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Parla Fumito Ueda, The Last Guardian esiste ancora [rumor curioso]

Parla Fumito Ueda, The Last Guardian esiste ancora [rumor curioso]

Proprio mentre la famiglia PlayStation si appresta ad accogliere una nuova, potentissima ammiraglia, un volto inatteso si affaccia sul mondo: è quello di Fumito Ueda, autore di una serie di giochi che non stiamo qui a ricordare perché certamente appartengono già ai vostri ricordi, al vostro patrimonio da videogiocatori. Il designer ha voluto dare al pubblico un aggiornamento breve, vago ma incoraggiante su The Last Guardian per farci sapere, fondamentalmente, che ancora ci sta lavorando su. Ecco cosa si legge sul suo sito personale:

Come alcuni di voi avranno sentito, ho lasciato il Sony Computer Entertainment Japan Studio qualche tempo fa per seguire le mie passioni creative. Ciononostante, continuo a lavorare su The Last Guardian come contributore freelance.

Nonostante sia passato molto tempo, The Last Guardian resta sotto la mia supervisione creativa ed è ancora in sviluppo presso un team dal talento incredibile.

Dovrei anche menzionare che ogni dettaglio relativo all’uscita di The Last Guardian è deciso unicamente da Sony Computer Entertainment e non da me. Vi prego di tenere gli occhi aperti sul loro annuncio ufficiale.

Nel futuro, intendo rinnovare il mio coinvolgimento sul progetto The Last Guardian, percorrendo al contempo nuove direzioni creative da una prospettiva differente. Mentre rinnovo la mia passione in qualità di creatore, sono ansioso di vedere dove mi porterà ed apprezzerò profondamente il vostro sostegno durante questa transizione.

Fumito Ueda

Quindi ha scritto “vi prego di tenere gli occhi aperti sul loro annuncio ufficiale”. Il che può significare due cose: o “non rivolgetevi più a me, ma aspettate che sia Sony ad aver qualcosa di ufficiale da dire”, oppure “occhio, c’è un annuncio ufficiale in arrivo”. Se la prima ipotesi fosse quella corretta, però, forse Ueda avrebbe declinato la frase al plurale, cosa che non ha fatto. Come dite? Mi arrampico sugli specchi? Si, è possibilissimo, del resto lo staranno facendo tutti coloro i quali attendono ormai da anni l’uscita di The Last Guardian. In tanti pensano che il gioco sia diventato un affare per PS4, altri ritengono che prima o poi lo staff getterà la spugna, ed il gioco resterà per sempre nei computer di SCEJ. Il sottoscritto non intende mollare la presa sulla speranza: un giorno, parleremo di The Last Guardian nei termini che tutti vorremmo sentire.

In uscita giorno X, c***o.

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14 Di risposte a “Parla Fumito Ueda, The Last Guardian esiste ancora [rumor curioso]”

  1. Gidantribal scrive:

    La speranza è l’ultima a morire e con una gestazione così lunga quanti milioni di dollari verrebbero gettati via in caso di archiviazione del gioco? Tantini, quindi uscirà.

  2. Lorenzo-nMe scrive:

    Ma soprattutto, quali problemi affliggono questo gioco ? Perchè è così travagliato ? Problemi tecnici o creativi ? Boh, io però ci voglio giocare quindi si sbrigassero :)

  3. Hizaki scrive:

    E io lo voglio su ps3, semplicemente perchè la ps4 non ce l’ho!
    I problemi sono tecnici: o la ps3 non fa girare bene il gioco o il team non è in grado di lavorare su ps3…Ancora non sappiamo i motivi per cui Ueda è uscito dal team…

  4. @NtonIo scrive:

    Ahimè da tempo coltivo qualche opaca ma precisa idea a riguardo, ossia che il buon Ueda si fosse semplicemente “stancato”. Non c’è niente di peggio di un artista in crisi, poiché a differenza di un mestierante, il primo non riuscirà pressoché in nessun caso a produrre anche fosse una piccola cosa. La differenza tra l’artigiano e l’artista, in fondo, sta essenzialmente in questo, cioè nell’efficienza. Dove dal primo ci si può sempre aspettare, quali che siano le condizioni, che il lavoro verrà portato a termine, l’artista che sperimenta l’assenza di un fuoco interiore è totalmente inibito. In quest’ultimo caso è del tutto inutile sperare che possa produrre qualcosa. Zero.

    Leggete tra le righe: non a caso allude a ritrovate “passioni creative”, che evidentemente sono venute meno parecchio tempo fa. Probabilmente si è imbarcato nel progetto The Last Guardian con l’entusiasmo del ragazzino che ha dato vita a perle come ICO e Shadow of the Colossus, salvo poi patire ‘qualcosa’. Ad un certo punto il processo dev’essersi inceppato, e ritengo che tutto sia avvenuto all’interno di Ueda. C’è un malcelato delirio di onnipotenza al cuore dell’intera vicenda, a mio avviso. Dio solo sa cosa è passato nella testa di Ueda, che, costretto a non poter più archiviare questo progetto, ha preferito a malincuore abbandonarlo. Eppure quel cordone ombelicale che lo tiene legato regge ancora senza spezzarsi, il che forse rappresenta l’aspetto più doloroso per Fumito.

    Di conseguenza preferisco leggere tali dichiarazioni semplicemente sotto questa luce: il diretto interessato, servendosi del gioco, ha in realtà camuffato un appello a favore di sé stesso. «Statemi vicino, ora che sono tornato», così mi sembra si possa riassumere il suo messaggio. L’umanità del genio è una delle cose più teneramente sublimi che vi siano. Anche la sua fragilità diviene una forma d’arte.

    • Gidantribal scrive:

      Un pò troppo zuccherosa come ipotesi, io sono propenso per seri problemi legati al rapporto visione creativa di Ueda/caratteristiche tecniche di PS3 e la conseguente frenata del progetto… un puzzle di difficile risoluzione.

  5. Io sono sempre dell’idea che questo gioco non sia mai esistito e sia solo una lunga trovata commerciale. Il suo “ruolo” in campo marketing l’ha svolto a dovere.

  6. Hanamichi scrive:

    Io ho comprato una ps3 per questo gioco…chissà se la mancanza di tale titolo è denunciabile per truffa.
    Resto dell’idea che questo titolo non uscirà mai e poi mai, cioè che resterà di questo titolo è un filmato e null’altro,sul quale discuteremo ancora tra un decennio dicendo “peccato…un pò come per starcraft Nova per psx”.
    Ovvio,spero di sbagliarmi, ma l’assenza totale di notizie, nuovi rumor, filmatini, teaser trailer e quant’altro la dice lunga su quale sia lo stato del progetto…

  7. @NtonIo scrive:

    Quella della trovata commerciale è un’ipotesi tetra ma al tempo stesso affascinante. Tuttavia, a ben vedere, una mossa così scaltra contraddirebbe in pieno quanto osservato in ambito Sony negli ultimi 6/7 anni. È molto probabile che in un secondo momento abbiano fatto di necessità virtù, ma non credo sinceramente nella teoria della strategia a priori, pensata a tavolino. Forse stiamo sopravvalutando una compagnia che in ambito Entertainment di passi falsi, o quantomeno discutibili, ne ha fatti parecchi dal 2005 ad oggi. Non solo in ambito portatile.

  8. Xenorik scrive:

    Magari è successa una cosa banale, come una lite tra Ueda e un pezzo grosso della Sony, magari su divergenze di vedute (libertà artistica vs commerciabilià). Una parola tira l’altra, Ueda se ne va incazzato dalla Sony, la Sony si accorge che senza Ueda The Last Guardian si potrebbe fare, ma se esce una ciofeca ci sarebbe tutto il mondo pronto a gridare “Sony cogliona!”, allora pensa bene di ricorteggiare Ueda per far sì che il suo nome rimanga legato al gioco….

    Tutte congetture, eh! ;)

  9. @NtonIo scrive:

    Ma che vi siano state divergenze tra Sony e Ueda in corso d’opera mi sembra abbastanza pacifico. Mi piacerebbe invece sapere in che termini la teoria del dissidio tra le due parti contraddice quanto ho scritto: la “zuccherosità” non mi pare un’obiezione pregnante in tal senso. :)

    • Gidantribal scrive:

      Nel senso che la vedo dura che un team di 200 e più persone vada in tilt per Ueda perchè lui è alla ricerca di qualche scintilla creativa, vedo piuttosto un problema complessivo nello sviluppo derivante dal progetto di Ueda che su PS3 è troppo ambizioso ed i programmatori che fanno a pungni con l’hardware PS3.

  10. @NtonIo scrive:

    Capisco. Ma almeno due sono gli elementi da tenere in considerazione. Il primo è rappresentato dal peso di Ueda, più che un semplice game director. Dalla sua verve dipende(va) il buono ed il cattivo tempo di titoli difficilmente classificabili come i suoi. Per intenderci, fai presto a sostituire un Itagaki, senza ovviamente entrare nel merito della sua competenza: grossomodo si sapeva dove andare a parare con un titolo come Ninja Gaiden, perciò il rischio lo si poteva in qualche modo correre (anche se a detta di molti pare che il gioco non sia valso la candela).

    In questo caso parliamo di un elemento insostituibile. La sua non è una saga, non ha punti di riferimento così netti su cui poter imbastire un discorso altrettanto efficace. Insomma, l’unica era affidarsi anima e corpo a Ueda, le cui “bizze” (perché mi pare che oramai, per quanto mortificante, a questa stregua le stiamo considerando) possono senz’altro aver giocato un ruolo determinante. Che poi tale ‘crisi’ abbia a che vedere con divergenze, limiti hardware, un sandwich andato a male, una battuta fuori luogo, e chi più ne ha più ne metta, è del tutto plausibile.

    Tuttavia mi pare che troppo spesso si tenda a considerare lo sviluppo di un gioco (così come di un brano musicale, di un film, di un libro etc.) in maniera troppo meccanicistica. In tutta onestà, invece, mi pare che un simile approccio sia abbastanza lontano dalla verità. Se credete che un team di 200 (o di 1000) professionisti non possa fermarsi per gli schiribizzi di un singolo, se è colui che li ‘guida’, ritengo sia necessario riconsiderare l’intera questione. Interi eserciti, se non addirittura popoli, sono periti o si sono viceversa imposti a causa di uno solo. Tanto più tutto ciò vale in ambito creativo.

    Il secondo punto da tenere in considerazione riguarda quanto ho già evidenziato nel mio primo intervento. Se fosse bastato un mestierante, per quanto abile e capace, suppongo che Sony avrebbe potuto affidare l’intero malloppo a qualcun’altro. Non importa quanto risultasse snaturato, qualora il problema fosse solo quello di infilarlo a forza sugli scaffali. Peraltro tu stesso, Gidan, lo affermi implicitamente, quando dici che il progetto [B]di Ueda[/B] era troppo ambizioso per completarlo su PS3. Possibile, altroché! Ma allora è vero che la base su cui ci si è costantemente adeguati era quella concepita da Ueda. E se da quella non ci si ‘poteva’ discostare, vuol dire che l’unico ad essere in grado di lavorarci sopra ed ultimarla era proprio lo stesso Fumito. Insomma, alla fine abbiamo detto la stessa cosa.

    Personalmente penso invece che ci si faccia volutamente “distrarre” da descrizioni che troviamo inusuali (come quella che ho dato io, ma che tanti altri avrebbero potuto esporre). Ecco allora che puntiamo su osservazioni parallele, che anziché smentire avvalorano. Ricordiamoci, però, che qualunque opera d’ingegno (specie un gioco di Ueda, oserei aggiungere) nasce anzitutto “da dentro”. Non è un dato o un parametro su uno schermo o su un pezzo di carta; questo lo diventa dopo, in un secondo momento, quando il suo creatore ha avvertito quella scossa – chiamiamola scintilla, intuizione, come ci pare. E poiché, in tutto ciò, di cosciente e strettamente ‘voluto’ c’è davvero poco, non di rado colui che crea è in balia della sua stessa capacità di creare. Semmai il caso The Last Guardian dimostrerebbe quanto ancora l’uomo rappresenti la componente essenziale nell’ambito di qualsivoglia processo intrinsecamente creativo; in un’epoca sempre più automatizzata ed in mano a software sempre più “intelligenti” ed efficienti, mi pare che questa sia una buona notizia in fin dei conti.

    • Gidantribal scrive:

      Il mio problema sopratutto nei confronti di questo gioco è che quando se ne parla più ci penso meno mi ci raccapezzo.
      The last guardian ha bisogno di Ueda per essere completato e fin lì ok. Un gioco però non nasce immediatamente su un motore grafico, prima è una miriade di bozzetti preliminari, artwork e bozza della storia. Sensei Ueda quindi dovrebbe avere già ben chiaro cosa vuole fare e come svilupparlo, insomma, quella che io immagino che sia la fase “concettuale” dovrebbe già essere in buona parte sviluppata.

      Sul fronte della programmazione ancora non ci arrivo, magari ci arriviamo di nuovo insieme.
      Con uno scoglio “tecnico” davanti, PS3 in questo caso, se non lo si riesce a scavalcare, aggirare o far saltare con la dinamite che si fa? Il gioco dovrebbe avere al suo interno delle meccaniche davvero toste da mettere in piedi, ambienti dove si muove solo il bambino devono essere armonizzati ad altri dove si sposta anche il grifone e relativa IA. Se PS3 questa meccanica di gioco non la riesce a mettere in moto come possono pensare di proseguire? Se non erro il gioco è stato ricucito quasi da zero già una volta e nel processo immagino che si sia dovuto accantonare qualcosina e questo abbia mandato in palla Ueda, che deve rendere conto a Sony e dare le giuste direttive al team di programmazione, un’ansia da prestazione insomma. è forse qui che dovrebbe saltare fuori la creatività di Ueda? Trovare il modo di infilare le sue idee su un blu-ray, ovvero superare tutti gli ostacoli di programmazione che la ps3 mette davanti riuscendo a coordinare il suo team?

  11. @NtonIo scrive:

    Il tuo “smarrimento” è più che comprensibile. Da qui in avanti non possiamo che congetturare. Quello che posso dirti, in tutta onestà, è che in questi presunti ‘scogli’ io non ci vedo nulla di invalicabile, tutto il contrario. Mi spiego. Gli ostacoli sono parte integrante di qualsivoglia processo creativo, e quanto più sono “fastidiosi” tanto più sono stimolanti per chi è davvero motivato e deciso. Non si può liquidare la questione rifacendoci a ragionamenti di natura meramente tecnica. Quest’ultimo è un aspetto importante, ma non è il solo né il più importante.

    Per intenderci, io non ho alcuna idea di cosa avesse in testa Ueda, né tantomeno di come si programmi un videogioco attenendosi ad un’intuizione ben precisa, per quanto sfocata. Trovo certe discussioni su potenza di calcolo e prestazioni ridicole, talvolta; non perché sottovaluti questa componente (parte profondamente integrante di un processo di questo tipo), bensì perché il vero professionista sa o dovrebbe sapere come “aggirare” certi impedimenti nel migliore dei modi possibile, per quanto debba piegarsi a qualche compromesso. Lo sviluppo di un videogioco è tutta una questione di equilibri e quindi di compromessi; un lavoro da macellaio che seziona accuratamente l’animale che ha davanti e ne pesa con estrema precisione le carni. In nessun campo creativo (nessuno!) ci si può sottrarre a questa logica del compromesso: con gli altri, con i mezzi a disposizione, con l’ambiente, perfino con sé stessi.

    Perciò quando, ammetto teneramente, ti domandi confuso: «Con uno scoglio “tecnico” davanti, PS3 in questo caso, se non lo si riesce a scavalcare, aggirare o far saltare con la dinamite che si fa?», la risposta mi sembra la più naturale e spontanea che si possa dare. Semplice, si va avanti seguendo altri percorsi! Non si tratta di banalizzare la questione, ma è così che funziona e deve funzionare. Non stiamo parlando di completi inabili, ma di gente che si presume sbatta pressoché quotidianamente le corna su certe problematiche. Tornando a Ueda, se non sei “motivato” (sic) non riesco a capire in che modo tu possa affrontare sfide di questo tipo. L’entusiasmo non si fabbrica, ma si può contagiare. Ma in certi contesti non tocca al custode salire sul tavolo e suscitare gli animi afflitti di chi ha davanti (anche se sarebbe meraviglioso).

    Insomma, lungi da me ‘incolpare’ Ueda, ma è evidente che limitarsi alla supposta “infattibilità” su PlayStation 3 resti un argomento debole, se non addirittura fuorviante. Ripeto, possiamo tirare in ballo tanti altri aspetti più “concreti” (arisic), come certe probabili clausole contrattuali, visto che non ne abbiamo ancora parlato. Chi lo sa che Sony, in un eccesso di fiducia verso Ueda, non abbia concesso a quest’ultimo delle condizioni estremamente favorevoli, tanto da addossare su di lui ogni responsabilità, nel bene o nel male. Mi pare che con Cage sia avvenuto qualcosa di molto simile, d’altronde, e i due (Ueda e Cage) sono stati un po’ i pupilli della compagnia nipponica sin dagli albori di questa generazione. La differenza è che David ha portato a termine il proprio lavoro, riuscito o meno che sia, mentre Fumito si è arenato. Dal canto mio, ma questo è un giudizio puramente personale, preferisco sia andata così, piuttosto che avere tra le mani un prodotto monco, storpio e pervertito. Perché in fondo quando noi ci “affezioniamo” ad un universo, quale che sia, lo facciamo perché espressione di ciò che il suo autore ha dentro. Poco importa che un videogioco, così come un film, siano frutto del lavoro di molti; non perché le competenze altrui non contino, anzi, ma è sempre indispensabile che ad avere l’ultima parola sia uno ed uno soltanto, per quanto pressato ed influenzato. E la storia tanto dei videogiochi quanto del cinema ci insegnano che mai, in nessun caso, tale assunto sia venuto meno, anche a costo di lasciare l’ultima parola a produttori o finanziatori. La differenza sta nel risultato.

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