Arte e Videogiochi, uno studio in rosa: parte 1

Arte e Videogiochi, uno studio in rosa: parte 1

Partiamo oggi col primo post su un argomento davvero controverso, che periodicamente affolla siti e blog che cercano di raccontare i videogiochi sotto i tanti aspetti di cui quest’hobby si compone.
Il tema è quello del rapporto tra Arte e videogiochi, se e in quale misura questi si possano considerare espressioni artistiche e in quali casi questa “alleanza sacrilega” può avere un senso.
Per aiutarci a fare un po’ di luce sul tema, abbiamo accettato volentieri l’aiuto di Giulia Smeraldo, una storica dell’arte che ci ha scritto per consegnarsi volontariamente a ITG con tutto il suo bagaglio di conoscenze.
Non fate l’errore di sottovalutarla, perchè Giulia è chiaramente anche una videogiocatrice e esplorerà via via nel corso del tempo la nostra passione alla luce dei suoi studi.

Cominciamo oggi col primo post e vedremo insieme dove ci porterà questo viaggio!

pacmondrian

Uno degli aggettivi che vanno di moda oggi per definire un videogioco è “artistico”. Spesso leggo recensioni in cui la parola capolavoro è messa in primo piano, giustificandola, nella maggior parte dei casi, con una trama che sembra perfetta o un gameplay che dà l’impressione di essere altamente innovativo.

È necessaria innanzitutto una precisazione.
Nel mondo dell’arte contemporanea sono presenti da tempo gli Art Games, veri e propri videogiochi sviluppati per scopi artistici e che mantengono le più classiche delle caratteristiche dell’oggetto d’arte come la sua definizione di Opera d’Arte in quanto tale da parte dell’autore, la mancanza spesso di una sua successiva riproducibilità, la costante presenza di una denuncia o critica (sociale o politica) e ovviamente la sua esposizione al pubblico con l’aggiunta, in quanto opera videoludica, di una interazione con il fruitore. Un esempio? Pac-Mondrian (2002, Prize Budget For Boys, PC) un gioco che fonde Pac-Man con le opere del pittore olandese Piet Mondrian.

I videogiochi che invece mi interessa analizzare sono quelli che potremmo definire tradizionali o commerciali, quelli con i quali trascorriamo più volentieri il nostro tempo libero.
Chiarito questo punto, torniamo alla risposta alla nostra domanda. A mio avviso ogni videogioco deve essere valutato e scrutato come un’opera a se stante cercando di capire prima di tutto quali sono le cose che questo ci sta offrendo e quali invece noi stavamo cercando. Se la nostra indagine è capire se il videogioco tradizionale è un’opera d’arte, prima di tutto bisogna chiedersi oggi cos’è l’arte: se nel 2013 Arte è tutto ciò che ci dona emozioni e brividi allora posso affermare con certezza che sì, i videogiochi sono una forma d’arte; se invece per Arte intendiamo un’insieme di canoni e di elementi tecnici diversificati da analizzare (grafica, sonoro, trama etc… per intenderci) allora il discorso diventa più complesso e le considerazioni da fare si moltiplicano.

L’ostacolo principale da superare per fare una valutazione artistica di un videogioco è quello che vede le opere d’arte solo come oggetti materiali e non come il linguaggio e le idee alla base di questi. Posso quindi stabilire che alla base di un videogioco è presente sia l’elemento tecnico e creativo che la capacità di emozionare ma la discussione sull’argomento non sembra comunque placarsi, questo perché ogni forma d’arte è soggetta al “gusto” di chi ne fruisce.
La domanda che vi pongo allora è: secondo voi su quali basi si può o non può definire “capolavoro artistico” un videogioco?

Giulia Smeraldo

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4 Di risposte a “Arte e Videogiochi, uno studio in rosa: parte 1”

  1. Marco "Strider Hiryu" Tinè scrive:

    Cara Giulia, se la tua domanda avesse contenuto la semplice locuzione “capolavoro” anziché “capolavoro artistico”, la risposta sarebbe stata infinitamente più semplice. Ma dal momento che in mezzo ci metti l’Arte, replico che un videogioco è tanto più rispondente alla definizione di cui sopra quanto più è investito di significati che vanno aldilà dello stesso medium.

    Sto per darti una definizione complicata e vasta, ma calzante: “se un videogioco è in grado di esprimere valori estetici, narrativi, morali o emotivi, che rielaborati all’interno della struttura interattiva rivelano chiavi di lettura inedite e significative per un certo momento storico, allora possiamo parlare di capolavoro artistico”.

    Desidero si colga come in questa espressione è intrinseca la mia personale definizione di Opera d’Arte: l’opera d’Arte è espressione materiale del modo in cui certi valori sono emotivamente percepiti dall’artista, tanto più significativi quanto storicamente, socialmente o culturalmente rilevanti.

    Essendo l’interattività di gran lunga il più potente connotato strutturale del videogioco, è essenziale che i contenuti ed i valori inferiti per suo tramite assumano una nuova dimensione, un nuovo modo di concepirli. Certi videogiochi sono già arrivati a questo livello di artisticità, ad una originale espressione materiale di emozioni.

    Quel che ancora manca è la rilevanza storico/social/culturale, ossia quell’elemento che proietterebbe il prodotto in una sfera critica molto più ampia, sino a renderlo il simbolo di qualcosa. Va da sé che un videogioco simbolico aldilà della sua funzione primaria, ossia quella di dilettare, possa assumere una forma inconsueta e discutibile, ma nessuno potrebbe metterne in dubbio l’origine.

    In definitiva, cara Giulia, è bello e giusto porsi domande come hai fatto tu quest’oggi, ma quello che proponi è un interrogativo che tante volte è passato da Inside the Game, e su cui tanti hanno già dato significative opinioni – purtroppo confinate al solo spazietto dei commenti. Ciò che farei al tuo posto, in quanto conoscitrice d’Arte, è raccogliere queste opinioni e trarre da esse una risposta sistematica alla domanda.

    Dobbiamo passare allo step successivo, sforzandoci di risolvere la questione piuttosto che interrogarci continuamente su di essa. Per quanto mi riguarda, abbiamo già diversi tasselli chiave del puzzle: dobbiamo riuscire a collocarli per bene. Quel “dettaglio” della sistematicità, insomma, è di gran lunga il problema più grosso.

    • Giulia scrive:

      Sono felice del tuo commento e provo a spiegarti il mio punto di vista molto brevemente. La definizione che mi hai dato di opera d’arte è giusta ma, come per ogni manifestazione del genio e della creatività dell’uomo, relativa e non perché personale ma perché fa riferimento esclusivamente ad un certo numero di opere d’arte (e opere d’arte videoludiche). La mia domanda era riferita “alle basi” sulle quali bisogna fare una speculazione dialettica sul videogioco commerciale: in qualità di storica dell’arte non me la sento di dire che una sistematizzazione risolverebbe il problema di una definizione del videogioco commerciale come opera d’arte, per questo la mia precisazione sugli Art Games che ovviamente sono ben definiti all’interno del panorama dell’arte contemporanea tout court. Gli interventi che vorrei proporre qui con voi sono volti a definire il videogioco come l’ottava arte, (dopo il cinema solo perché nato dopo!!), non è mia intenzione fare una superficiale chiacchierata sulla solita domanda se sono o non sono arte…per me lo sono eccome ;)

    • Giulia scrive:

      Sono felice del tuo commento e provo a spiegarti il mio punto di vista molto brevemente. La definizione che mi hai dato di opera d’arte è giusta ma, come per ogni manifestazione del genio e della creatività dell’uomo, relativa e non perché personale ma perché fa riferimento esclusivamente ad un certo numero di opere d’arte (e opere d’arte videoludiche). La mia domanda era riferita “alle basi” sulle quali bisogna fare una speculazione dialettica sul videogioco commerciale: in qualità di storica dell’arte non me la sento di dire che una sistematizzazione risolverebbe il problema di una definizione del videogioco commerciale come opera d’arte, per questo la mia precisazione sugli Art Games che ovviamente sono ben definiti all’interno del panorama dell’arte contemporanea tout court. Gli interventi che vorrei proporre qui con voi sono volti a definire il videogioco come l’ottava arte, (dopo il cinema solo perché nato dopo!!), non è mia intenzione fare una superficiale chiacchierata sulla solita domanda se sono o non sono arte…per me lo sono eccome

  2. La domanda “su quali basi” è interessante, ovviamente ma, essendo un giocatore e non uno “storico dell’arte” o comunque una persona che conosce l’arte da vicino, potrei rispondere appunto con i classici grafica, sonoro, giocabilità e longevità. Quando questi valori hanno un voto alto, siamo di fronte ad un capolavoro di videogame, o sbaglio?

    Il punto qui è che si solletica un altro punto di vista che “smuove” sicuramente altre basi. Si parla di arte e, come diceva Marco, di capolavoro artistico, che ha altre modalità di definizione.

    Il punto vero è che però, sempre nella mia ignoranza, non posso che rifarmi all’articolo stesso, da cui ho imparato questo: la definizione di opera d’arte.

    “la mancanza spesso di una sua successiva riproducibilità, la costante presenza di una denuncia o critica (sociale o politica) e ovviamente la sua esposizione al pubblico con l’aggiunta, in quanto opera videoludica, di una interazione con il fruitore”

    Allora probabilmente, mi dico, sono queste le basi: e, a parte il punto 1 3 e 4, l’unica cosa che vedo per definire se un gioco è un’opera d’arte è la presenza di una denuncia o cricitca. Ora, però, mi sembra riduttivo definire videogiochi artistici solo quelli che denunciano e criticano… e ICO?

    Quindi, ho bisogno di aiuto e della parte 2 dell’articolo… sennò sono perso tra termini che ormai non mi appartengono più e che neanche considero quando gioco ad un titolo (giocabilità, ecc) e questo secondo punto di vista relativo alla denuncia o critica.

    Dicendo la mia… senza riferirmi ad altre cose, probabilmente un videogioco è un capolavoro artistico quando riesce ad emozionarmi. Ed io non sono di facile emozionamento eh… :)

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