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Tomb Raider [Recensione]

Tomb Raider

  • Piattaforma: PS3, PC, XBox360
  • Publisher: Square Enix
  • Software House: Crystal Dinamics
  • Tomb Raider [Recensione]

    Quella di Tomb Raider è senza ombra di dubbio una delle saghe più famose e fortunate della storia dei videogiochi. Imbarcarsi in un reboot di una serie così di successo è un’operazione di enorme rischio, che a non pochi ha fatto inizialmente storcere il naso. In fondo il vecchio e caro modo di dire “squadra che vince non si cambia” avrà pure un qualche senso di attendibilità, no?

    Eppure alla Crystal Dinamics hanno deciso di scommettere pesantemente sul resettare la tosta e sempre risoluta Lara per farla tornare agli albori della sua vita da predatrice di tombe ed offrirci la sua primissima avventura da archeologa ancora non toccata dalle tragedie che questo tipo di vita porterà inevitabilmente a farle affrontare.

    Sarà stata una mossa vincente o un clamoroso buco nell’acqua?

    La tempesta perfetta…

    Un naufragio su un’isola inospitale. Un grande classico a cui anche Miss Croft ed i suoi compagni dovranno loro malgrado sopravvivere. La narrazione prende infatti le mosse dalla tempesta che fa infrangere la nave Endurance sulle frastagliate coste di una misteriosa isola nel Triangolo del Drago (VOI SIETE QUI!) e che getterà brutalmente Lara in un turbinio di disavventure da fronteggiare, nella speranza di riuscire ad abbandonare con i compagni superstiti un inferno che, avanzando nella storia, si rivelerà sempre più folle e perverso.

    Tomb Raider Storm

    Ed in questo angolo di mondo dimenticato dal resto dell’umanità una giovanissima Lara, alla sua prima vera avventura da esploratrice archeologa (e che avrà la faccia tosta di esclamare un “Odio le tombe!” che mi ha lasciato un enorme sorriso stampato in viso), dovrà vedersela con una serie di tragici eventi, che la porteranno, volente o nolente, a quella sua maturazione fisica, ma soprattutto psicologica, che ben conosciamo. È un percorso durissimo e spesso traumatico, che viene tuttavia amalgamato con la storia in maniera onestamente un po’ poco omogenea, con scelte di narrazione forse poco coraggiose e che sottraggono una parte di realismo ad un racconto che poteva probabilmente essere più intrigante e coinvolgente (mi riferisco all’ordito narrativo in sè, sia chiaro; il modo in cui questo viene offerto con il level design ed il gameplay è assolutamente eccezionale).

    La trama si svolge in maniera piuttosto lineare, ma ad arricchirla ci pensano i numerosissimi cut di intermezzo, nonchè gli spettacolari momenti cinematografici in cui la nostra eroina compirà balzi felini fra esplosioni e fiamme oppure titaniche scalate su strutture che si sbriciolano sotto i piedi. Tutte scene estremamente curate e dettagliate e che donano un ritmo intenso e spettacolare alle gesta della neofita Tomb Raider. Per non parlare della fotografia delle ambientazioni, che si alternano fra selvagge foreste battute dalla pioggia a bunker sotterranei, finanche a meravigliosi templi in rovina. Tutto davvero estremamente bello e di forte attrattiva a livello visivo.

    Uncharted docet

    Passando al level design, l’ultimo capitolo (errata corrige: l’ultimo-primo capitolo) di Tomb Raider abbandona decisamente la classica struttura a “tombe da esplorare” a cui eravamo stati abituati nelle altre avventure di Lara. Gli sviluppatori della Crystal Dinamics hanno infatti deciso di stravolgere il gameplay e di attingere a piene mani alla celebratissima serie di Uncharted. L’archeologa tutte curve (n.d.r.: è molto figa la signorina in quest’episodio, per la gioia di noi maschietti) riprende così la spettacolarità delle gesta di Nathan Drake e le porta ad un livello superiore, con una mobilità ed una libertà di esplorazione molto maggiori, grazie alle varie abilità che man mano sbloccherete nel corso della storia, quali piccozze da arrampicata o ponti di corda creabili col vostro arco. Per ciò che riguarda gli scontri armati, poi, l’equipaggiamento è giustamente limitato e composto da armi che, nonostante siano poche (una pistola, un fucile automatico, un fucile a pompa ed un micidiale arco, oltre alla piccozza utilizzabile nel corpo a corpo, tutte migliorabili e potenziabili con i materiali che troverete un po’ ovunque per l’isola), sono molto ben equilibrate ed adattabili a seconda dei nemici che vi si pareranno davanti.

    Inoltre i “quadri”, per utilizzare un termine vintage, sono strutturati secondo lo schema tipico di Uncharted, con sezioni di esplorazione che si avvicendano a sparatorie, momenti stealth o piccoli rompicapi, sempre ben articolati, in un loop che va avanti fino al termine della storia, senza infamia e senza lode. La I.A. dei nemici è però, almeno al livello Normal su cui ho impostato il gioco (la difficoltà è settabile su Easy, Normal o Hard), piuttosto deficitaria e facilmente prevedibile, il che ha abbassato un po’ l’esperienza di un gioco a mio avviso troppo facilitato. Al livello massimo di difficoltà, ad onor del vero, mi dicono che la situazione si fa più avvincente, ma comunque nulla di che.

    Tomb Raider Stealth

    La vera pecca, che personalmente non mi ha fatto godere momenti che invece sarebbero dovuti essere pura libidine in pixel, è stata la rottura di zebedei del “fail & repeat” di almeno tre scene cinematiche in cui premere i tasti al momento giusto o indirizzare Lara attraverso rapide mortali oppure farla planare con il paracadute in mezzo a pini sempre fra le scatole (per quest’ultima ho impiegato non meno di venti minuti, con mio fratello che è dovuto intervenire per calmarmi dato che ero sul punto di frullare il pad fuori dalla finestra…).

    E dato che stiamo parlando di difetti, il multiplayer che i ragazzi della Crystal Dinamics hanno deciso di inserire in un gioco da sempre votato al single player è decisamente mediocre, per essere larghi di maniche. Si tratta di poche mappe (“Brace yourselves, DLCs are coming!“), abbastanza laggose ed in cui due squadre si sparacchiano o cercano di mettersi i bastoni fra le ruote, in una confusione generale che poco aggiunge al titolo prodotto dalla Square Enix. Ma dato che non stiamo parlando di Call of Duty e che quindi il multiplayer rappresenta un quid pluris rispetto alla sola offerta in giocatore singolo che normalmente ci si aspetta da un episodio di Tomb Raider, tutto sommato faccio finta che il multi non ci sia proprio e non me la prendo per il pessimo lavoro fatto da questo punto di vista.

    Una piccola chiosa merita infine il doppiaggio in italiano, di pregevolissima fattura e che ho particolarmente apprezzato, soprattutto quello di Lara, estremamente coinvolgente e che si attaglia sempre in modo perfetto alle diverse situazioni in cui finirete col ritrovarvi.

    A survivor is born

    Voglio essere chiaro e tondo. Tomb Raider è molto bello e consiglio a chiunque non l’abbia ancora acquistato di correre ed andare dal vostro rivenditore di fiducia per comprarne una copia. Si tratta di una dozzina di ore di main story, che aumenteranno notevolmente se deciderete di esplorare ogni anfratto o di infognarvi nelle tombe opzionali disseminate sulla mappa (queste ultime ve le consiglio vivamente tutte dato che sono congegnate con bei puzzle legati alla fisica). Non si tratta però assolutamente del classico titolo di Tomb Raider e se siete alla ricerca di una miriade di leve da azionare o di andare a scovare i nascondigli e i misteri della magione di Lara potreste rimanere delusi, dato che nulla di tutto ciò è stato inserito nel dischetto finale.

    Tomb Raider Survivor

    Ciononostante ho sentito un bisogno smodato di bere tutto d’un fiato questo reboot (che resetta tutto quanto non solo a livello di trama, ma, come sottolineato, anche dal punto di vista del design dei livelli) e di andare insaziabilmente sempre avanti nel vivere questi primi pulsanti momenti della carriera della giovane ed ancora innocente Lara Croft.

    Gli sviluppatori hanno davvero fatto un buon lavoro, che però credo sarebbe potuto diventare immenso se fossero riusciti ad integrarlo con qualche scelta narrativa davvero nuova. Ma c’è da dire che era già una bella scommessa prendere un mito come Tomb Raider e renderla una spaurita esploratrice, senza parlare del nuovo stile di gioco che si allontana di molto dai canoni a cui eravamo abituati. Pretendere di portare il titolo ancora oltre sarebbe stato onestamente chiedere troppo. Quindi ottimo lavoro lo stesso.

     

     

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    Inside The Game

    • Level design e gameplay ad alti livelli
    • Scene e cut cinematografici spettacolari
    • Lara è una figa atomica!

    Outside The Game

    • I.A. e overall difficulty abbastanza bassi
    Voto:

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    3 Di risposte a “Tomb Raider [Recensione]”

    1. Malus scrive:

      Pienamente d’accordo!

    2. Riddick scrive:

      Complimenti! Ottima recensione davvero e concordo pienamente con il terzo Pro. Che gnoccona!

      • Melokun scrive:

        Ti dico solo che la mia ragazza mi odia da una settimana per il modo in cui le parlo giorno e notte di Lara (scherzosamente eh, ma in fondo non troppo e lei lo sa…)! xD

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