltre che i classici Comics americani?!!?
      Anche perchè sinceramente ormai dire che si leggono i manga non fa più scalpore visto che tutti li leggono e/o guardano gli anime ad essi collegati…
      Quasi che faccio più scalpore io se dico che a 14/15 anni mi sono comperato Diabolik per un anno e passa!

      • Xenorik scrive:

        Dario, capisco benissimo quello che dici, e ti dirò che io prima di leggere il mio primo manga avevo già letto per tanti anni i fumetti Bonelli, soprattutto Dylan Dog (ho tutti i numeri delle serie regolare).

        E come te non penso affatto che siano fumetti per bambini, ma quello che volevo dire è che noi insider dei fumetti ne siamo ben consci, ma la stragrande maggioranza delle persone ancora no. Nonostante qui in Italia siano nati diversi fumetti di spessore indirizzati ad un pubblico adulto, sono ancora tante, tantissime le persone che, non conoscendoli davvero, pensano che anche fumetti come Dylan Dog, Tex etc. siano pur sempre roba al massimo per ragazzini.
        La stessa cosa con i videogiochi: è ancora tanta la gente che non è consapevole veramente dei contenuti dei giochi. E il continuo disinteressamento persevera, creando “casi” come quello di questo articolo. E’ come chi considera il metal la musica del demonio.

        Insomma, il problema è l’ignoranza.

  13. Master of Disguise scrive:

    Risolto Xeno :)

  14. Xenorik scrive:

    Grazie caro ;)

  15. Ashe scrive:

    Sono quasi pienamente d’accordo con te @Ntonio, soprattutto sul valore dell’articolo in questione, difatti nei miei post non ho fatto nessun riferimento :D
    Come probabilmente hai notato, quello che mi interessa è lasciare dei piccoli spunti per approfondire una discussione che troppo spesso si conclude in una guerra pro o contro. Preferisco un approccio complesso, adatto alla complessità del medium, che permetta di comprendere più che parteggiare.
    Per questo motivo mi trovo in disaccordo sulla conclusione, per quanto la Turkle sia su posizioni critiche, se corrette è ben argomentate, sono convinto che debbano essere comunque spunto di discussione e analisi. Soprattutto qui, in un forum dedicato ai videogiochi e soprattutto per chi vuole in qualche modo difendere il proprio passatempo preferito.
    p.s. purtroppo non ho ancora avuto la possibilità di leggere “Insieme ma soli”, ma era già nella mia wishlist :D

  16. @NtonIo scrive:

    Attenzione Ashe, lungi da me scoraggiare l’approfondimento. Anzi, il mio approccio è esattamente questo. Rileggendomi mi rendo conto di aver fatto tutto io, creando l’equivoco in chiusura. Ergo ti ringrazio per l’appunto, che mi dà modo di chiarire.

    Avremo certamente modo di portare avanti la discussione, ma in linea di massima sono del parere che non servano lauree, dottorati e quant’altro, solo un’estrema e vorace curiosità. La Turkle parte da tali premesse, approccio sconfessato invece dal vituperato giornalista. Se succedesse solo con l’argomento videogiochi, quasi quasi ci metterei la firma.

  17. Kal-El scrive:

    L’articolo del “giornalista”, perché io considero un giornalista chi fa il mestiere nel suo intero, chi si informa e chi parla con cognizione. Questo è un articolo di disinformazione e che grida idiozia da tutti i pori. È spocchioso, idiota e palesemente schierato. Inoltre penso che Akira sia stato fin troppo rispettoso. Io non credo in questo rispetto dato dalle qualifiche, soprattutto se sono autoreferenziali. È una logica molto italiana, il rispetto va guadagnato. Moccia è scrittore, autore televisivo e regista, ma essendo un mediocre autore e un regista inguardabile, per me non merita nessun rispetto, non è mica Carpenter, Kubrick o, per parlare di un poliedrico, Guillermo DelToro. 
    Parlando dell’interessato …. Non è certamente Jack London, quindi possiamo anche trattarlo come un qualsiasi umano. 
    La laurea non è sinonimo di cultura, ha perso il suo valore in questo senso da molto tempo. Io ho sentito laureati chiedermi se per andare in sicilia ho preso il ponte; mi son sentito chiedere da laureati se ero preoccupato di andare a vivere a Dublino senza sapere il tedesco; ho visto laureati in economia chiedere se con la tessera elettronica per il conto online potevano prelevare al bancomat; ho visto ingegneri bio medici, preoccuparsi di avere il cancro perché dopo 3mesi che non toccavano una sigaretta han tirato due colpi di tosse per averne fumate 20in due giorni; ho parlato con specializzandi in giornalismo che ignoravano l’esistenza di Indro Montanelli; diplomati all’artistico e laureati in design che non riconoscono “caffé di notte” di Van Gogh; e il bello che questa gente, che conosco personalmente, non gioca ai videogame. Quindi di cosa parliamo? 
    L’articolo è un mero pretesto per far infuriare le casalinghe disperate italiane, le stesse che mandano i bambini dal medico quando vanno male in matematica e poi gli danno le pilloline! Ho scoperto sta cosa agghiacciante io! E tutto perché lo ha detto Tizio o Caio sul giornale o su qualche altra roba che, se non fosse finanziata dalle nostre tasse, farebbe numero nelle statistiche di disoccupazione. 
    Non capisco nemmeno perché siamo qui a discuterne! Nel 40 uno psicologo pubblicò un libro dove sosteneva che i fumetti erano il male e provocavano deviazioni sessuali e pazzia. E si parlava di Superman e l’uomo mascherato, non di Watchman o The Walking Dead. Oggi quel nome è sul manuale della vergogna storica, come quelli che sostenevano di poter trovare i criminali in base alla dimensione del cranio. Sono solamente forme “evolute” di razzismo e chiusura mentale. 
    Ma scusate Hitler, Stalin e Attila l’unno, ammazzavano gente come si ammazzano le mosche per i videogiochi e i fumetti? Questi ciarlatani offrono scuse e alibi per folli che poi entrano nei cinema e ammazzano la gente. Piantiamola! Viviamo in una società dove accampiamo scuse per tutto, basta che non si punti il dito contro noi stessi, ed è ora di finirla.
    Questo è un giornalista? Complimenti alla cultura italiana, sta andando lontano! 

    Ps: chiedo scusa per eventuali errori di battitura, ma sto inviando tramite ipad

    • Michele Bertoni scrive:

      Guarda, concordo su tutto.. ma proprio non sono riuscito a trattenermi dal domandarti perchè un laureato in design dovrebbe conoscere “Caffè di notte di Van Gogh” :D

      • Dario G. scrive:

        Perchè purtroppo si evince dal tono che Kal-El, troppo preso (giustamente) a svolazzare qua e là per salvare, non sia laureato, quindi chissà che film avrà in testa sui laureati…

        Certamente ormai una laurea non si nega a nessuno, ma le sue motivazioni sono alquanto futili!
        Specialmente quelle sugli specializzandi giornalisti e sui laureati in design…
        Proprio 2 lauree da prendere come riferimento…

        Per l’ingegnere biomedico…
        Il suo lavoro dovrebbe essere quello di creare protesi fa un po’ te se si va a studiare gli effetti del catrame e della nicotina sul suo corpo…
        Mi sembra ovvio che fosse una reazione umana, si spaventerebbe anche la persona che vive incollata all’enciclopedia medica!

        Direste mai che Sara Tommasi sia laureata?
        E invece, come saprete, è laureata alla Bocconi…

        Non vi viene il dubbio che a parte 2 o 3 indirizzi (ad esempio ingegneria e medicina) tutti si possano laureare senza essere dei geni o dei pozzi di scienza e/o di cultura?

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