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Ni No Kuni: Wrath of the White Witch [Recensione]

Ni No Kuni: Wrath of the White Witch

  • Piattaforma: PS3
  • Publisher: Level-5
  • Software House: Level-5
  • Ni No Kuni: Wrath of the White Witch [Recensione]

    Mi scuso anzitutto per aver finito il gioco solamente oggi ed aver di conseguenza rimandato la review di qualche giorno. In realtà avrei potuto già scrivere molto sulle mie impressioni e sui pregi e i difetti del gioco, ma non è nello stile di Inside The Game far uscire recensioni se non dopo essere giunti ai titoli di coda ed in effetti il mio lavoro sarebbe stato incompleto di molti spunti di riflessione se mi fossi accontentato delle prime ore di gioco come molti altri siti frettolosamente fanno…

    Tanto premesso, eccomi qui finalmente a scrivere di ciò che è stato il mio oggetto dei desideri, il mio sogno erotico, la mia ancora di salvezza dopo una generazione in cui i J-RPG hanno faticato ad entrare nei cuori di noi giocatori. E se ve lo dice uno che del genere ha fatto il suo marchio di fabbrica, potete comprendere quanto fossi assetato di un titolo in grado di togliermi quell’amaro in bocca che mi avevano lasciato giochi su cui avevo riposto grandissime aspettative…

    Saranno riusciti Oliver & Co. (n.d.r.1: non si tratta della combriccola Disney!) a risvegliare la community dei J-RPG da quel torpore in cui era stata gettata?

    Un altro mondo…

    Non appena avviato il gioco (un’esclusiva PS3) si viene immediatamente catturati dagli inconfondibili disegni con cui lo Studio Ghibli si è giustamente guadagnato fama mondiale nell’animazione made in Japan. E Ni No Kuni – di cui sono gli sviluppatori grafici – è il figlio legittimo di un team di artisti che ha letteralmente dato vita all’apoteosi del romanticismo, del buon cuore e dell’amicizia in grado di ergersi contro il male, tutti mescolati assieme in una tavolozza di scenari imaginifici che vi faranno restare a bocca aperta nella loro magnificenza con tratti delicati e colori visionari.

    L’avventura inizia all’insegna delle lacrime versate da un bambino che perde tragicamente la madre. Ormai solo e disperato, Oliver si ritrova incredibilmente a tu per tu con il pupazzo di pezza che gli era stato regalato proprio dalla mamma, che però prende magicamente vita e gli rivela di essere una fata che era stata rinchiusa in quella prigione di stoffa ad opera del malvagio Shadar, l’Esecutore della Strega Cinerea. Oliver verrà quindi catapultato in un altro mondo (“Ni No Kuni” significa appunto “Mondo Parallelo“) nel tentativo di salvare una realtà intrecciata in modo indissolubile alla sua.

    Ni No Kuni World

    La trama è tutto sommato semplice, ma il punto di forza del gioco non sta tanto in ciò che viene raccontato, ma il modo tramite il quale si viene immersi in una fiaba dai toni dolci ed innocenti. Ad intervallare le fila di un racconto a tratti smielato ci pensa poi colui il quale, senza se e senza ma, ho già incoronato come “Best Character of the Year” (n.d.r.2: ci avevo azzeccato con Claptrap di Borderlands 2 l’anno scorso!): Mr. Drippy nella versione inglese, ma per noi italiani più pucciosamente Lucciconio. Si tratta della fata che accompagnerà Oliver nel corso dell’intera avventura e che imparerete ad amare – od odiare, non esistono reazioni intermedie per il nanerottolo con lanterna al naso – per la sua capacità di fare il prezzemolino con scene demenziali e battute di spirito in uno spiccato accento romanesco (n.d.r.3: chi vi scrive è romano, quindi potrebbe non essere propriamente imparziale nelle sue esternazioni…). Ai nostri due amici si aggiungeranno poi altri personaggi, che aderiranno, ognuno con le sue motivazioni personali, alla causa, ma non voglio spoilerare nulla, quindi vi rinvio agli incontri che farete ingame.

    Gotta catch ‘em all!

    Il gameplay di Ni No Kuni è un mix fra gli stili di gioco dei più famosi giochi di ruolo giapponesi.

    Gli encounter avvengono, infatti, seguendo le meccaniche degli ultimi Final Fantasy, ossia con i mostri ben visibili sullo schermo e che saranno ingaggiati se vi avvicinerete loro. Una volta in combattimento, ques’ultimo si svolgerà in tempo reale con delle pause solo nel momento in cui si seleziona un determinato menu per scegliere l’azione o la magia che volete lanciare, stando bene attenti ad evitare gli attacchi più pericolosi dei nostri avversari con un’adeguata scelta di tempo (in questo il gioco riprende lo stile della serie Tales Of).

    Ma i veri protagonisti degli scontri sono i Famigli, una sorta di simpatici Pokémon catturabili in battaglia e riutilizzabili come nostri piccoli ma fondamentali alleati nel prosieguo delle imprese che via via ci si pareranno davanti. Potremo poi farli livellare, equipaggiarli con gear sempre più potente, nonchè farli evolvere in stadi successivi.

    Ni No Kuni Familiars

    Il sistema di combattimento è tutto sommato di intuibile funzionamento, anche se per riuscire a diventarne padroni servirà un discreto periodo di rodaggio per masterare tutte le funzionalità che Lucciconio vi insegnerà (l’ultima mi è stata data a circa 13 ore di gioco, il che dovrebbe farvi intuire la profondità del titolo).

    Vitale sarà quindi riuscire a gestire le risorse di vita e di mana, in una serie di incontri tutt’altro che semplici (anche se la difficoltà è switchabile da Normale a Semplice in qualsiasi momento, ma vi consiglio comunque di mantenerla su Normal per non perdere quella sensazione di sfida tipica dei J-RPG degni di questo nome), senza contare che le pietre di ristoro sono comunque poche e nei dungeon vi ritroverete spessissimo a corto di HP ed MP e con degli avversari che non avranno pietà per la vostra situazione di indigenza. Inoltre, a parte qualche fight che mi ha lasciato perplesso per la semplicità di vittoria, gli scontri con i boss, esteticamente sempre superbi, saranno decisamente impegnativi e necessiteranno di precise strategie, il che vi restituirà quel gusto di challenge di cui si sentiva la mancanza.

    Unica nota di demerito in un sistema di gioco altrimenti perfetto è la mancanza di una IA adeguata dei nostri compagni di squadra. Infatti, avremo la possibilità di gestire manualmente solo uno di essi (si potrà cambiare personaggio, ma sempre e soltanto uno resterà totalmente nelle nostre mani, mentre gli altri agiranno guidati dal computer), impostando tutt’al più delle “tattiche” di gruppo, una sorta di gambit alla Final Fantasy, ma molto più grossolani e meno efficaci. Il risultato è che i personaggi lasciati all’intelligenza artificiale finiranno con il compiere mosse poco furbe, come ordinare ai Famigli con attack power praticamente nullo di sferrare attacchi fisici oppure spammare inutili buff o magie rimanendo out of mana.

    Non solo combattimenti…

    Ni No Kuni è un videogioco di ampissimo respiro, ben lontano da quel Final Fantasy 13 dal gameplay a corridoio più di un FPS… Ad impreziosire la storia principale vi imbatterete in un imponente numero di quest secondarie da portare a termine per ottenere degli ottimi bonus per la nostra squadra, ma anche varie bounty hunt tramite cui arricchirvi di dorados e pezzi di equipaggiamento, minigiochi da risolvere e casinò in cui tentare la fortuna. Ma ciò che mi ha colpito di più è la straordinaria simbiosi che Oliver raggiunge nel corso del suo peregrinare con l’Abbecedabra, il grimorio di magie, cui dovremo restituire man mano le moltissime pagine, andate disperse in tutto il mondo di Ni No Kuni. Per non parlare del Calderone Alchemico, che mi rimanda la mente alle fantastiche avventure di Dragon Quest.

    Insomma, Ni No Kuni ha un variegatissimo mondo di side event da gustare, molto ben congeniati ed inseriti in modo non forzato all’interno della main quest.

    Ni No Kuni Village

    IL gioco.

    Non ho altre parole per descrivere Ni No Kuni. Si tratta di un’opera colossale, sia dal punto di vista della quantità di contenuti offerta, sia per il livello di minuziosità nella cura dei dettagli.

    Level-5 ha fatto decisamente centro con questo capolavoro in cui si sente forte la presenza dello Studio Ghibli, che ha donato magia e poesia al titolo tramite una maniacalità impressionante (non sono riuscito a non scattare varie foto durante la mia esperienza di gioco quando mi imbattevo in squarci dalla bellezza folgorante).

    A coloro che pensavano che il J-RPG fosse un genere non più in grado di spiccare il volo dico questo: acquistate Ni No Kuni e, se al termine del gioco non vi verranno almeno gli occhi lucidi, potete tranquillamente venire da me e chiedermi il rimborso dei soldi spesi per comprarlo.

     

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    Inside The Game

    • Pura poesia
    • Ottimo gameplay
    • Longevità enorme
    • Livello di sfida finalmente adatto ad un J-RPG

    Outside The Game

    • I.A. dei compagni di squadra insufficiente
    Voto:

    Capolavoro

    Come valutiamo i giochi

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    33 Di risposte a “Ni No Kuni: Wrath of the White Witch [Recensione]”

    1. Sheik scrive:

      Però forse una menzioncina all’adattamento italiano che é una scandalosa porcheria (saranno almeno 20anni che si era persa la pessima abitudine di adattare i dialetti giapponesi con i dialetti italiani) andrebbe anche fatta

      • Fucktotum scrive:

        A me, (come sai, romano) è piaciuto tantissimo. Piuttosto il voto è eccessivo perchè i combattimenti con più personaggi sono pessimi, è l’unico colossale difetto che il titolo ha. Si rischia il wipe per cose assurde, si finisce spesso con un solo personaggio (healer) solo perchè non hanno dato la possibilità di mettere in pausa il gioco e dare ordini sensati. Per il resto, artisticamente, musicalmente, visivamente e anche come gameplay siamo a livelli sontuosi.

        • Sheik scrive:

          Guarda, non è la scelta di un dialetto rispetto ad un altro che mi avrebbe cambiato l’opinione (anche fosse stato il piemontese avrei avuto il disprezzo più totale per una scelta simile). Intanto perché la scelta di tradurre con un dialetto piuttosto che un altro è completamente arbitraria, poi perché la lingua giapponese ha una certa formalità che la rusticità dei dialetti farebbe comunque perdere. È una questione estetica, che rimanda alla questione del falso artistico.
          Nel mondo degli anime/manga il dibattito, se fosse opportuno adattare i dialetti giapponesi con quelli italiani, era di attualità quando facevo le medie; ormai la questione è abbondantemente superata, se una casa facesse una scelta simile sarebbe sommersa dalle polemiche.
          Trovo anche discutibile il cambio di nomi, ma nel mondo dei videogiochi quella è ormai una battaglia persa (purtroppo).

          Sui combattimenti non ci sono nemmeno arrivato, questa sbavatura ha fatto perdere la corsia preferenziale a questo titolo.

          • Melokun scrive:

            Sulla traduzione dei nomi mi trovi parzialmente d’accordo: è vero che sono stati resi abbastanza ridicoli in italiano, ma è altrettanto vero che fra Ding Dong Bell e Gatmandù (per fare un esempio a caso, ma potrei citartene molti altri) preferisco di gran lunga la seconda. Non sono un esperto di anime o manga ai tuoi livelli credo, quindi non mi addentro oltre nella questione, ma a mio modo di vedere ritengo che la trasposizione nella nostra lingua non sia stata sbagliata, ma anzi ha avvicinato il gioco a chi, e non è il mio caso, non conosce la lingua inglese e si sarebbe trovato a perdere ciò per cui credo Ni No Kuni vada giocato, ossia la storia poetica in cui le avventure si svolgono.

    2. Fucktotum scrive:

      .. che è come dire, in sostanza, che senza lo Studio Ghibli a curare le animazioni (intesi come i mini e radi cartoni animati qua e là), sarebbe un Jrpg come tanti altri, con un CS che scricchiola ;)

      • Xenorik scrive:

        Come smontare un gioco in una frase :D

        • Fucktotum scrive:

          sì e no, perchè a me sta piacendo moltissimo. Però non è proprio per tutti: è pieno di cose da fare che richiedono un grinding bello massiccio, ha un’ambientazione sensazionale e sognante, poetica e doverosamente eroica. Però non posso gridare al miracolo, perchè se non si ama lo Studio Ghibli (e questo è grave di per sè) si ha davanti un massiccio Jrpg stracolmo di ore di gioco potenziali, che non fa altro che saccheggiare qua e là elementi di gameplay da titoli analoghi (Pokémon e i grandi classici su tutti). Per questo dico: capolavoro visivo e uditivo, grande gioco comunque fanciullesco, in linea con svariate produzioni nipponiche più o meno recenti ;)

          • Xenorik scrive:

            Beh, continui abbastanza a smontarmelo, nel senso che mi sembra di trovarmi davanti a un nuovo Dragon Quest VIII, gioco per mi era piaciuto per certi versi, ma per altri proprio no. Più nel particolare direi così: 100 ore di gioco, grafica sognante, bei combattimenti tosti ma… delle 100 ore, 10-15 saranno di storia (banale tra l’altro), il resto è grinding e traversate interminabili.
            Insomma, non vorrei finire a fare 200.000 combattimenti e dimenticarmi perché li sto facendo…

    3. Hizaki scrive:

      Io sto cercando di non leggere ma l’uso dei famigli mi fa storcere il naso parecchio. Speriamo non siano invasivi o addirittura sempre necessari come in FFXIII-2… Io odio i pokemon al di fuori del loro contesto…

    4. Hizaki scrive:

      Benissimo >.< :D

    5. hiei86 scrive:

      io non lo vedo così carico di grinding… con i pippotti che danno un sacco di exp ho livellato praticamente solo per cercare oggetti e/o famigli e mai per troppo tempo (Vesperia, che ho amato, l’ho lasciato in standby 2/3 volte perchè avrei dovuto livellare)…

      Hizaki, sei fregato: io praticamente non uso i pg umani, se non in rarissimi casi

      • Fucktotum scrive:

        beh se vuoi le ricette alchemiche, trovare e fare tuoi i vari famigli e le loro evoluzioni… per dire, solo per la quest di portare un fruttoide (mostro più orrendo mai creato dalla fantasia umana?) e un turbandito avrò perso 2 ore ad ammazzarne decine!

    6. Hizaki scrive:

      uhm…dai io sono ancora agli inizi….Ho ancora il trauma di ff xiii 2….

    7. Melokun scrive:

      Mi pareva di essere stato chiaro in apertura: si tratta di un J-RPG e questo genere di videogiochi hanno al loro interno una massiccia dose di grinding, che ne rappresenta anzi una componente fondamentale. Se non vi piace il grinding non vi piacciono i J-RPG; se non vi piacciono i J-RPG non vi piacerà probabilmente Ni No Kuni.

      • Xenorik scrive:

        Oddio, si era arrivati negli anni ’90 ad avere jrpg in cui il grinding era mascherato molto bene, praticamente seguendo la storia si faceva progredire il party, e il grinding puro era lasciato eventualmente solo prima dell’ultimo dungeon, se si volevano fare le sub-quest. In Final Fantasy VI, VII, Chrono Trigger, Xenogears non ho mai grindato, se non giusto verso la fine, ma neanche tanto. I giochi non duravano 100 ore, ma le 30-40-50 0 60 ore che si passavano a giocare, erano ricche di eventi, dialoghi, sottotrame etc. Adesso vogliono allungare la longevità, ma si tratta solo di allungare il brodo della partita singola, e un gioco che mi fa grindare come un matto io non lo rigiocherò mai più, al contrario dei titoli sopra citati, ai quali ho sempre voglia di rigiocarci.

        • Pinuzzo85 scrive:

          però a WoW ci giochi :D

          • Xenorik scrive:

            Sì, ma WoW è fatto per quello, e lì grindare è il divertimento.

            Dai Jrpg voglio storia complessa,personaggi profondi e dialoghi ben curati, associati a un bel sistema di crescita e di cobattimento. Poi, per eccellere, mettiamoci pure grafica evocativa (jappo style, però) e colonna sonora indimenticabile. Questo voglio.
            Non voglio giochi che scimmiottano gli mmorpg occidentali, perchè se mi mettti a grindare troppo, allora per l’appunto torno a giocare a WoW.
            Voglio semplicemente una storia da vivere, come una volta, raccontata solo come i jappo sapevano fare. Se no io non ho motivo di giocarci.

        • Melokun scrive:

          Final Fantasy VII è il mostro sacro secondo me. Non voglio paragonarlo con Ni No Kuni perchè è parecchie spanne sopra, sia dal punto di vista del gameplay, sia per la trama. Ciononostante non posso non notare come da parecchio tempo non venivo attratto da un titolo J-RPG come Ni No Kuni. Sarò io un bamboccione che si fa trasportare dal level design? Non lo escludo. E, per la cronaca, ho concluso il gioco a 54 ore di gioco, ma ho anche speso un po’ di tempo a fare i side event. Quindi la trama principale direi che si attesta sulle 40-45 ore, in linea con le longevità che hai citato tu.

          • Xenorik scrive:

            Questa è una buona notizia, infatti ho tuttora intenzione e voglia di giocarci (appena ne avrò tempo, sigh). Conscio del fatto che i tempi che furono, appunto furono, come il buon vecchio metal degli anni ’80.

      • hiei86 scrive:

        in chrono cross se non sbaglio si prendeva exp solo con i boss

    8. Hizaki scrive:

      Se ti riferisci a me: mi piace il grinding e non sopporto i mostriciattoli…Io amo i party ben definiti con personaggi fissi…cosa ormai rara :(

    9. Hizaki scrive:

      Sto perdendo le speranze anche per quello :(
      Ma comunque non è che stia giudicando ni no kuni…Ancora non ho fatto praticamente nulla. Magari alla fine mi piacerà molto :D

      • Master of Disguise scrive:

        Secondo me sí, alla fin fine l’uso dei famigli non è del tutto dissimile da un party fisso, soprattutto se ci focalizza su determinati famigli appunto, senza continuare a cambiare a meno che non sia necessario..

    10. Melokun scrive:

      Un consiglio personale. Fate crescere bene lo Spadino, nonostante sia uno starter lo ho trovato fortissimo ed è dotato di un ottimo attacco insieme ad una più che decente difesa.

    11. Hizaki scrive:

      Spadino? Non ce l’ho ancora ma ok, grazie per il consiglio :sisi:

    12. Fucktotum scrive:

      Lo Spadino è il primo famiglio, “Tappo” ! ;)

    13. Hizaki scrive:

      Ah ok…Per ora utilizzo solo Tappo praticamente ;)

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