Le community sono importanti nei videogiochi? Certo, ecco perché [infografica]

Le community sono importanti nei videogiochi? Certo, ecco perché [infografica]

E’ notizia fresca la dichiarazione di guerra che Twitter ha lanciato contro i comportamenti violenti e offensivi di certi utenti potenziando il suo reparto segnalazioni e annunciando l’arrivo del pulsante “segnala abuso“. Gli stessi giorni in cui è uscita invece una infografica che ci ricorda come le comunità dei videogiocatori si siano evolute nel tempo e come abbiano raccolto intorno a sé un numero crescente di utenti, di diversa provenienza ed estrazione. Cogliamo quindi l’occasione per fare una sorta di apologia delle community videoludiche e del ruolo sociale che hanno avuto nel tempo.

I giochi online in particolare hanno rimosso la nostra identità fisica e tutti i traumi e le inibizioni che ne conseguono, almeno per una parte di utenti. Questo si è verificato in particolar modo con i MUD (multi user dungeon), che erano diventati luoghi in cui ognuno poteva esprimersi e reinventarsi. Si parla in questo caso dei primi anni ’90 ed era possibile anche inventarsi un nuovo genere o anche una diversa sessualità, così come nei più recenti MMORPG fantasy, da Everquest in poi. Fenomeno poi esploso con l’incredibile successo di World of Warcraft.

everquest

Così come la cronaca ci parla delle rare storie negative legate a queste comunità, potremmo citare le storie più eclatanti, come addirittura i casi di matrimoni (veri) tra geek che si sono conosciuti all’interno di giochi come (appunto) WoW. Ma nessuno parlerà mai di quelle persone, di quegli amici, che formano una gilda nei confini digitali di un MMORPG, che si incontrano online per anni e che formano legami di amicizia forti che vanno oltre al gioco. O di tutti quegli amici che nella realtà usano i MMO online gratuiti perché magari non hanno le possibilità economiche per incontrarsi all’interno di altre realtà.

Le comunità non sono poi fatte solo da gamers di videogiochi fantasy del genere MMORPG, ma anche dai più tradizionali giocatori di scacchi che si riuniscono nelle comunità di giochi di scacchi online (come il Social Chess tanto amato dal nostro Akira), o anche i giocatori di poker che formano community numerose come quella di PokerStars. Come ci ricorda infatti l’infografica, che trovate a fine articolo, la sola community italiana di PokerStars.it ha festeggiato quest’anno le prime 3,5 miliardi mani di poker giocate. Senza dimenticare poi le comunità che si sono formate intorno a giochi come Ruzzle, o ai giochi social che spopolano su Facebook, ma anche sulle applicazioni mobile che consentono la condivisione dei propri risultati sul social di Mark Zuckerberg.

Anche giochi “ante Facebook e Twitter” hanno provocato articoli indignati tra la stampa: giochi come Doom di id software, di cui veniva sottolineato l’aspetto violento e potenzialmente distruttivo per i ragazzi. Non si andava quindi oltre l’apparenza, cercando solo il consenso dei lettori. Bastava andare poco oltre la superficie per vedere come dietro a questo gioco c’erano intere comunità di ragazzi che si univano per modificare il gioco creando livelli aggiuntivi (i mitici modder): alcuni dei quali sono diventati importanti designer di videogiochi. E a questo punto non ci resta che lasciare la parola ai numeri delle community che trovate nell’infografica.

Gaming-communities-ita

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