Le anti-Recensioni di ITG: Far Cry 3 [odissea di un Rambo di Orange County]

Le anti-Recensioni di ITG: Far Cry 3 [odissea di un Rambo di Orange County]

The F.C.

Eccessi alcolici, ululati alcolici, parole alcoliche e, insomma, stereotipi, non troppo bugiardi, sul divertimento bronzeo, biondo, palestrato e cafone dei coetanei americani. Mtv insegna che c’è di peggio, ma i ragazzi di Orange County ci hanno fatto invidiare quel mondo di ipocrisie e follie capitalistiche sfrenate, assistito dal sole giallo di una terra mai uggiosa. Questi non sono surfisti rapinatori di banche, ma semplicemente colletti bianchi e figli di papà.
Far Cry 3 ci regala quindi protagonisti contemporanei, credibili, e li getta in un contesto dove l’assurdo fa di un ragazzo attento alla depilazione, un mietitore di anime, un assassino, un mozza teste di pirati che neanche il famigerato Zoro. Poco verosimile, molto irritante e decisamente trash, ma quanto c’è di negativo in queste conclusioni?

Un tatau che è un grido lontano nella foresta tropicale

Il DNA di un videogame. Quella caratteristica che distingue e definisce un brand. Non intoccabile, ma nemmeno quello umano lo è, peccato che, qualora doveste farvi un giro in una pozza radioattiva della capitale, finireste per avere a che fare con mutazioni indesiderate. Meglio ingerire una buona razione di rad-x.
Far Cry ha tracciato, con il primo titolo, una linea, confusa, ma sommariamente racchiusa all’interno di un concetto: intrattenere. Il titolo è segnato da quel tipo di divertimento videoludico eccessivo di stampo action, nonostante le esagerazioni non sfocino in azioni assurde, ma caracollano verso la spettacolarità. Un titolo tamarro in tutto. Il secondo episodio ha capito la nuova generazione e ci ha regalato un titolo moderno, ampio, le cui conseguenze del nostro agire degno di Bruce Willis, erano rese più catastrofiche e, diciamolo, orgasmiche. Peccato l’avventura sia stata minata da un senso di noia collettivo dal peso insostenibile. Gli spostamenti per la mappa incredibilmente macchinosi, un ambiente di gioco vario ma mal sfruttato e una storia troppo ordinaria, quadrata, poco Far Cry.
Quando dissi che Far Cry 3 era un upgrade, un miglioramento, un aver imparato la lezione, fui linciato. Fu preso come un insulto. Mi spiace se non ho reso in modo cristallino il messaggio, ma l’intento era ben altro. Questa volta gli sviluppatori hanno imparato e, tornando in parte sui loro passi, hanno confezionato un mondo e un gameplay ibridati fra il secondo e il primo, tirando fuori il meglio di entrambe le esperienze. Ovviamente sono state, aggiunte diverse feature, il giocato è stato arricchito di alcune chicche ormai diffuse in open word di questo calibro, non sempre utili e ben sfruttate da altre case, e snellito di qualche buona idea, forse ritenuta parte della pedanteria ambientale del “flopannte” numero 2. Come hanno fatto? Cosa fa di Far Cry 3 un titolo migliore?

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 Amare i cattivi

Ormai tutti hanno compreso come la caratterizzazione del cattivo, del villain, per fare gli anglifighi, sia importante, se non centrale nella costruzione di una storia dove un eroe si contrappone a un malvagio psicologicamente disturbato. Dopo un triste primo tentativo, un ritorno dimenticabile, con in terzo la produzione sfiora la ficata atomica. SFIORA. Il personaggio centrale della campagna marketing e delle polluzioni notturne più prepotenti, è senza dubbio Vaas Montenegro, con il suo discorso sulla follia e la sua condanna ad essere folle. Vaas cade proprio perché anch’egli folle, incapace di scollarsi dal ripetere ossessivamente lo stesso errore. I più acuti se ne saranno accorti!
Peccato il resto del titolo piombi nella noia. Tutta l’aria di mistica fattanza, di deformata dimensione guerriera, di primordiale violenza psicologica, decade con la morte del grande VaasFar Cry 3 perde pian piano spinta per via di un boss dei boss sciatto, insulso, ricalcato da mille altri personaggi e privo di un motivo di esistere. La trama sembra gridare, “puntiamo tutto sul tipo dalla cresta moicana per vendere!”. Tutto si spegne. I neon degli onirici viaggi alchemici si affievoliscono in un più terreno e malsano atteggiamento macho. La nostra spalla nelle ultime fasi di gioco è altrettanto insulsa e il protagonista, senza nemesi e senza caratterizzazione, trascina tutto in uno studio della rai, dove a condurre c’è uno dei miei neuroni pronto a chiedere,”Chi l’ha visto?”.
Il titolo nel suo complesso tende quindi a non sapere di nulla. Se in un primo momento pensavo di scivolare, come Alice, nella terra selvaggia degli psicotici pensieri del mondo di Vaas e di alcuni stralunati comprimari – come il dottore o il tizio della CIA -, in seguito mi sono svegliato in un sogno lineare, anti-onirico e troppo ordinario. Gli sviluppatori hanno la colpa di non aver preso una decisione netta e hanno scelto di non rischiare, proponendo un, “alto ma basso; bello ma non troppo; biondo ma più sul castano; non magro, ma diciamo del giusto peso”.

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Insanity

Ripetere ossessivamente le cose. Vivere in un loop. Ubisoft, con Far Cry 3, rispecchia questa definizione. Il titolo è lontano dalla perfezione e ripropone schemi tipici della casa.
L’intelligenza artificiale dei nemici è ancora un problema. Il loro agire kamikaze è idiota tanto quanto assurdamente pericoloso e spesso mi sono chiesto se sia una manovra voluta per dare una difficoltà dall’impronta particolare, al titolo.
La noia. La noia sembra essere sconfitta, invece è leggermente attenuata. Non ho trovato questo titolo tediante o terribilmente schematico, ma il ripetersi di certe situazioni e l’usuale sviluppo della trama, come detto sopra, ha tolto parecchio colore all’esperienza complessiva.

Conoscete la definizione di follia?
Le torri di comunicazione che ci svelano di volta in volta la mappa, sono la cosa più triste implementata in un FPS. Non tanto per l’idea, ma per il palese plagio, anche visivo, dall’altro stallone Ubi, ovviamente si parla dell’assassino in accappatoio. Ci sono enormi colpe anche sul fronte sviluppo. I comandi e le azioni di scalata sono un revival da incubo di certi platform mal realizzati. È tutto goffo e sconnesso. Proprio nessuno ha imparato nulla da Mirror’s Edge.
Conoscete la definizione di follia?
Le missioni di caccia e quelle di uccisione sono schematiche, molto impostate e poco lasciano alla varietà d’azione.
Conoscete la definizione di follia?
Riuscire a rendere malleabile quanto gli artigli adamantini di Wolverine le missioni di uccisione e conquista dei campi nemici.
Conoscete la definizione di follia?
Dare la profondità di una quest presa da Animal Crossing New Leaf, alle piccole missioni secondarie sparse per l’isola – a proposito, qui la recensione -. Perché non creare qualcosa più sull’impronta di GTA? Perché non dare a queste secondarie un minimo di aria?
Conoscete la definizione di follia?
Copiare e incollare, per tre volte – o forse più - l’intera impostazione di una missione per recuperare un fottuto coltello antico, neanche fosse lo spot del Montenegro.
Conoscete la definizione di follia?
Dare a un cattivo come Vaas una morte senza senso, improvvisa, come se da qualche parte qualcuno avesse tranciato di netto pezzi di trama.

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Gridare in paesaggi paradisiaci

Tecnicamente Ubisoft non delude. Il titolo ha una resa spettacolare, ma non mozza mai il fiato e non risparmia qualche bug, come trovarsi interi banchi di pesci tropicali a mezz’aria. L’isola non sortisce lo stesso impatto grafico dell’esordio su PC del primo grido e non sfodera nessuna nuova arma. La linea dell’orizzonte lunghissima di Fallout 3 e la forza visiva di certi paesaggi, è un esempio di come si possa stupire, ma anche di quanto sia difficile replicare certe situazioni. Non biasimiamo quindi Ubisoft!

Conclusioni

Far Cry 3 è un ottimo titolo, divertente e moderno, però pecca proprio nelle sue peculiarità. L’impostazione narrativa non prende una vera direzione e di conseguenza l’aria che si respira è incerta e terrorizzata dall’idea di compiere un passo.
Il gameplay è stato implementato con intelligenza, ma non presenta strutture nuove e nemmeno dimostra di volere affondare nel genere, considerando che questi FPS open world hanno già dei colossi, dei must, titoli come Fallout 3 e Borderlands, che hanno definito la profondità di giocato che può avere un titolo di questo tipo. Ubisoft è troppo orgogliosa dei propri marchi e dimentica di personalizzare uno dei brand storici, contaminandolo con le idee del titolo più mainstream, tornando indietro alle origini – idea cool – e dimenticando il futuro. Mancanza di carattere. Far Cry 3 è quindi un titolo da giocare, il cui sviluppo è lodevole, ma non certo paragonabile ad altri titoli che, in questa generazione, hanno dimostrato di saper portare il genere ad altri livelli. Dove sono tutte quelle scialbe critiche mosse verso Bioshock Infinite o Dishonored, – “non rivoluzionano il genere” -, altrimenti giustificate per Far Cry 3?!

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4 Di risposte a “Le anti-Recensioni di ITG: Far Cry 3 [odissea di un Rambo di Orange County]”

  1. Gidantribal scrive:

    Davvero una bella analisi, in particolar modo sulla trama. Far cry 3 poteva finire con la morte di Vaas e nessuno si sarebbe lamentato. Come dici tu poi, il proseguimento della storia si trascina in un modo notevolmente stanco e anche la seconda parte dell’isola risulta essere molto meno ispirata, tutto quanto trasuda una certa mancanza di idee se vogliamo visto che anche le missioni successive diventano sempre più monotone e non si preoccupano nemmeno di essere articolate. Davvero pessime le “boss fight” poi, visto che i nemici più importanti vengono sconfitti in sterili QTE, questo non toglie comunque a far cry3 il merito di essere uno dei miei FPS preferiti di sempre, devo tornare a Black per ricordare un FPS che mi sia piaciuto.

    • Per me invece il problema è proprio che finito di giocarlo l’ho dimenticato. Un titolo la cui media dei voti è 9 e gioco dell’anno non può essere dimenticabile ed avere un numero di difetti non indifferente. Il gameplay è, per molti aspetti, assassin’s creed in FPS, quindi fatto peggio.
      L’entusiasmo attorno a Far Cry 3 è tutto dovuto ai protagonisti – alla moda da bestia e quindi molto rivolto all’ampio pubblico – e a Vaas, che ha fatto marketing. L’aspettativa del giocatore medio era, “cazzo non vedo l’ora di beccare il pezzo dove fa il discorso sulla follia”, già spoilerato su internet almeno 200mesi prima. Ovviamente, avendo venduto ancora prima di arrivare sugli scaffali, i voti sono stati tutti pompati come Stallone durante le riprese de I Mercenari.

      • Gidantribal scrive:

        è che io di FPS ne gioco pochi e un FPS open world mi ha in qualche modo catturato. In questa gen su console mi sono concesso oltre a farcry3, killzone2 e ho provato a giocare a borderlands ma dopo 3-4 ore di gioco l’ho abbandonato per sopraggiunta noia. Su Pc ho giocato crisys, serious sam 3 e portal 2 se lo si vuol considerare un fps.
        Di farcry3 mi ha colpito soprattutto lo scenario lussureggiante dell’isola e la sua fauna sempre pronta a volere la tua pelle mentre sul lato gameplay la sua piccola dose di gameplay stealth.
        A conti fatti Vaas compare troppo poco per rimanere davvero impresso, chi ha preso il gioco solo per quello ha buttato i soldi XD

        • Kal-El scrive:

          Beh allora il discorso è diverso. Io faccio una valutazione su tutto il mondo fps. Far Cry 3è un titolo per tutti, cosa non usuale per gli open world di questo tipo. Probabilmente odieresti anche Fallout 3, ma si teatta di amare un genere. È come far giocare Gran Turismo a chi non gioca spesso o non ama titoli di guida, difficilmente si divertirà e sicuramente preferirà un need for speed, più arcade, tamarro e tuning

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