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Indipendent Monday: Skulls of the Shogun [Recensione Indie Game]

Skulls of the Shogun

  • Piattaforma: PC, XBox360
  • Publisher: Microsoft
  • Software House: 17-bit
  • Indipendent Monday: Skulls of the Shogun [Recensione Indie Game]

    Salire su un grande e allegro carrozzone in corsa come quello di Indipendent Monday è una sorta di onore. Un invito secco, dalla durata di un giro di boa, ricevuto dallo stesso padrone di casa, quell’Alessandro “Kal-El” Dioguardi che ogni lunedì regala alla comunità di Inside The Game una recensione “sporca” e diversa, dedicata ad un titolo dalla natura indipendente capace di far vibrare le corde del nerd che non deve chiedere mai.

    L’occasione è l’approdo sulle coste di Xbox Live, Windows 8 e Windows Phone di Skulls of the Shogun, piccola perla strategica firmata dai ragazzi di 17-bit e prodotta da mamma Microsoft. Uno strategico a turni che non ti aspetti, in grado di raccontare con ironia e stile la particolare campagna bellica del Generale Akamoto.

    Ad un tiro di schioppo dalla vittoria e dal diventare Shogun, l’autoritario Akamoto cadrà sul campo di battaglia per mano di un nemico sconosciuto e di un vibrante colpo di spada in pieno petto. Insomma la (ben poco) classica scusa per mettere e ferro e fuoco gli Inferi e scoprire la verità sulla propria caduta, cercando nel frattempo, con un occhio rivolto verso casa, di sconfiggere il proprio misterioso avversario.

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    Skulls of the Shogun è un titolo che va consigliato agli amanti degli strategici e che saprebbe sorprenderli, uno di quelli che piacciono a chi, come chi vi scrive, ama e vive di contrasti. Sotto la sua patina colorata e ironica, infatti, si nasconde uno strategico a turni dalla profondità rara, dalle meccaniche complesse e raffinate, soprattutto per chi non è avvezzo al genere. Per proteggere il nostro generale ed ottenere la vittoria in ogni mappa disponibile, dovremo imparare a conoscere pregi e difetti delle nostre truppe: dai cavalieri in grado di spostarsi sulla lunga distanza, ma dalla difesa piuttosto debole, agli arcieri utili negli attacchi di lunga gittata, alla fanteria dalla massiccia resistenza, fino ai classici monaci, dediti alla cura degli alleati e alla magia più spinta.

    Il gioco dei 17-bit abbandona la tradizionale impostazione a griglia, consentendo alle truppe di muoversi liberamente sulla scacchiera di gioco, introducendo un ulteriore elemento strategico: lo scudo di anime. Ogni unità è infatti in grado di creare una barriera a difesa degli alleati nascosti dietro il suo “peso”, tattica che vi consentirà molto spesso di sopperire a mancanze numeriche, magari creando, da piccoli generali in erba, vere e proprie macchine da guerra umane. Di questa caratteristica è poi emanazione il sistema di contrattacco, da cui trarre vantaggio nelle fini meccaniche di posizionamento del titolo, considerando che ogni colpo subito riuscirà a spostare di qualche metro i nostri avversari, in modo da sfruttare dirupi e insidie della stessa mappa in game.

    Non manca, considerata l’ambientazione tra fiamme e peccati, una componente “dantesca”. Nulla che si rifletta nello stile di questo Skulls of the Shogun, tranquillamente in grado di proporne uno suo, per altro meraviglioso, ma utile ad arricchirne lo stesso gameplay. Quando elimineremo gli avversari, ogni nemico caduto lascerà cadere un teschio. Improvvisandoci Pac-Man “tombali”, potremo mangiarlo e assimilarne i poteri, in modo da trasformare le nostre truppe in veri e propri Demoni: il raggiungimento di questo rango potenzierà sensibilmente HP e parametri di attacco e difesa dei nostri alleati, mettendo in tavola nuove strategie belliche. Come per ogni strategico che si rispetti, anche il controllo del territorio riveste un ruolo piuttosto importante nell’economia del gioco. Prezioso sarà il controllo di santuari e risaie, piccoli insediamenti utili a recuperare vita e generare nuove e potenti unità.

    Citandone la libertà di movimento, è però inevitabile attribuire alla fatica degli sviluppatori di Seattle una certa confusione nei movimenti e nella disposizione dell truppe. Nulla di inaffrontabile, ma che va assimilato nel tempo, colpevole comunque di scivoloni e cadute in barriere e burroni. Di certo la natura ad ampio respiro del gioco, con le sue quasi 10 ore di guerra simulata, permettono di padroneggiarne al meglio le meccaniche, trascinandoci in una storia d’amore spassionato per i cliché rivisitati di un Giappone feudale mai dimenticato e le conseguenti arti della guerra che hanno nei secoli impiastricciato i libri di storia. Il tutto, come già detto, condito da una veste grafica pregevole e colorata, e da un comparto sonoro mai fuori tempo e luogo.

    Da non sottovalutare poi la possibilità di affrontare l’avventura in multiplayer, accompagnati da altri tre amici sia nel più classico Versus che in meccaniche Coop. Pregevole poi, tra le chicche più spinte del gioco, l’integrazione al cross-platform: iniziando la partita su Xbox 360 potremo proseguirla in ogni momento sui sistemi Windows 8 o Windows Mobile, sfruttando le magie del cloud saving.

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    In conclusione, Skulls of the Shogun è un titolo che già dal suo trailer di lancio (lì in alto, sulle vostre capoccette da feudalesimo giapponese!) si bulla del “nutellismo” che affligge il mondo del gaming negli ultimi anni. Un gioco non facile e non per tutti, ma che rappresenta il vero motivo per cui qui su Inside The Game amiamo così tanto il mondo dei giochi indipendenti: il coraggio! Coraggio di canticchiare la nota più stonata del gruppo, coraggio di alzare la bassissima asticella del fattore sfida, coraggio di affrontare la morte (solo virtuale) con il sorriso sulle labbra.

    Inside The Game

    • Meccaniche di gioco profonde
    • Stile grafico unico
    • Alto livello di sfida

    Outside The Game

    • Un titolo non adatto ai neofiti
    • Qualche problema di troppo nel posizionamento delle truppe
    Voto:

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