Indipendent Monday: Proteus [Recensione Indie Game]

Proteus

  • Piattaforma: PC
  • Publisher:
  • Software House: Ed Kay & David Kanaga
  • Indipendent Monday: Proteus [Recensione Indie Game]

    Che suono ha la bellezza di un tramonto? Quale scala musicale accompagna l’ascesa della luna piena e il baluginare delle stelle? Il ronzio di una lucciola può essere riportato su un pentagramma di semplici bit? Quale la virtuale percezione del freddo di una montagna?

    Il balzo di una rana, un gufo o il vento fra gli alberi, possono avere una consistenza che vada oltre la visiva illusione di trasposizione reale? L’elaborata bellezza della natura può essere riprodotta privandosi dell’ausilio di motori grafici iperbolici e chip dai nomi felini? I fiori rosa di un pesco possono irradiare il nostro stupore, anche se colorati con la tavolozza di una tecnologia elementare?

    Proteus, sviluppato da Ed Key e David Kanaga, è la risposta e l’affermazione, l’esaltazione della realtà attraverso poche note, basilari espedienti grafici, un accorto uso dei colori e il rispetto del passare del tempo. Scoprirete così che una nuvola non è illusione, un suppellettile grafico, ma la consapevolezza di dover andare più in alto per godere di uno spettacolo meraviglioso, per poi ritornare a valle e rincorrere il melodico battito cadenzato della pioggia.

    Un viaggio attraverso le stagioni del gioco, della musica, della natura e della vita stessa. La curiosità, suscitata nel giocatore da tutto ciò che lo circonda, è sconcertante e la potenza e l’importanza data alla danza di madre natura è pura poesia. La notte ha una valenza onirica mai vista prima e con il timido splendore plumbeo delle sue luci e degli astri, vi ritroverete a correre alla scoperta delle sue magnificenze, trafelati dietro un fluire ordinato delle luci, portale verso nuovi orizzonti della terra.

    Descrivere l’esperienza è pressoché impossibile e, qualora ne fossi capace, sarebbe un enorme sfregio a un idea grandiosa, creando aspettative di un qualcosa la cui morale e fascinazione, sono direttamente proporzionali alla fantasia e al carattere del protagonista. Protagonista, sì, perché in Proteus non esistono giocatori, ma soltanto eternauti.

    Neve, pioggia, sole, luna, stelle, vento, il balzo di un coniglio o il ronzio di una lucciola, tutto ha un suono e vita, senso e logica. Proteus è fuori da ogni convenzione e si propone come un coinvolgente cammino attraverso la natura, il mutare delle stagioni e delle sue regole. Leviamo d’impiccio l’ingombrante questione e diciamo che non è un videogame, poiché non si limita all’intrattenimento basso, ma si premura di andare oltre, portando il giocatore dentro un esperienza, un sogno, un paradiso fatto di natura e suoni, colori e stagioni, dove tutto è possibile, persino addormentarsi in grembo all’universo.

    Capolavoro? Ci siamo vicini. A separarlo dalla stella più alta c’è un momento o forse il mare. Quando sembra culminare verso qualcosa che dovrebbe spezzare,o sollevare, lo stupore e il coinvolgimento di chi ne diventa protagonista, questo si chiude e ritorna al principio, lasciandoci con la sensazione che sia stato solamente un breve sogno, un LA verso un idea più grande.

     

    Inside The Game

    • Ottima soundtrack
    • Visivamente mirabile seppur semplice
    • Oltre il videogame è una vera esperienza
    • Incuriosice con il nulla
    • Misterioso, ma tutto con un senso

    Outside The Game

    • Termina lasciando l'esigenza di qualcosa di più...
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    2 Di risposte a “Indipendent Monday: Proteus [Recensione Indie Game]”

    1. inskin scrive:

      Bella recensione, e se avevo qualche dubbio sul prendere o meno Proteus, ora è completamente dissolto.

      L’appunto che muovi al finale (riscontrabile in tanti altri giochi, indipendenti e non) è forse il bivio che distingue una buona idea da una vera e propria opera, che sin dall’inizio viene concepita e pensata nella sua interezza. Vedi un Journey a caso.

      • Kal-El scrive:

        Sarò onesto, sono stato dibattuto a riguardo e mi sento bipolare! Da un lato penso sia un finale adatto e ben congeniato e dall’altro, una vocina critica, mi lascia con un po’ di amaro in bocca e un senso d’incompiuto.

        Rimane comunque indiscutibile il valore di questo titolo e il fatto che sia qualcosa di meraviglioso e non è ascrivibile come capolavoro, perché, contrariamente a Journey, il disegno di Proteus mi sembra meno grande e forse un po’ molle sulle gambe con quel finale dal retrogusto bipolare!

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