[Recensione] The Cave: 7 personaggi in cerca d’autore, cioè di Ron Gilbert

The Cave

  • Piattaforma: PS3, PC, XBox360
  • Publisher: SEGA
  • Software House: Double Fine Production
  • [Recensione] The Cave: 7 personaggi in cerca d’autore, cioè di Ron Gilbert

    Nei panni della ragazza venuta dal futuro, scopriamo che la migliore difesa è l’attacco e ce ne andiamo nel passato. Trasformandoci invece nello Zoticone, si ha l’impressione che la vendetta è un piatto da servire caldo, anzi bollente. Passando invece all’esperienza nei doppi panni dei gemellini, l’insegnamento di cui fare tesoro è che non c’è alcun insegnamento buono. Ora nei panni, di noi stessi, dobbiamo scrivere e capire se questo gioco c’è piaciuto, oppure se la ricerca di un personaggio buono, cattivo, simpatico, antipatico non è bastata, a Ron Gilbert, per rimettersi in luce sotto i riflettori dei videogiochi che contano.

    Il buon Ron è un po’ come Pirandello, anzi, forse mi sbaglio: è il giocatore che è un po’ come Pirandello. In fondo il dualismo tra spettatore e autore di una storia, nei videogame, è roba confermata da libri e tesi di laurea. Nel più famoso dramma pirandelliano mai messo in scena, Sei personaggi in cerca d’autore, appunto, i suddetti protagonisti raccontano al capocomico la loro vicenda e lo convinco, successivamente, a rappresentarla. Non vogliono però che siano altri attori a narrare le loro gesta: vogliono farlo in prima persona.

    Succede che, in The Cave, sette personaggi (ebbene si, cambia il numero) si presentino quasi per sbaglio al giocatore che, senza conoscerli, ne deve scegliere tre ed entrare nella caverna, narratore e protagonista di quello che è assolutamente un pastiche sulla vendetta, andata a male, messo in scena dalle abili mani di una delle più geniali menti dietro ai videogiochi. Ron Gilbert, appunto, è il produttore e autore di The Cave insieme a Double Fine Production, anche se di recente si sono separati ed è sicuramente il vero e proprio deus ex machina della produzione.

    ron_gilbert_the_cave.0_cinema_640.0

    The Cave sprizza Gilbert da tutti i pori. Testi, dialoghi, trama e biografia dei sette personaggi, tipo di puzzle, modalità di risoluzione degli stessi anche qualche cosa di artistico, qualche animazione, sembra estratta direttamente da Monkey Island e dai capolavori del passato a firma del geniale sviluppatore. A proposito, in una frase, ho scritto molte cose che forse avrei dovuto introdurre: The Cave è un puzzle game, ops scusate, The Cave è un’avventura grafica con la struttura di un puzzle game alla “Lost Vikings“. Solo la struttura, però, perché nonostante ognuno dei personaggi abbia un’abilità speciale e che le stesse debbano essere effettivamente intersecate per risolvere alcune sezioni di gioco, la verità è che questo è un Monkey Island, un’avventura vecchio stile, mascherata. Non serve abilità manuale o velocità nel risolvere nessun enigma: bisogna solo capire quale oggetto funzionerà in ogni situazione. 

    La confezione di The Cave, però, sembra far pensare a qualcosa di diverso. E, al primo playthrough, non si capisce bene dove vuole andare a parare. “Ho scelto 3 dei 7 personaggi e noto che la trama che mi viene raccontata è relativa solamente ad uno di loro, e poi al secondo, e poi al terzo… cosa significa?”. Caro giocatore, significa che se Ron Gilbert pensa una cosa, tu, ed io, non arriviamo subito al punto. La caverna si modella, infatti, a seconda dei tre personaggi selezionati. Si modellano gli enigmi, si modella la trama e viene raccontata una storia sempre diversa, anche se comunque uguale nei 7/7, slegati, che la compongono.

    Non serve che lo scriva: The Cave è un videogioco assolutamente fuori dal comune e fuori dagli schemi e, solo per questo, andrebbe consigliato ed esaltato. 

    Ma questo poi basta per farne un capolavoro?

    I più svelti di voi saranno andati a guardare il voto qui sotto e la risposta è “no”.

    Perché? Ai beatles, in fondo, basto un The Cave per fare N capolavori ;)

    A Gilbert invece è andata peggio. Perché il gioco è uscito troppo velocemente ed ha dei bug imbarazzanti (alcuni costringono l’utente ad utilizzare il tasto del suicidio, per levare il proprio personaggio da una situazione senza uscita). Perché è farraginoso nell’esecuzione: alcuni parti dei vari livelli vanno ripercorse, dall’inizio alla fine, semplicemente perché non si possono trasportare gli altri personaggi vicino a quello che si sta usando. Perché il titolo comunque ha poche idee davvero nuove, a livello di gameplay: in fondo non mischia neanche le meccaniche da platform, che potevano invece essere utilizzate, nel suo archetipo di avventura grafica.

    Comunque sia, chi vi scrive, è stato contento di giocare a The Cave ed ha voglia di consigliarvelo con tutto il cuore. Ma da recensore non posso, anche se vorrei, premiare con più di due stelle e mezzo l’opera di Ron Gilbert.

    A voi la palla ora… buttatela nella caverna e divertitevi.

    Inside The Game

    • Concept originale
    • Davvero comico
    • È raro che escano titoli simili

    Outside The Game

    • Gameplay non originale
    • bug fastidiosi
    • Qualche lungaggine di troppo
    Voto:

    Interessante

    Come valutiamo i giochi

    Questo post è stato scritto da:

    - ha scritto 1304 articoli su Inside The Game.

    Contatta l'autore

    Commenti

    Commenti

    Rispondi