Arte e Videogiochi, uno studio in rosa: parte 2

Arte e Videogiochi, uno studio in rosa: parte 2

Il videogioco non è un’opera d’arte semplice da analizzare poiché costituita da tanti elementi eterogenei ma tutti uniti sotto un’unica stella, quella dell’arte. Per rispondere alla domanda posta nello scorso articolo (Arte e videogiochi, uno studio in rosa parte 1), e cioè su quali basi possiamo definire un videogioco “capolavoro artistico”, è necessario che il nostro sguardo viri in favore di quegli elementi che caratterizzano il videogioco in generale.

Nel corso dei miei studi mi sono trovata spesso di fronte a definizioni nette e precise e a classificazioni di movimenti artistici con tanto di caratteristiche relative all’artista, alla tecnica e ai materiali utilizzati per la sua realizzazione e ho sempre trovato fin troppo convenzionale e riduttivo un approccio simile ad un argomento tanto vasto, complesso e ricco di connessioni come quello della storia dell’arte; purtroppo però siamo costretti a mettere un punto e a dare una definizione che sia il più vicina possibile alla realtà delle cose alla luce del pensiero e della competenza di chi la scrive.

Per questo motivo proverò io a fornivi la mia definizione:
Il Videogioco è un’opera d’arte totale, un insieme di “elementi artistici” che danno vita ad un’opera d’arte completa dove sono presenti disegno, tecnica, sceneggiatura, musica, letteratura e tecnologia digitale, la cui riuscita e il cui giudizio è tutto nelle mani di chi ne fruisce, lasciato gestire in prima persona dal videogiocatore. Il videogioco, a mio parere, è la nuova frontiera dell’arte contemporanea: rappresenta la realizzazione delle teorie utopistiche di inizio secolo scorso, dove si tentava di costruire ambienti in cui far sviluppare ogni tipologia d’arte e artigianato direttamente insieme al popolo ma invece di crearlo su di in un terreno “comunale”, il videogioco lo fa su uno “digitale”.

A tutto questo va aggiunta la componente soggettiva del team di sviluppo ed in particolare del creatore di quello che definiamo lo stile di un videogioco che è fortemente riconoscibile per i videogiocatori più appassionati (basti pensare a Suda51 o a Naughty Dog, che, sempre tra parentesi, rispecchiano pienamente i miei gusti videoludici!!!) e l’elemento culturale. Per elemento culturale intendo tutta una serie di sfaccettature che strizzano l’occhio al videogiocatore e che fanno riferimento a idee politiche, denunce sociali o più semplicemente al giudizio sui videogiochi, dando quel tocco ironico e sarcarstico (oltre che satirico) alle opere. Altro importante elemento è il rapporto con il fruitore, il suo elemento relazionale e quanto questo sia strettamente legato allo scopo primario di un videogioco: il divertimento. Parte dell’arte contemporanea si sviluppa attraverso l’interazione tra l’opera e il fruitore, le reazioni registrate sono parte integrante dell’opera che da oggetto passa ad essere esperienza.
Proprio l’esperienza è da considerare fondamentale per lo sviluppo di opere d’arte videoludiche: al suo interno possiamo inserire tutto quello che di solito chiamiamo emozioni e sentimenti… le emozioni che si provano di fronte ad un videogioco sono legate sia alla storia narrata all’interno del gioco, sia alla nostra personale esperienza di vita che vengono fuori dalla sinergia creata dall’unione di tutti gli elementi sopracitati.

Un altro importante aspetto è quello dell’originalità dell’opera: un’opera d’arte contemporanea si caratterizza per l’idea che alla base della sua composizione, così come succede nei videogiochi che maggiormente ci portano a passare più tempo con loro. Badate che non sto parlando di un “significato nascosto” ma della creatività e dell’originalità degli elementi che compongono un videogioco; di conseguenza la scorgiamo nella trama, nel gameplay, nell’ambientazione…
È ovvio che non tutte queste caratteristiche devono necessariamente essere presenti tutte insieme in un prodotto d’arte videoludico, la cosa fondamentale dunque è come questi elementi si amalgamano e soprattutto cosa il videogioco ci lascia una volta fatta la sua conoscenza!
Di norma le opere d’arte lasciano un senso di turbamento dato da uno dei fattori che l’artista vuole mettere in risalto, che sia la tecnica o il racconto dietro un’immagine non importa, si piazza dentro la nostra mente una sensazione che ci rendiamo conto aver cambiato il nostro modo di guardare al mondo…ecco cosa fanno i videogiochi e perché secondo me rientrano a pieno titolo nel mondo dell’arte, cambiano i nostri occhi e il nostro modo di guardare a alle cose e agli eventi del mondo.

Giulia Smeraldo

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