Recensione Brothers: a Tale of Two Sons [Xbox 360, PS3, PC]

Brothers: A Tale of Two Sons

  • Piattaforma: PS3, PC, XBox360
  • Publisher: 505 Games
  • Software House: Starbreeze Studios
  • Recensione Brothers: a Tale of Two Sons [Xbox 360, PS3, PC]

    Nel mondo dei videogiochi non succede molto spesso che l’accento venga posto su elementi diversi da quelli strettamente tecnici, perchè sono proprio quelli che in linea di massima fanno vendere e generano introiti e seguiti in cui migliorare il prodotto complessivo e costruire il futuro di una software house.
    Il fatto che non si vedano con frequenza titoli che decidono di puntare sul lato narrativo o emozionale non significa però che questa possibilità sia preclusa agli sviluppatori più coraggiosi e, quando l’idea base funziona e viene sviluppata con qualità e passione, spuntano gioielli come Brothers: A Tale of Two Sons.
    Questo incipit infatti si lega molto bene al nuovo titolo di Starbreeze, che aveva provato a fare le cose in grande con Syndacate e complice il parziale insuccesso dell’operazione si è lanciata nello sviluppo di questo titolo scaricabile destinato in un primo momento a Xbox360 (nel contesto dell’ormai classica Summer of Arcade), ma pronto già a settembre allo sbarco su Steam e PlayStation Network.

    Quello che già sapevamo è che Starbreeze Studios non andasse sottovalutata (sono suoi anche i due ottimi The Chronicles of Riddick, Escape From Butcher Bay e Assault to Dark Athena), quella che ci mancava era la scoperta del lato più emotivo e profondo della compagnia, che emerge pienamente da Brothers: A Tale of Two Sons.

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    A livello di struttura narrativa, Brothers è una fiaba per bambini: abbiamo due giovani protagonisti, già funestati dalla scomparsa della madre, che vogliono salvare il padre, colpito da una inspiegabile malattia.
    Per riuscire nell’impresa dovranno oltrepassare ostacoli incredibili, guardare coi loro occhi meraviglie e superare molte situazioni davvero pericolose, tipiche di un qualsiasi racconto per bambini.
    Ma le favole sono piene di situazioni lugubri e drammatiche, di risate e spensieratezza così come di tragedie e misteri: tutti elementi snocciolati  nel corso di questa avventura e capaci di colpire, divertire e commuovere in tutto l’arco della vicenda.

    Brothers vive di un’anima stranamente bivalente: da un lato è un videogioco con un gameplay mai banale e basato sulle interazioni tra le diverse capacità dei due fratelli, dall’altro per taglio narrativo e partecipazione emotiva potrebbe tranquillamente essere un corto cinematografico.
    In modo analogo a Limbo, per ogni grammo di serenità nel viaggio ci aspettano momenti tragici e pericoli di ogni genere, spesso sdrammatizzati dal carattere dei due protagonisti e dal fatto che i designer non si siano scordati che in fondo sono poco più che bambini che lottano contro un destino più grande di loro.

    Se ci spostiamo sul lato ludico, Brothers: A Tale of Two Brothers è un “sigle player cooperativo”, nel senso che il giocatore controlla i due fratelli con i due diversi analogici e per ogni loro interazione col mondo circostante basterà premere il grilletto corrispondente al ragazzo che si vuole utilizzare. Questo sistema, è importante sottolinearlo, non ha alcuna pecca tecnica (tutto cioè funziona a dovere), ma ha l’enorme svantaggio di essere praticamente impossibile da assimilare: finchè si passeggia, si corre o si salta non c’è mai problema, ma quando le azioni richieste ai due sono diverse è possibile trovarsi un po’ confusi senza che questo, in ogni caso, infici l’esperienza di gioco.

    Procedere nell’avventura è infatti estremamente scorrevole e le sezioni platform o i puzzle ambientali impegnano il tempo necessario a studiare un secondo la situazione, capire cosa serve e porlo in essere. Lungi dall’essere un difetto, questa semplicità aiuta a concentrarsi sulle tematiche narrative e in tantissime situazioni si traduce in splendide soluzioni che sarebbe scorretto rivelarvi in questa sede.

    Tutto questo è supportato da grande poesia e maestosità nel presentare i 6 livelli che compongono Brothers, tutti molto diversi tra loro con almeno 3 indimenticabili scenari (il bosco tetro, il campo di battaglia e il castello innevato) e che mostrano una volta di più che una realizzazione tecnica di certo non sensazionale può avere frecce diverse nel proprio arco: fantasia, entusiasmo e cura nel dettaglio.

    Se non si fosse capito Brothers: A Tale of Two Sons ha mancato le 4 stelle solo per un prezzo di partenza severo (15 euro) e una durata limitata (ma soprattutto una rigiocabilità, raggranellati i facili obiettivi, totalmente inesistente): il merito più grande di  Josef Fares, regista “prestato” allo sviluppo in appoggio al team Starbreeze, è quello di conoscere i videogiochi e i giocatori e sapere cogliere meglio di tanti altri i tempi e le tecniche narrative richieste per dare vita a un prodotto eccezionale. Per questo, quando vedrete il finale di questo viaggio vi sembrerà impossibile trovarvi davanti a un videogame per maturità, partecipazione emotiva e un coraggio che troppo spesso manca a chi crea le “meraviglie” del nostro intrattenimento preferito.

     

    Inside The Game

    • Ottimo game design
    • Profondamente emozionante
    • Viaggio indimenticabile

    Outside The Game

    • Controlli antipatici
    • Breve
    Voto:

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    4 Di risposte a “Recensione Brothers: a Tale of Two Sons [Xbox 360, PS3, PC]”

    1. Gidantribal scrive:

      hmm credo che steam prima o poi butterà giù il prezzo severo ;)

    2. Marco "Strider Hiryu" Tinè scrive:

      Fa piacere vedere uno sviluppatore di alto profilo come Starbreeze cimentarsi in qualcosa di più compatto ed intimista. Che avessero da ricaricare le energie creative era evidente ai tempi di Syndicate, quindi speriamo che questa positiva esperienza diventi un buon trampolino per ritornare alla creazione AAA con più verve.

    3. Kiory scrive:

      Lo prendo di sicuro in deal, peccato duri solo due ore…

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